Ilide Carmignani (Lucca, 9 novembre 1960) è una traduttrice italiana.
È conosciuta soprattutto per le sue traduzioni di Roberto Bolaño e Luis Sepúlveda.
Si è laureata in Lettere all’Università di Pisa e specializzata in Letteratura spagnola e ispanoamericana e in Traduzione letteraria alla Brown University (USA) e all'Università di Siena. Si avvicinò alla traduzione nel 1984 su proposta di un professore che le affidò un lavoro su Ocnos di Luis Cernuda per un volumetto da pubblicare per un concorso universitario. La sua prima traduzione pubblicata fu della scrittrice canadese Margaret Laurence sulla rivista Linea d'ombra.
Ha collaborato con “Il Manifesto” e "Tuttolibri - La Stampa" e le riviste “Linea d’Ombra”, “Nazione Indiana”, “Lo Straniero” e "Gli asini".
È stata definita dal collega Daniele Petruccioli come una fra i traduttori più attivi nel far conoscere al pubblico il lavoro dei traduttori, e grazie ai quali la loro visibilità stava aumentando. Dal 2000 cura gli eventi professionali sulla traduzione (con il titolo l’AutoreInvisibile) per il Salone Internazionale del Libro di Torino, dal 2003 le Giornate della Traduzione letteraria insieme a Stefano Arduini (2002-2016 presso l’Università di Urbino, 2017-20 presso la Link Campus University di Roma, oggi presso la FUSP di Rimini), e dal 2013 Traduttori in Movimento presso il Castello di Fosdinovo.
Ha vinto il Premio per la Traduzione Letteraria dell'Istituto Cervantes in Italia nel 2000, il Premio Nazionale per la Traduzione nel 2013, il premio "Vittorio Bodini" nel 2018, assieme al poeta Milo De Angelis, il premio "Quercia del Myr" nel 2020. Il Premio “La Lettura - Corriere della Sera” nel 2021, il Premio per la traduzione della Fondazione per la Cultura Mediterranea nel 2022 e nel 2025 il Premio di Traduzione “Von Rezzori” e il Premio "M'illumino d'immenso" per la traduzione poetica.
Carmignani, insieme a Franca Cavagnoli, Susanna Basso, Anna Nadotti, Norman Gobetti e Yasmina Mélaouah fa parte di quei traduttori che, negli anni 2000 e 2010, hanno gradualmente diffuso e fatto accettare agli editori un approccio straniante, secondo la dicotomia tra addomesticante e straniante teorizzata da Lawrence Venuti.
Carmignani afferma che la traduzione si divide in un lavoro «di ascolto, di interpretazione, di ricerca» e in uno, successivo, di scrittura, in cui «si cerca di non perdere nulla e di non aggiungere nulla, sapendo che non è possibile». Ritiene che nel primo siano utili anche i viaggi nei luoghi dello scrittore.
Nel libro Gli autori invisibili ha descritto il traduttore come un coautore in parte complice e in parte rivale dell'autore, spesso sottovalutato dal mercato editoriale, che non dà importanza al suo ruolo fondamentale per la qualità dell'opera tradotta.
Ilide Carmignani scoprì l'opera di Bolaño al Salón del Libro Iberoamericano di Gijón a fine anni '90 e lo incontrò personalmente al Salone internazionale del libro di Torino nel 2002 – prima di iniziare a tradurlo, dopo la sua morte, con il romanzo postumo 2666, pubblicato da Adelphi fra il 2007 e il 2008. Da allora ha tradotto di questo autore dodici fra romanzi e racconti, tre libri di poesia e uno di interviste. Tra i problemi affrontati nella traduzione parla di improvvise rotture, espressioni imprevedibili che appartengono al linguaggio poetico più che a quello della prosa, dell'artificio della ripetizione e di un ritmo in cui la punteggiatura non segue la logica, una musicalità che si ritrova sia nella prosa che nella poesia dell'autore. Altro problema era l'uso di diversi registri linguistici e delle diverse varietà diatopiche dello spagnolo, che ha cercato di rendere con prestiti linguistici che aiutano a collocare il personaggio, o con un italiano basso nel caso il dialetto sia indice di scarsa cultura del personaggio. Le varianti dello spagnolo, afferma, consentono sinonimi anche nel registro colloquiale, evitando le ripetizioni, mentre in italiano si rischia di usare espressioni dialettali. Carmignani si è rivolta anche a Juan Villoro, scrittore amico di Bolaño, per capire espressioni del gergo studentesco degli anni '70. Le differenze di registro linguistico l'hanno costretta a chiedere anche l'aiuto di un medico legale per la traduzione delle relazioni medico-legali dei femminicidi in 2666. Ha dichiarato di tendere a non spiegare e non usare equivalenze funzionali, ma di inserire prestiti linguistici e non mettere note, facendo sì che il lettore debba interpretare e cercare quello che non sa.
Ha inoltre tradotto prose e versi di José Manuel Fajardo, Pedro Lemebel, María Elena Llana Castro, Rosa Montero, Antonio Sarabia, Paco Ignacio Taibo II e altri.
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