Jacopo Lazzari (o Giacomo; Firenze, 1574 ca. – Napoli, 20 aprile 1640) è stato un decoratore, architetto e scultore italiano, attivo principalmente a Napoli.

Facente parte di una famiglia di architetti e scultori, figlio di Andrea (1550 ca. - 1619), attivo soprattutto a Gaeta e a Napoli, fratello dei meno famosi Francesco e Ottaviano, che talune volte figureranno tra i collaboratori, nonché padre di Giacinto e del più noto Dionisio Lazzari, è stato uno dei massimi esponenti dell'architettura e in particolare della decorazione marmorea a Napoli, il cui stile segna il passaggio dal periodo tardo manierista a quello barocca.
Non si hanno molte informazioni sulla vita di Jacopo, di certo si sa che l'artista nasce a Firenze e prima di giungere a Napoli nel 1600 soggiorna quattro anni a Roma, dove perfeziona gli studi artistici.

Il suo arrivo in città avviene per lavorare al grande cantiere dei Girolamini, dove conosce l'architetto fiorentino Dionisio Nencioni di Bartolomeo, già attivo in città in loco dal 1587, al quale coadiuverà nell'impianto delle colonne marmoree nella chiesa e nella realizzazione del cappellone della famiglia Ruffo tra il 1601 e il 1608. Questo evento segna l'avvio della carriera artistica di Jacopo, ponendo la chiesa dei padri oratoriani al primo posto tra i cantieri più rilevanti nei quali l'artista ha lavorato nella sua carriera, per la quale ha realizzato sia interventi architettonici che progetti decorativi ornamentali in svariati ambienti. I primi interventi del 1600 segnano l'avvio dei rapporti tra i padri girolomini e Jacopo Lazzari, che dureranno senza interruzione fino al 1620, ancorché a questa data i documenti archivistici registrano pagamenti in suo favore per svariati lavori effettuati.
Nei primi anni napoletani Jacopo fa parte sostanzialmente dell'equipe di Dionisio Nencioni di Bartolomeo, eseguendo materialmente lavori marmorei di progetti realizzati da quest'ultimo e col quale instaura anche un rapporto di sincera amicizia. Oltre alla cappella Ruffo, infatti, Jacopo collabora con Francesco Lazzari (verosimilmente uno dei fratelli) al monumento funebre ad Angelo Giustiniani disegnato sempre da Nencioni di Bartolomeo per la cattedrale di Bovino.
Il giro di frequentazioni di Jacopo è tutto toscano: nel 1613 sposa nella chiesa di San Giovanni dei Fiorentini a Napoli la fiorentina Caterina Papini, figlia di Francesco, un tessitore esperto nella finitura del raso anch'egli attivo nella città partenopea, di cui uno dei testimoni di nozze è proprio il Nencioni, a sua volta sposato con Delia Vitale, moglie di Michelangelo Naccherino e zia di Giovan Marco Vitale, scultore che entrerà a far parte della schiera di aiutanti di Jacopo.
Dal 1608 al 1612 il Lazzari è documentato nella chiesa di Sant’Anna dei Lombardi al progetto decorativo di due cappelle attigue tra loro, delle famiglie Noris-Correggio e Fenaroli (quest'ultima che custodiva tre dipinti del Caravaggio), supportato dal marmoraro vicentino Cristoforo Monterosso, il che sarà tutto perduto dopo il terremoto del 1805. Tra il 1610 e il 1614 l'attività di architetto e decoratore è segnalata in vari interventi presso la chiesa di Sant'Andrea delle Dame a Napoli e di Sant’Angelo in Palco a Nola, dove in quest'ultima realizza il ciborio monumentale, mentre risulta vincitore dell'appalto per la cappella del Tesoro di san Gennaro che consta della realizzazione alcuni capitelli.
Dopo un primo periodo nel quale Jacopo Lazzari assume ruoli diversi nell'ambito di una squadra di lavoro al seguito di un capocantiere principale, a partire dal 1614 la sua attività si avvia verso ruoli man mano sempre più di responsabilità, dove da semplice esecutore di opere, diviene vero e proprio architetto-progettista del monumento. A ciò ne consegue la necessità di avvalersi sempre di più di collaboratori di bottega, tra scalpellini e tagliapietre fin anche a stuccatori, orafi e scultori. Nelle commesse della sua maturità i lavori di Jacopo riguardano infatti sia l'aspetto architettonico che quello strettamente decorativo, riuscendo a miscelare la tradizione figurativa di matrice tosco-romana improntata sull'intarsio in marmo o in pietre dure con la spazialità degli ambienti interni, sia sotto il profilo architettonico che scultoreo. In questi interventi dove Jacopo si trova a ricoprire un ruolo di responsabilità oltre che di semplice architetto, questi è solito coordinare l'attività all'interno del cantiere affidando gli interventi scultorei per lo più a maestranze specializzate, soprattutto Tomaso Montani, Giovan Marco Vitale, Giovan Domenico Monterosso e Francesco Cassano.
Tra il 1614-1615 gli viene attribuito il monumento funebre a Giovan Francesco di Sangro per la cappella Sansevero e realizza certamente un apparato marmoreo per ospitare un reliquario ligneo donato della cappella Carafa Scodes nella chiesa di Sant’Eframo Nuovo a Napoli, oggi perduto a seguito di un incendio del 1840. Nel 1616-1617 lavora anche nella basilica di Santa Chiara di Napoli, dove realizza il progetto della cappella Del Balzo, per la quale il Naccherino e Gian Marco Vitale sono chiamati a eseguire le sculture, mentre il fratello Ottaviano Lazzari, restauratore di opere antiche, lavora ai monumenti trecenteschi. Nello stesso anno Jacopo Lazzari esegue il monumento funebre a Giovan Alfonso Casanova nella chiesa di Sant'Agostino alla Zecca.

Ancora, per la chiesa dei Girolamini realizza almeno svariate opere architettoniche, come i lavori delle dodici colonne della navata nel 1615, compreso le basi e i capitelli, e la realizzazione di almeno tre cappelle (oltre ai lavori per quella Tarugi già avviati nel 1613): quella Spadafora tra il 1614-1619, quella cappella Sebastiani nel 1618 e quella Castaldi (non identificata).
Nel 1618 Jacopo Lazzari figura tra i promotori della Corporazione dei Santi Quattro Coronati degli scultori di marmi e marmorari, una sorta di scuola dove apprendere e perfezionare il mestiere, di cui diviene anche il governatore.
Tra il 1617 e il 1622 Jacopo è chiamato a lavorare in un'altra importante chiesa cittadina, quella di San Martino sulla collina del Vomero, dove realizza quattro cappelle, ancora una volta sia sotto il profilo architettonico che decorativo (di cui tre saranno eliminate con i restauri fanzaghiani prima e di Nicola Tagliacozzi Canale poi nel XVIII secolo). Queste opere vengono eseguite con l'ausilio del marmoraro carrarese Felice de Felice, con cui Jacopo costituisce nel 1618 una società di lavoro. I due lavorano insieme anche per l'altare e la balaustra della chiesa napoletana di San Giorgio Maggiore nel 1619, mentre nel 1621 completano il ciborio per la certosa di San Giacomo a Capri, il primo ampiamente rimaneggiato, il secondo traferito nell'Ottocento nella cappella del Tesoro della chiesa dell'Annunziata Maggiore a Napoli.

Nello stesso giro di anni Jacopo Lazzari è attivo a Gaeta presso il duomo, dove esegue il progetto architettonico della cripta di Sant'Erasmo, con anche il disegno delle decorazioni marmoree, della balaustra e dell'altare maggiore (per la quale lavorerà in parte, in continuazione del progetto paterno, anche il figlio Dionisio tra il 1644 e il 1649).
Nel 1620, Jacopo Lazzari costituisce un'altra società di collaborazione ai lavori con Antonio Galluccio. Dal 1623 i due sono particolarmente attivi presso la basilica della Santissima Annunziata Maggiore di Napoli, dove realizzano a quattro mani l'altare maggiore e altre svariate opere nella chiesa, di cui rimangono superstiti dopo l'incendio del 1757 le sole decorazioni della cappella Carafa con i marmi commessi sulle pareti, che si vanno ad aggiungere a opere preesistenti databili agli inizi del Seicento, l'altare marmoreo e i monumenti funebri ad Antonio Carafa e Beatrice Colonna. In questo cantiere collabora come scultore Giovan Domenico Monterosso, figlio del già collaboratore Cristoforo, il quale accompagnerà l'attività dell'officina Lazzari-Galluccio almeno fino ai primi anni del quarto decennio del secolo.

Nel 1624 Jacopo Lazzari riceve da Ferdinando Ferrante Brancia, patrizio di Sorrento e di Napoli del seggio di Capuana, cavaliere dell’Ordine di Calatrava, l'incarico di realizzare nel duomo di Napoli il monumento funebre al figlio Francesco. L'opera, in stile ancora tardomanierista, molto similare al monumento a Giovan Alfonso Casanova realizzato anni prima dal Lazzari, viene collocata nella cappella Carbone-Brancia della chiesa, vede anche l'intervento scultoreo del collaboratore Giovan Marco Vitale.
Per la cappella di Sansevero realizza un ulteriore monumento ad Alessandro di Sangro tra il 1625 e il 1627, dopodiché nel 1630 progetta l'altare della cappella d'Aquino nella chiesa di San Domenico Maggiore, dove vengono attribuiti anche alcune decorazioni della cappella Guevara, tra cui l'altare. Nella chiesa di Santa Maria della Pace, invece, realizza la porta d'ingresso in piperno e marmo bianco e l'epitaffio della cappella Majorani.
A partire dagli anni '30 del Seicento Jacopo Lazzari costituisce la società di lavoro con Simone Tacca (Carrara, 1593 – Napoli, 1664) e Francesco Valentini, la quale perdurerà fino alla sua morte. Stando agli accordi tra i tre soci, i pagamenti erano previsti nella corresponsione della metà di quanto contrattualizzato a Jacopo, mentre l'altra metà era da dividere tra il Tacca e Valentini. Ciò denota il maggior rilievo che aveva il Lazzari nell'impostazione societaria.
Nel 1631 realizza il pavimento della chiesa di San Gregorio Armeno, incluso quello delle cappelle laterali, caratteristico per la semplicità ed eleganza dello stile, in marmo bianco e pietra lavagna di Genova, di forme trapeziodali che unite tra loro assumono forma esagonale. Per l'opera il Lazzari incassa un compenso di 1.500 ducati, dove la semplicità e l'eleganza del disegno adottato diverrà modello anche per le future pavimentazioni di chiese e palazzi napoletani.
Nel 1633 Jacopo lavora alla cappella di San Michele della famiglia Seripando di Casapuzzano alla chiesa dei Santi Apostoli a Napoli e alla tomba di Girolamo Exarquez nella chiesa di San Bernardino a Lauria (oggi perduta). Nel 1635 realizza l'altare maggiore della chiesa di San Paolo Maggiore, completato poi dal figlio Dionisio e totalmente rifatto nel XVIII secolo e ancora quello della chiesa di Sant'Antonio delle Monache a Portalba.


Nel 1636 torna a lavorare invece nel primo cantiere della sua attività, quello dei Girolamini, dove realizza la cappella Scaraggi e nel 1639 completa il progetto architettonico e decorativo, compreso la mobilia ospitante le reliquie, della cappella di San Filippo Neri, cantiere di lunga data per Jacopo, dove assume la commessa dalla famiglia Tarugi già nel 1613, nella quale secondo il Celano figurerebbe tra i collaboratori di bottega anche il fratello Ottaviano. Tra il 1636 e il 1637 realizza intanto l'ancona marmorea della chiesa di Donnaregina Nuova.
Jacopo tuttavia non riesce a vedere il completamento di gran parte delle commesse degli ultimi anni per la sopraggiunta morte avvenuta il 20 aprile del 1640. Alla morte dell'architetto tutti i suoi lavori vengono dunque lasciati in "eredità" al figlio Dionisio, che contestualmente ha assunto per volere testamentario il comando della società costituita dal padre con Tacca e Valentini, e pertanto si trova a dover completare le diverse opere rimaste incompiute. Tra queste figurano quelle presso la chiesa di Santa Maria della Sapienza, di San Pietro Martire, quelle avviate già nel 1636 nella cappella Firrao in San Paolo Maggiore e nel palazzo della stessa famiglia.
Jacopo Lazzari è sepolto per sua volontà nella chiesa dei Girolamini, dove due anni prima fu per l'amico Dionisio Nencioni di Bartolomeo e dove la troveranno anche i suoi figli Giacinto, che intanto diviene oratoriano, e Dionisio Lazzari.
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