
Il fedele Giovanni (in tedesco: Der treue Johannes) è una fiaba tradizionale europea contenuta, nella sua versione più popolare, all'interno della raccolta Le fiabe del focolare dei Fratelli Grimm e, successivamente, anche ne il libro blu delle fiabe di Andrew Lang.
Della storia esistono svariate versioni, estremamente differenti fra loro, che sembrano estendersi anche oltre il territorio europeo, raggiungendo anche l'America.
La fiaba è classificata con lo schema di classificazione Aarne-Thompson: ATU 516.
Un vecchio re, oramai sul letto di morte, chiede al suo servo Giovanni, detto "il fedele" per via della lealtà che porta nei confronti del suo padrone, di giurargli che, dopo la sua morte, mostrerà al principe, suo unico erede, tutti i segreti del castello nel quale abiterà e di cui sarà padrone, fatta eccezione per una stanza in cui è contenuto un ritratto di una "principessa sotto un tetto d'oro".
Nonostante la promessa, il nuovo re forza Giovanni ad aprire la porta in cui è contenuto il misterioso dipinto e, dopo avergli dato un piccolo sguardo, il ragazzo rimane talmente colpito dalla bellezza della fanciulla ritratta da cadere a terra privo di sensi. Dopo essersi ripreso, riferisce al servo di non poter continuare a vivere senza la principessa al suo fianco così, insieme a Giovanni, organizzano un piano per raggiungere il regno della ragazza e, tramite uno stratagemma, rapirla per portarla al castello con l'obiettivo di sposarla.
I due, tramite una barca, raggiungono il castello d'oro dove risiede la fanciulla e, fingendo di essere un mercante di rari oggetti preziosi, il re la convince a salire sulla sua barca dove, rimasta esterrefatta dalle ricchezze che il ragazzo ha portato con se, non si rende conto che l'imbarcazione è ormai salpata. Inizialmente, pensando di essere stata rapita da un uomo senza nobili origini, la principessa viene presa dal panico, ma il re le rivela la sua vera identità e le sue intenzioni, confessando il suo amore per lei che, subito dopo, la giovane decide di ricambiare, accettando di diventare sua moglie.
Mentre procedono verso il castello, Giovanni origlia tre corvi dialogare tra loro. Il primo afferma che, quando la barca arriverà a destinazione, un cavallo si avvicinerà al re e, se gli salirà in groppa, l'animale spiccherà il volo e lo porterà in un luogo lontano da cui non farà più ritorno. L'unico modo per evitare tutto ciò, continua il primo corvo, sarebbe uccidere l'animale utilizzando una spada nascosta vicino la sua sella ma, chiunque rivelerà quest'informazione al principe, diventerà una statua di pietra. Il secondo corvo prende la parola e afferma che, anche se il re dovesse sfuggire a questa sorte, durante le imminenti nozze, una giacca d'oro e argento apparirà sul pavimento della chiesa e, se il re la indosserà, prenderà fuoco, uccidendolo. L'unico modo per scongiurare tutto ciò, è distruggere la giacca indossando dei guanti ma, anche in questo caso, chiunque rivelerà quest'informazione sarà tramutato in una statua di pietra. Il terzo corvo, per ultimo, afferma che, se il re dovesse sopravvivere anche a questa terribile sorte, allora sarà la principessa a perire al suo posto, cadendo morta proprio durante il matrimonio. L'unico modo per salvarla sarebbe bere tre gocce di sangue dal suo seno destro ma, anche in questo caso, chiunque rivelerà questa informazione, sarà destinato a diventare una statua di pietra.

Giovanni, senza rivelare nulla, riesce a sventare tutte e tre le sciagure. Le prime due volte il re, completamente ignaro delle terribili calamità che lo attendevano, perdona il suo servo, convinto che egli abbia agito solo per il suo bene. Dopo averlo visto bere tre gocce di sangue dal seno della principessa però, convinto che Giovanni lo abbia tradito, decide di condannarlo a morte.
Salito sul patibolo, il re concede al suo servo di pronunciare le sue ultime parole, il quale approfitta per raccontare la storia dei corvi, rivelando i motivi del suo gesto. Il re perdona Giovanni che però, come gli uccelli aveva predetto, si trasforma in una statua di pietra.
Gli anni passano e, dopo il matrimonio, il re e la sua sposa hanno avuto due figli. La statua di Giovanni, fatta spostare all'interno del castello, parla con il re e gli rivela che, se egli sacrificherà i suoi figli, il suo servo potrà tornare in vita. Il sovrano, tormentato dal senso di colpa per aver ucciso il suo servo più fedele, accetta di compiere il terribile sacrificio, seppur con il cuore ricolmo dal dolore.
Dopo aver compiuto il macabro rituale, Giovanni torna in vita e, subito dopo, restituisce la vita anche ai figli del suo padrone. Il re fa nascondere tutti e tre dentro un armadio e racconta alla moglie di aver udito la statua di Giovanni chiedergli un sacrificio per tornare in vita. Dopo aver visto che anche sua moglie avrebbe agito allo stesso modo, sacrificando la proprio progenie per la vita del loro fedele servo, fa uscire i tre dall'armadio e tutta la famiglia vivrà felice per il resto dei suoi giorni.
La fiaba appare nella seconda edizione de Le fiabe del focolare e i fratelli Grimm riconobbero a Dorothea Viehmann la maternità dell'opera.
Nonostante questo, è importante far notare che della storia esistono molte versioni con differenze significative che, spesso, hanno subito l'influenza anche dalla cultura dei popoli che la tramandano.
Secondo i folcloristi Antti Aarne e Stith Thompson, esistono ben 500 varianti della fiaba, di cui 200 solo su territorio irlandese.
La variante Italiana della fiaba è conosciuta con il nome de Il corvo e venne inclusa Giambattista Basile nella sua raccolta in lingua napoletana Lo cunto de li cunti.
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