| Concerto per pianoforte e orchestra n. 21 | |
|---|---|
| Compositore | Wolfgang Amadeus Mozart |
| Tonalità | Do maggiore |
| Tipo di composizione | Concerto |
| Numero d'opera | K 467, Catalogo Köchel |
| Epoca di composizione | Completato a Vienna il 9 marzo 1785 |
| Prima esecuzione | Burgtheater di Vienna, 10 marzo 1785 |
| Pubblicazione | Breitkopf & Härtel, Lipsia, 1800 |
| Autografo | Conservato presso la Morgan Library & Museum di New York |
| Durata media | Circa 30 minuti |
| Organico |
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| Movimenti | |
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Il concerto per pianoforte e orchestra n. 21 in Do maggiore K 467 fu completato da Wolfgang Amadeus Mozart a Vienna il 9 marzo 1785. Stabilitosi nella capitale asburgica come compositore e pianista indipendente, Mozart organizzava periodicamente concerti destinati ai propri abbonati, riscuotendo notevole successo.
Dopo essersi stabilito a Vienna nel 1781, Mozart intraprese l'attività di musicista indipendente, rinunciando a un impiego stabile presso una corte e, a metà degli anni '80, si trovava nel periodo di maggiore affermazione della propria carriera, sia come compositore che come pianista. Mozart sosteneva la propria attività attraverso diverse fonti di reddito, fra cui il mecenatismo, le commissioni operistiche, la pubblicazione delle proprie opere, l'insegnamento privato e l'organizzazione di concerti. Fra queste, le esecuzioni pubbliche dei suoi concerti per pianoforte rappresentavano la principale risorsa economica e uno dei mezzi più efficaci per consolidare la propria reputazione artistica.
Poiché durante la quaresima e l'avvento la programmazione operistica era ridotta, questi due periodi erano comunemente scelti dai compositori per presentare nuovi lavori strumentali. Mozart dunque organizzò, negli anni, una serie di accademie per sottoscrizione, cioè concerti su abbonamento destinati a raccogliere fondi a beneficio del compositore, esibendosi in numerose occasioni che contribuirono ad accrescere la sua notorietà presso il pubblico viennese e favorendo l'acquisizione di nuovi allievi e committenti. Complessivamente, Mozart tenne quattro concerti in abbonamento nel 1784 e dieci nel 1785. Inoltre, si esibì in salotti privati almeno diciotto volte nel 1784 e cinque volte nel 1785.
Il fatto di scrivere per sé come solista gli consentì di non dover adattare la parte pianistica alle caratteristiche tecniche di altri esecutori, come era invece avvenuto in diversi concerti risalenti agli anni del periodo salisburghese. Ne derivò una maggiore libertà compositiva, evidente sia nella scrittura pianistica, sia nell'organizzazione formale delle idee, che riflettono in modo diretto la concezione musicale del compositore.
La data di completamento del concerto per pianoforte e orchestra n. 21 è nota con esattezza perché Mozart, durante gli anni della sua maturità, tenne un catalogo completo delle proprie opere, nel quale inserì questa composizione il 9 marzo 1785. Il concerto venne eseguito per la prima volta, con Mozart stesso al fortepiano, presso il Burgtheater di Vienna il giorno successivo, 10 marzo, durante un'accademia per sottoscrizione.
Da una lettera di Leopold Mozart alla figlia Maria Anna del 12 marzo 1785 si ricava che, in occasione di questi concerti, Wolfgang utilizzava il proprio fortepiano personale, che veniva trasportato di volta in volta dalla sua abitazione al luogo dell'esecuzione. La stessa lettera attesta inoltre che lo strumento era provvisto di una pedaliera separata, collocata sotto il fortepiano e presumibilmente impiegata per rinforzare la linea del basso: «Da quando sono qui, il fortepiano di tuo fratello è stato trasportato almeno dodici volte da casa a teatro o in un'altra abitazione. Si è fatto costruire una grande pedaliera per il fortepiano, che sta sotto lo strumento; è più lunga di tre spanne rispetto alla cassa ed è straordinariamente pesante. Ogni venerdì viene portata alla Mehlgrube ed è stata trasportata anche dal conte Cziczi e dal principe Kaunitz».
Sempre secondo Leopold, la prima esecuzione del concerto per pianoforte e orchestra n. 21 fu un successo e Wolfgang incassò 559 fiorini, una somma considerevole per l'epoca. Il manoscritto originale reca, sul frontespizio, la dicitura autografa: «Concerto. di Wolfgango Amadeo Mozart. nel febraio 1785». Questa indicazione è in contrasto con il catalogo delle proprie opere, nel quale Mozart annotò il completamento del concerto il 9 marzo 1785. I musicologi, tuttavia, ritengono che «nel febraio 1785» si riferisca all'inizio o alla sostanziale conclusione della partitura, mentre gli ultimi ritocchi sarebbero stati apportati nei primi giorni di marzo.
Il manoscritto autografo venne venduto, insieme a circa 270 altri autografi, dalla vedova Constanze Mozart nel 1799 all'editore Johann Anton André di Offenbach sul Meno, che ne rimase in possesso fino alla morte, avvenuta nel 1842. In seguito il manoscritto passò a suo figlio Jean Baptiste André, al compositore e direttore d'orchestra Wilhelm Taubert, al direttore di coro Siegfried Ochs e, infine, alla famiglia di Paul Wittgenstein. Successivamente entrò nelle collezioni della Morgan Library & Museum di New York, che ha reso interalmente consultabile online il manoscritto autografo. La prima edizione a stampa fu pubblicata nel 1800 da Breitkopf & Härtel a Lipsia.
La partitura è scritta per un'orchestra composta da:

Il concerto è formato da tre movimenti:
L'esecuzione integrale dura circa 30 minuti. Seguendo una prassi ampiamente diffusa nel XVIII secolo, il compositore era solito improvvisare parte della scrittura pianistica durante l'esecuzione. In questo concerto, infatti, Mozart non scrisse le due cadenze solistiche previste nel primo e nel terzo movimento, lasciando quindi all'interprete il compito di improvvisarle con arpeggi, scale e altri elementi di carattere virtuosistico.
Nel pentagramma in chiave di basso del pianoforte Mozart inserì la dicitura ColB., cioè Col Basso, che designa la prassi, diffusa fino alla fine del Settecento, secondo cui il solista, durante i passaggi dell'intera orchestra, raddoppiava con la mano sinistra la linea del basso eseguita da violoncelli e contrabbassi. Tale indicazione riflette il tradizionale ruolo del pianista maestro al cembalo che, oltre a eseguire la propria parte solistica, partecipava al tutti orchestrale mediante la realizzazione del basso continuo.
Con l'affermarsi della distinzione moderna tra le figure del direttore d'orchestra e del solista, all'inizio del XIX secolo, l'uso di raddoppiare con la mano sinistra la linea del basso cadde progressivamente in disuso e, nelle esecuzioni contemporanee, viene omessa. Inoltre, il suono del fortepiano si fondeva agevolmente con quello dell'orchestra, ma seguire questa prassi su pianoforti a coda moderni risulta inappropriato a causa della loro sonorità molto diversa rispetto agli strumenti del periodo di Mozart.

Il concerto venne accolto favorevolmente fin dalla prima esecuzione e contribuì alla crescente affermazione di Mozart come interprete e autore. Secondo il biografo Franz Xaver Niemetschek, il modo di suonare di Mozart suscitava una forte impressione sul pubblico e confermava la sua posizione fra i principali virtuosi della tastiera dell'epoca. Anche Leopold Mozart, presente a Vienna nel 1785, espresse un giudizio positivo sul nuovo concerto. La visita di Leopold si sarebbe inoltre rivelata l'ultima occasione in cui padre e figlio si incontrarono di persona.
Nel corso del tempo il concerto per pianoforte e orchestra n. 21 si è affermato stabilmente nel repertorio concertistico e fra le composizioni più note di Mozart. La sua fortuna è legata sia alla complessità della scrittura pianistica, sia all'equilibrio fra virtuosismo, elaborazione formale e carattere melodico. L'opera rappresenta una delle manifestazioni più mature della concezione mozartiana del concerto, nella quale il solista e l'orchestra partecipano in modo strettamente interdipendente allo sviluppo musicale. Tale impostazione avrebbe costituito un importante precedente per la successiva evoluzione del concerto per pianoforte, in particolare nell'opera di Ludwig van Beethoven.
Una parte considerevole della notorietà moderna del concerto è dovuta al secondo movimento, l'Andante in Fa maggiore. La sua utilizzazione nella colonna sonora del film Elvira Madigan di Bo Widerberg, uscito nel 1967, ne favorì una larga diffusione presso il pubblico internazionale. La fortuna critica si è mantenuta anche nel XX e XXI secolo. Il concerto è stato interpretato e registrato da numerosi pianisti ed è tuttora frequentemente eseguito dalle principali orchestre. La difficoltà della parte solistica, unita alla chiarezza dell'impianto formale e alla cantabilità dei temi, ha contribuito a renderlo uno delle composizioni mozartiane maggiormente presenti nella programmazione concertistica, nonché una delle opere più rappresentative della maturità di Mozart nel genere del concerto per pianoforte e orchestra.
Il primo movimento, Allegro maestoso, è composto in Do maggiore, è in tempo C ed è strutturato secondo la forma-sonata. Si apre con un'ampia introduzione orchestrale caratterizzata da un'impostazione di gusto sinfonico. L'esposizione iniziale presenta un tema dall'andamento di marcia, affidato agli archi all'unisono, inizialmente in una dinamica contenuta e successivamente ampliato dall'intervento dei fiati, che ne rafforzano il carattere attraverso figure di fanfara. Nel corso dell'introduzione vengono presentati anche altri materiali tematici, fra cui un motivo più cantabile esposto dai legni, che ricompare soltanto nella parte conclusiva.
L'introduzione orchestrale è insolitamente ampia per un concerto dell'epoca: Mozart prolunga infatti il tutti iniziale, riprendendo e sviluppando il tema principale prima dell'ingresso del solista. Quando il pianoforte interviene, lo fa con un carattere raccolto e lirico, introducendo nuove idee melodiche che si intrecciano con il materiale già esposto dall'orchestra. Il movimento segue la struttura della forma-sonata applicata al concerto, articolandosi nelle consuete sezioni di esposizione, sviluppo e ricapitolazione. Tuttavia, il dialogo fra pianoforte e orchestra si distingue per la notevole autonomia delle due parti: il solista introduce frequentemente nuovo materiale tematico e nuove elaborazioni, mentre l'orchestra sviluppa proprie idee, creando un rapporto di reciproca indipendenza piuttosto che una semplice alternanza di interventi.
Nella sezione centrale il discorso musicale si sposta temporaneamente in Sol minore, introducendo un episodio di carattere più drammatico che costituisce un significativo contrasto con l'atmosfera serena del movimento. Dopo questa parentesi, la musica ritorna progressivamente alla tonalità principale di Do maggiore, avviandosi verso la conclusione. In prossimità della fine è prevista una cadenza improvvisata del pianoforte. Per l'ampiezza dell'impianto formale, la ricchezza dello sviluppo tematico e il rapporto innovativo fra solista e orchestra, questo movimento è considerato uno degli esempi più significativi della maturità raggiunta da Mozart nel genere del concerto per pianoforte. Di seguito, l'incipit del movimento:
Il movimento lento centrale, Andante, è composto nella sottodominante Fa maggiore ed è in tempo C. L'orchestra introduce il tema principale con gli archi muniti di sordina: i violini espongono una melodia di ampio respiro, sostenuta da un accompagnamento in terzine negli archi gravi, che contribuisce a creare un'atmosfera di grande serenità. L'ingresso del pianoforte avviene in continuità con il discorso orchestrale. Il solista, infatti, riprende il tema principale arricchendolo con ornamenti e leggere variazioni, instaurando un dialogo con l'orchestra. L'intreccio fra la linea pianistica e il tessuto orchestrale, caratterizzato da una raffinata ricerca timbrica, rappresenta uno degli aspetti più rilevanti del movimento.
Pur mantenendo un carattere prevalentemente lirico, l'Andante presenta alcuni episodi di maggiore tensione armonica. In particolare, una breve deviazione verso il modo minore introduce passaggi cromatici e dissonanze che accentuano temporaneamente l'intensità espressiva, prima del ritorno alla tonalità principale e alla quiete iniziale. Alcune soluzioni armoniche risultarono talmente inconsuete che Leopold Mozart, esaminando la partitura, in una lettera del 14 gennaio 1786 osservò come certi passaggi sembrassero poco convincenti quando letti sulla pagina, precisando tuttavia che essi trovavano piena coerenza nell'esecuzione con l'intero organico orchestrale. Sebbene accennasse alla possibilità teorica di un errore del copista, espresse chiaramente il proprio convincimento che la copia fosse corretta.
Il movimento si conclude con il ritorno del tema principale, riaffermando il clima di pacatezza che lo caratterizza dall'inizio alla fine. La melodia dell'Andante ha conosciuto una notevole fortuna, anche al di fuori dell'ambito della musica classica. A partire dagli anni '60 del XX secolo, infatti, è divenuta popolarmente nota, specialmente nei paesi anglosassoni, come tema di Elvira Madigan a causa del suo utilizzo nell'omonimo film svedese del 1967. Di seguito, l'incipit del movimento:
Il terzo e ultimo movimento, Allegro vivace assai, ritorna alla tonalità iniziale di Do maggiore, è in tempo 2/4 ed è in forma di rondò. Il tema iniziale è una parziale rielaborazione del tema principale del terzo movimento del concerto per due pianoforti e orchestra n. 10, composto da Mozart a Salisburgo nel 1779. L'intero movimento è caratterizzato da un dialogo continuo fra il solista e l'orchestra. Il tema iniziale, ricorrente secondo lo schema tipico del rondò, alterna la propria presenza a episodi contrastanti che sviluppano nuovo materiale melodico e mettono in evidenza le possibilità tecniche ed espressive del pianoforte.
Le frequenti risposte orchestrali, i passaggi virtuosistici del solista e i numerosi interventi del tutti contribuiscono a mantenere un'elevata tensione ritmica. Pur conservando un carattere leggero e brillante, il movimento rivela una costruzione formale accurata, nella quale il ritorno periodico del ritornello principale assicura coesione all'insieme, mentre il dialogo fra pianoforte e orchestra conferisce dinamismo allo sviluppo musicale. In prossimità della fine è prevista una cadenza improvvisata del pianoforte. Il concerto si conclude con una coda di ampie proporzioni, nella quale il solista e l'orchestra convergono in una chiusura energica e luminosa, riaffermando la tonalità di Do maggiore e il carattere festoso dell'intera composizione. Di seguito, l'incipit del movimento:
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 178620355 · LCCN (EN) n81133938 · GND (DE) 300108974 · BNE (ES) XX3385478 (data) · BNF (FR) cb139152034 (data) · J9U (EN, HE) 987007450483705171 |
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