John Deakin (New Ferry, 8 maggio 1912 – Brighton, 25 maggio 1972) è stato un fotografo e pittore britannico.
Anche se la distanza con New Ferry è breve ed entrambe le località fanno parte della Penisola di Wirral, qualcuno colloca la sua nascita nella cittadina di Bebington, mentre altri citano la città di Bootle, sempre nei dintorni, aggiungendovi la nota sarcastica dello stesso Deakin che amava ripetere: "sono nato vicino a un lebbrosario".
Figlio di John Henry, un addetto alle macchine nella fabbrica "Lever Brothers", una azienda produttrice di sapone, nella vicina Port Sunlight, e di Elsie Mary Bond. A 16 anni lasciò la scuola secondaria per viaggiare in Irlanda, dove lavorò brevemente come vetrinista, e Spagna. Al suo ritorno incontrò il collezionista e mecenate Arthur Jeffress con il quale ebbe una relazione durata gran parte degli anni Trenta, girando fra l'altro anche a Parigi e a Venezia, oltre a viaggi in Messico, Stati Uniti e Tahiti. Nel 1938 espose i suoi quadri a Londra ed ebbe un discreto successo.
Nel 1939 se ne andò a Parigi e già maneggiava agevolmente la fotografia tanto che dal 1940 al 1945 venne inquadrato nella "Army Film and Photographic Unit" della British Army, come sergente, e seguì al fronte alcune delle battaglie della seconda guerra mondiale come la seconda battaglia di El Alamein e ad alcune vicende dell'assedio di Malta (1940-1942).
Alla fine della guerra si stabilì nel quartiere di Soho, a quell'epoca si trattava di una zona molto degradata della città fatta di vicoli maleodoranti, case pericolanti, pub sgangherati. In quel luogo, Deakin trovò quell'umanità che probabilmente andava cercando: un universo di emarginati, artisti, ubriaconi. Gente che avrebbe fotografato, fissandoli nella gelatina del loro freddo e nudo squallore, senza la minima pietà.
Nel luglio 1947 Audrey Withers, la direttrice di Vogue, anche se tra i suoi fotografi di riferimento aveva Norman Parkinson, Antony Armstrong-Jones, Irving Penn, assunse Deakin nella redazione inglese ma durò poco. Nel settembre dell'anno successivo venne licenziato. Si presume che accadde proprio in quel periodo che incontrasse casualmente l'allora apprendista Harold Chapman e lo consigliasse ad approfondire la fotografia. Così Chapman si trasferì a Parigi dove fece il fotografo di strada e lavorò anche per il New York Times. Nell’estate del 1951 venne assunto di nuovo in redazione, ma meno di tre anni dopo fu sbattuto fuori, questa volta definitivamente. Il mondo patinato della moda non faceva per lui, ma anche per aver perso la sua attrezzatura fotografica (o forse per averla impegnata o venduta) e per il suo abuso di alcool. Fino al 1958 per ragioni ignote godette di uno stipendio del giornale The Observer.
Tornò a Soho. Nei primi anni Cinquanta iniziò una relazione con il libraio d'arte David Archer. Attraverso le sue conoscenze entrò a far parte di una libera associazione di artisti che si riuniva al Colony Room, un locale che dal 1948 al 1979 fu gestito da Muriel Belcher e che ebbe tra i suoi fondatori Francis Bacon, molto frequentato da artisti di varia estrazione, tutti o quasi perennemente ubriachi. Anche le opinioni su questo posto erano assai diversificate, tra chi ne parlava come di "un piccolo orinatoio pieno di vecchietti irritabili" come scrisse il poeta Brian Patten e chi lo descrisse "un glorioso inferno che forgiava il carattere" come fece la scrittrice Molly Parkin.
I soggetti delle sue fotografie, molti dei quali scattati per le strade di Soho in pomeriggi ubriachi tra il Colony Club e la French House, sono alcuni dei maggiori artisti e critici dell'epoca: Dylan Thomas, Lucian Freud, Kingsley Amis, Kenneth Tynan, Elizabeth Smart, i fratelli Bernard: il giornalista Jeffrey, il poeta Oliver e il critico Bruce. Basso di statura, Deakin usava una Rolleiflex che gli arrivava ad altezza dell'ombelico. I negativi venivano ingranditi a dismisura per "estrarre" dai ritratti delle persone ogni poro e ogni difetto, usando anche la doppia esposizione. Daniel Farson, a proposito delle sue foto, scrive: "una foto segnaletica in prigione scattata da un vero artista". Infatti, non c'è di che stupirsi se alcune foto siano state trovate, sporche di vernice, nello studio di Bacon. Aveva uno sguardo felino e feroce quando sceglieva la vittima da ritrarre. Era così interessato alle persone che voleva quasi sconvolgerle alfine di penetrarne l'intimità. Nei suoi viaggi, tra gli anni Cinquanta e Sessanta a Parigi, Londra e Roma, fotograferà anche Yves Montand, John Huston, Luchino Visconti, Simone Signoret, Wystan Hugh Auden, Frank Auerbach, Eduardo Paolozzi.
Il rapporto d'amicizia con Francis Bacon nacque con le assidue frequentazioni al Colony Room. Anche se il rapporto fra i due non fu sempre tranquillo, molti dipinti di Bacon si basano sulle foto di Deakin, così come fece scattare foto dei propri dipinti al fotografo del quale ebbe sempre un'alta considerazione. A tal proposito sembra ne abbia parlato come "il miglior fotografo ritrattista dai tempi di Nadar e Julia Margaret Cameron". Molti altri viceversa lo hanno descritto malissimo: "piccolo ubriacone vizioso", "il secondo uomo più cattivo che abbia mai incontrato", "andatura di un lottatore nano", "orecchie da Topolino", perfino il suo viso butterato era "rugoso come quello di un segugio".
Nel 1972 al fotografo venne diagnosticato un tumore ai polmoni e fu sottoposto a un intervento chirurgico. Durante la convalescenza morì di infarto mentre soggiornava a Brighton. In ospedale, aveva indicato Bacon come suo parente più prossimo, costringendo in questo modo il pittore a identificarne il corpo: "È stato l'ultimo brutto scherzo che mi ha giocato", disse Bacon. Dopo la morte le sue opere sono state dimenticate per molti anni. Nonostante il suo evidente talento, Deakin non attribuiva molta importanza alla fotografia. Gran parte delle sue immagini sono sopravvissute solo perché i negativi sono stati recuperati sotto il suo letto da Bruce Bernard. A partire dal 1984 sono iniziate una serie di mostre, pubblicazioni e analisi intorno alla sua opera.
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