Jackie Ormes

Zelda Mavin Jackson, nota anche con lo pseudonimo di Jackie Ormes (Pittsburgh, 1º agosto 1911 – Chicago, 26 dicembre 1985), è stata una fumettista statunitense, nota per essere stata la prima donna afroamericana ad aver lavorato nel settore, durante la Golden Age creando le strisce a fumetti di Torchy Brown e Patty-Jo 'n' Ginger.

Biografia

Primi anni

Nata a Pittsburgh, Pennsylvania, da William Winfield e Mary Brown Jackson, dopo che il padre, proprietario di una tipografia e di un cinema, muore in un incidente d'auto nel 1917, lei e la sorella maggiore Dolores vanno a vivere dagli zii fino a quando la madre si risposa, trasferendosi poi assieme a lei e al nuovo marito a Monongahela, che ha descritto come un posto "vasto e semplice" dove "non succede mai niente di importante" e dove si diploma al liceo nel 1930 diventando inoltre redattrice artistica dell'annuario scolastico 1929-1930, mostrando la passione per il disegno nelle varie caricature di studenti e insegnanti.

Carriera

Sposatasi un anno dopo il diploma, Ormes inizia ad usare il nome del marito e lavorare come reporter per un giornale dominicale rivolto ai lettori afroamericani, il Pittsburgh Courier, per i quali segue vari incontri di boxe, appassionandosi a tale sport, oltre che vari casi di cronaca nera, giudiziari e inerenti i diritti umani, sebbene la sua passione rimanesse il disegno, cosa che l'ha portata, il 1° maggio 1937, a pubblicare sul periodico la sua prima striscia a fumetti: Torchy Brown in Dixie to Harlem, che viene letta da costa a costa grazie alla tiratura del Courier in quattordici città e segue le vicende di Torchy Brown, un'adolescente del Mississippi che viaggia verso New York in cerca di fortuna ballando e cantando in vari Cotton Club, rispecchiando il viaggio compiuto di vari afroamericani durante la Grande depressione. L'opera rende Ormes la prima donna afroamericana ad aver mai realizzato un fumetto distribuito a tiratura nazionale e viene pubblicata fino al 30 aprile 1938, presumibilmente per il termine del contratto dell'autrice.

Trasferitasi a Chicago nel 1942, Ormes inizia a scrivere alcune colonne sociali e articoli per il Chicago Defender, oltre a pubblicarvi, pochi mesi dopo la fine della seconda guerra mondiale, dal 1º al 22 settembre 1945, il fumetto a tavola singola Candy, incentrato sulle vicende di una scaltra ed attraente domestica. Nell'agosto 1945 Ormes torna a lavorare per il Courier pubblicando il fumetto a pagina singola Patty-Jo 'n' Ginger, anni ed incentrato sul rapporto tra due sorelle, una bambina precoce, perspicace e consapevole sia socialmente che politicamente nonché unica delle due a parlare, ed una bella donna adulta raffigurata come pin-up o manichino di moda. La serie viene distribuita per 11 anni, dal 1º settembre 1945 al 22 settembre 1956, portandola, nel 1947 a siglare un contratto con la compagnia di bambole Terri Lee per produrre fashion doll basate sulla protagonista, vendute a partire da Natale di quell'anno e che, a differenza della maggior parte delle bambole vendute all'epoca, rappresentavano una bambina vera anziché essere di tipo mammy e Topsy-Turvy, risultando perciò estremamente popolari tra i bambini.

Il 19 agosto 1950, il Courier inizia la pubblicazione di un fumetto da otto pagine a colori intitolato Torchy in Heartbeats, dove Ormes riprende il personaggio di Thorcy Bronn in veste di donna adulta ed indipendente in cerca del vero amore, venendo elogiata da pubblico e critica per la bellezza della figura femminile da lei raffigurata, per l'attenzione posta sugli abiti, replicati con bambole di carta chiamate Torchy Togs, e per aver trattato temi sociali, facendo dichiarazioni contro la guerra e rappresentando un'eroina nera sicura di sé, intelligente e coraggiosa, contrariamente agli stereotipi dei media di allora.

Ultimi anni

Ritiratasi dal mondo dei fumetti nel 1956, Ormes ha continuato a creare opere d'arte come murales, nature morte e ritratti, finché l'artrite reumatoide non glielo ha reso impossibile, continuando a partecipare attivamente alla vita della comunità del South Side di Chicago tramite il volontariato, con sfilate di moda e spettacoli di beneficenza, oltre ad entrare nel consiglio di amministrazione del DuSable Museum of African American History e nel Guys and Gals Funtastique Doll Club, sezione della United Federation of Doll Clubs di Chicago, in quanto appassionata collezionista di bambole, con oltre 150 pezzi tra antichi e moderni nella sua collezione. Muore a Chicago il 26 dicembre 1985 a causa di un'emorragia cerebrale.

Vita privata

Nel 1931 si sposa con Earl Ormes col quale si trasferisce prima a Salem, Ohio, e poi a Chicago, e dal quale ha una figlia, Jacqueline, che tuttavia muore per un tumore cerebrale all'età di tre anni. La coppia è rimasta sposata fino alla morte dell'uomo nel 1976.

Stile

Le sue eroine, inclusa Torchy in Heartbeats, sono donne forti e indipendenti, consapevoli a livello sociale e politico, che lottano per i propri obiettivi contro ogni avversità, sfidando le norme sociali e rimboccandosi le maniche per affrontare le loro avventure. In un'intervista rilasciata nei suoi ultimi anni di vita, Ormes ha dichiarato: «non mi sono mai piaciute le donne sognatrici che non sanno cavarsela da sole». Le creazioni di Ormes non solo sfidavano le aspettative sulle donne nere, ma offrivano alle sue lettrici modelli forti per ciò che la prossima generazione di giovani donne nere avrebbe potuto diventare. Le eroine di Jackie Ormes affrontavano sfide attuali e comprensibili, come le zie soffocanti o i pericoli di essere sfruttate in un ambiente sconosciuto. Torchy trattava temi come l'inganno, i coetanei insensibili, il razzismo, il pericolo e delusioni sentimentali.

Riconoscimenti

Ormes è stata inserita postuma nella National Association of Black Journalists Hall of Fame nel 2014, e nell'Eisner Award Hall of Fame nel 2018. Il 1º settembre 2020 la pagina iniziale di Google ha inoltre reso omaggio al suo lavoro.

Note

  1. ↑ (EN) Nancy Goldstein, Jackie Ormes: The First African American Woman Cartoonist, Ann Arbor, University of Michigan Press, 2008, pp. 7, 183, ISBN 978-0-472-11624-9, OCLC 1176131351.
  2. ↑ (EN) Douglas Wolk, Origin Story, su The New York Times, 30 marzo 2008 (archiviato il 18 maggio 2014).
  3. 1 2 3 (EN) Zelda Ormes, su United States Social Security Death Index. URL consultato il 19 marzo 2013 (archiviato il 26 aprile 2016).
  4. 1 2 3 4 5 (EN) Ormes, Zelda "Jackie" (1911-1985) | The Black Past: Remembered and Reclaimed, su BlackPast.org, aprile 2013. URL consultato il 4 dicembre 2016 (archiviato il 25 marzo 2017).
  5. 1 2 3 4 5 6 (EN) Jessie Carney Smith, Notable Black American Women, vol. 3, Detroit, Gale, 2003, pp. 455–456, ISBN 0-7876-6494-4.
  6. ↑ (EN) Sheena C. Howard, Encyclopedia of black comics, Fulcrum, 2017, ISBN 978-1682751015, OCLC 992166823.
  7. 1 2 (EN) Nancy Goldstein, Jackie Ormes: The First African American Woman Cartoonist, University of Michigan Press, 2008, p. 15, ISBN 978-0472116249.
  8. ↑ (EN) Jackie Ormes, su Lambiek Comiclopedia, 5 settembre 2008 (archiviato il 15 agosto 2012).
  9. 1 2 3 4 (EN) Allan Holtz, American Newspaper Comics: An Encyclopedic Reference Guide, Ann Arbor, The University of Michigan Press, 2012, ISBN 978-0472117567.
  10. ↑ (EN) Nancy Goldstein, Jackie Ormes: The First African American Woman Cartoonist, University of Michigan Press, 2008, p. 39, ISBN 978-0472116249.
  11. ↑ (EN) Don Markstein, Torchy Brown, su toonopedia.com, Don Markstein's Toonopedia, 2010.
  12. ↑ (EN) Edward Brunner, 'Shuh! Ain't Nothin' To It': The Dynamics of Success in Jackie Ormes's 'Torchy Brown', in MELUS, vol. 32, n. 3, 2007, pp. 23–49, DOI:10.1093/melus/32.3.23.
  13. ↑ (EN) Michael Cavna, RIP, Morrie Turner: Cartoonists say farewell to a friend, a hero, a Wee Pals pioneer, in The Washington Post, 31 gennaio 2014 (archiviato il 10 marzo 2016).
  14. ↑ (EN) Kyle Norris, Comics Crusader: Remembering Jackie Ormes, su NPR, 29 luglio 2008 (archiviato il 6 ottobre 2013).
  15. ↑ (EN) Rebecca Onion, Fifty Years Before Boondocks There Was Patty-Jo 'n' Ginger, su Slate, 13 agosto 2013 (archiviato il 16 ottobre 2013).
  16. ↑ (EN) Brian Cronin, Comic Book Legends Revealed #470, su CBR., 9 maggio 2014. URL consultato il 24 marzo 2025.
  17. ↑ (EN) Karen Green, Black and White and Color, su Comixology.com, 1º agosto 2008 (archiviato dall'url originale il 10 dicembre 2008).
  18. ↑ (EN) Nancy Goldstein, Jackie Ormes: The First African American Woman Cartoonist, University of Michigan Press, 2008, pp. 2-21, ISBN 978-0472116249.
  19. ↑ (EN) Nancy Goldstein, Jackie Ormes: The First African American Woman Cartoonist, University of Michigan Press, 2008, pp. 95–116, ISBN 978-0472116249.
  20. 1 2 (EN) Vanessa Pitts, Ormes, Zelda "Jackie" (1911–1985), su Blackpast.org (archiviato il 23 ottobre 2013).
  21. ↑ (EN) Kenan Heise, Jackie Ormes, 68, drew comic strip 'Torchy', su Chicago Tribune, 3 gennaio 1986. URL consultato il 27 agosto 2016 (archiviato il 5 agosto 2017).
    «She died Thursday in Michael Reese Medical Center.»
  22. ↑ (EN) Jasmin K. Williams, Meet Jackie Ormes and Torchy Brown, su New York Amsterdam News, 19 luglio 2012. URL consultato il 30 ottobre 2017.
  23. ↑ (EN) Demetria Irwin, The Fashion, Politics and Drawings of a Black History Treasure, su New York Amsterdam News, 23 aprile 2008. URL consultato il 30 ottobre 2017.
  24. ↑ (EN) Earl Calloway, First Black Woman Cartoonist Created Characters that Fascinated Her Readers, su Chicago Defender, 31 aprile 2008. URL consultato il 30 ottobre 2017.
  25. ↑ (EN) Herb Boyd, Cartoonist Zelda Ormes inducted into NABJ Hall of Fame, su New York Amsterdam News, 23 gennaio 2014 (archiviato il 26 marzo 2014).
  26. ↑ (EN) Hall of Fame 2018 Nominees, su Comic-Con International: San Diego, Comic-Con International, 13 gennaio 2018. URL consultato il 28 aprile 2018 (archiviato il 24 giugno 2018).
  27. ↑ (EN) Celebrating Jackie Ormes, su Google. URL consultato il 1º settembre 2020.
  28. ↑ (EN) Dalvin Brown, Google honors Black cartoonist and activist Jackie Ormes with new Doodle, su USA Today. URL consultato il 1º settembre 2020.

Bibliografia

Collegamenti esterni

Controllo di autoritàVIAF (EN) 41295527 · ISNI (EN) 0000 0000 5557 2904 · Europeana agent/base/95112 · ULAN (EN) 500785013 · LCCN (EN) n2007061228 · GND (DE) 136077471 · BNF (FR) cb17780285r (data)