Lo ius scholae è un neologismo giuridico, locuzione della lingua italiana in forma latina (letteralmente "diritto di scuola"), creato sul modello di altre locuzioni già radicate (ius soli, ius sanguinis, ius loci ecc.), che indica la possibilità per i minori nati da genitori stranieri, di ottenere la cittadinanza dopo aver frequentato un ciclo di studi. Sinonimo, pur con qualche piccola variante metodologica è anche il termine "ius culturae".
Il termine nasce precipuamente nell'ambito della linguistica e terminologia politica e sociologica italiana. La prima attestazione di utilizzo è una dichiarazione di Stefano Molina, ricercatore e dirigente della fondazione Agnelli, riportata da Repubblica l' 8 maggio 2013. Il Il termine venne poi ripreso nel 2018 dall'allora ministro dell'istruzione Valeria Fedeli, che preconizzava, per la legislazione successiva, la presentazione di un disegno di legge per concedere la cittadinanza italiana ai minori che avessero frequentato un ciclo di studi, proponendo per questa disciplina di cittadinanza il nome di "Ius scholae". Da allora, il termine è entrato stabilmente nel linguaggio corrente e nel dibattito politico e sociale, anche come possibile accordo "super partes" che permettesse il superamento dello "ius sanguinis" adottato in Italia, alternativo anche all'adozione dello "ius soli" fortemente osteggiato dagli schieramenti di destra e centro destra.
In Italia sono stati presentati diversi disegni di legge e proposte per l'adozione dello "ius scholae":
Un progetto di legge basato sull' omologo chiamato "ius culturae" fu approvato dalla Camera nel 2015, e poi bloccato al Senato.
Il 9 marzo 2022 la Commissione affari costituzionali della Camera ha adottato un testo base per la riforma della disciplina dei modi d’acquisto della cittadinanza basato sullo "ius scholae". Non essendo arrivato ad approvazione è decaduto a causa della fine della legislatura.
Lo “ius scholae” è incluso nel testo presentato alla Camera e al Senato nel 2024, sul quale, oltre al centro sinistra, anche Forza Italia, per bocca del segretario e ministro Antonio Tajani, ha espresso un parere interessato e favorevole. Il testo è stato però bocciato dal voto dell'aula, col compatto voto contrario del centro-destra, compresa Forza Italia.
Alcune città italiane, le principali Firenze e Bologna, hanno istituito un registro cittadino per conferire la cittadinanza onoraria basata sullo "ius scholae" e "ius soli" agli studenti, figli di stranieri, che abbiano completato un ciclo scolastico. Altri comuni, fra cui Roma, Milano, Torino e Napoli hanno avviato studi e manifestato interesse, pareri e delibere favorevoli all'adozione dello "ius Scholae" .
Pur se il termine è nato e usato in modo precipuo nella politica italiana, in Europa, Il Portogallo, la Slovenia, La Grecia e il Lussemburgo, utilizzano discipline riconducibili allo "ius scholae", per la concessione della cittadinanza agli studenti e cittadini stranieri residenti, al raggiungimento degli obbiettivi scolastici richiesti.
In Grecia, l’articolo 1 della legge che regola la concessione della cittadinanza applica lo "ius sanguinis" similmente alla legislazione italiana: chi ha almeno un genitore greco ottiene alla nascita la cittadinanza greca. Due norme permettono però a un minore straniero di ottenere la cittadinanza greca sulla base della sua frequentazione del sistema scolastico greco, con una evidente affinità con lo Ius scholae. Un bambino straniero nato in Grecia da almeno un genitore che ha vissuto regolarmente nel Paese nei cinque anni precedenti, può chiedere (art. 1a) la cittadinanza greca qualora dimostri di essersi iscritto al primo anno delle scuole elementari. Un bambino straniero non nato in Grecia, invece, può ottenere (art. 1b) la cittadinanza greca dopo aver completato con successo nove classi di istruzione primaria e secondaria o sei classi di istruzione secondaria.
In Portogallo un minore straniero può ricevere (art. 6) la cittadinanza portoghese, qualora, raggiunti i 16 anni di età, abbia frequentato almeno un anno di istruzione prescolare o di istruzione di base, secondaria o professionale. Anche in questo caso la concessione della cittadinanza è legata all’aver frequentato le scuole portoghesi.
In Lussemburgo un adulto straniero può chiedere (art. 27) la cittadinanza lussemburghese se residente da almeno un anno nel Paese e se ha completato almeno sette anni di scuola in Lussemburgo presso istituti riconosciuti.
La Slovenia concede la cittadinanza (art. 12) agli stranieri che hanno frequentato e completato con successo un programma di istruzione superiore nel Paese, se hanno vissuto in Slovenia per almeno sette anni, di cui almeno un intero anno consecutivo prima della presentazione della richiesta di cittadinanza.
Altri paesi, quali la Germania e la Francia, pur non applicando compiutamente il principio dello ius scholae, concedono però agevolazioni e facilitazioni nelle procedure e nelle tempistiche della concessione della cittadinanza, a quegli stranieri che abbiano frequentato la loro formazione scolastica nel paese di adozione con continuità e/o particolare successo.
Nel continente americano, la quasi totalità degli stati applica lo "ius soli" che, attribuendo la cittadinanza automatica a chiunque nasca sul suolo dello stato, rende di fatto inutile il ricorso allo "ius scholae".
Nel continente asiatico è quasi universalmente adottato lo "ius sanguinis". La concessione della cittadinanza agli stranieri è estremamente rara in tutti gli stati (così come rare sono anche le richieste di cittadinanza), e non viene applicata nessuna disciplina che si avvicini o possa essere accomunata allo "ius scholae".
I principali paesi dell'Oceania, applicano uno "ius soli temperato", che non prevede benefici scolastici per la concessione della cittadinanza.
I paesi africani prevedono il ricorso allo "ius sanguinis" o a uno "ius soli temperato" , ad eccezione della Tanzania che adotta lo "ius soli". Una disciplina di cittadinanza accomunabile allo "ius scholae" non è mai stata teorizzata nel continente e di fatto non esiste, data anche la difficoltà, piuttosto generalizzata nel continente, di applicare pienamente il diritto allo studio per i minori.