Ivan Frjazin (Russo: Иван Фрязин), pseudonimo di Giambattista della Volpe (Vicenza, ... – ...; fl. XV secolo), è stato un viaggiatore, artigiano e diplomatico italiano naturalizzato russo
Frjazin (o Fryazin, Friazin) è il nome comunemente attribuito agli italiani residenti in Russia a quei tempi e per più di qualcuno, soprattutto architetti, divenne un secondo nome. Egli fu un viaggiatore, artigiano maestro di zecca e diplomatico italiano al servizio dei principi di Mosca durante i regni di Basilio II e Ivan III .
Giambattista della Volpe era un cittadino di Vicenza, nella Repubblica di Venezia. Partì per Caffa, città venezina sul Mar Nero, nel 1445 e di lì raggiunse poi Mosca dove risulta residente almeno dal 1459. Ciò è evidente da un testamento scritto da sua sorella, che divise la sua eredità in parti uguali tra i suoi fratelli, sebbene ella tenne la parte di Giambattista fino al suo ritorno dalla Russia.
Nella capitale, il gran principe Basilio II di Mosca lo nominò maestro della zecca. Sembra anche che Volpe si sia convertito all'Ortodossia, sposando una donna del posto e imparando il russo abbastanza bene da poter fare da traduttore. Volpe sembra aver incoraggiato altri italiani a trasferirsi in Russia e, all'inizio degli anni 1460, un italiano lombardo, Giovanni de Cernusco, era arrivato, apparentemente su raccomandazione del duca di Milano .
Ivan III in seguito autorizzò Volpe a reclutare ulteriori esperti italiani e, nel 1468, Volpe inviò in Italia suo nipote Nicolò Gislardi. A Roma, furono incaricati di una importante ambasceria per Ivan da parte di Bessarione (cardinale). Fu infatti loro affidata una lettera al gran principe, in cui si proponeva un matrimonio con Sofia Paleologa (Granduchessa di Mosca) nipote dell'ultimo imperatore dell'Impero bizantino ed adottata dal Papa dopo la caduta di Costantinopoli. Bessarione ed il veneziano Papa Paolo II speravano così di riavvicinare le Chiese cattolica ed ortodossa (come originariamente concordato nel Concilio di Firenze (1439) e di unire il Granducato di Mosca nella lotta contro gli ottomani.

Maria di Tver', la prima moglie del Gran Principe Ivan III di Mosca, era morta nel 1467. I motivi di Ivan per perseguire l'unione con Sofia erano probabilmente legati allo status imperiale della sposa e ai diritti della principessa italo-greca su Costantinopoli.
Le trattative durarono anni. Ivan consultò sua madre Maria di Borovsk, il Metropolita Filippo e i suoi boiardi e ricevette una decisione positiva. Nel 1470 Ivan incaricò dunque Giambattista della Volpe alias Ivan Fryazin di tornarare in Italia per procurarsi un ritratto di Sofia ed organizzare il matrimonio. Il ritratto piacque e Ivan decise di procedere.
Il 16 gennaio 1472 Fryazin fu nuovamente inviato a Roma, questa volta con lo scopo di riportare con sé la sposa del suo sovrano. L'ambasceria arrivò il 23 maggio. Nel frattempo, Papa Paolo II era morto e la delegazione russa prese accordi con Papa Sisto IV. Il 1º giugno 1472 nella Basilica di San Pietro fu celebrato un matrimonio pro forma per delega con Ivan Frjazin che rappresentò il sovrano Ivan III. Tra gli invitati alla cerimonia vi erano Clarice Orsini (moglie di Lorenzo il Magnifico) e la regina Caterina di Bosnia. In dote Sofia ricevette la somma di 6000 ducati e partì per la Russia con una folta delegazione con anche un nunzio apostolico (a cui fu tuttavia impedito l'accesso a Mosca a causa dell'opposizione del Metropolita ortodosso).
In Russia, nel novembre dello stesso anno, ebbe luogo un secondo matrimonio solenne.
Ivan III venne successivamente a conoscenza della iniziative diplomatiche di Venezia per cercare nuove alleanze contro i turchi con delle modalità che lo fecero spostettare Fryazin di tradimento. Questo portò lo zar ad incarcerare Giambattista della Volpe ed i suoi familiari e a ordinare il saccheggio della sua casa. Egli fu poi esiliato a Kolomna. Nonostante la caduta in disgrazia di Ivan Fryazin, i suoi parenti continuarono comunque a prosperare.