Io sono

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Mosaico nella Cappella Arcivescovile di Ravenna (VI sec.) raffigurante un Cristo in trionfo mentre regge l'iscrizione in latino «Io sono la via, la verità, la vita».

Io sono (in greco ἐγὼ εἰμί, egò eimì, in latino ego sum, in ebraico antico ani) è un'espressione ricorrente nei testi sacri soprattutto monoteistici, ma non solo biblici, per definire l'identità di Dio, oppure dell'uomo, come l'Avestā, l'Antico e Nuovo Testamento.

Così si definisce anche Kṛṣṇa, Varuna, Iside, ecc.

Nell'Avesta

Al verso 7 dell'inno ad Ahura Mazdā (noto anche come Hormazd Yasht) contenuto nella Khordah dell'Avestā, dove Dio elenca i nomi con cui può essere indicato, egli inizia dal primo che è appunto Io sono:

«Così rispose Ahura Mazdā: "Il mio nome è Ahmi (Io sono). Io sono l'Interrogabile, colui che può essere interrogato, o santo Zarathuštra.»

Utilizzando il verbo essere alla prima persona, egli intende definirsi come una divinità auto-sussistente, quale principio di tutto ciò che è.

Nell'Antico Testamento

Lo stesso argomento in dettaglio: Io sono colui che sono.

La rivelazione Io Sono si trova anche nel libro dell'Esodo (Es 3,14-15): «Dio disse a Mosè: Io sono Colui che sono!. Poi disse Dirai agli israeliti: Io-Sono mi ha mandato a voi.

Nel Nuovo Testamento

Questo appellativo Io Sono viene poi utilizzato da Gesù per designare se stesso; è citato 5 volte e solo nel Vangelo secondo Giovanni:

La tradizione affianca a questa autorivelazione assoluta sette autorilevazioni nominali (fornite del predicato nominale) presenti qua e là in tutto il Nuovo Testamento:

Nell'Apocalisse troviamo anche «Io sono l'alfa e l'omega» (Ap. 1, 8), «Io sono il primo e l'ultimo» e «[Io sono] il Vivente» (Ap. 1, 17-18).

Nella cristologia

L'espressione assume particolare rilevanza poiché pone Gesù allo stesso piano di Dio, del quale è Figlio. Essa venne utilizzata nel primo Concilio di Nicea (325) come uno dei vari argomenti a sostegno della consustanzialità di Gesù con Dio nella condanna all'eresia ariana. Tecnicamente gli esperti lo classificano come autorivelazione assoluta in quanto privo di predicati.

È stata rivalutata nell'ambito dello spirito antroposofico da parte di Rudolf Steiner, per il quale l'espressione «Io sono» è ritenuta l'essenza stessa dell'Io superiore dell'umanità, in cui la coscienza interiore del singolo individuo può incontrare l'impulso esteriore e macrocosmico del Cristo, identificandosi cioè col Logos universale che permea la totalità dei mondi, ed operare così «in suo nome».

Incarnandosi nell'involucro fisico di Gesù, il Cristo avrebbe inteso appunto risvegliare l'Io più autentico di ogni essere umano, situato al di là di ogni appartenenza di sangue, di stirpe familiare, o di comunità.

«Nel mio nome significa in nome dell'Io Sono. Significa che l'uomo che si adopera a far vivere il Cristo in sé è un essere dal carattere individuale. E cosa avrà, questo essere individuale, sempre contro di sé? L'essere di massa – e cioè gli interessi di un potere costituito, […] di qualunque istituzione che resista all'impulso dell'assolutamente individuale. La persecuzione è quella che nega in mille modi l'individualità.»

Note

  1. 1 2 Armando Verdiglione, Urkommunismus: la paura della parola, Il Club Di Milano, 2019, p. 406.
  2. ↑ Esodo 3,14-15, su laparola.net. Si rilevano inoltre attinenti alcuni versetti del Deutero-Isaia: Is 43,10; Is 43,25; Is 45,18; Is 51,12; Is 52,6 (tutti dipendenti da Es 3,14).
  3. ↑ Ap 1, 8, su La Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
  4. ↑ Ap 1, 17-18, su La Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
  5. ↑ Propedeutica meditativa (PDF), su ospi.it.
  6. 1 2 Cit. in Stefania Carosi (a cura di), Voi siete Dei: il Quinto Vangelo (PDF), vol. I, Firenze, PensareLibero, 1992, p. 93, ISBN 978-88-96193-67-9.
  7. ↑ Cit. in Rudolf Steiner, Il nono anno di vita: sentimento del proprio Io e solitudine, distacco dal mondo e paura, su liberascuola-rudolfsteiner.it, 2004.
  8. ↑ «[…] è lecito dire che da un lato l'io può portare alla massima evoluzione e dall'altro al più profondo abbrutimento. Perciò esso è una spada affilata a due tagli. Quindi chi ha portato agli uomini la completa coscienza dell'io, il Cristo Gesù, viene giustamente rappresentato nell'Apocalisse come colui che ha nella bocca l'affilata spada a due tagli. Il Cristo Gesù portò l'io a piena completezza» (Rudolf Steiner, L'Apocalisse, 1908).
  9. ↑ Sul Natale, conferenza di Rudolf Steiner del 1907, pag. 8.
  10. ↑ «Per mezzo del Cristo è penetrata nell'uomo la cognizione cosciente dell'Io sono. Prima non si sentiva ancora la piena divinità dell'intima divina entità dell'uomo. Sentivano l'Io sono ma lo ricollegavano ai propri antenati, lo sentivano nel sangue comune a loro a tutti sin dai tempi di Abramo. Venne allora Gesù Cristo, recando la coscienza che esiste nell'uomo qualche cosa di molto più antico, di molto più indipendente» (R. Steiner, cit. da Sul Natale, conferenza del 1907).

Voci correlate