Il Moretto

Alessandro Buonvicino detto il Moretto pittore (Carlo Ridolfi, 1648)

Alessandro Bonvicino, detto il Moretto, o Moretto da Brescia (Brescia, 1492 - 1495 circa – Brescia, tra il 9 novembre e il 22 dicembre 1554), è stato un pittore italiano. Viene considerato uno dei tre grandi maestri del primo Rinascimento bresciano, assieme al Romanino e al Savoldo.

Biografia

Le origini e la famiglia

Ritratto di Fortunato Martinengo Cesaresco, 1542, Londra, National Gallery
Santa Giustina di Padova e un donatore, 1530 circa, Vienna, Kunsthistorisches Museum
Cristo e l'angelo, 1550 circa, Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo

Nacque tra il 1492 e il 1495 da una famiglia di modesti artisti: il padre Pietro Bonvicino, figlio di un certo Bonvicino conosciuto come "Moretto", e lo zio paterno Alessandro erano entrambi pittori. La famiglia era originaria di Ardesio, in provincia di Bergamo, e si era trasferita nei primi anni del XV secolo a Brescia, dove probabilmente nacque Alessandro. Non vi sono documenti che confermino la località di nascita dell'artista, generalmente identificata con Brescia.

La data di nascita è stata anche fissata intorno al 1498 sulla base di una polizza d'estimo del 1548, nella quale il pittore si dichiara cittadino bresciano e cinquantenne. Si consideri inoltre che due documenti conservati a Brescia, datati 15 marzo e 19 aprile 1517, attestano la sua presenza rispettivamente a una seduta della Scuola del Santissimo Sacramento del duomo e alla riunione del Collegio generale dei pittori di Brescia nella chiesa di San Luca. In tali atti il Moretto risulta cittadino bresciano da tre anni, circostanza che presuppone il raggiungimento della maggiore età, allora fissata a oltre diciotto anni.

La madre, Bartolomea Cortesi, originaria di Castrezzato, era figlia di Matteo Cortesi, che a Brescia gestiva una spezieria nei pressi della terza quadra di San Giovanni, dove abitava anche la famiglia Bonvicino. Proprio nel testamento di Matteo Cortesi, redatto il 24 novembre 1514, compare la prima menzione documentaria di Alessandro, citato come testimone: «suprascripto magistro Alexandro Bonvicinis pictore modo cive et habitatore Brixie». Il giovane Alessandro, allora appena sedicenne, vi è indicato in quanto nipote.

Il Moretto probabilmente si ammalò nel 1554 e le sue condizioni di salute peggiorarono rapidamente. Redasse il testamento nominando erede universale il figlio Pietro Vincenzo, allora di soli tre anni, e usufruttuaria la moglie; alle figlie destinò una dote di 1500 lire e impose inoltre alla famiglia l'obbligo di assistere i più bisognosi. L'artista si era sposato in tarda età, nel 1550, con Maria, trentacinquenne; fino ad allora aveva dedicato la propria vita principalmente alla pittura. Dal matrimonio nacquero due figlie e un figlio maschio. Morì a Brescia nel dicembre dello stesso anno 1554.

Fu sepolto probabilmente nel cimitero annesso alla chiesa di San Clemente, anche se non è stata esclusa una sepoltura all'interno dell'edificio religioso. Nel 1835 vi fu eretto un monumento marmoreo alla sua memoria, progettato dall'architetto Rodolfo Vantini, con epitaffio composto dal conte Luigi Lechi, che recita:

«alessandro bonvicino / nato circa l'anno mcccclxxxxviii morto nel mdvl / pel colorito al vecellio / per disegno all'urbinate vicino / avrebbe forse con unico esempio / entrambi emulato / se povertà d'ardimento / e strettezze provinciali / non lo avessero impedito / ebbe fama minore dell'ingegno»

Nel 1843, nella chiesa appena restaurata, venne collocata un'erma in bronzo del pittore, opera dello scultore Abbondio Sangiorgio. Anche in questo caso l'epigrafe fu composta da Luigi Lechi e recita:

«al sommo pittore / alessandro bonvicino / che in questa chiesa / condusse molte opere / e fu sepolto / i concittadini / mdcccxliii»

L'artista

Se scarse sono le informazioni sulla sua nascita, numerosi sono invece i documenti relativi alla sua attività artistica.

La sua formazione si svolse a Brescia, dapprima nella bottega di famiglia e, dopo la morte del padre, avvenuta intorno al 1514, nel solco della tradizione dell'anziano Vincenzo Foppa, pur aprendosi ai nuovi influssi provenienti dall'ambiente veneto, rappresentati soprattutto da Lorenzo Lotto e Tiziano. Secondo la datazione proposta da Alessandro Ballarin, intorno al 1511 realizzò la lunetta con l'Incoronazione della Vergine con santi e donatori nella chiesa di San Giovanni Evangelista di Brescia. Nel 1514 eseguì inoltre la decorazione, oggi perduta, di una cappella nella chiesa del monastero di Santa Croce, sempre a Brescia, con Storie della Maddalena.

A questo stesso periodo appartiene una serie di dipinti che rivelano un intenso ascendente veneto, fra i quali il Cristo con gli animali del Metropolitan Museum di New York, il Cristo benedice il Battista della National Gallery di Londra e la Madonna in trono col Bambino tra i santi Giacomo Maggiore e Girolamo dell'High Museum of Art di Atlanta. Successivamente collaborò con Floriano Ferramola alla realizzazione delle ante d'organo del Duomo vecchio di Brescia, dipingendone il lato interno con i Santi Faustino e Giovita, completati nel 1518 e oggi conservati nella chiesa di Santa Maria Assunta in Valvendra di Lovere.

Nel 1518 eseguì il Cristo con la croce e un devoto dell'Accademia Carrara di Bergamo e, probabilmente entro il 1520, compì un viaggio nel Veneto. Tornato a Brescia, dipinse nel 1520 lo stendardo delle Sante Croci, oggi conservato nella Pinacoteca Tosio Martinengo.

Al 1521 risale il contratto per la decorazione della cappella del Sacramento nella chiesa di San Giovanni Evangelista di Brescia, che affidava la parete sinistra al Romanino e quella destra al Moretto, prevedendo la conclusione dei lavori entro il 1524. Tale cronologia fu a lungo accettata dalla critica, ma successive analisi stilistiche hanno portato a distinguere due campagne decorative. Alla prima, databile agli anni Venti, apparterrebbero i dodici profeti nei sottarchi e i dipinti dei lunettoni, ossia la Messa di san Gregorio del Romanino e l'Ultima Cena del Moretto; le tavole della fascia inferiore sarebbero invece il risultato di una seconda fase, conclusa negli anni Quaranta. In queste opere si coglie infatti l'influsso della cultura manierista, particolarmente evidente nel Miracolo della manna, dove il Moretto abbandona il rigoroso ordine prospettico rinascimentale. Nel vicino Tobiolo e l'angelo, accanto ai richiami lotteschi, emergono inoltre evidenti suggestioni della pittura fiamminga.

Nel 1522 fu a Padova e l'anno successivo stipulò il contratto per lo stendardo del Collegio della Mercanzia. Tra il 1524 e il 1526 realizzò l'Assunzione della Vergine per l'altare maggiore del Duomo vecchio. Agli stessi anni potrebbero appartenere anche le otto tempere eseguite per la cattedrale di Asola, quattro delle quali sono oggi esposte al Museo civico Goffredo Bellini.

Nel 1526 affrescò sopra la porta della chiesa di San Faustino in Riposo di Brescia la Traslazione dei corpi dei santi Faustino e Giovita, opera nota soltanto attraverso una copia. Attivo anche come ritrattista e attento all'opera del Lotto e di Hans Holbein, nello stesso anno eseguì il Ritratto di gentiluomo, conservato alla National Gallery di Londra, che inaugura una nuova tipologia di ritratto a figura intera destinata a una vasta fortuna e successivamente ripresa da Giovan Battista Moroni.

Nel 1528 Lorenzo Lotto gli scrisse rivolgendosi a lui come «molto carissimo suo Honorato meser Alexandre Moreto pittore excellentissimo» e invitandolo a collaborare alla decorazione del coro della basilica di Santa Maria Maggiore di Bergamo, dove il Moretto si recò nel gennaio del 1529.

Di questi anni sono la Pala di Sant'Eufemia della Pinacoteca Tosio Martinengo, l'Incoronazione della Vergine con i santi Michele Arcangelo, Giuseppe, Francesco d'Assisi e Nicola di Bari nella collegiata dei Santi Nazaro e Celso e l'Apparizione della Madonna al sordomuto Filippo Viotti del santuario della Madonna di Paitone. Al 1530 risalgono la Santa Margherita d'Antiochia tra i santi Girolamo e Francesco d'Assisi nella chiesa di San Francesco d'Assisi di Brescia e la Santa Giustina di Padova e un donatore, oggi conservata al Kunsthistorisches Museum di Vienna, nella quale sono evidenti i richiami all'arte di Raffaello, conosciuta dall'artista attraverso le incisioni di Marcantonio Raimondi. In queste opere, come in altre coeve, lo stile del Moretto si orientò verso una maniera più composta e morbida. Del 1532 è invece la Strage degli innocenti in San Giovanni Evangelista.

Tra il 1530 e il 1535 avviò la decorazione della cappella del Sacramento nel Duomo vecchio, impresa che sarebbe stata completata soltanto nel 1553-1554 con l'ampio contributo dell'allievo Luca Mombello. Nel 1535 seguì Isabella d'Este a Solarolo in Romagna.

Nel 1537 ricevette il pagamento per la Madonna in trono col Bambino tra i santi Eusebia, Andrea, Domno e Domneone nella chiesa di Sant'Andrea di Bergamo. Nel 1539 dipinse la Pala Rovelli per la chiesa di Santa Maria dei Miracoli di Brescia, oggi conservata nella Pinacoteca Tosio Martinengo. L'opera raffigura san Nicola di Bari che presenta gli allievi di Galeazzo Rovelli alla Madonna in trono col Bambino, inseriti in un interno pervaso da una serena luminosità. Secondo uno studio di James Pilgrim, il dipinto conterrebbe inoltre una rappresentazione dissimulata dell'Oceano Indiano, nascosta nei mosaici dorati in rovina sullo sfondo.

Dai primi anni Quaranta il Moretto fu tra i primi e più efficaci interpreti delle istanze della Controriforma, facendo del sacrificio eucaristico uno dei temi centrali delle proprie pale d'altare. A questo periodo appartengono le ante d'organo per San Giovanni Evangelista a Brescia e la Caduta di san Paolo per Santa Maria presso San Celso a Milano. Nel 1541 ricevette la commissione per la pala dell'altare del Sacramento nella collegiata dei Santi Nazaro e Celso. Successive sono le ante d'organo per San Pietro in Oliveto, oggi conservate presso il Seminario vescovile di Brescia, e la Cena in casa del Fariseo in Santa Maria in Calchera. Tra i capolavori dell'ultima fase figurano il Presepe per Santa Maria delle Grazie e il Cristo e l'angelo, entrambi nella Pinacoteca Tosio Martinengo. Quest'ultimo, databile intorno al 1550-1554, è costruito su una gamma di toni smorzati che accentua il carattere patetico della composizione, sviluppata lungo i gradini della Scala Santa.

Tra gli allievi attribuiti al Moretto dalla storiografia figura anche la pittrice Maria Martinengo, nota esclusivamente attraverso una Natività firmata ricordata da Paolo Brognoli nel 1826 e oggi di ubicazione ignota.

Opere

Lo stesso argomento in dettaglio: Dipinti del Moretto.

L'opera del Moretto copre circa quarant'anni di storia, dal 1515 al 1554, e la maggior parte dei dipinti prodotti raffigura temi e personaggi religiosi. In numero inferiore, ma comunque vari, sono invece i ritratti. Presso la sua bottega si formò il pittore Giovan Battista Moroni che portò a termine i lavori che l'artista non aveva terminato.

Note

  1. ↑ Redona, p. 15.
  2. ↑ Angela Ottino Della Chiesa, Il Moretto, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1971. URL consultato il 1º giugno 2026.
  3. ↑ La mancanza di documenti ha portato a considerare come possibili luoghi di nascita non solo Brescia, ma anche Ardesio, luogo d'origine della famiglia paterna, o Rovato, dove il padre lavorò per un periodo. Quest'ultima ipotesi venne scartata già nel 1808 dallo storico Gozzoli, che scrisse: «Le girandole per dimostrare che il Bonvicino è nato a Rovato non hanno base. Possono servire tutt'al più, come specchietto pel richiamo delle allodole elettorali». Vedi Gozzoli, p. 14.
  4. 1 2 Conforti
  5. ↑ Tiraboschi.
  6. ↑ Le radici bergamasche di Moretto da Brescia, i documenti sulla sua origine, su stilearte.it, Stile arte, 30 maggio 2018. URL consultato il 1º giugno 2026.
  7. ↑ Molmenti, p. 31.
  8. ↑ Pilgrim, pp. 296-309.
  9. ↑ MARTINENGO MARIA, su dizionariopittoribresciani.com. URL consultato il 1º giugno 2026.

Bibliografia

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