
Ix tab (moderno Quiché Xťab, pronunciato Ishtab, IPA iʃtʔəp, lett. La signora della fune) è una presunta dea associata al suicidio e all'impiccagione nella mitologia maya e tolteca. Raccoglieva e guidava le anime delle vittime sacrificali, degli impiccati, dei suicidi, dei guerrieri uccisi, dei sacerdoti e delle donne morte di parto direttamente al paradiso. La sua esistenza è contestata.
L'unico riferimento a questa dea può essere rintracciato negli scritti del vescovo spagnolo Diego de Landa, uno dei principali cronisti della civiltà maya subito dopo il contatto, in particolare nel suo libro Relación de las cosas de Yucatán ('Relazione sulle cose dello Yucatán').
L'immagine più comunemente accreditata alla dea è presente in un pannello del Codice di Dresda. Essa appare a pagina 53b, una parte del codice chiamata anche Tavola delle eclissi, poiché si ritiene che contenga dati astronomici.
L'immagine 53b mostra una Dea della Luna appesa per il collo a una fascia celeste. La Dea della Luna sembra essere morta: i suoi occhi sono chiusi e il suo corpo è macchiato in modo simile al corpo del Dio della Morte presente sopra di lei nella figura 53a. In alternativa, potrebbe trattarsi di una prigioniera priva di sensi. Data la collocazione di questa Dea della Luna all'interno della Tavola delle eclissi, sembra ragionevole affermare che la “luna morta appesa nel cielo” sia un riferimento all'eclissi lunare.
Il suicidio per impiccagione è un'immagine molto comune nella cultura spagnola da cui Landa proveniva, rispetto che nella cultura maya. È possibile che la percezione che questa dea si sia impiccata sia un'errata interpretazione spagnola dell'iconografia maya. Secondo uno studio pubblicato poi dalla rivista antropologica 'Ethnohistory', dove l'iconografia maya è stata studiata e consultata attentamente, non sembra esserci nessuna prova dell'esistenza di una divinità del suicidio. Nello studio infatti sono state ritrovate solo due immagini di umani appesi per il collo, nessuno in un modo rappresentante il suicidio, nelle centinaia di pagine studiate.
Ixtab viene rappresentata come una donna col naso aquilino appesa per il collo a una fune. Le sue condizioni ricordano quelle di un morto: ha gli occhi chiusi e segni di putrefazione della carne sulla faccia e sui seni. In genere ha una gonna, un diadema e degli orecchini.