
L'impeccabilità è la qualità di chi è privo di difetti, errori o colpe. Il termine deriva dal latino impeccabilis, composto dal prefisso negativo in- e peccare, indicando letteralmente l'impossibilità di commettere peccato.
A seconda del contesto, può indicare nel linguaggio comune la perfezione o l'assenza di sbavature, ad esempio nel lavoro, nel comportamento, nello stile, nell'aspetto; nella teologia, soprattutto cristiana, si riferisce a una condizione senza peccato, intesa come prerogativa divina, attribuita in particolare a Gesù Cristo e alla Madonna.
Il termine ricorre inoltre nell'ambito morale, epico e letterario. Nel percorso del guerriero descritto da Carlos Castaneda, in particolare, l'impeccabilità è l'uso ottimale dell'energia personale, denotando la capacità di agire e di raggiungere un obiettivo con totale presenza, sobrietà e consapevolezza, senza sprechi né inutili distrazioni.
Secondo le religioni abramitiche, l'impeccabilità è un attributo di Dio. L'autore della preghiera di Manasse afferma che Abramo, Isacco e Giacobbe non peccarono mai contro Dio. Nella Lettera agli Ebrei si afferma che anche Cristo «non commise peccato».

La Chiesa cattolica insegna che la stessa Maria (madre di Gesù), per una speciale grazia divina, fu esente dal peccato per tutta la vita. Questa sua condizione includeva il momento del suo concepimento, sicché lei fu preservata persino dal peccato originale e dai suoi effetti.
I primi cristiani si interrogavano sulla possibilità che i santi vittoriosi in cielo potessero potenzialmente ancora peccare. Il teologo Origene di Alessandria sosteneva di sì, ma oggi la dottrina ufficiale della Chiesa cattolica romana afferma il contrario.
Secondo il pelagianesimo, il peccato deriva da una libera scelta anziché essere una conseguenza inevitabile della natura decaduta dell'uomo. Sarebbe pertanto teoricamente possibile, sebbene insolito, che chiunque possa vivere una vita senza peccato.
L'impeccabilità viene talvolta sovrapposta al concetto di infallibilità, soprattutto in riferimento a quella del papa, sebbene tale dogma riguardi solo i suoi insegnamenti definitivi sulla fede e sulla morale, non i suoi giudizi storici, né l'esenzione dal peccato. D'altra parte Gregorio VII, precursore intellettuale degli ultramontani, espresse affermazioni sulle prerogative del papa secondo cui «nessuno lo può giudicare», e «la Chiesa Romana non ha mai errato né mai errerà per l'eternità, secondo la testimonianza delle Scritture».
In ambito protestante, lo scrittore evangelico Donald Macleod suggerisce che la natura senza peccato di Gesù Cristo implichi due elementi:
Anche nell'Islam vi è il concetto di 'iṣmat al-anbiyā, cioè l'assenza di peccato o impeccabilità dei profeti, che è stata paragonata all'infallibilità papale nella dottrina cattolica.

Il concetto di impeccabilità è implicito nell'espressione «senza macchia e senza paura» (dal francese sans peur et sans reproche), che nelle saghe medievali incarna l'ideale cavalleresco, riferito ad esempio a Orlando nel ciclo carolingio, o ai cavalieri della Tavola Rotonda del ciclo bretone, come Galahad, e in parte Lancillotto. Divenne poi un titolo d'onore attribuito storicamente a Pierre Terrail de Bayard, un cavaliere francese del XVI secolo noto per il suo coraggio e la sua integrità morale.
In senso più ampio, l'espressione «senza macchia e senza paura» definisce l'archetipo dell'eroe perfetto, o di chi persegue i propri ideali con coerenza assoluta, senza vacillare di fronte a tentazioni, rischi o critiche.
Nelle opere di Carlos Castaneda si sottolinea come l'impeccabilità, pur essendo un attributo del guerriero, non abbia tuttavia connotazioni morali, essendo soltanto l'uso adeguato delle proprie energie, da risparmiare con sobrietà e distacco.
La morte, in tal caso, è la migliore consigliera per un uomo, rendendolo consapevole che ogni sua azione potrebbe essere l'ultima della sua vita: dato che essa potrebbe coglierlo in qualunque momento, infatti, il guerriero non ha tempo per rimpianti o esitazioni, ed è spinto così ad eseguire in maniera impeccabile ogni suo gesto, anche quello di allacciarsi le scarpe, come se fosse l'ultimo:
L'Impeccabilità non è soltanto libertà; è anche l'unica via per disfarsi della forma umana.»
Don Miguel Ruiz, ispirato ai libri di Castaneda, scrive nei suoi Quattro accordi che il primo di questi 4 è «sii impeccabile con la parola», ovvero usare il linguaggio con integrità, evitando di rivolgerlo contro se stessi o gli altri.