| Concerto per pianoforte e orchestra n. 27 | |
|---|---|
| Compositore | Wolfgang Amadeus Mozart |
| Tonalità | Si bemolle maggiore |
| Tipo di composizione | Concerto |
| Numero d'opera | K 595, Catalogo Köchel |
| Epoca di composizione | Completato a Vienna il 5 gennaio 1791 |
| Prima esecuzione | Jahnsche Saal di Vienna, 4 marzo 1791 |
| Pubblicazione | Artaria, Vienna, 1791 |
| Autografo | Conservato presso la Biblioteca Jagellonica di Cracovia |
| Durata media | Circa 30/35 minuti |
| Organico |
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| Movimenti | |
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Il concerto per pianoforte e orchestra n. 27 in Si bemolle maggiore K 595 fu completato da Wolfgang Amadeus Mozart a Vienna il 5 gennaio 1791. Stabilitosi nella capitale asburgica come compositore e pianista indipendente, Mozart organizzava periodicamente concerti destinati ai propri abbonati, riscuotendo notevole successo.
Dopo essersi stabilito a Vienna nel 1781, Mozart intraprese l'attività di musicista indipendente, rinunciando a un impiego stabile presso una corte e, a metà degli anni '80, si trovava nel periodo di maggiore affermazione della propria carriera, sia come compositore che come pianista. Mozart sosteneva la propria attività attraverso diverse fonti di reddito, fra cui il mecenatismo, le commissioni operistiche, la pubblicazione delle proprie opere, l'insegnamento privato e l'organizzazione di concerti. Fra queste, le esecuzioni pubbliche dei suoi concerti per pianoforte rappresentavano la principale risorsa economica e uno dei mezzi più efficaci per consolidare la propria reputazione artistica.
Poiché durante la quaresima e l'avvento la programmazione operistica era ridotta, questi due periodi erano comunemente scelti dai compositori per presentare nuovi lavori strumentali. Mozart dunque organizzò, negli anni, una serie di accademie per sottoscrizione, cioè concerti su abbonamento destinati a raccogliere fondi a beneficio del compositore, esibendosi in numerose occasioni che contribuirono ad accrescere la sua notorietà presso il pubblico viennese e favorendo l'acquisizione di nuovi allievi e committenti. Complessivamente, Mozart tenne quattro concerti in abbonamento nel 1784 e dieci nel 1785. Inoltre, si esibì in salotti privati almeno diciotto volte nel 1784 e cinque volte nel 1785.
Il fatto di scrivere per sé come solista gli consentì di non dover adattare la parte pianistica alle caratteristiche tecniche di altri esecutori, come era invece avvenuto in diversi concerti risalenti agli anni del periodo salisburghese. Ne derivò una maggiore libertà compositiva, evidente sia nella scrittura pianistica, sia nell'organizzazione formale delle idee, che riflettono in modo diretto la concezione musicale del compositore.
La data di completamento del concerto per pianoforte e orchestra n. 27 è nota con esattezza perché Mozart, durante gli anni della sua maturità, tenne un catalogo completo delle proprie opere, nel quale inserì questa composizione il 5 gennaio 1791. L'analisi del manoscritto effettuata dal musicologo Alan Tyson, tuttavia, mostrò che la carta utilizzata apparteneva a un tipo di carta che Mozart usava nel 1788-89. Tyson propose quindi l'ipotesi che l'autore avesse cominciato a comporre il concerto già alla fine del 1788, portando a termine i primi due movimenti e una parte del finale, interrompendo poi il lavoro per cause sconosciute. La composizione sarebbe stata successivamente ripresa e completata tra la fine del 1790 e l'inizio del 1791, in concomitanza con una nuova possibilità di esecuzione pubblica. Fra questo concerto e il precedente lavoro dello stesso genere, il concerto per pianoforte e orchestra n. 26, intercorse un periodo di quasi tre anni, il più lungo intervallo nella produzione pianistica di Mozart dal suo trasferimento a Vienna.
All'inizio del 1791 la situazione personale e professionale di Mozart attraversava periodi di alti e bassi. Sebbene le sue condizioni economiche fossero difficili e il rapporto con il pubblico viennese fosse meno favorevole rispetto agli anni precedenti, il compositore aveva ricevuto la nomina a vice maestro di cappella del duomo di santo Stefano e, nel corso dello stesso anno, avrebbe composto alcune delle opere più importanti della sua produzione, fra cui Il flauto magico, il concerto per clarinetto e orchestra e la messa di requiem, rimasta incompiuta alla sua morte. Il completamento del concerto per pianoforte e orchestra n. 27 è spiegabile, secondo i musicologi, a causa dell'esecuzione del 4 marzo di quell'anno, nel corso di un'accademia tenuta da Joseph Bähr, uno dei primi virtuosi del clarinetto di fama internazionale, presso la Jahnsche Saal di Vienna.
La Jahnsche Saal era una sala da concerto privata, oggi non più esistente, situata sulla Himmelpfortgasse, nel centro della città, e collegata a un ristorante di proprietà dell'imprenditore Ignaz Jahn. La disponibilità di un'orchestra ridotta per via dello spazio limitato dei locali e la necessità di calibrare i tempi in base alle esigenze degli altri musicisti furono aspetti che, secondo i musicologi, probabilmente spinsero Mozart ad approntare un concerto più contenuto per lunghezza e per organico rispetto alle produzioni precedenti. Il concerto per pianoforte e orchestra n. 27 è infatti caratterizzato da un'impronta raccolta e cameristica, molto lontana dalle atmosfere sinfoniche di altre composizioni dello stesso tipo, come ad esempio il concerto per pianoforte e orchestra n. 25. Una testimonianza contemporanea relativa alla prima esecuzione riferisce che l'opera fu accolta positivamente dal pubblico, nonostante Mozart non suonasse come protagonista ma il suo concerto fungesse solo da contorno all'esibizione di Bähr. Alcuni studiosi hanno avanzato l'ipotesi di una precedente esecuzione, avvenuta alcune settimane prima a palazzo Auersperg con Barbara Ployer come solista. Tale congettura, tuttavia, non è universalmente accettata e l'esecuzione del 4 marzo 1791 rimane quella maggiormente riconosciuta come prima esecuzione dell'opera.

Da una lettera di Leopold Mozart a sua figlia Maria Anna del 12 marzo 1785 si ricava che, in occasione delle queste esibizioni, Wolfgang suonava il proprio fortepiano personale, che veniva trasportato di volta in volta dalla sua abitazione al luogo del concerto. La stessa lettera attesta inoltre che lo strumento era provvisto di una pedaliera separata, collocata sotto il fortepiano e presumibilmente impiegata per rinforzare la linea del basso: «Da quando sono qui, il fortepiano di tuo fratello è stato trasportato almeno dodici volte da casa a teatro o in un'altra abitazione. Si è fatto costruire una grande pedaliera per il fortepiano, che sta sotto lo strumento; è più lunga di tre spanne rispetto alla cassa ed è straordinariamente pesante».
Il manoscritto autografo del concerto per pianoforte e orchestra n. 27 venne venduto, insieme a circa 270 altri autografi, dalla vedova Constanze Mozart nel 1799 all'editore e compositore Johann Anton André di Offenbach sul Meno, che ne rimase in possesso fino alla morte, avvenuta nel 1842. Successivamente il manoscritto passò dagli eredi di André al commerciante berlinese Adolf Liebermann, che nel 1870 lo donò alla Biblioteca di Stato di Berlino insieme agli autografi del concerto per pianoforte e orchestra n. 25, della sinfonia n. 41, del frammento d'opera L'oca del Cairo, della Missa Sanctissimae Trinitatis e delle Litaniae Lauretanae in re maggiore. Nel 1941, per proteggerli dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, numerosi manoscritti, fra cui quello del concerto per pianoforte e orchestra n. 27, vennero trasferiti in Slesia. Nel 1945, con la nuova suddivisione territoriale del dopoguerra, i depositi dove erano stati riposti vennero a trovarsi in territorio polacco e furono quindi incorporati nelle raccolte della Biblioteca Jagellonica di Cracovia, dove si trovano attualmente. Il manoscritto originale del concerto può essere consultato online. La prima edizione a stampa fu pubblicata il 13 agosto 1791 da Artaria a Vienna. Si tratta, perciò, di uno dei pochi concerti a essere stato stampato durante la vita di Mozart.
La partitura è scritta per un'orchestra composta da:
Il concerto è formato da tre movimenti:
L'esecuzione integrale dura circa 30/35 minuti. Seguendo una prassi ampiamente diffusa nel XVIII secolo, il compositore era solito improvvisare parte della scrittura pianistica durante l'esecuzione. In questo concerto, invece, Mozart mise per iscritto le cadenze solistiche previste nel primo e nel terzo movimento. Tuttavia alcuni musicisti successivi, come Johann Nepomuk Hummel, già allievo di Mozart, e Carl Reinecke, hanno composto cadenze alternative. Queste vengono talvolta eseguite, benché gli interpreti preferiscano generalmente quelle originali di Mozart.
Nel pentagramma in chiave di basso del pianoforte Mozart inserì la dicitura ColB., cioè Col Basso, che designa la prassi, diffusa fino alla fine del Settecento, secondo cui il solista, durante i passaggi dell'intera orchestra, raddoppiava con la mano sinistra la linea del basso eseguita da violoncelli e contrabbassi. Tale indicazione riflette il tradizionale ruolo del pianista maestro al cembalo che, oltre a eseguire la propria parte solistica, partecipava al tutti orchestrale mediante la realizzazione del basso continuo. Con l'affermarsi della distinzione moderna tra le figure del direttore d'orchestra e del solista, all'inizio del XIX secolo, l'uso di raddoppiare con la mano sinistra la linea del basso cadde progressivamente in disuso e, nelle esecuzioni contemporanee, viene omessa. Inoltre, il suono del fortepiano si fondeva agevolmente con quello dell'orchestra, ma seguire questa prassi su pianoforti a coda moderni risulta inappropriato a causa della loro sonorità molto diversa rispetto agli strumenti del periodo di Mozart.

A differenza della maggior parte degli autografi mozartiani, che si presentano come copie relativamente pulite, quello del concerto per pianoforte e orchestra n. 27 mostra ripensamenti e correzioni, specialmente nel primo movimento. Per questo motivo il manoscritto rappresenta una fonte preziosa per comprendere come Mozart componesse, sfatando il mito di una scrittura sempre immediata e priva di esitazioni. Ad esempio, l'autore non scrisse le battute da 47 a 53 del primo movimento. Fu solo al termine della composizione che decise, per ragioni di equilibrio formale, di ampliare il ritornello orchestrale aggiungendo alcune battute, contrassegnandole con il segno + dopo la cadenza solistica. La sua decisione è indicata nel passaggio in questione con la sigla manoscritta «NB» ("nota bene") fra le battute 46 e 47 e con l'annotazione «7 takt» ("sette battute").
Alla prima esecuzione, nel 1791, il concerto fu accolto favorevolmente dal pubblico. Nei decenni successivi alla morte del compositore, tuttavia, l'opera non raggiunse la stessa notorietà di altri suoi precedenti lavori dello stesso tipo. Nel corso del XIX secolo la composizione fu eseguita meno frequentemente rispetto, ad esempio, ai concerti n. 20 e n. 25, maggiormente aderenti al gusto romantico a causa della loro scrittura caratterizzata da una più marcata impronta drammatica. Nel corso del XX secolo l'interesse per il concerto per pianoforte e orchestra n. 27 aumentò progressivamente. La critica musicale mise in evidenza le caratteristiche della scrittura tarda di Mozart, fra cui il lirismo, la trasparenza della trama orchestrale e il rapporto particolarmente stretto fra solista e orchestra.
Alcuni commentatori vi hanno riconosciuto un'atmosfera legata alla tarda produzione mozartiana e alla vicinanza della morte del compositore; altri hanno invece sottolineato il carattere sereno della musica, rilevando l'assenza di elementi sufficienti a sostenerne una lettura esclusivamente malinconica. Studi più recenti lo hanno inoltre considerato nell'ambito della ricerca formale condotta da Mozart negli ultimi concerti per pianoforte. In particolare sono stati analizzati i rapporti tematici fra i diversi movimenti e le caratteristiche dell'orchestrazione, elementi che contribuiscono a distinguere questo concerto dalle precedenti opere del genere. Il concerto è oggi stabilmente presente nel repertorio pianistico mozartiano ed è oggetto di numerose esecuzioni e registrazioni. La sua posizione conclusiva nella serie dei concerti per pianoforte di Mozart ha inoltre favorito interpretazioni che mettono in relazione le caratteristiche musicali dell'opera con la fase finale della vita del compositore, sebbene tale associazione non costituisca di per sé un dato sull'intenzione originaria dell'autore.
Il primo movimento, Allegro, è composto in Si bemolle maggiore, è in tempo 4/4 ed è strutturato secondo la forma-sonata. L'esposizione è introdotta dall'orchestra, che presenta i principali materiali tematici prima dell'ingresso del pianoforte. Il primo tema, affidato inizialmente agli archi e successivamente ripreso dai legni, è seguito da ulteriori idee tematiche caratterizzate da differenti profili melodici e ritmici. Particolarmente significativa è la scelta delle tonalità. Sebbene il movimento sia complessivamente in Si bemolle maggiore, il materiale tematico comprende episodi in tonalità minori: il secondo tema è presentato nella tonalità della dominante minore, Fa minore, mentre nella sezione dello sviluppo Mozart si allontana temporaneamente verso altre tonalità minori. Il pianoforte entra riprendendo il materiale tematico dell'esposizione e lo sviluppa attraverso figurazioni ornamentali e variazioni, instaurando un dialogo con l'orchestra.
La sezione dello sviluppo è relativamente breve, ma presenta una notevole varietà nell'elaborazione dei motivi e nella successione delle tonalità. Un'analisi della sezione ha rilevato circa venti cambiamenti di tonalità nell'arco di sessanta battute. La parte pianistica presenta una scrittura meno virtuosistica rispetto a quella di numerosi concerti precedenti di Mozart, con una maggiore attenzione all'integrazione fra solista e orchestra. La ricapitolazione riprende i principali elementi dell'esposizione nella tonalità principale e conduce alla cadenza solistica. Mozart lasciò cadenze scritte per questo movimento e per il finale, consentendo agli interpreti di utilizzare materiale attribuibile direttamente al compositore. La cadenza incorpora elementi tematici già ascoltati nel corso del movimento, fra cui il secondo tema, e conduce alla ripresa conclusiva affidata all'orchestra. Nel complesso, il brano combina una struttura formale articolata con una scrittura orchestrale relativamente trasparente e una parte solistica strettamente integrata con il tessuto orchestrale. Di seguito, l'incipit del movimento:
Il secondo movimento, Larghetto, è composto in Mi bemolle maggiore, tonalità di sottodominante rispetto a quella principale del concerto, ed è in tempo 2/2. La struttura è riconducibile a una forma ternaria A-B-A, caratterizzata da un andamento cantabile e da una scrittura prevalentemente lirica. Il movimento si apre con il pianoforte che espone il tema principale, che viene successivamente ripreso e sviluppato dall'orchestra. La linea melodica presenta caratteristiche riconducibili allo stile vocale e al cantabile, tanto da essere stata accostata da alcuni commentatori alla scrittura dell'aria operistica. La sezione centrale introduce nuovo materiale tematico e si allontana dalla tonalità principale attraverso una serie di modulazioni, determinando un contrasto rispetto alla sezione iniziale.
Anche in questo movimento Mozart inserisce episodi in tonalità minore: in un passaggio la musica raggiunge temporaneamente il Si bemolle minore, mentre alcune dissonanze contribuiscono ad aumentare momentaneamente la tensione armonica. La ripresa della sezione iniziale riporta il tema principale e conclude il movimento ristabilendo la tonalità di Mi bemolle maggiore. La scrittura assegna al pianoforte una parte prevalentemente melodica, sostenuta da un accompagnamento orchestrale relativamente contenuto. Per le sue caratteristiche melodiche e per il rapporto fra la parte solistica e quella orchestrale, il Larghetto è stato frequentemente considerato uno degli esempi più significativi della componente lirica della produzione tarda di Mozart. Di seguito, l'incipit del movimento:
Il terzo e ultimo movimento, Allegro, ritorna alla tonalità iniziale di Si bemolle maggiore, è in tempo 6/8 ed è strutturato in forma ibrida di rondò/forma-sonata. Il tema principale venne riutilizzato per la melodia del lied Sehnsucht nach dem Frühlinge («Desiderio di primavera») KV 596, che Mozart compose pochi giorni dopo. Il tema, caratterizzato da una melodia di andamento semplice e regolare, viene alternato a episodi contrastanti nei quali il materiale tematico è sottoposto a elaborazione e variazione. Alcuni di questi episodi presentano un carattere più mosso e includono brevi passaggi in tonalità minore, prima del ritorno del tema principale.
Prima della conclusione Mozart inserisce una cadenza solistica autografa. Come quella del primo movimento, la cadenza presenta dimensioni relativamente contenute e utilizza prevalentemente materiale melodico già esposto nel corso del movimento. Nel finale è inoltre presente un collegamento tematico con il movimento precedente: un motivo del Larghetto viene ripreso nel corso del terzo movimento come materiale secondario. Questo procedimento stabilisce un rapporto tematico fra i due movimenti e contribuisce alla coesione dell'intera composizione. Il concerto termina con una coda in Si bemolle maggiore. La conclusione, priva dell'elaborato virtuosismo caratteristico di alcuni precedenti finali concertistici di Mozart, mantiene una scrittura prevalentemente melodica e un rapporto stretto fra pianoforte e orchestra. Di seguito, l'incipit del movimento:
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 182259078 · LCCN (EN) n82020264 · GND (DE) 300109040 · BNE (ES) XX1925044 (data) · BNF (FR) cb14824133q (data) · J9U (EN, HE) 987007415724705171 |
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