Nel linguaggio giuridico romano, l'inscriptio (dal latino inscribere, "scrivere sopra" o "intestare") indica la parte iniziale di un documento giuridico, di una costituzione imperiale o di un frammento dottrinale, volta a identificare l'autorità emanante e il destinatario dell'atto, oppure l'autore e la fonte letteraria del testo.
Nelle leggi e nei rescritti imperiali (raccolti ad esempio nel Codice Teodosiano o nel Codice Giustinianeo), l'inscriptio contiene:
A livello strutturale, l'inscriptio si contrappone alla subscriptio, che si trova invece alla fine del provvedimento e contiene la datazione (espressa tramite i consoli in carica) e il luogo di emissione o pubblicazione.
Nel Digesto (o Pandette), promulgato da Giustiniano nel 533 d.C., l'inscriptio assume un ruolo leggermente diverso ma cruciale per la storia del diritto.
I commissari giustinianei, guidati da Triboniano, ricevettero l'ordine esplicito dall'imperatore (nella costituzione Deo Auctore) di non cancellare i nomi dei giuristi classici dalle cui opere venivano estratti i singoli passi. Ogni frammento inserito nei 50 libri del Digesto è quindi preceduto da un'inscriptio che indica:
Sebbene l'inscriptio sia formalmente presente, i compilatori giustinianei hanno spesso tagliato, modificato o interpolato il testo interno del frammento per adattarlo alle esigenze del diritto del VI secolo, eliminando le opinioni ormai obsolete. Tuttavia, essa è rimasta intatta nella maggior parte dei casi.
L'inscriptio è lo strumento principale della critica interpolazionistica e della moderna scienza del diritto romano. Senza di essa, l'opera di studiosi come Otto Lenel (autore della fondamentale Palingesia Iuris Civilis) sarebbe stata impossibile. Grazie alle inscriptiones, gli storici sono riusciti a isolare i frammenti sparsi nel Digesto e "rimontarli" nell'ordine originario in cui i giuristi classici li avevano scritti, studiare l'evoluzione del pensiero di un singolo giurista e a comprendere la struttura profonda di opere perdute (come i commentari all'Editto del Pretore).