| Concerto per pianoforte e orchestra n. 20 | |
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| Compositore | Wolfgang Amadeus Mozart |
| Tonalità | Re minore |
| Tipo di composizione | Concerto |
| Numero d'opera | K 466, Catalogo Köchel |
| Epoca di composizione | Completato a Vienna il 10 febbraio 1785 |
| Prima esecuzione | Mehlgrube di Vienna, 11 febbraio 1785 |
| Pubblicazione | Johann Anton André, Offenbach sul Meno, 1796 |
| Autografo | Conservato presso l'archivio della Gesellschaft der Musikfreunde di Vienna |
| Durata media | Circa 30/35 minuti |
| Organico |
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| Movimenti | |
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Il concerto per pianoforte e orchestra n. 20 in Re minore K 466 fu completato da Wolfgang Amadeus Mozart il 10 febbraio 1785 e venne eseguito per la prima volta, con il compositore stesso al fortepiano, in una sala della Mehlgrube di Vienna il giorno successivo, 11 febbraio. Stabilitosi nella capitale asburgica come compositore e pianista indipendente, Mozart organizzava periodicamente concerti destinati ai propri abbonati, riscuotendo notevole successo.
Dopo essersi stabilito a Vienna nel 1781, Mozart intraprese l'attività di musicista indipendente, rinunciando a un impiego stabile presso una corte e, a metà degli anni '80, si trovava nel periodo di maggiore affermazione della propria carriera, sia come compositore che come pianista. Mozart sosteneva la propria attività attraverso diverse fonti di reddito, fra cui il mecenatismo, le commissioni operistiche, la pubblicazione delle proprie opere, l'insegnamento privato e l'organizzazione di concerti. Fra queste, le esecuzioni pubbliche dei suoi concerti per pianoforte rappresentavano la principale risorsa economica e uno dei mezzi più efficaci per consolidare la propria reputazione artistica.
Poiché durante la quaresima e l'avvento la programmazione operistica era ridotta, questi due periodi erano comunemente scelti dai compositori per presentare nuovi lavori strumentali. Mozart dunque organizzò, negli anni, una serie di accademie per sottoscrizione, cioè concerti su abbonamento destinati a raccogliere fondi a beneficio del compositore, esibendosi in numerose occasioni che contribuirono ad accrescere la sua notorietà presso il pubblico viennese e favorendo l'acquisizione di nuovi allievi e committenti. Complessivamente, Mozart tenne quattro concerti in abbonamento nel 1784 e dieci nel 1785. Inoltre, si esibì in salotti privati almeno diciotto volte nel 1784 e cinque volte nel 1785.
Il fatto di scrivere per sé come solista gli consentì di non dover adattare la parte pianistica alle caratteristiche tecniche di altri esecutori, come era invece avvenuto in diversi concerti risalenti agli anni del periodo salisburghese. Ne derivò una maggiore libertà compositiva, evidente sia nella scrittura pianistica, sia nell'organizzazione formale delle idee, che riflettono in modo diretto la concezione musicale del compositore.
La data di completamento del concerto per pianoforte e orchestra n. 20 è nota con esattezza perché Mozart, durante gli anni della maturità, tenne un catalogo completo delle proprie opere, nel quale inserì questa composizione il 10 febbraio 1785. Il concerto venne eseguito per la prima volta, con Mozart stesso al fortepiano, in una sala della Mehlgrube di Vienna il giorno successivo, 11 febbraio. Si trattava del primo di una serie di sei concerti (gli altri si tennero il 18 e 25 febbraio, e il 4, 11 e 18 marzo) programmati per il periodo della quaresima 1785.
Il compositore Vojtech Matyáš Jírovec annotò che Mozart, per eseguire questi concerti, aveva ingaggiato «un'orchestra teatrale completa», che i musicologi identificano quasi certamente in quella del Burgtheater. La Mehlgrube era un edificio situato nella piazza Neuer Markt: il piano terra ospitava un ristorante, mentre la grande sala al primo piano veniva affittata per concerti, balli e banchetti. In salette adiacenti più piccole venivano serviti cibi e bevande ed erano disponibili tavoli da gioco.
Leopold Mozart, padre di Wolfgang, arrivò a Vienna venerdì 11 febbraio 1785 per fare visita al figlio e vi rimase fino al 25 aprile. La sera dell'11 febbraio assistette alla prima esecuzione dell'opera e ne raccontò i dettagli a sua figlia Maria Anna in una lettera del 14 febbraio: «La sera di quello stesso venerdì ci recammo alle sei al suo primo concerto in abbonamento, dove era riunita una grande folla di persone di alto rango. Ogni persona paga, per questi sei concerti quaresimali, un sovrano d'oro oppure tre ducati. Il concerto si tiene alla Mehlgrube. Wolfgang, per l'affitto della sala, paga ogni volta soltanto mezzo sovrano d'oro. Il concerto fu incomparabile, l'orchestra era eccellente. Oltre alle sinfonie, una cantante del teatro italiano eseguì due arie. Poi fu suonato un nuovo e magnifico concerto per pianoforte di Wolfgang, del quale il copista, quando arrivammo, stava ancora copiando la musica. Tuo fratello non ebbe nemmeno il tempo di provare il rondò perché dovette controllare il lavoro dei copisti».
Da un'altra lettera di Leopold a sua figlia Maria Anna del 12 marzo 1785 si ricava che, in occasione di questi concerti, Wolfgang suonava il proprio fortepiano personale, che veniva trasportato di volta in volta dalla sua abitazione al luogo dell'esecuzione. La stessa lettera attesta inoltre che lo strumento era provvisto di una pedaliera separata, collocata sotto il fortepiano e presumibilmente impiegata per rinforzare la linea del basso: «Da quando sono qui, il fortepiano di tuo fratello è stato trasportato almeno dodici volte da casa a teatro o in un'altra abitazione. Si è fatto costruire una grande pedaliera per il fortepiano, che sta sotto lo strumento; è più lunga di tre spanne rispetto alla cassa ed è straordinariamente pesante. Ogni venerdì viene portata alla Mehlgrube ed è stata trasportata anche dal conte Cziczi e dal principe Kaunitz».
Nonostante il completamento della partitura sia avvenuto solo poche ore prima dell'esecuzione, la prima del concerto per pianoforte e orchestra n. 20 si svolse senza inconvenienti e ottenne un immediato successo. Nel corso del XIX secolo il concerto conobbe una straordinaria fortuna, venendo considerato una delle opere più rappresentative del catalogo mozartiano e interpretato come anticipazione della sensibilità romantica. Rimasto stabilmente nel repertorio concertistico, è tuttora uno dei concerti per pianoforte di Mozart più frequentemente eseguiti. L'opera, inoltre, godette della particolare ammirazione di Ludwig van Beethoven, che ne scrisse le cadenze solistiche per il primo e per il terzo movimento. Il manoscritto autografo è conservato presso l'archivio della Gesellschaft der Musikfreunde di Vienna. La prima edizione a stampa fu pubblicata nel 1796 da Johann Anton André a Offenbach sul Meno.
La partitura è scritta per un'orchestra composta da:

Il concerto è formato da tre movimenti:
L'esecuzione integrale dura circa 30/35 minuti, facendone uno dei concerti per pianoforte e orchestra di Mozart più lunghi. Seguendo una prassi ampiamente diffusa nel XVIII secolo, il compositore era solito improvvisare parte della scrittura pianistica durante l'esecuzione. In questo concerto, infatti, Mozart non scrisse le due cadenze solistiche previste nel primo e nel terzo movimento, lasciando quindi all'interprete il compito di improvvisarle con arpeggi, scale e altri elementi di carattere virtuosistico. Diversi autori, nel corso degli anni, misero per iscritto alcune cadenze: Ludwig van Beethoven, Franz Xaver Wolfgang Mozart, Charles-Valentin Alkan, Johannes Brahms, Johann Nepomuk Hummel, Ferruccio Busoni e Clara Schumann. Le cadenze composte da Beethoven sono oggi quelle più frequentemente eseguite.
Nel pentagramma in chiave di basso del pianoforte Mozart inserì la dicitura ColB., cioè Col Basso, che designa la prassi, diffusa fino alla fine del Settecento, secondo cui il solista, durante i passaggi dell'intera orchestra, raddoppiava con la mano sinistra la linea del basso eseguita da violoncelli e contrabbassi. Tale indicazione riflette il tradizionale ruolo del pianista maestro al cembalo che, oltre a eseguire la propria parte solistica, partecipava al tutti orchestrale mediante la realizzazione del basso continuo.
Con l'affermarsi della distinzione moderna tra le figure del direttore d'orchestra e del solista, all'inizio del XIX secolo, l'uso di raddoppiare con la mano sinistra la linea del basso cadde progressivamente in disuso e, nelle esecuzioni contemporanee, viene omessa. Inoltre, il suono del fortepiano si fondeva agevolmente con quello dell'orchestra, ma seguire questa prassi su pianoforti a coda moderni risulta inappropriato a causa della loro sonorità molto diversa rispetto agli strumenti del periodo di Mozart.

Il concerto per pianoforte e orchestra n. 20 si distingue, nell'ambito della produzione concertistica mozartiana, per la straordinaria continuità con cui è stato accolto, eseguito e studiato nel corso dei secoli. Fin dalla sua prima esecuzione, nel 1785, l'opera riscosse un'accoglienza favorevole. Leopold Mozart, presente alla prima, riferì positivamente a proposito della composizione e dell'esecuzione. Mozart stesso riprese il concerto in successive occasioni, a conferma della sua rilevanza nel proprio repertorio.
Nel corso del XIX secolo, mentre altri concerti mozartiani caratterizzati da un linguaggio più vicino allo stile galante conobbero una progressiva riduzione delle esecuzioni, il concerto per pianoforte e orchestra n. 20 continuò a essere proposto e apprezzato. Pur appartenendo pienamente al genere del concerto classico, infatti, presenta una concezione drammatica e una continuità espressiva che hanno favorito, nell'ambito della sensibilità musicale ottocentesca, la sua interpretazione come opera anticipatrice di alcuni aspetti del linguaggio artistico romantico.
Fra i primi estimatori del concerto vi fu Ludwig van Beethoven, che lo eseguiva e che compose anche proprie cadenze per il primo e per il terzo movimento. Fu inoltre eseguito da numerosi importanti pianisti e compositori fra il XIX e l'inizio del XX secolo, tra cui Johann Nepomuk Hummel, Clara Schumann, Johannes Brahms, Charles-Valentin Alkan e Ferruccio Busoni. Alcuni di essi realizzarono proprie cadenze per l'opera. Nel XX e XXI secolo la composizione è rimasta stabilmente presente nel repertorio concertistico e discografico. La particolare combinazione di tensione drammatica, contrasto fra tonalità minore e maggiore e lirismo del movimento centrale ha favorito numerose interpretazioni da parte di pianisti e direttori d'orchestra.
Il primo movimento, Allegro, è composto in Re minore, è in tempo C ed è in forma-sonata. L'orchestra non introduce immediatamente un tema, ma apre l'opera con un'introduzione di carattere drammatico formata da figure sincopate dei violini, sostenute da un accompagnamento agitato dei bassi, creando un'atmosfera di forte tensione. Dopo un improvviso intervento dell'intera orchestra in forte, il pianoforte entra con un tema esposto in modo sommesso e dal carattere elegiaco. Nel corso dello sviluppo le idee liriche e virtuosistiche del solista si alternano e si contrappongono a motivi più impetuosi dell'orchestra. L'intero movimento è permeato dall'estetica Sturm und Drang, con una costante alternanza di inquietudine, slancio drammatico e intensità emotiva. Poco prima della conclusione, un'ampia pausa dell'orchestra introduce la cadenza del solista, di cui Mozart non ne lasciò una versione autografa. L'Allegro si conclude senza una piena risoluzione del conflitto drammatico: la tonalità di Re minore si riafferma nel finale del movimento, preservandone il carattere tragico e preparando il contrasto espressivo con il successivo movimento lento. Di seguito, l'incipit del movimento:
Il movimento lento centrale, Romanza, è composto in Si bemolle maggiore ed è in tempo 2/2. Costituisce un momento di distensione dopo il clima drammatico del primo tempo ed è strutturato secondo una forma di rondò in cinque parti. La sezione iniziale presenta un tema di grande cantabilità costituito da una scrittura semplice ed elegante. La sezione successiva mantiene questo clima espressivo, sviluppando il materiale tematico senza alterarne il carattere contemplativo. Nella parte centrale del movimento si verifica un netto mutamento: una sezione in Sol minore interrompe improvvisamente la quiete con un episodio di intensa drammaticità, nel quale riaffiorano l'agitazione e la tensione caratteristiche del primo movimento.
Il pianoforte è chiamato a sostenere una scrittura virtuosistica particolarmente incalzante, insolita per un movimento lento, mentre il dialogo con l'orchestra assume accenti di marcata concitazione. Esaurito questo episodio, il tema iniziale ritorna nella tonalità di Si bemolle maggiore, ristabilendo l'atmosfera di serenità. Una breve coda conclude il movimento, confermandone il carattere lirico e offrendo un efficace contrasto con l'inquieta parentesi centrale. Nel suo insieme, la Romanza combina un'impostazione melodica di grande semplicità espressiva con una sezione centrale fortemente drammatica, realizzando uno dei contrasti più significativi dell'intero concerto. Di seguito, l'incipit del movimento:
Il terzo e ultimo movimento, Allegro assai, ritorna alla tonalità iniziale di Re minore ed è in tempo 2/2. Come per il precedente, anche questo è in forma di rondò e si apre direttamente con l'intervento del pianoforte, senza introduzione orchestrale. Il solista espone immediatamente il tema principale, caratterizzato da un incisivo arpeggio ascendente, che imprime al movimento un carattere energico e risoluto. Nel corso del rondò il tema principale si alterna a una serie di episodi contrastanti. Alcuni mantengono il clima drammatico e l'impeto della tonalità minore, mentre altri si orientano verso il modo maggiore, introducendo momentanei elementi di distensione. Tra questi spicca un episodio in Re maggiore, affidato ai legni, che offre un marcato contrasto con il vigore della scrittura pianistica e con la tensione dominante del movimento.
L'intero finale è costruito sul continuo confronto fra tonalità minore e maggiore. Sebbene la musica si apra più volte a prospettive luminose, tali aperture vengono ripetutamente ricondotte alla tonalità d'impianto, preservando fino alle battute finali il carattere drammatico della composizione. Dopo la cadenza del solista, tradizionalmente affidata all'improvvisazione, Mozart introduce uno dei momenti più significativi del concerto. Nella conclusione, infatti, la tonalità passa improvvisamente da Re minore a Re maggiore, trasformazione che corrisponde alla cosiddetta terza piccarda. Questo passaggio conclusivo dal modo minore al maggiore conferisce all'opera un senso di compiutezza: dopo un percorso dominato dall'inquietudine, il concerto si chiude con un'impressione di serenità. Di seguito, l'incipit del movimento:
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 51145424539786831469 · LCCN (EN) n81144346 · GND (DE) 300108966 · BNE (ES) XX2101780 (data) · BNF (FR) cb13915202s (data) · J9U (EN, HE) 987007605628405171 |
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