| Concerto per pianoforte e orchestra n. 22 | |
|---|---|
| Compositore | Wolfgang Amadeus Mozart |
| Tonalità | Mi bemolle maggiore |
| Tipo di composizione | Concerto |
| Numero d'opera | K 482, Catalogo Köchel |
| Epoca di composizione | Completato a Vienna il 16 dicembre 1785 |
| Prima esecuzione | Burgtheater di Vienna, 23 dicembre 1785 |
| Pubblicazione | Johann Anton André, Offenbach sul Meno, 1800 |
| Autografo | Conservato alla Biblioteca di Stato di Berlino |
| Durata media | Circa 30/35 minuti |
| Organico |
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| Movimenti | |
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Il concerto per pianoforte e orchestra n. 22 in Mi bemolle maggiore K 482 fu completato da Wolfgang Amadeus Mozart il 16 dicembre 1785 e venne eseguito per la prima volta, con il compositore stesso al fortepiano, al Burgtheater di Vienna il successivo 23 dicembre. Stabilitosi nella capitale asburgica come compositore e pianista indipendente, Mozart organizzava periodicamente concerti destinati ai propri abbonati, riscuotendo notevole successo.
Dopo essersi stabilito a Vienna nel 1781, Mozart intraprese l'attività di musicista indipendente, rinunciando a un impiego stabile presso una corte e, a metà degli anni '80, si trovava nel periodo di maggiore affermazione della propria carriera, sia come compositore che come pianista. Mozart sosteneva la propria attività attraverso diverse fonti di reddito, fra cui il mecenatismo, le commissioni operistiche, la pubblicazione delle proprie opere, l'insegnamento privato e l'organizzazione di concerti. Fra queste, le esecuzioni pubbliche dei suoi concerti per pianoforte rappresentavano la principale risorsa economica e uno dei mezzi più efficaci per consolidare la propria reputazione artistica.
Poiché durante la quaresima e l'avvento la programmazione operistica era ridotta, questi due periodi erano comunemente scelti dai compositori per presentare nuovi lavori strumentali. Mozart dunque organizzò, negli anni, una serie di accademie per sottoscrizione, cioè concerti su abbonamento destinati a raccogliere fondi a beneficio del compositore, esibendosi in numerose occasioni che contribuirono ad accrescere la sua notorietà presso il pubblico viennese e favorendo l'acquisizione di nuovi allievi e committenti. Complessivamente, Mozart tenne quattro concerti in abbonamento nel 1784 e dieci nel 1785. Inoltre, si esibì in salotti privati almeno diciotto volte nel 1784 e cinque volte nel 1785.
Il fatto di scrivere per sé come solista gli consentì di non dover adattare la parte pianistica alle caratteristiche tecniche di altri esecutori, come era invece avvenuto in diversi concerti risalenti agli anni del periodo salisburghese. Ne derivò una maggiore libertà compositiva, evidente sia nella scrittura pianistica, sia nell'organizzazione formale delle idee, che riflettono in modo diretto la concezione musicale del compositore.
Dopo il successo riscosso da una serie di sei concerti in abbonamento organizzati durante la quaresima del 1785, Mozart propose un nuovo ciclo di tre accademie nel periodo dell'avvento dello stesso anno. Mozart raccontò i dettagli di questa iniziativa a suo padre Leopold in una lettera del 28 dicembre 1785, che non è pervenuta fino al XXI secolo. I musicologi, tuttavia, conoscono indirettamente quei dettagli perché Leopold, il 13 gennaio 1786, scrisse una lettera alla propria figlia Maria Anna, nella quale riassunse i contenuti della comunicazione epistolare di Wolfgang del 28 dicembre.
Nella lettera del 13 gennaio Leopold scrisse che Wolfgang aveva organizzato tre concerti in abbonamento (il 9, 16 e 23 dicembre), ai quali avevano aderito centoventi sottoscrittori, un risultato inferiore ma comunque vicino a quello della precedente stagione quaresimale. Nella stessa lettera, Leopold riferì che il movimento centrale del nuovo concerto per pianoforte e orchestra in Mi bemolle maggiore, l'Andante, fu ripetuto su richiesta del pubblico, circostanza considerata insolita dallo stesso Leopold perché i bis riguardavano quasi sempre i movimenti conclusivi, più brillanti e virtuosistici.
Da un'altra lettera di Leopold a Maria Anna Mozart del 12 marzo 1785 si ricava che, in occasione di questi concerti, Wolfgang suonava il proprio fortepiano personale, che veniva trasportato di volta in volta dalla sua abitazione al luogo dell'esecuzione. La stessa lettera attesta inoltre che lo strumento era provvisto di una pedaliera separata, collocata sotto il fortepiano e presumibilmente impiegata per rinforzare la linea del basso: «Da quando sono qui, il fortepiano di tuo fratello è stato trasportato almeno dodici volte da casa a teatro o in un'altra abitazione. Si è fatto costruire una grande pedaliera per il fortepiano, che sta sotto lo strumento; è più lunga di tre spanne rispetto alla cassa ed è straordinariamente pesante. Ogni venerdì viene portata alla Mehlgrube ed è stata trasportata anche dal conte Cziczi e dal principe Kaunitz». Il compositore Vojtech Matyáš Jírovec, inoltre, annotò che Mozart, per eseguire questi concerti, aveva ingaggiato «un'orchestra teatrale completa», che i musicologi identificano quasi certamente in quella del Burgtheater.
Alcuni studiosi avanzano l'ipotesi che il 23 dicembre 1785, data della prima esecuzione del concerto, non si stesse tenendo un'accademia per sottoscrizione e che la composizione sia stata presentata al pubblico durante una pausa nella rappresentazione dell'oratorio Esther di Karl Ditters von Dittersdorf, eseguito durante una serata di beneficenza organizzata dalla Società dei Musicisti a favore delle vedove e degli orfani dei propri membri. Il programma, infatti, annunciava l'esecuzione, da parte di Mozart, di «un nuovo concerto di sua composizione». Una simile collocazione, oggi insolita, era invece in linea con le consuetudini del XVIII secolo, quando era frequente alternare nello stesso programma opere di natura diversa.
Il concerto per pianoforte e orchestra n. 22 presenta numerosi elementi stilistici che lo avvicinano a Le nozze di Figaro, opera alla cui composizione Mozart stava lavorando nello stesso periodo. Particolarmente significativa è la struttura del movimento conclusivo, in forma di rondò, che comprende un episodio in tempo di minuetto. L'opera segna inoltre il primo impiego, da parte di Mozart, dei clarinetti nell'organico di un concerto per pianoforte in sostituzione dei consueti oboi. Il manoscritto autografo è conservato presso la Biblioteca di Stato di Berlino e può essere consultato online. La prima edizione a stampa fu pubblicata nel 1800 da Johann Anton André a Offenbach sul Meno.

La partitura è scritta per un'orchestra composta da:
Dal punto di vista dell'orchestrazione, il concerto per pianoforte e orchestra n. 22 occupa un posto di particolare rilievo nella produzione mozartiana. Si tratta, infatti, del primo concerto per pianoforte nel quale Mozart sostituì gli abituali oboi con una coppia di clarinetti, strumenti ancora relativamente recenti nell'organico orchestrale della seconda metà del XVIII secolo. Anche la parte solistica riflette l'evoluzione degli strumenti a tastiera dell'epoca. I progressi compiuti dal fortepiano, soprattutto in termini di estensione dinamica e capacità di sostenere il suono, offrirono a Mozart nuove possibilità espressive, consentendogli di sviluppare una scrittura più cantabile e sfumata, particolarmente evidente nei passaggi di carattere lirico.

Il concerto è formato da tre movimenti:
L'esecuzione integrale dura circa 30/35 minuti, facendone uno dei concerti per pianoforte e orchestra di Mozart più lunghi. Seguendo una prassi ampiamente diffusa nel XVIII secolo, il compositore era solito improvvisare parte della scrittura pianistica durante l'esecuzione. In questo concerto, infatti, sono presenti diversi passaggi nei quali la parte del pianoforte appare volutamente essenziale, presupponendo quindi l'intervento dell'interprete, chiamato ad arricchirla con arpeggi, scale e altri elementi di carattere virtuosistico.
Nel pentagramma in chiave di basso del pianoforte Mozart inserì la dicitura ColB., cioè Col Basso, che designa la prassi, diffusa fino alla fine del Settecento, secondo cui il solista, durante i passaggi dell'intera orchestra, raddoppiava con la mano sinistra la linea del basso eseguita da violoncelli e contrabbassi. Tale indicazione riflette il tradizionale ruolo del pianista maestro al cembalo che, oltre a eseguire la propria parte solistica, partecipava al tutti orchestrale mediante la realizzazione del basso continuo.
Con l'affermarsi della distinzione moderna tra le figure del direttore d'orchestra e del solista, all'inizio del XIX secolo, l'uso di raddoppiare con la mano sinistra la linea del basso cadde progressivamente in disuso e, nelle esecuzioni contemporanee, viene omessa. Inoltre, il suono del fortepiano si fondeva agevolmente con quello dell'orchestra, ma seguire questa prassi su pianoforti a coda moderni risulta inappropriato a causa della loro sonorità molto diversa rispetto agli strumenti del periodo di Mozart.
Il primo movimento, Allegro, è composto in Mi bemolle maggiore ed è in tempo C. L'apertura è affidata a un incisivo motivo iniziale, già utilizzato da Mozart nel 1772 all'inizio della sua sinfonia n. 19, cui fanno seguito due esposizioni di una linea melodica discendente presentata prima dai legni e successivamente dai violini. L'esposizione prosegue con ulteriore materiale tematico: un secondo motivo, sviluppato attraverso un dialogo imitativo fra le diverse sezioni dell'orchestra, e una nuova melodia di carattere cantabile, affidata principalmente a flauto, corni e violini.
L'ingresso del pianoforte introduce un tema inedito, elegante e riccamente ornato, che conferisce al discorso musicale un'impronta spiccatamente virtuosistica. La parte solistica si sviluppa attraverso ampie figurazioni, passaggi di agilità e ornamentazioni, mentre l'orchestra interviene soprattutto con brevi episodi di raccordo. Tale scrittura riflette la prassi esecutiva dell'epoca, che lasciava al solista un considerevole margine per l'improvvisazione e l'arricchimento della parte pianistica.
La tensione espressiva aumenta con l'introduzione di un energico motivo accordale ascendente in tonalità minore, il cui carattere richiama un episodio analogo del concerto per pianoforte e orchestra n. 21. Particolarmente significativa, inoltre, è la funzione attribuita agli strumenti a fiato: poco prima della conclusione dell'esposizione, infatti, un episodio affidato al dialogo tra flauto e fagotti mette in evidenza il nuovo equilibrio timbrico che caratterizza questo concerto.
Lo sviluppo prende avvio dalla ripresa, in tonalità minore, del materiale conclusivo dell'esposizione, secondo un procedimento ricorrente nella scrittura concertistica di Mozart. In questa sezione prevale l'elaborazione virtuosistica del pianoforte, mentre la ripresa mantiene sostanzialmente l'impianto formale dell'esposizione. Rispetto alla prima presentazione dei temi, tuttavia, il solista assume un ruolo più incisivo, ampliando e variando il materiale melodico mediante nuove ornamentazioni e ulteriori sviluppi. Di seguito, l'incipit del movimento:
Il movimento lento centrale, Andante, è composto in Do minore ed è in tempo 3/8. Si tratta di una delle pagine più originali del concerto e si basa su una forma libera di tema e variazioni. Al tema iniziale Mozart affianca cinque sezioni profondamente diverse per tonalità, impiego dell'orchestra, colore timbrico e carattere melodico. Il legame con il materiale originario rimane spesso solo accennato, trasformandosi di volta in volta attraverso nuove soluzioni espressive. Il tema principale si allontana dal modello tradizionale del movimento lento cantabile: la sua linea melodica, infatti, appare frammentaria e sospesa, con un carattere malinconico e drammatico che richiama, piuttosto, l'intensità espressiva di un recitativo operistico.
Nella prima variazione il pianoforte assume un ruolo predominante, sviluppando il tema attraverso una scrittura libera, quasi assimilabile a un'introduzione improvvisata. La seconda variazione introduce invece un netto contrasto attraverso il passaggio alla tonalità maggiore e all'affidamento del materiale ai legni, creando un episodio di particolare serenità, destinato però a essere rapidamente turbato dal ritorno del pianoforte nella terza variazione, dove riemergono le atmosfere più contemplative del tema originario. La quarta variazione conduce il movimento verso la tonalità di Do maggiore, con un dialogo tra flauto e fagotto, sostenuto da una scrittura di carattere pastorale.
Nella quinta variazione il rapporto fra pianoforte e orchestra raggiunge una maggiore intensità drammatica: il solista e l'orchestra partecipano a un confronto caratterizzato da una tensione che prefigura alcuni sviluppi del linguaggio romantico. Nella conclusione del movimento Mozart introduce un nuovo motivo malinconico in tonalità minore, affidato all'alternanza fra legni e pianoforte. La straordinaria forza emotiva di questo andante colpì profondamente il pubblico dell'epoca: secondo quanto riferito da Leopold Mozart in una lettera a sua figlia Maria Anna, infatti, durante la prima esecuzione il pubblico nel chiese il bis. Di seguito, l'incipit del movimento:
Il terzo e ultimo movimento, Allegro - Andantino cantabile - Primo tempo, ritorna alla tonalità iniziale di Mi bemolle maggiore ed è in tempo 6/8, che diventa 3/4 nell'Andantino cantabile. È costruito secondo una forma di rondò-sonata, nella quale il carattere ricorrente del ritornello principale si combina con elementi tipici della forma-sonata. Il tema del rondò, impostato su un ritmo vivace riconducibile alla danza della giga, si distingue per l'immediatezza e la semplicità melodica. Le note ribattute, inizialmente affidate al pianoforte e successivamente riprese dall'orchestra, insieme agli interventi alternati dei legni, contribuiscono a creare un'atmosfera serena e giocosa.
Dopo la prima ricomparsa del tema principale, Mozart introduce un episodio caratterizzato da due nuovi motivi dal profilo brillante e virtuosistico. Il ritorno del ritornello prepara una delle soluzioni più sorprendenti del movimento: una sezione contrastante in forma di Andantino cantabile, nella tonalità di La bemolle maggiore, in cui il ruolo dei clarinetti assume particolare rilievo grazie al loro timbro caldo e morbido, che contribuisce alla particolare intensità espressiva dell'episodio. L'inserimento di questa parentesi lirica all'interno del rondò rappresenta una scelta originale, probabilmente legata anche al desiderio di valorizzare le nuove possibilità timbriche offerte dai clarinetti, strumenti che Mozart aveva recentemente introdotto nell'organico del concerto.
Il ritorno al carattere brillante del tema principale avviene attraverso un episodio di grande raffinatezza orchestrale: sulle armonie soffuse dei legni il pianoforte sviluppa arpeggi sospesi, distribuiti fra le due mani e accompagnati dal pizzicato degli archi, creando un effetto di particolare leggerezza. Prima della cadenza finale Mozart introduce un ulteriore elemento di sorpresa, richiamando un motivo secondario già apparso una sola volta all'inizio del movimento. La sua ripresa precede la conclusione, affidata a una coda energica e festosa che chiude il concerto in un clima di brillante vitalità.
Il finale del movimento riassume molte delle caratteristiche dello stile maturo di Mozart: il gusto teatrale del dialogo fra solista e orchestra, la ricchezza della scrittura per i fiati, i contrasti improvvisi fra tonalità maggiori e minori e l'equilibrio fra virtuosismo e naturalezza melodica. Nonostante le dimensioni considerevoli dell'opera, la scrittura mantiene sempre la chiarezza formale e l'eleganza tipiche del classicismo viennese. Di seguito, l'incipit del movimento:
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 178622057 · LCCN (EN) n82077145 · GND (DE) 300108990 · BNE (ES) XX1914048 (data) · BNF (FR) cb148241629 (data) · J9U (EN, HE) 987013180158205171 |
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