La locuzione latina ius murmurandi, tradotta letteralmente, significa diritto di mormorare (nel senso di "mugugnare"). Si contrappone, spesso con intenti umoristici o polemici, al diritto di parola, con il comune sottinteso che ove quello sia soppresso, possa sopravvivergli almeno una sorta di diritto di mugugno.
La contrapposizione alla libertà di parola si spiega più propriamente opponendo la libertà di manifestare pubblicamente il proprio pensiero alla possibilità di esprimere almeno privatamente un senso critico (in genere contro l'élite dominante), quale residua libertà concettuale lasciata all'individuo.
Vi sono però casi in cui anche la libertà di esprimersi privatamente con franchezza viene limitata da cause particolari, ad esempio il controllo effettuato da uno stato totalitario con i mezzi più disparati, dallo spionaggio allo sfruttamento della delazione. Fu in qualche modo anche il caso dell'Italia fascista, nella quale l'OVRA ricercava eventuali antifascisti spiando le famiglie; in molti casi, semplici affermazioni spiritose, satiriche o polemiche espresse ad amici o familiari diedero origine a severe procedure di controllo degli interessati.
Lo ius murmurandi era presente nella polemica surrettiziamente condotta all'interno alla dittatura fascista. A questo titolo si esprimeva la propria disapprovazione, l'avversione al regime, non già con espressioni palesi, bensì con allusioni, doppi sensi, battute acide e barzellette satiriche sussurrate ad amici di provata fede.
Ad un altro livello, si scagliavano contro il ius murmurandi coloro che vantavano vicinanza al duce: ma a regime consolidato fu chiarissimo che l'unico che potesse accordarlo era Mussolini in persona.
MUSSOLINI, Capo del Governo. Preferisco che Lei parli ! (Si ride)»
In questi casi esso era represso di fatto dal timore delle possibili conseguenze, sebbene fosse ben noto (in primo luogo allo stesso Mussolini) che in Italia sarebbe stato insopprimibile.