Impero Wari

Diffusione delle popolazioni Wari in Perù.

L'Impero Wari (anche Huari) fu una formazione politica andina dell'Orizzonte Medio (circa 600–1000 d.C.), che ebbe il suo centro nella città di Huari. Sorse nella regione di Ayacucho negli altopiani centro-meridionali dell'odierno Perù. Dalla capitale, l'influenza wari si estese per oltre 1300 km, da Cajamarca a nord fino a Cusco e Moquegua a sud.

La società wari è oggi ampiamente considerata il primo impero del Perù antico. Secondo l'archeologa Katharina Schreiber, i dati disponibili sostengono l'interpretazione di Wari come un precoce tentativo di costruzione imperiale, che impose un "mosaico" di forme di controllo su molte regioni delle Ande centrali. La natura e l'organizzazione del potere wari restano tuttavia oggetto di dibattito.

Wari fu contemporanea di Tiahuanaco, sorta nel bacino del lago Titicaca: le due società condivisero programmi iconografici affini, pur restando fenomeni culturali e politici distinti e indipendenti. La capitale wari fu abbandonata nel corso del X secolo, in seguito a una grave crisi le cui cause sono ancora discusse. Alcune tradizioni wari, come le tuniche tessute ad arazzo e i registri a cordicelle annodate (khipu), sopravvissero al collasso e furono riprese dall'Impero inca.

Nome

Il nome della civiltà deriva da quello del sito archeologico di Huari, la cui grafia alternativa è Wari. L'archeologo peruviano Julio César Tello, che assegnò al sito un ruolo di primo piano nel suo schema dello sviluppo culturale peruviano, usava sempre la grafia Wari. Nei primi studi i materiali wari furono classificati come "Tiahuanaco costiero" (Coast Tiahuanaco), e solo tra la fine degli anni quaranta e gli anni cinquanta del Novecento gli archeologi riconobbero l'esistenza di due Stati distinti, Huari a nord e Tiahuanaco a sud.

Cronologia

Il sito di Huari fu occupato per la prima volta durante la fase Huarpa, che risale al Periodo Intermedio Antico (circa 200 a.C.–600 d.C.). La crescita del sito fino a dimensioni urbane coincise con la fase Huari propriamente detta dell'Orizzonte Medio, influenzata da Tiahuanaco, quando i capi di Huari intrapresero l'espansione imperiale. La città esistette per circa quattrocento anni nel corso dell'Orizzonte Medio (600–1000 d.C.).

Le date indicate dalle fonti per il periodo imperiale variano: il Metropolitan Museum of Art colloca il fiorire di Wari tra il 600 e il 1000 d.C., National Geographic tra il 700 e il 1000, mentre altri autori indicano l'emergere dello Stato intorno al 650 e il suo collasso intorno al 1000.

Nel 1964 l'archeologa Dorothy Menzel pubblicò un sistema di datazione relativa basato sulla seriazione stilistica della ceramica. Nel suo schema l'Orizzonte Medio è suddiviso in epoche, come la 1A, la 1B e la 2A. Secondo Menzel, Huari sviluppò un culto durante l'Epoca 1 che fu poi diffuso durante l'Epoca 2A.

Origini

Il consolidamento imperiale wari fu accompagnato dallo sviluppo di un'arte emblematica che incorporava stili e tecnologie provenienti da altre regioni. La tradizione Nasca della costa meridionale influenzò la nascita dello stile wari detto Chakipampa, caratterizzato da vasi dai colori brillanti e dalle finiture accurate. Attraverso questo contatto entrarono nel repertorio wari motivi marini come pesci, polpi, stelle marine e granchi.

L'altra grande influenza sull'arte wari venne dall'interazione con Tiahuanaco, entità politica emersa nel bacino del Titicaca intorno al 500 d.C. Le immagini di Tiahuanaco e il sistema di credenze che le sosteneva furono adottati dalle élite della zona di Ayacucho e diffusi in tutto l'impero nell'ambito della politica espansionistica wari. L'influenza di Huari è riconoscibile in particolare nella cultura Nazca tarda (Ica) della costa meridionale e a Pachacámac, sulla costa centrale.

La capitale Huari

Il complesso archeologico di Wari si trova a circa 25 km dalla città di Ayacucho, nel distretto di Pacaycasa, provincia di Huamanga. Il sito si trova a circa 2800 m di altitudine. Huari fu una delle più grandi città del Sudamerica precolombino. L'area la cui architettura ancora resiste al tempo, supera i 2 km², ed è circondata da circa 8 km² di terreno interessato da dispersione superficiale di ceramica. Al suo apogeo la città potrebbe aver raggiunto i 40 000 abitanti.

La capitale sorse in una parte delle Ande relativamente povera per l'agricoltura rispetto ad altre regioni. L'abbondanza di pietra, pozzolana e depositi di argilla fornì le materie prime per la realizzazione di oggetti elaborati e per un tipo caratteristico di ornamento architettonico, inoltre gli scavi hanno mostrato che i muri della città erano bianchi e rossi e talvolta decorati con pitture murali. La città visibile oggi, costruita in pietra finemente lavorata, fu eretta sopra un insediamento più antico fatto di edifici in terra. L'impianto urbano, apparentemente disordinato, rifletterebbe un'organizzazione dello spazio legata a tradizioni andine come il culto delle montagne e delle huacas e l'osservazione dei corpi celesti nel corso dell'anno. Secondo alcuni studiosi la città era divisa in quartieri separati da strade, alcuni dei quali organizzati attorno a templi a pianta a "D".

Tra i settori indagati della città figurano Vegachayoq Moqo e Cheqo Wasi, quest'ultimo caratterizzato da tombe d'élite in pietra (le persone più ricche venivano sepolte in tombe di pietra). Il settore di Monqachayuq è stato interpretato da Martha Cabrera Romero e José Ochatoma Paravicino come un mausoleo reale. Nessuna tomba della capitale è stata finora trovata intatta, a causa degli intensi saccheggi che seguirono il collasso della città.

Espansione e organizzazione territoriale

Tamburo Wari, presso il Museo dell'arte dell'università di Priceton.

Huari fu probabilmente il centro di un impero militarista che dominò gran parte degli altopiani e della costa peruviana nella prima parte dell'Orizzonte Medio. Lungo la periferia meridionale, la presenza wari è documentata soprattutto tra i 1000 e i 3000 m di altitudine, in valli come quelle di Ocoña, Majes, Sihuas, Vítor, Chili e Moquegua. La maggior parte delle ricerche sui Wari si è svolta nelle regioni provinciali, in siti caratterizzati da architettura e cultura materiale tipicamente wari. Secondo Schreiber, le prove materiali del controllo imperiale possono essere sfuggenti, e i dati disponibili sono ancora lontani dall'essere completi.

Nella valle del Sondondo (provincia di Lucanas, Ayacucho) i Wari fondarono il grande sito di Jincamocco e, nel resto dell'Orizzonte Medio, costruirono altri tre siti, realizzarono terrazzamenti agricoli e trasferirono villaggi locali. Nella regione di Nasca furono invece fondati il sito di Pacheco e quello, più piccolo, di Patayara. Sulla base di questi dati Schreiber ha proposto che l'espansione wari abbia rappresentato un fenomeno in gran parte politico, con importanti componenti economiche e religiose.

Centri provinciali

Pikillacta e Huaro. Pikillacta, nella regione di Cusco, è il più grande sito provinciale wari conosciuto. Vi furono costruiti oltre settecento edifici su una superficie di quasi due chilometri quadrati, dotati di approvvigionamento idrico e di un elaborato sistema fognario sotterraneo, ma con sole sette brevi strade e quasi senza finestre. La fondazione del centro è datata intorno al 650 d.C. Secondo Mary Glowacki e Gordon McEwan, l'occupazione wari della regione di Cusco fu più antica, più intensa e più duratura di quanto si ritenesse, e il suo successo si dovette al controllo imperiale diretto. Nella vicina valle di Huaro, Glowacki ha scavato un cimitero d'élite a Cotocotuyoc che documenta una presenza wari molto antica nella valle.

Viracochapampa. Il centro di Viracochapampa sorge a circa 3,5 km a nord della piazza di Huamachuco, nella regione di La Libertad. Si tratta di un sito pianificato che non fu mai completato. Secondo John Topic, i principali tipi edilizi e alcuni concetti urbanistici del sito derivano dalla tradizione locale di Huamachuco. Lo stesso autore ha sostenuto che il rapporto tra Huari e Huamachuco fu più equilibrato di quanto si pensasse, e incentrato soprattutto sul commercio e sulla religione.

Jincamocco. Il centro di Jincamocco, nella valle di Carhuarazo, fu costruito lungo una strada importante e sopra un piccolo villaggio locale, la cui popolazione fu trasferita altrove. Le prospezioni regionali indicano che l'occupazione wari modificò il modello insediativo locale e comportò probabilmente una maggiore dipendenza dalla coltivazione del mais.

Cerro Baúl. Cerro Baúl, nella regione di Moquegua, fu il centro amministrativo più meridionale del dominio wari e occupava la sommità di un altopiano al confine con le colonie di Tiahuanaco. I Wari vi giunsero intorno al 600 e vi costruirono una città che ospitava circa 2000 persone, con templi, sale di riunione e residenze di lusso. La regione di Moquegua è l'unico luogo noto in cui Wari e Tiahuanaco coesistettero a vista l'uno dell'altro.

Nasca e Huaca del Loro. Huaca del Loro è il sito più grande e meglio conservato dell'Orizzonte Medio nella regione di Nasca. Gli scavi vi hanno portato alla luce recinti rettilinei, un tempio a pianta a "D", un vasto cimitero e un'area domestica. Secondo Christina Conlee e colleghi, questi resti testimoniano una colonizzazione wari avvenuta durante una fase primaria di espansione, in un sito che aveva già legami di lunga data con Wari.

El Castillo de Huarmey. I ritrovamenti di El Castillo de Huarmey, sulla costa settentrionale del Perù, hanno dimostrato che l'espansione wari raggiunse la costa. Le ricerche successive indicano che il sito funzionò non solo come necropoli reale, ma anche come luogo di culto degli antenati, centro amministrativo e sede di attività artigianali d'élite.

Espíritu Pampa. Nel 2011 un'équipe della Direzione regionale di Cultura di Cusco guidata dall'archeologo Javier Fonseca Santa Cruz annunciò la scoperta della tomba di un nobile wari nel sito di Espíritu Pampa, nel distretto di Vilcabamba (provincia di La Convención). Tra gli oggetti del corredo figuravano un pettorale d'argento, una maschera d'argento, due bracciali d'oro e due bastoni rivestiti di lamina d'argento. Secondo l'archeologo Walter Alva, si trattava della prima tomba intatta di un nobile wari rinvenuta in una regione che non si riteneva legata a questa cultura. Le datazioni al radiocarbonio collocano l'occupazione wari di Espíritu Pampa all'interno del periodo noto dell'espansione wari. Gli scavi del 2010–2012 hanno individuato una piazza centrale circondata da strutture a "D" e oltre trenta sepolture, molte con oggetti in argento, oro, bronzo e ceramica.

Quilcapampa. Quilcapampa, nel sud del Perù, fu un avamposto wari di breve durata costruito nel IX secolo d.C. Gli scavi vi si sono svolti tra il 2013 e il 2017.

Pakaytambo. Nel 2023 fu annunciata la scoperta, a Pakaytambo nella regione di Arequipa, di un complesso rituale wari con un tempio a "D" posto su una piattaforma monumentale e affiancato da gruppi di edifici attorno a grandi spazi aperti. Secondo gli autori dello studio, pubblicato sul Journal of Anthropological Archaeology, il sito costituisce la prima prova certa di una presenza imperiale wari intrusiva nella regione di Majes-Chuquibamba.

Nord del Perù. Nel dicembre 2008 l'archeologo César Soriano annunciò la scoperta delle rovine di una città a Cerro Pátapo, a circa 23 km dalla città costiera di Chiclayo, attribuita alla cultura wari. Un'équipe peruviano-giapponese ha inoltre individuato nella valle di Jequetepeque (regione di Cajamarca) un sito di epoca wari dedicato al culto degli antenati, con camere funerarie sotterranee.

Rete stradale

Si è a lungo sospettato che gli Inca avessero costruito gran parte della loro rete viaria riutilizzando o modificando i resti di strade preesistenti. Le ricerche condotte da Matthew Edwards e Patricia Quiñónez suggeriscono che i Wari fossero dotati di un resticolo stradale imperiale che attraversava le valli tributarie superiori della regione di Nasca. Alcuni tratti di questa strada si collegano al sito wari di Jincamocco e ad avamposti wari della regione di Nasca. Gli stessi autori ritengono che le rotte wari e inca verso Nasca fossero almeno in parte distinte.

Nel sud del Perù, Patrick Ryan Williams ha ricostruito il tracciato di una strada wari meridionale che collegava i centri dell'estremo sud al cuore dell'impero ad Ayacucho. Secondo Williams, la nicchia ecologica quichua fu il fulcro dei paesaggi culturali wari e condizionò il tracciato della rete stradale principale. Uno studio di David Reid sulla regione di Arequipa ha documentato una rete di strade e stazioni di sosta del Medio Orizzonte costruite sia dallo Stato wari sia dalle comunità locali.

Il dibattito sulla natura dello Stato wari

Il principale punto di disaccordo tra gli studiosi riguarda se Wari sia stato o meno un impero. Tra i lavori citati a sostegno dell'interpretazione imperiale figurano quelli di Luis Guillermo Lumbreras (1974), William Isbell e Gordon McEwan (1991) e Katharina Schreiber (1992). Secondo il modello "a mosaico" di Schreiber, il controllo wari assunse forme diverse da regione a regione. L'archeologo Henry Tantaleán ha sostenuto che la documentazione materiale wari presenta diverse manifestazioni di ciò che oggi chiameremmo uno Stato e perfino un impero, pur inserendosi in un processo storico specificamente andino.

Su scala regionale, alcuni studi hanno ridimensionato l'impatto wari. Peter Kaulicke ha osservato che, allo stato delle conoscenze, Huari non sembra aver adottato strategie fortemente aggressive sulla costa centrale, dove persistettero identità locali e regionali. Analogamente, gli scavi nel complesso Julio C. Tello di Cajamarquilla, nella valle del Rímac, hanno indotto Juan Mogrovejo e Rafael Segura a ritenere che le influenze huari non fossero state determinanti nell'origine, nello sviluppo e nel sistema di prestigio di quella città.

Economia

Agricoltura

Secondo Katharina Schreiber, la presenza wari nelle province comportò il controllo dei terrazzamenti agricoli e una profonda riorganizzazione del sistema politico locale. Terrazzamenti wari sono stati studiati anche a Cerro Baúl, dove tre sistemi abbandonati sono stati rilevati con metodi microtopografici. Le tecniche di terrazzamento wari permisero un uso più efficiente dell'acqua e mitigarono in parte le condizioni di siccità. Secondo la rivista Archaeology, i Wari si assicurarono il favore delle popolazioni locali combinando aggressione militare e progetti di irrigazione.

Banchetti e chicha

I banchetti e il consumo di bevande sono considerati uno degli strumenti con cui i Wari costruirono il loro impero. Accordi politici tra le élite venivano stretti anche durante feste che prevedevano il consumo di chicha de molle, una bevanda alcolica ricavata dalle bacche dell'albero Schinus molle. Analisi chimiche dei residui nei vasi del birrificio di Cerro Baúl hanno fornito una prova diretta dell'uso di Schinus molle nella produzione della bevanda.

Il birrificio di Cerro Baúl, annunciato nel 2004, era situato in una città sommitale in cui tutto il cibo e l'acqua dovevano essere trasportati dal basso. L'area scavata del birrificio misura circa 500 m² e comprende ambienti distinti per la macinazione del mais, la preparazione dei cibi, la bollitura e la fermentazione. Le giare di fermentazione potevano contenere fino a 150 litri ciascuna, e un grande tino incassato nel pavimento fino a circa 1000 litri. L'impianto era in grado di produrre oltre 475 galloni (circa 1800 litri) di bevanda alla settimana. Sul pavimento furono trovati almeno dieci spilloni metallici da scialle, che hanno indotto i ricercatori a ritenere che i birrai fossero donne d'élite. Le ceramiche del birrificio erano prodotte sul posto con un'argilla locale, il cui accesso era riservato agli specialisti wari.

A Quilcapampa sono stati rinvenuti 16 semi di vilca (Anadenanthera colubrina), una sostanza allucinogena, insieme a resti di chicha de molle, presso edifici ritenuti destinati ai banchetti. Si tratta della prima prova della presenza di vilca in un sito wari. Poiché il clima della zona era troppo secco per coltivarla, la vilca dovette giungere attraverso reti di scambio a lunga distanza, probabilmente dalle regioni di Ayacucho o di Cusco. Secondo Matthew Biwer e colleghi, l'aggiunta di vilca alla birra di molle produsse un'esperienza psicotropa collettiva che rafforzò il potere dello Stato wari. Gli stessi autori interpretano questa pratica come un passaggio intermedio tra le strategie politiche esclusive del Periodo Formativo e quelle collettive degli Inca.

Amministrazione e khipu

Fotografia di un quipu tratta da "The Ancient Quipu, A Peruvian Knot Record" di Leslie Leland Locke, 1912.

I Wari non disponevano di un sistema di scrittura e non hanno lasciato narrazioni storiche registrate. In assenza di scrittura, le arti assunsero un ruolo particolare nella conservazione e nella comunicazione delle informazioni. Tanto i Wari quanto gli Inca utilizzarono i khipu, dispositivi di cordicelle che sembrano aver registrato dati quantitativi come censimenti e obblighi di lavoro, e forse anche informazioni narrative. I khipu wari si distinguono da quelli inca soprattutto per l'uso di avvolgimenti di filo colorato.

Meno di una dozzina di khipu wari completi sono conservati nelle collezioni museali. Il più grande khipu wari noto, conservato a Dumbarton Oaks, conta circa mille cordicelle ed è stato datato al radiocarbonio a un intervallo approssimativo tra il 779 e il 981 d.C. Tre khipu wari analizzati in un altro studio sono stati datati tra il 780 e il 1024 d.C. Secondo Gary Urton, i khipu del tardo Orizzonte Medio raggruppano i nodi a gruppi di cinque, il che suggerisce un sistema numerico a base cinque. Gli Inca avrebbero incontrato questi khipu presso le comunità discendenti dai Wari, adattandoli poi al proprio sistema decimale.

Religione e ideologia

Una delle figure più importanti dell'iconografia wari è il cosiddetto "Dio dei bastoni" (Staff God), raffigurato frontalmente con una testa sproporzionata e un copricapo a raggi. Nella versione a figura intera la divinità regge un bastone in ciascuna mano. Alcuni studiosi la identificano con Wiraqocha, divinità creatrice menzionata nelle cronache coloniali a partire dalla fine del XVI secolo. È probabile che questa figura sia entrata nel repertorio wari per influenza di Tiahuanaco, dove compare come personaggio centrale della Porta del Sole. Il motivo decorativo più caratteristico della ceramica huari è il cosiddetto "Dio della porta" (Doorway God), una figura antropomorfa stilizzata, spesso frontale, con volto rettangolare e copricapo raggiato. Lo stesso motivo compare anche a Tiahuanaco.

La ceramica imperiale wari privilegiava rappresentazioni di fauna e flora sacre, in particolare il mais in diversi stadi di crescita e piante allucinogene come la vilca. I templi a pianta a "D" erano una forma di architettura rituale comunitaria tipica della società wari. Il complesso di Pakaytambo si aggiunge agli oltre trenta complessi templari wari a "D" noti nelle regioni costiere e montane del Perù. Secondo l'archeologo David Reid, questi complessi suggeriscono che i Wari integrarono le popolazioni nell'impero anche attraverso credenze religiose condivise e grandi cerimonie organizzate dalle élite.

A El Castillo de Huarmey il complesso funerario, un tempo dipinto di rosso cremisi, sembra essere stato un tempio dedicato al culto degli antenati. Tracce di pupe di insetti sui corpi delle regine sepolte suggeriscono che le loro mummie venissero periodicamente esposte all'aperto per essere venerate dai vivi.

Guerra e violenza

Accanto alle figure divine, l'arte wari raffigura occasionalmente scene di combattimento, prigionieri e sacrifici. Un importante bicchiere cerimoniale rinvenuto nella tomba imperiale di Huarmey mostra guerrieri wari armati di asce che combattono contro difensori costieri armati di propulsori. Secondo la bioarcheologa Tiffiny Tung, le élite politiche e militari wari promuovevano e valorizzavano azioni aggressive come il rapimento di uomini, donne e bambini da insediamenti stranieri. Gli uomini e i bambini catturati venivano sacrificati, smembrati e trasformati in teste-trofeo, mentre le donne non locali ricevevano un trattamento diverso.

In un sito wari degli altopiani centrali Tung ha documentato frammenti di teste-trofeo appartenenti ad almeno 24 adulti e sette bambini, intenzionalmente bruciati e rinvenuti in due strutture rituali. Nel sito wari di Conchopata, le analisi degli isotopi dello stronzio hanno mostrato che due delle quattro teste-trofeo infantili campionate appartenevano a individui non locali, il che suggerisce che alcuni bambini fossero rapiti da comunità lontane. Nella valle di Huaro, presso Cusco, il ritrovamento di un cranio-trofeo in un cimitero d'élite ha offerto nuovi dati sul ruolo dei guerrieri nella cultura wari.

Arte e cultura materiale

Tunica Wari - museo dei tessuti - Washington DC

I tessitori wari erano maestri dell'armonia cromatica e realizzavano capi tessuti ad arazzo considerati tra i più raffinati al mondo. Utilizzando cotone, vigogna e altre fibre di camelidi, producevano fasce, borse e tuniche senza maniche chiamate unku, indossate durante le cerimonie rituali. Tipici della tessitura wari sono anche i cappelli a quattro punte, che servivano probabilmente a distinguere il rango, lo status e forse l'origine etnica di dignitari e capi provinciali.

L'architettura huari si caratterizza per grandi recinti costruiti in muratura di pietra. La scultura monumentale dei templi è naturalistica e raffigura figure maschili e femminili con acconciature elaborate. Sono state rinvenute anche miniature in turchese di dimensioni comprese tra 1 e 10 cm. L'abilità dei Wari nella metallurgia è documentata da maschere d'oro e da una statua in rame di un felino antropomorfo.

Tra il 2012 e il 2013 il Cleveland Museum of Art organizzò la mostra Wari: Lords of the Ancient Andes, la prima in America settentrionale dedicata all'arte wari. L'esposizione fu poi ospitata dal Museum of Art di Fort Lauderdale e dal Kimbell Art Museum di Fort Worth.

Società ed élite

Nel settembre 2012 l'équipe dell'archeologo Miłosz Giersz dell'Università di Varsavia rinvenne in cima alla piramide principale di El Castillo de Huarmey una camera cerimoniale con un trono in mattoni crudi. Sotto oltre 30 tonnellate di riempimento in pietra si trovava l'unica tomba imperiale wari nota non saccheggiata. Per timore dei tombaroli lo scavo fu condotto in segreto. Nel 2013 fu annunciato il ritrovamento dei resti di 63 individui, tra cui tre regine wari. Tra gli oltre 1200 oggetti di corredo figuravano ciotole d'argento, asce di bronzo, ceramiche dipinte provenienti da tutte le Ande e strumenti d'oro per la tessitura. Nel 2014 National Geographic riferì di quattro regine o principesse e di almeno altri 54 individui di alto rango, a testimonianza dell'evoluzione dei conteggi con il proseguire delle analisi.

Nel 2022 lo stesso gruppo di ricerca scoprì nelle vicinanze la tomba di un uomo di alto rango e di altri sei individui, accompagnati da insegne d'élite come orecchini d'oro e d'argento. A differenza della maggior parte degli uomini d'alto rango raffigurati nell'iconografia wari, che portano armi, questi individui sembrano essere stati artigiani altamente specializzati. La scoperta fu inclusa dalla rivista Archaeology tra le dieci più importanti del 2022.

Declino e collasso

Tutti gli indizi suggeriscono che la capitale wari sia stata abbandonata nel X secolo a causa di una grave crisi. Le ipotesi sulle cause includono conflitti interni ed esterni, ribellioni nelle province, difficoltà economiche e condizioni climatiche avverse, in particolare la siccità. Gli scavi nella capitale documentano un abbandono violento, con distruzioni massicce e pavimenti spezzati in quasi tutti i recinti cerimoniali e residenziali. Secondo Danielle Kurin, l'impero crollò in modo improvviso dopo circa quattro secoli di dominio.

L'Orizzonte Medio fu nel complesso un periodo di relativa stabilità climatica, ma verso la sua fine aumentò la variabilità delle precipitazioni, e nei secoli successivi si verificarono siccità gravi e prolungate. Uno studio del 2023 su resti scheletrici delle Ande centro-meridionali ha messo in relazione la diminuzione delle precipitazioni con un aumento della violenza interpersonale e con il diffuso abbandono dei siti wari e Tiahuanaco. Le ricerche bioarcheologiche di Tiffiny Tung hanno documentato un aumento significativo della violenza letale e non letale dall'epoca wari a quella post-wari. Gli alti livelli di traumi e la profanazione dei corpi nell'epoca di siccità successiva al collasso indicano un periodo di intenso conflitto.

Nelle province, l'abbandono assunse talvolta forme rituali. A Cerro Baúl, abbandonato intorno al 1050, il birrificio fu dato alle fiamme, i vasi per bere furono spezzati nel fuoco e sulle ceneri furono deposte sette collane di pietre semipreziose e conchiglie. Il centro urbano di Viracochapampa non fu mai completato e venne abbandonato dopo il collasso wari. A Cotocotuyoc, nella valle di Huaro, il sito sembra essere divenuto una roccaforte wari quando il controllo politico dell'impero si indebolì.

Eredità

L'influenza delle tradizioni visive wari proseguì nei secoli successivi al collasso, in particolare nelle tuniche tessute ad arazzo dell'Impero inca. Il sistema dei khipu inca deriverebbe da quello wari, adattato dalla base cinque al sistema decimale. Il militarismo, l'arte di governo e l'ingegneria wari antecedettero pertanto l'insorgere dell'Impero inca. Secondo Gordon McEwan, i Wari furono innovatori nelle tecniche di governo, e lo studio di Pikillacta aiuta a comprendere meglio i fatti politici e culturali che precedettero la nascita dello Stato inca. L'archeologo Miłosz Giersz ha osservato che gli Inca modellarono il loro impero e molte delle loro usanze su quelli wari. Anche le colture resistenti alla siccità usate per la chicha di Cerro Baúl furono adottate dai gruppi che succedettero ai Wari.

Storia delle ricerche

Nel XVI secolo il cronista Pedro Cieza de León segnalò Huari come uno dei primi centri della civiltà andina. All'inizio del Novecento Max Uhle individuò resti della civiltà huari nei suoi studi di archeologia andina. Nel 1931 Julio C. Tello, allora direttore del Museo de Arqueología y Antropología, visitò Ayacucho insieme a Lila O'Neale dell'Università della California a Berkeley. Tello fu il primo a indagare il sito di Huari, nel luglio 1931, tuttavia non pubblicò mai una relazione sulle sue ricerche.

Nel 1946 John H. Rowe, Donald Collier e Gordon R. Willey visitarono brevemente il sito, raccogliendo 252 frammenti ceramici. Nel loro resoconto del 1950 identificarono tre diversi stili costruttivi e quattro serie ceramiche. Le prime piante del sito, come quella di Wendell Bennett, erano in realtà semplici schizzi realizzati durante brevi visite sul campo. Ricerche più ampie iniziarono negli anni sessanta nell'ambito del Proyecto Arqueológico-Botánico Ayacucho-Huanta diretto da Richard MacNeish. Nel 1974 William Isbell e colleghi realizzarono la prima mappa parziale della città.

Il conflitto armato che colpì Ayacucho soprattutto negli anni ottanta ostacolò la documentazione del sito. Dal 1999 il Proyecto Arqueológico Conchopata, diretto da William Isbell e Anita Cook con José Ochatoma e Martha Cabrera, ha condotto scavi a Conchopata, area minacciata da moderni interventi di espansione edilizia. Nel 2007 fu elaborato un nuovo piano del sito nell'ambito del Plan de Manejo del Complesso Archeologico di Wari, diretto da Luis Guillermo Lumbreras. Il Ministero della Cultura peruviano ha reso omaggio a Lumbreras per il suo contributo allo studio della cultura wari. Nel 2017 il Royal Ontario Museum e la Vanderbilt University hanno documentato con droni oltre 2 km² del sito, rendendo le immagini disponibili sulla piattaforma del Huari Mapping Project.

Note

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  8. 1 2 (EN) John H. Rowe, Donald Collier, Gordon R. Willey, Reconnaissance Notes on the Site of Huari, near Ayacucho, Peru, in American Antiquity, vol. 16, n. 2, 1950, pp. 120-137.
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  10. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 (ES) Justin Jennings, Steven Wernke, Stephen Berquist, Felipe Gonzalez Macqueen, Natalie Robbins, Giles Spence-Morrow, James R. Zimmer-Dauphinee, Imágenes aéreas sistemáticas y documentación del sitio arqueológico de Huari: una actualización y perspectivas para el futuro (PDF), in Chungara. Revista de Antropología Chilena, 2024, DOI:10.4067/s0717-73562024005000101.
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Bibliografia

Voci correlate

Collegamenti esterni