| Ireneo di Lione vescovo della Chiesa cattolica | |
|---|---|
| Incarichi ricoperti | Vescovo di Lione |
| Nascita | 122 a Smirne |
| Consacrazione a vescovo | 177 |
| Morte | 202 a Lione |
| Sant'Ireneo di Lione | |
|---|---|
Vescovo, martire e Dottore della Chiesa | |
| Nascita | Smirne, 122 |
| Morte | Lione, 202 |
| Venerato da | Tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi |
| Ricorrenza | 28 giugno, 3 luglio (Messa tridentina) |
| Attributi | bastone pastorale, palma |
Ireneo (in greco antico Εἰρηναῖος?, Eirēnáios, «pacifico»; in latino Irenaeus; Smirne, 122 – Lione, 202) è stato un vescovo e teologo greco antico, Dottore della Chiesa.

Nato a Smirne in Asia Minore, cresciuto in una famiglia già cristiana, ricevette alla scuola di Policarpo, vescovo di Smirne (tradizionalmente ritenuto discepolo dell'apostolo Giovanni), di Papia, di Melitone di Sardi e di altri, una buona formazione religiosa, filosofica e teologica. Fu vescovo della città di Lugdunum (antico nome di Lione) dal 177, in seguito alla morte, per martirio sotto Marco Aurelio, del primo vescovo della città san Potino, insieme ad altri 47 martiri. Fu anche inviato a Roma presso papa Eleuterio per dirimere questioni di ordine dottrinale. Alcuni ritennero che uno dei suoi discepoli più noti sia stato Ippolito di Roma.
Secondo la tradizione della Chiesa fu martire a sua volta, anche se scarse sono le notizie storiche sulla sua vita e morte. Venne sepolto nella chiesa di San Giovanni a Lione, che più tardi venne chiamata di Sant'Ireneo. La sua tomba e i suoi resti vennero profanati e distrutti nel 1562 dagli ugonotti durante le guerre di religione francesi.
Il suo pensiero e le sue opere furono direttamente influenzati da Policarpo di Smirne, che fu a suo tempo discepolo diretto di san Giovanni Evangelista. Essi sono una testimonianza della tradizione apostolica, a quei tempi impegnata contro il proliferare di varie eresie, in particolare lo gnosticismo, di cui Ireneo fu un forte oppositore. Delle sue opere, soltanto due ci sono pervenute per intero:
Ireneo fu il primo teologo cristiano a tentare di elaborare una sintesi globale del cristianesimo, all'interno di un periodo storico marcato da due eventi culturali di grande spessore:
Ireneo con la sua opera combatté lo gnosticismo, mentre nei confronti del neoplatonismo si aprì a un dialogo e fu disposto ad accogliere alcuni principi generali di questa filosofia.
Fu il primo teologo cristiano ad utilizzare il principio della successione apostolica, per confutare i suoi oppositori. Proprio nell'Adversus haereses Ireneo scrive:
Ireneo indica pertanto la rete della successione apostolica come garanzia del perseverare nella parola del Signore e si concentra poi su quella Chiesa “somma ed antichissima ed a tutti nota” che è stata “fondata e costituita in Roma dai gloriosissimi Apostoli Pietro e Paolo”, dando rilievo alla Tradizione della fede, che in essa giunge fino ad oggi dagli Apostoli mediante le successioni dei vescovi. Ed è proprio la Tradizione apostolica il punto imprescindibile per Ireneo: sono i vescovi, in comunione con il vescovo di Roma, eredi, continuatori e custodi della Tradizione che è "pubblica", "unica", "pneumatica", cioè guidata dallo Spirito Santo. L'unità della storia della salvezza aiuta a comprendere anche l'unità dell'uomo: «Infatti la gloria di Dio è l'uomo vivente e la vita dell'uomo è la manifestazione di Dio» (Contro le eresie, IV, 20,7). In tal modo, per Ireneo e per la Chiesa universale, la successione episcopale della Chiesa di Roma diviene il segno, il criterio e la garanzia della trasmissione ininterrotta della fede apostolica:
La successione apostolica - verificata sulla base della comunione con quella della Chiesa di Roma - è dunque il criterio della permanenza delle singole Chiese nella Tradizione della comune fede apostolica, che attraverso questo canale è potuta giungere fino a noi dalle origini:
Ireneo fornisce la prova storica dell'effettiva antichità di alcuni vangeli apocrifi, in particolare del Vangelo di Tommaso. Infatti fino al 1945, anno della scoperta dei codici di Nag Hammadi, l'unico riferimento all'esistenza di questo e di altri testi apocrifi erano le citazioni di Ireneo nelle sue polemiche contro i valentiniani.
La Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa lo venerano come santo e lo considerano uno dei padri della Chiesa.
Il Martirologio Romano lo ricorda al 28 giugno o al 3 luglio. Il 21 gennaio 2022 papa Francesco lo ha proclamato dottore della Chiesa con il titolo di doctor unitatis.
A Sant'Ireneo è dedicata una chiesa parrocchiale a Roma.
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