Kaishakunin

Ricostruzione di un suicidio rituale giapponese (1897). Sullo sfondo, in piedi, il kaishakunin.

Un kaishakunin (giapponese: 介錯人) è una persona incaricata di fare da secondo durante il seppuku, il suicidio rituale giapponese: è suo compito, nella fattispecie, il kaishaku, ovvero la decapitazione del suicida durante l'agonia.

Il ruolo

Oltre al bisogno oggettivo di risparmiare al suicida le immani sofferenze dello sventramento, il ruolo del kaishakunin trae origine dalla volontà di evitare il disonore di cui si macchia il morente e chi lo osserva, soprattutto durante gli spasmi che accompagnano il suicida alla morte. Proprio per questa ragione la presenza di un secondo è prevista e raccomandata a chi compie il gesto per una questione di onore, e non per chi si toglie la vita perché vinto dalla vergogna o dalla disgrazia.

Per esempio, un signore della guerra sconfitto in battaglia che decida di compiere seppuku ha diritto a un secondo per morire in modo dignitoso, mentre un samurai a cui viene richiesto di uccidersi per aver commesso un qualche crimine o perché con le sue azioni ha disonorato il proprio clan, avrà il dovere di togliersi la vita col massimo delle sofferenze. L'ultimo kaishakunin della storia di cui si abbia notizia fu Hiroyasu Koga, che decapitò il romanziere Yukio Mishima quando questi fece seppuku nel novembre 1970.

Il rituale

Tuttora conservato nei kata dello Iaidō moderno, il rituale del kaishaku ha piccole variazioni tra le diverse scuole di scherma giapponesi, ma tutte devono seguire alcuni punti comuni:

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