Iturea è il nome greco della provincia derivato dal nome biblico Jetur, che rappresentava un figlio di Ismaele della Genesi. Il nome della regione è menzionato solo una volta nella Bibbia, mentre tra i contemporanei il nome del popolo degli Iturei è tradotto in greco: Ἰτουραῖοι.
È menzionata come una delle tribù sottomesse da Davide, re degli Ebrei, ed ancora da Strabone, Plinio il Vecchio, Giuseppe Flavio ed altri. Essi ritenevano che fosse una tribù di origine araba, conosciuta dai Romani come un popolo di predatori, ma anche apprezzato per la grande abilità dei suoi arcieri.
L'Iturea si trovava secondo Giuseppe Flavio, a nord della Galilea, mentre nel 105 a.C. Aristobulo I, avendo sconfitto gli Iturei, annesse parte di questo paese alla vicina Giudea, imponendo loro la religione ebraica. Strabone include i territori dell'Iturea nel regno di Tolomeo, che regnò dall'85 al 40 a.C.
A Tolomeo successe il figlio, Lisania, chiamato da Cassio Dione Cocceiano "Re degli Iturei". Nel 23 a.C. la Iturea con le province limitrofe cadde nelle mani di Zenodoro, figlio di Lisania. Tre anni più tardi, alla morte del re Zenodoro, Augusto dava la Iturea ad Erode il Grande, che a sua volta la diede al figlio Erode Filippo.
Parte della Iturea si trovava nella regione dei monti del Libano, come ci viene confermato da un'iscrizione del 6 d.C., nella quale un certo Q.Æmilius Secundus fu inviato dall'allora governatore di Galazia e Panfilia, Publio Sulpicio Quirinio, contro gli Iturei del Libano. Nel 38 Caligola diede in dono la Iturea ad un certo Soemo, che è chiamato da Cassio Dione Cocceiano e da Cornelio Tacito "Re degli Iturei".
Dopo la morte di Soemo, avvenuta nel 49, il suo regno fu incorporato nella provincia di Siria.
Con la definitiva sottomissione ed alleanza di questa regione dell'antico Libano all'Impero romano, la popolazione degli Iturei iniziò a fornire truppe ausiliarie all'esercito romano:
Cohors VI Ituraeorum è ricordata in una lapide - dell'anno 136 d.C. - del tempio egizio di Dakka, secondo la testimonianza di G. B. Belzoni, Viaggi in Egitto e Nubia, Milano 1825, I, p. 155.