John Beloff (Londra, 19 aprile 1920 – Edimburgo, 1º giugno 2006) è stato uno psicologo e parapsicologo britannico.
È considerato una delle figure preminenti nello studio dei fenomeni paranormali nel Regno Unito, avendo contribuito a integrare la parapsicologia come disciplina di ricerca all'interno del sistema universitario britannico.
Nato a Londra da una famiglia di immigrati ebrei di origine russa, stabilitasi nei pressi di Hampstead Heath, crebbe in un ambiente intellettuale piuttosto stimolante: era il quarto di cinque figli, tra cui lo storico Max Beloff e la giornalista Nora Beloff. Nel 1937 iniziò gli studi presso la Architectural Association di Londra, ma trovò la professione insoddisfacente.
Durante il servizio militare da lui prestato nel corso della seconda guerra mondiale, si imbatté nel libro Extrasensory Perception di J.B. Rhine, che descriveva i tentativi sperimentali di dimostrare l'esistenza delle facoltà psichiche. Rimastone impressionato, fu spinto a cambiare vita: dopo la guerra si iscrisse alla facoltà di psicologia dell'Università di Londra, studiando prima al Birkbeck College e poi all'University College, fino a laurearsi nel 1952.
Dopo aver trascorso un anno accademico alla University of Illinois, dove lavorò come assistente di Raymond Cattell nei suoi studi psicologici sulla personalità e l'analisi fattoriale, Beloff conseguì il dottorato di ricerca nel 1956 presso la Queen's University di Belfast.
Nel 1952 sposò la collega psicologa Halla Parker, specializzatasi poi in psicologia sociale, dalla quale ebbe due figli: Zoe, divenuta artista visiva, e Bruno.
Nonostante la natura dei suoi studi e l'accettazione teorica di alcune prove sulla sopravvivenza dopo la morte, Beloff si è sempre dichiarato un convinto ateo e umanista, rifiutando ogni dogma religioso. Sostenitore dell'eutanasia volontaria, alla sua morte ha disposto la donazione del proprio corpo alla scienza medica, rifiutando cerimonie funebri.
Con la divulgazione di documenti conseguente al Freedom of Information Act, si è appurato che Beloff fu inserito dalla CIA nei propri dossier segreti nell'ambito del progetto Stargate, in quanto esponente di rilievo della parapsicologia accademica.
Beloff ha insegnato presso il dipartimento di psicologia dell'Università di Edimburgo dal 1962 fino al pensionamento. Ha ricoperto inoltre un ruolo di primo piano nella Society for Psychical Research (SPR), di cui è stato membro del consiglio, presidente per due anni (1974 e 1982), e a lungo curatore editoriale delle riviste scientifiche della società, il Journal e i Proceedings.
Nel corso della sua carriera, ha svolto un ruolo cruciale come esecutore testamentario dello scrittore Arthur Koestler. Grazie a questo incarico, ha guidato le trattative istituzionali che hanno portato alla fondazione della prima cattedra britannica in materia, la Cattedra Koestler di Parapsicologia (Koestler Parapsychology Unit, KPU), istituita presso l'Università di Edimburgo nel 1985 e affidata inizialmente a Robert Morris.
Sul piano sperimentale, Beloff è noto per aver introdotto nel 1961, insieme allo studente di fisica Leonard Evans, un approccio innovativo per i test di psicocinesi (PK), fino allora basati su metodi rudimentali come i dadi o le carte Zener: anticipò infatti l'uso della fisica quantistica e nucleare per testare il potenziale della mente umana, ponendo le basi per un generatore di eventi casuali (REG) a partire dal decadimento radioattivo.
L'obiettivo era misurare se il pensiero focalizzato di un soggetto potesse deviare l'emissione casuale di particelle atomiche, proiettate da una sorgente verso uno schermo fosforescente (spintariscopio). L'esperimento tuttavia non diede risultati significativi, e Beloff ammise pubblicamente i propri fallimenti, ai quali però fornì una spiegazione, definendosi un «inibitore di fenomeni psi» (psi-inhibitor): sosteneva cioè che la sua stessa presenza fisica, per via della sua mente iper-razionale unita all'atmosfera austera dei laboratori, bloccasse inconsciamente le facoltà paranormali dei soggetti esaminati.
Il suo modello metodologico basato sulla radioattività, finalizzato a ottenere una casualità pura e non manipolabile, divenne in ogni caso uno standard internazionale nella ricerca sulla psicocinesi. Pochi anni dopo, il fisico Helmut Schmidt avrebbe infatti sviluppato quest'intuizione, costruendo i primi computer REG a base quantistica con cui automatizzare molti di questi test, registrando scostamenti statistici significativi, anche in esperimenti di retro-psicocinesi (Retro-PK).
Per risolvere il blocco statistico dovuto all'effetto dello sperimentatore, sia perché troppo scettico (psi-inhibitor) o al contrario troppo fiducioso (psi-conducive), la Koestler Parapsychology Unit dell'Università di Edimburgo, diretta da Robert Morris, avrebbe inoltre adottato dal 1985 precise contromisure: trasformando questo stesso problema psicologico in un oggetto di studio quantificabile, venne introdotta l'automazione informatica dei test, il doppio cieco computerizzato e gruppi di co-sperimentazione misti per impedire qualsiasi tipo di interazione mentale o comportamentale tra lo scienziato e il candidato.
Parallelamente, sotto l'iniziale supervisione di Beloff, il laboratorio di Edimburgo avrebbe introdotto anche i primi studi sulla telepatia tramite il metodo Ganzfeld, una tecnica di deprivazione sensoriale che i successori di Morris avrebbero poi trasformato in un protocollo d'avanguardia per testare la trasmissione del pensiero in condizioni controllate di coscienza alterata.
Dal punto di vista filosofico, Beloff ha esordito con il saggio The Existence of Mind (1962), scritto in diretta contrapposizione al comportamentismo analitico di Gilbert Ryle.
L'obiettivo principale del libro non era la dimostrazione del soprannaturale fine a se stessa, ma trovare prove a sostegno del «dualismo forte» tra mente e corpo, ossia della netta separazione tra l'attività della coscienza e la materia corporea.
Convinto della realtà dei fenomeni paranormali, Beloff riteneva che essi avrebbero potuto accertare empiricamente tale dualismo radicale, per confutare in maniera definitiva le correnti materialiste che invece riducevano la mente a un mero sottoprodotto biologico dei processi cerebrali, delle quali contestò in particolare:
D'altra parte egli respinse anche il monismo idealistico, ritenendo che l'universo fisico non smetterebbe di esistere se non vi fosse un osservatore a guardarlo. Ammise tuttavia i limiti del dualismo forte, evidenziando come la filosofia non fosse ancora riuscita a spiegare l'origine della mente, e in che modo essa interagisca biologicamente col cervello.
Nella sua ottica, a ogni modo, il fisicalismo materialista diventava scientificamente insostenibile di fronte all'esistenza dei fenomeni paranormali (o «psi» secondo la terminologia anglosassone), cioè alla possibilità che la mente umana sia in grado di operare al di fuori dei confini cerebrali.
Pur rigettando il dogmatismo e le filosofie new age, pretendeva pertanto dagli scettici il medesimo rigore con cui applicava al proprio lavoro una severa disciplina metodologica, ribaltando l'onere della prova o evidenziando i loro bias cognitivi; egli suddivise queste persone in due categorie: i De Facto Skeptics, aperti in linea di principio a vagliare le prove empiriche, e gli Absolute o A Priori Skeptics, che escludono a prescindere qualsiasi fenomeno paranormale.
In Explaining the paranormal (1963), in particolare, Beloff valutò cinque interpretazioni con cui i fenomeni paranormali venivano generalmente trattati:
Per Beloff invece la mente umana, sebbene non coincida col cervello fisico, interagisce in maniera causale su di esso, come attestato dai fenomeni psi, che non potevano essere ricondotti alla fisica o alle neuroscienze tradizionali: per lui si trattava di anomalie autentiche, che richiedevano una filosofia dualista radicale per essere spiegati. A chi gli chiedeva cosa avrebbe potuto fargli cambiare idea sull'esistenza di tali fenomeni, rispondeva: