Kinopravda

Titoli di testa del primo Kinopravda del 1922

La Kinopravda o Kino-Pravda (in russo Киноправда?, "film-verità") è stata una serie di 23 cinegiornali di Dziga Vertov, Elizaveta Svilova e Michail Kaufman inaugurata nel giugno 1922. Vertov definì questa serie il primo lavoro in cui si poterono osservare i suoi metodi cinematografici.

Storia

Lavorando principalmente negli anni '20, Vertov promosse il concetto di kinopravda, o "film-verità" attraverso una sua serie di cinegiornali. La Pravda a cui si fa riferimento nel titolo era però anche il nome dell'organo ufficiale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica, un giornale che era stato vietato fino all'instaurazione del comunismo in Russia. Anche se Vertov non fu mai un membro del partito, come molti artisti del suo periodo, credeva che le rivoluzioni nell'arte fossero strettamente collegate alle rivoluzioni in politica e che i kinopravda riuscissero a contenere entrambi questi mondi. Il suo obiettivo era quello di catturare frammenti di realtà che, una volta organizzati insieme, avrebbero mostrato una verità più profonda, invisibile a occhio nudo. Nella serie Kinopravda, Vertov si concentrò sulle esperienze quotidiane, rifuggendo le preoccupazioni borghesi e filmando invece mercati, bar e scuole, a volte con una telecamera nascosta, senza chiedere previo permesso.

Kinopravda 23 (1925)

Gli episodi di Kinopravda di solito non includevano ricostruzioni o messe in scena (un'eccezione è il segmento sul processo ai Socialisti Rivoluzionari: le scene della vendita dei giornali per strada e della gente che leggeva i giornali nel carrello erano entrambe messe in scena per la telecamera). La fotografia è semplice, funzionale e non elaborata. Ventitré numeri della serie furono prodotti nell'arco di tre anni; ogni numero durava circa venti minuti e solitamente trattava tre argomenti. Le storie erano tipicamente descrittive, non narrative, e includevano vignette e resoconti, mostrando ad esempio la ristrutturazione di una rete di tram, l'organizzazione dei contadini in comuni e il processo ai socialisti rivoluzionari; una storia mostra la carestia nel nascente Stato marxista. In questi lavori sono presenti tendenze propagandistiche, ma con maggiore sottigliezza, nell'episodio che racconta la costruzione di un aeroporto: un'inquadratura mostra i carri armati dell'ex zar che aiutano a preparare le fondamenta, con una didascalia che recita «Carri armati sul fronte del lavoro».

Vertov in questa serie intendeva instaurare un rapporto attivo con il suo pubblico – nell'ultimo segmento includeva anche i dati per contattarlo – ma dal quattordicesimo episodio la serie era diventata così sperimentale che alcuni critici liquidarono gli sforzi di Vertov come "folli".

Il termine "kinopravda", sebbene si traduca dal russo come "film verità", non deve essere confuso con il movimento del cinema verità nel cinema documentario che divenne popolare in Francia negli anni '60, sebbene anche quest'ultimo avesse l'intento di catturare la realtà nei suoi minimi dettagli.

Episodi

Dal numero 1 al numero 8

Kinopravda 3 (1922)

Il 1922 fu un anno di grandi sofferenze per il popolo russo che usciva dalla sanguinosa rivoluzione di ottobre: I temi trattati dai primi 8 episodi di Kinopravda andavano quindi dalla carestia descritta con immagini terribili di questa contemporaneità, alle reazioni che generavano la confisca dei beni della chiesa ortodossa. Ma il tema che più caratterizza questa prima fase fu senza dubbio il processo ai Socialisti Rivoluzionari. Questo evento fu il primo processo pubblico in Russia, in cui un partito politico ne processava un altro: Il Partito Socialista Rivoluzionario aveva forti legami con la classe contadina e pensava che queste classi dovessero avere un ruolo centrale nel nuovo Governo, perché una dittatura del proletariato operaio sarebbe stata una tirannia di una classe sociale minoritaria. Questo processo fu determinante per i bolscevichi che volevano liberarsi di un partito che, nel tempo, aveva acquisito grande credibilità sia in patria che all'estero.

Nel numero 8 alcuni membri del gruppo dei Kinoki recitano delle parti, derogando alla loro stessa regola che rifiutava il cinema recitato. Si vedono così interpretare personaggi che scommettono sul verdetto del processo, da parte di Dziga Vertov e suo di fratello Michail Kaufman, dall'operatore e grafico Ivan Beljakov e dall'operatore Aleksandr Lemberg.

Durante queste prime 8 puntate si può notare un crescendo, puntata dopo puntata, di guizzi di sperimentalismo.

Dal numero 9 al numero 11

In questi episodi di Kinopravda, Vertov dimostra di aver imparato molto dal cinema di finzione, soprattutto statunitense: È da questo cinema infatti che Vertov sembra aver ripreso un montaggio serrato come quello della scena di gente che si reca all'ippodromo in automobile ed in autobus nell'episodio numero 9. È con scene come questa che Vertov consacra il culto della velocità tipico della neonata Unione Sovietica.

Anche se Vertov non si dichiarò mai un costruttivista, va comunque notata la stima che alcuni costruttivisti gli tributavano. Così il teorico e illustratore costruttivista Aleksej Michajlovič Gan:

«Il decimo episodio di Kinopravda è degno di nota non solo per l’abbondanza di materiale; il suo valore sta nel ritmo e nel tempo a cui il film si adegua, dalla prima ripresa all’ultima. Il festival internazionale della gioventù, l’assemblaggio di una macchina, le riparazioni ad una fabbrica — in una parola, la gente e le macchine, con il relativo ambiente — tutto insomma, è presentato con i mezzi adatti al cinema in quanto tale, senza nessun tocco estetico di tipo convenzionale. Qui il montaggio americano è un mezzo per rendere possibile la costruzione delle sequenze, delle inquadrature e delle singole scene. Il cinegiornale cessa di essere mero materiale illustrativo di questo o quel luogo della nostra sfaccettata vita contemporanea per diventare vita contemporanea in sé, fuori dai territori, dal tempo o dal significato dei singoli elementi.»

Nell'episodio 11 è meno evidente lo sperimentalismo che caratterizza questa serie di film, mentre l'episodio successivo 12 è andato disperso.

Numero 13: Ieri, oggi, domani. Poema cinematografico dedicato alla festa dell’ottobre

L'episodio 13 di Kinopravda è considerato uno dei capolavori di Vertov. Questo cinegiornale sarebbe dovuto uscire nel quinto anniversario della rivoluzione d'ottobre con il titolo Ieri, oggi, domani. Poema cinematografico dedicato alla festa dell’ottobre. Se il film comincia con un tono consueto a quello dei cinegiornali, tutto cambia dal secondo rullo, che ripercorre i 5 anni precedenti, con immagini di repertorio ripescate da Kinonedelja e risalenti anche al periodo della guerra civile russa

Scena cardine di questo episodio è quella in cui Vertov raccoglie i numerosi funerali di Stato di quel periodo componendoli in un'unica celebrazione nazionale. In seguito avrà a dire:

«Svincolato dalla regola dei 16-17 fotogrammi al secondo, senza limiti di tempo e di spazio, ho messo insieme qualunque tipo di punto dato nell’universo, senza badare a dove lo avevo ripreso. Il mio percorso mi porta a creare una nuova percezione del mondo, decifrando in modo nuovo un mondo a noi sconosciuto»

Numero 14

Centrali nell'episodio 14 sono le didascalie che si muovono grazie alle macchine di Aleksandr Michajlovič Rodčenko. Queste costruzioni in legno permettevano un movimento rotatorio delle didascalie, facendo apparire e scomparire i titoli nell'immagine.

Numero 15

Numero 16

Numero 17

Note

  1. 1 2 Jay Leyda, 1960, pg. 161–162
  2. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 [KINO-PRAVDA (AUSSCHNITTE)] / [CINEVERITÀ (ESTRATTI) / KINO-PRAVDA (EXCERPTS)], su cineteca del Friuli.
  3. ↑ Richard Taylor e Ian Christie, 1994, pg. 112–114
  4. 1 2 Dziga Vertov, 1985, pg. 16-18
  5. 1 2 Yuri Tsivan, KINO-PRAVDA NO. 14, su cineteca del Friuli.

Bibliografia

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