Jelly Babies

Jelly Babies
Categoriadolci
MarcaKraft Foods
Anno di creazione1864
NazioneRegno Unito (bandiera) Regno Unito

Jelly Babies (lett. "bambini di gelatina") è un marchio inglese di caramelle gommose a guisa di neonato e ricoperte di zucchero.

Storia

I Jelly Babies prendevano originariamente il nome di Unclaimed Babies (lett. "bambini non reclamati") e vennero ideati nel 1864 da un immigrato austriaco che lavorava per l'azienda Fryers of Lancashire. Nel 1918, anno in cui iniziarono a essere prodotte dalla Bassett's di Sheffield, il nome delle caramelle venne cambiato in Peace Babies (lett. "bambini della pace", un riferimento alla fine della grande guerra). La produzione dei Peace Babies venne temporaneamente cessata durante la seconda guerra mondiale a causa della mancanza di cibo; nel 1953, la loro produzione venne riavviata e il loro nome cambiato in Jelly Babies.

I Jelly Babies fecero parlare di sé quando scoppiò la Beatlemania nell'ottobre 1963. Infatti, quando si venne a sapere che il chitarrista dei Beatles George Harrison li apprezzava, le fan del gruppo iniziarono a lanciare addosso ai membri del quartetto britannico i Jelly Babies (e negli USA le più dure Jelly Belly) durante i loro concerti.

Note

  1. 1 2 3 (EN) Sweet success: Unravelling the Jelly Baby's dark past", su bbc.co.uk. URL consultato il 21 ottobre 2025.
  2. ↑ (EN) Sweets: The History of Temptation, su books.google.com. URL consultato il 21 ottobre 2025.
  3. ↑ (EN) Bassett's, su cadbury.com. URL consultato il 21 ottobre 2025 (archiviato dall'url originale il 22 luglio 2008).
  4. ↑ (EN) "BEATLEMANIA!" Is Born, su slate.com. URL consultato il 21 ottobre 2025.
  5. ↑ (EN) Letter reveals The Beatles' fear of jelly baby fans, su mirror.co.uk. URL consultato il 21 ottobre 2025.
  6. ↑ (EN) George Harrison's 1963 plea: stop throwing jelly babies at Beatles, su entertainment.timesonline.co.uk. URL consultato il 21 ottobre 2025 (archiviato dall'url originale il 19 maggio 2009).
  7. ↑ (EN) The secret life of jelly beans, su latimes.com. URL consultato il 21 ottobre 2025.

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