Nata in una famiglia di agricoltori e dedita alle attività agricole, dopo l'Armistizio di Cassibile partecipa attivamente nelle file della Resistenza emiliana rendendo la sua casa un punto di riferimento per i partigiani locali. Nel 1944 entra a far parte del CUMER (Comando Unificato Militare Emilia-Romagna) con il ruolo di staffetta (insieme anche ad Enrichetta Cabassa) portando a termine, sin quasi alla Liberazione, numerosi e delicati incarichi di fiducia. I suoi incarichi prevedevano anche i collegamenti tra il Comitato di Liberazione, i partiti clandestini e i comandi partigiani regionali.
Durante una missione, a poche settimane dalla Liberazione, il 23 febbraio 1945 viene catturata dai nazisti che, dopo averla barbaramente torturata senza ottenere alcuna confessione, la fucilano il 28 marzo per poi gettare il suo corpo nel fiume Po a Colorno in località Mezzano Rondani (in prossimità del fiume il comune di Colorno ha posto un cippo commemorativo). Con lei vengono fucilati anche i partigiani Gavino Cherchi e Alceste Benoldi.
La lapide
Lapide commemorativa a Ines Bedeschi
A Conselice è visibile in Corso Garibaldi una lapide a lei dedicata il cui testo è stato redatto dalla partigiana e scrittrice Renata Viganò.
«Ines Bedeschi era nel fiore della vita e tutta intera voleva viverla invece la dette da partigiana ad ogni cosa più cara rinunciò che non fosse la lotta dalle sue valli e monti di Romagna andò dove era maggiore il bisogno la presero i nazisti feroci e spaventati la tortura non strappò dalla sua bocca rotta neppure un nome di compagno infuriati i tedeschi la portarono sulla riva del po ma anche in un giorno di primavera che era fatica morire Ines Bedeschi non sentì la voglia di salvarsi col tradimento»
«Spinta da un ardente amor di Patria, entrava all'armistizio nelle formazioni partigiane operanti nella sua zona, subito distinguendosi per elevato spirito e intelligente iniziativa. Assunti i compiti di staffetta, portava a termine le delicate missioni affidatele incurante dei rischi e pericoli cui andava incontro e della assidua sorveglianza del nemico. Scoperta, arrestata e barbaramente torturata, preferiva il supremo sacrificio anziché tradire i suoi compagni di lotta..» —Nord Emilia (Parma) - Riva del Po (Parma), 1º ottobre 1943 - 28 marzo 1945.
Note
↑Daniele De Paolis, Per le partigiane19 le Medaglie d’Oro (PDF), in Patria indipendente, 11 marzo 2007, p.15. URL consultato il 26 marzo 2020 (archiviato dall'url originale il 26 marzo 2020).
↑Le Donne, su combattentiliberazione.it, Associazione Nazionale Combattenti Forze Armate Regolari Guerra di Liberazione. URL consultato il 18 luglio 2014.