Inchiesta Bonfadini

L'inchiesta Bonfadini fu un'indagine parlamentare sulle condizioni della Sicilia, condotta nel 1875–1876 da una giunta presieduta da Giuseppe Borsani. Prende il nome dal deputato Romualdo Bonfadini, che ne redasse la relazione. I lavori riguardarono l'economia, l'amministrazione, i servizi pubblici e la sicurezza nell'isola, nel quadro delle discussioni sui provvedimenti eccezionali proposti dopo l'Unità d'Italia.

L'inchiesta parlamentare fu distinta da quella privata compiuta da Leopoldo Franchetti e Sidney Sonnino nel 1876. Le due iniziative produssero documenti diversi per mandato, metodo e interpretazione dei rapporti fra criminalità, società e istituzioni.

Antefatti

Il caso Tajani e il dibattito parlamentare

Fra gli antecedenti vi fu il contrasto del procuratore generale di Palermo Diego Tajani con il questore Giuseppe Albanese e con il prefetto Giacomo Medici. Nel settembre 1871 Tajani aveva promosso un procedimento contro Albanese e alcuni agenti, formulando accuse relative anche a omicidi. La sezione d'accusa pronunciò il 26 ottobre il non luogo a procedere nei confronti del questore. Prima della decisione Tajani aveva reso pubblica la requisitoria, provocando un conflitto che contribuì al suo allontanamento da Palermo e alle dimissioni dalla magistratura nel giugno 1872.

Eletto deputato, Tajani riprese la vicenda nelle sedute dell'11 e 12 giugno 1875, durante la discussione sui provvedimenti straordinari di pubblica sicurezza proposti dal governo Minghetti. Il confronto coinvolse Francesco Crispi, Giovanni Lanza e Paolo Onorato Vigliani e riguardò le responsabilità degli apparati statali, oltre alla repressione della criminalità. La documentazione dell'indagine amministrativa condotta da Vincenzo Calenda di Tavani sul caso Albanese venne successivamente trasmessa alla giunta.

Gli studi sulle condizioni del Mezzogiorno

La discussione politica si svolgeva mentre si ampliavano gli studi sulle province meridionali. Franchetti aveva percorso parte del Mezzogiorno nel 1873–1874, occupandosi delle condizioni economiche e amministrative e del funzionamento dei poteri locali. Nel volume pubblicato nel 1875 collegava l'osservazione delle condizioni materiali ai rapporti fra proprietari, popolazione e autorità.

Questa esperienza precedette il viaggio in Sicilia e contribuì a definire il metodo dell'inchiesta privata. Il rapporto fra amministrazione centrale e società locale, che nella discussione parlamentare era spesso affrontato attraverso i problemi della sicurezza, diventava così anche un oggetto di ricerca sociale ed economica.

Istituzione e svolgimento

La giunta fu costituita sulla base della legge del 3 luglio 1875, con il compito di esaminare le condizioni sociali ed economiche e l'andamento dei pubblici servizi nell'isola. Presieduta da Borsani, svolse i propri lavori fra il 4 novembre 1875 e il 22 febbraio 1876, raccogliendo informazioni e deposizioni di prefetti, sindaci, magistrati e altri rappresentanti delle istituzioni.

Bonfadini, incaricato della relazione, riordinò i materiali entro una descrizione delle condizioni dell'isola e dei problemi dell'amministrazione. Il testo fu presentato al governo il 3 luglio 1876 e pubblicato a Roma nello stesso anno. Il nome con cui l'indagine è conosciuta deriva quindi dal relatore, non dal presidente della giunta.

La relazione

Economia, proprietà e servizi pubblici

La prima parte ricostruiva la popolazione, il regime della proprietà e le trasformazioni successive all'unificazione. Vi rientravano la vendita dei beni demaniali del 1864 e le leggi del 1866–1867 sulla soppressione degli ordini religiosi e sulla liquidazione dell'asse ecclesiastico. L'esame proseguiva con agricoltura, latifondo, tabacchi, zolfo, credito e attività del Banco di Sicilia. Salari e prezzi dei generi alimentari affiancavano la descrizione dei settori produttivi.

Una seconda parte riguardava servizi pubblici, infrastrutture e imposizione fiscale, compresa la tassa sul macinato. Il rapporto non era dunque limitato alle statistiche criminali o ai mezzi di polizia, ma comprendeva questioni amministrative ed economiche che ne costituivano una parte autonoma.

Ferrovie, interessi locali e scelte dei tracciati

La relazione dedicava una parte delle sue osservazioni alle opere pubbliche e alla formazione della rete ferroviaria. I primi collegamenti venivano ricondotti soprattutto alle esigenze del commercio dello zolfo, che aveva orientato le linee verso i distretti minerari e i porti d'imbarco, mentre altre aree dell'isola erano rimaste più lontane dalla rete. La Giunta esaminava insieme questa impostazione, la concorrenza fra gli scali e le difficoltà tecniche dei lavori, mostrando come le controversie sui percorsi coinvolgessero interessi commerciali e amministrazioni locali, oltre alle imprese costruttrici.

Uno dei casi discussi riguardava il raccordo fra le direttrici di Palermo e Catania. Il percorso per Serradifalco, Montedoro e Campofranco era sostenuto da Palermo e Caltanissetta, mentre l'alternativa per Canicattì e Caldare trovava appoggio nelle altre province interessate. La scelta ministeriale cadde sul tracciato di Montedoro, affidato all'impresa Parisi con un contratto di 6.874.000 lire, ma le condizioni del terreno imposero modifiche tanto estese che, sui 29 chilometri del percorso riesaminato, soltanto tre e mezzo conservavano l'andamento originario. La relazione richiamava anche la verifica tecnica del 1875 e i maggiori costi previsti, senza considerarli spese già sostenute.

Strade e funzionamento dell'amministrazione

Per la viabilità ordinaria il confronto riguardava soprattutto il diverso avanzamento delle opere a carico dello Stato, delle province e dei comuni. Il divario maggiore era individuato nella rete comunale obbligatoria, che rimaneva lontana dalle dimensioni previste dopo la legge del 30 agosto 1868. Le cifre della relazione si riferivano alle reti e ai programmi presi in esame, non a un inventario di tutte le strade esistenti nell'isola.

Reti stradali considerate e chilometri costruiti, secondo la relazione del 1876
AmministrazioneRete considerata, kmCostruiti, km
Stato605458
Province1.612594
Comuni, rete obbligatoria3.810705

Le conseguenze dell'isolamento erano esaminate anche fuori dall'ambito dei trasporti. La Giunta vi collegava le difficoltà di accesso ai fondi agricoli, l'introduzione delle macchine e la circolazione dei prodotti, ma anche gli ostacoli incontrati da funzionari e cittadini nell'uso dei servizi pubblici. Fra gli esempi indicava gli spostamenti per comparire come testimoni o giurati, le ispezioni scolastiche, il servizio postale e la possibilità di raggiungere tempestivamente le località nelle quali si verificavano disordini. La distanza dai capoluoghi poteva inoltre non corrispondere alla vicinanza geografica, perché l'assenza di collegamenti diretti costringeva ad attraversare territori di altre circoscrizioni.

Il credito per le opere pubbliche

L'esame dei mezzi finanziari comprendeva la Cassa di soccorso per le opere pubbliche, regolata dal decreto del 23 luglio 1843 per sostenere province e comuni. I prestiti erano rimborsabili in vent'anni, con un interesse del 3 per cento calcolato sul capitale residuo, e le somme restituite alimentavano nuove operazioni. Nella relazione questo organismo preunitario veniva considerato entro il problema del finanziamento delle infrastrutture, non come un intervento destinato soltanto all'emergenza dell'ordine pubblico.

Il confronto fra patrimonio e disponibilità immediate spiegava tuttavia i limiti della sua capacità di prestito. Al 31 dicembre 1875 la Cassa disponeva di un patrimonio di 5.976.316 lire, ma le somme in cassa erano 82.880 lire e gran parte dell'attivo era costituita da crediti ancora da riscuotere. La Giunta prospettava quindi un aumento dei mezzi disponibili o il ricorso a un diverso istituto di credito specializzato, presentando queste soluzioni come proposte per accelerare i lavori e non come provvedimenti già attuati.

Sicurezza pubblica e mafia

Nella parte dedicata alla sicurezza Bonfadini non descriveva la mafia come un'organizzazione unitaria provvista di statuti, riunioni regolari e partecipazione collettiva agli utili. La rappresentava piuttosto come una solidarietà fra soggetti capaci di sostenersi attraverso violenza, intimidazione e protezione reciproca, contro le leggi e le istituzioni. La definizione non negava l'esistenza delle prepotenze, ma ne proponeva una spiegazione diversa da quella di un'associazione stabilmente organizzata.

Bruno Di Porto riconduce la relazione all'orientamento di Bonfadini, che individuava disfunzioni e insufficienze dell'amministrazione senza riconoscere in esse una distinta questione politica e sociale siciliana. Questa impostazione caratterizzò anche il successivo confronto con l'inchiesta privata, nella quale i rapporti economici e l'organizzazione locale della forza ebbero una diversa collocazione.

Il confronto con Franchetti e Sonnino

Il viaggio e i due volumi

Fra marzo e maggio 1876 Sonnino percorse la Sicilia insieme a Franchetti e a Enea Cavalieri, attraverso visite e colloqui che non dipendevano dalla giunta parlamentare. Nel 1877 furono pubblicati i due volumi di La Sicilia nel 1876, dedicati rispettivamente alle Condizioni politiche e amministrative della Sicilia e a I contadini in Sicilia.

La divisione dei temi seguiva gli interessi dei due autori. Franchetti studiò l'esercizio del potere e le condizioni dell'amministrazione, mentre Sonnino concentrò l'attenzione sui rapporti agrari e sulla vita dei contadini. La ricerca non si esauriva quindi nella descrizione dei delitti, ma esaminava le forme della proprietà, il lavoro e le relazioni fra le classi sociali.

Le diverse interpretazioni

Nella prefazione alla prima edizione Franchetti e Sonnino dichiaravano di voler ricostruire le condizioni sociali dell'isola, evitando che la gratitudine per l'ospitalità ricevuta impedisse di esporre osservazioni critiche. Presentavano la discussione dei problemi siciliani come una questione nazionale e invitavano lettori e interlocutori a correggere eventuali errori mediante un confronto sul contenuto del lavoro.

Nel paragrafo sulla mafia, Franchetti descriveva unioni di persone appartenenti a condizioni e professioni diverse, prive necessariamente di un legame visibile e regolare, ma concordi nella protezione dei rispettivi interessi. Alla forza del singolo affiancava quindi relazioni di sostegno che permettevano di sottrarsi all'azione delle leggi e delle autorità. Il tema della difesa privata delle persone e dei beni entrava così nell'analisi del potere locale.

La successiva ricostruzione storiografica ha messo a confronto questa analisi con quella parlamentare. Le divergenze riguardavano il peso da attribuire all'amministrazione, alle condizioni dei contadini e ai gruppi in grado di esercitare la violenza, non l'esistenza di un unico mandato investigativo condiviso dai diversi autori. I volumi del 1877 restarono una pubblicazione privata, distinta dagli atti della giunta e dalle responsabilità istituzionali del suo relatore.

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 Bruno Di Porto, BONFADINI, Romualdo, su Dizionario biografico degli italiani, vol. 12, 1971. URL consultato il 1º ottobre 2026.
  2. 1 2 3 4 5 Università degli Studi di Firenze, Relazione della Giunta per l’inchiesta sulle condizioni della Sicilia, su Sistema bibliotecario di ateneo, 6 giugno 2022. URL consultato il 1º ottobre 2026.
  3. 1 2 3 4 Pier Luigi Ballini, SONNINO, Sidney Costantino, su Dizionario biografico degli italiani, vol. 93, 2018. URL consultato il 1º ottobre 2026.
  4. 1 2 Antonella Meniconi, TAJANI, Diego Antonio, su Dizionario biografico degli italiani, vol. 94, 2019. URL consultato il 1º ottobre 2026.
  5. 1 2 3 Giuseppe Sircana, FRANCHETTI, Leopoldo, su Dizionario biografico degli italiani, vol. 50, 1998. URL consultato il 1º ottobre 2026.
  6. ↑ Giunta per l’inchiesta sulle condizioni della Sicilia, Le opere pubbliche in Sicilia. Le ferrovie, su IntraText, appendice a La Sicilia nel 1876, 1876. URL consultato il 2 ottobre 2026. sezione Le ferrovie.
  7. ↑ Giunta per l’inchiesta sulle condizioni della Sicilia, Le opere pubbliche in Sicilia. Caldare e Montedoro, su IntraText, appendice a La Sicilia nel 1876, 1876. URL consultato il 2 ottobre 2026. sezione Caldare e Montedoro.
  8. 1 2 3 Giunta per l’inchiesta sulle condizioni della Sicilia, Le opere pubbliche in Sicilia. Effetti della scarsa viabilità, su IntraText, appendice a La Sicilia nel 1876, 1876. URL consultato il 2 ottobre 2026. sezione Effetti della scarsa viabilità.
  9. 1 2 Giunta per l’inchiesta sulle condizioni della Sicilia, Le opere pubbliche in Sicilia. La Cassa di soccorso per le opere pubbliche, su IntraText, appendice a La Sicilia nel 1876, 1876. URL consultato il 2 ottobre 2026. sezione La Cassa di soccorso per le opere pubbliche.
  10. ↑ Università degli Studi di Firenze, Relazione della Giunta per l’inchiesta sulle condizioni della Sicilia, su Sistema bibliotecario di ateneo, 6 giugno 2022. URL consultato il 1º ottobre 2026. definizione della relazione del 1876 riprodotta nella scheda.
  11. ↑ Leopoldo Franchetti e Sidney Sonnino, La Sicilia nel 1876. Prefazione, su IntraText, 1877. URL consultato il 1º ottobre 2026.
  12. ↑ Leopoldo Franchetti, Condizioni politiche e amministrative della Sicilia. La mafia, paragrafo 27, su IntraText, 1877. URL consultato il 1º ottobre 2026.

Voci correlate