Kurt Lischka

Kurt Lishcka
NascitaBreslavia, 16 agosto 1909
MorteBrühl, 5 aprile 1989
Dati militari
Paese servitoGermania (bandiera) Germania nazista
Forza armataSchutzstaffel
SpecialitàRSHA
Anni di servizio1933-1945
GradoSS-Obersturmbannführer
GuerreSeconda guerra mondiale
CampagneCampagna di Francia
Comandante diGestapo presso Parigi
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Kurt Lishcka (Breslavia, 16 agosto 1909 – Brühl, 5 aprile 1989) è stato un militare tedesco, ufficiale delle SS e capo della Gestapo a Parigi durante la seconda guerra mondiale.

Biografia

Figlio di un funzionario di banca, studiò diritto e scienze politiche a Breslavia e Berlino. Dopo aver conseguito la laurea lavorò in vari tribunali distrettuali e presso la Corte d'Appello Provinciale a Breslavia.

Carriera

Lischka aderì alla SS dal 1º giugno 1933, raggiungendo il grado di maggiore nel 1938 e poi di tenente colonnello il 20 aprile 1942.

Il 1º settembre 1935 Lischka passò alla Gestapo e da gennaio ad agosto del 1940 fu a capo della sede di Colonia, il cui palazzo, per preservare la memoria del suo tragico ruolo, è oggi sede del Museo El.De.

Deportazione degli ebrei francesi

Bagno nella sala delle torture nella sede Gestapo di Parigi, rue des Saussaies 11, 8⁰ arrondissement. Il palazzo è l'attuale sede del ministero dell'interno francese.
Dal bollettino di ordinanza delle SS del 20 aprile 1942 (data del compleanno di Hitler) pagina 2: il suo nome compare in basso a destra.

Lischka, entrato nell'ufficio affari ebraici (Referat IVB) della Gestapo, durante la notte dei cristalli guidò l'operazione che portò all'arresto e alla deportazione di oltre 30 000 ebrei nei campi di concentramento di Sachsenhausen e Buchenwald. Alla fine dello stesso anno fu nominato a capo dell'ufficio per "l'emigrazione" ebraica a Berlino.

Il 1º novembre 1940 arrivò a Parigi come assistente di Helmut Knochen, comandante della Sipo (Polizia di sicurezza) - SD (Servizio di Sicurezza), a capo del II Ufficio (organizzazione, amministrazione).

Il 20 gennaio 1941 organizzò una riunione a Parigi per discutere la sorte degli ebrei francesi. Secondo i resoconti Lischka affermò:

«Per risolvere il problema ebraico in Francia, dobbiamo applicare le stesse misure di quelle praticate nel Reich. A tal fine, chiedo la creazione in Francia di un ufficio centrale ebraico con i seguenti compiti:
  • trattazione di tutte le questioni di interesse della popolazione ebraica;
  • controllo economico, vale a dire la rimozione degli ebrei dalla vita economica e il trasferimento delle imprese ebraiche;
  • propaganda antiebraica tra i francesi.»

Come capo della Gestapo di Parigi Lischka fu responsabile della più grande deportazione di massa di ebrei nella Francia occupata. Il 20 aprile 1942 fu promosso Obersturmbannführer. Il 14 maggio 1942 impose a tutti i bambini ebrei a partire dall'età di 6 anni di portare sui vestiti il distintivo della stella gialla. Il 16 luglio 1942 coordinò la retata che porterà a riempire il Vélodrome d'Hiver a Parigi di ebrei arrestati (12.884 persone secondo la Prefettura). Saranno inviati al campo di internamento di Drancy e quindi trasferiti verso il campo di concentramento di Auschwitz.

Gli ultimi anni della guerra

Nel settembre del 1943, Lischka, sospettato di corruzione, fu richiamato a Berlino. L'azione penale nei suoi confronti si concluse il 27 giugno 1944 con il verdetto di non luogo a procedere.

Nel novembre 1943 fu assegnato all'Ufficio centrale per la sicurezza del Reich (RSHA), come responsabile delle ritorsioni nel Protettorato di Boemia e Moravia.

Il dopoguerra

Lischka fu arrestato il 10 dicembre 1945 e internato in un campo anglo-francese, prima di essere estradato in Cecoslovacchia nel 1947 in considerazione dell'attività svolta in Boemia negli ultimi anni della guerra. Rilasciato il 22 agosto 1950, si stabilì in Germania Ovest e trovò lavoro a Colonia. Nello stesso anno fu processato in contumacia da un tribunale francese e condannato all'ergastolo per il ruolo avuto durante la guerra nella "Soluzione finale" nella Francia occupata.

Lischka potè godere della legge tedesca che lo proteggeva contro l'estradizione e fu portato a processo dalla giustizia tedesca solamente dopo una lunga battaglia durata quasi 10 anni condotta dai cacciatori di nazisti Serge e Beate Klarsfeld. Fu individuato per la prima volta nel 1971 a Colonia dove viveva al numero 554 della Bergisch Gladbacherstrasse, al di là del Reno, distretto di Mülheim, Holweide. Con l'ausilio di un cineoperatore, i Klarsfeld filmarono Lischka mentre stava uscendo di casa. Il filmato, trasmesso dalle TV di tutto il mondo, riaprì ufficialmente il caso Lischka. la coppia di cacciatori di nazisti provò in tutti i modi a convincere le autorità tedesche a concedere l'estradizione, tenteranno anche il rapimento. Per richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica, Beate Klarsfeld si autoaccuserà del tentativo scontando due mesi di prigione in Germania: a seguito delle proteste internazionali, la pena le venne sospesa.

Il processo iniziò solo nel 1979 presso il tribunale regionale di Colonia e si concluse l'11 febbraio 1980 con una condanna a dieci anni di detenzione. Con lui furono processati altri due imputati coinvolti nella deportazione degli ebrei dalla Francia: Herbert Hagen ed Ernst Heinrichsohn, condannati rispettivamente a dodici e sei anni. Lischka fu rilasciato dopo aver scontato i due terzi della detenzione nel 1985.

Lischka finì i suoi giorni con la moglie in una casa di riposo a Brühl, dove morì nel 1989.

Onorificenze

immagine del nastrino non ancora presente
SS-Ehrenring
immagine del nastrino non ancora presente
Spada d'onore delle SS

Note

  1. 1 2 3 4 5 (EN) Kurt Lischka - Holocaust Historical Society, su www.holocausthistoricalsociety.org.uk. URL consultato il 19 maggio 2026.
  2. ↑ Kurt Lischka German Security Police - France. The German Occupation of Europe http://www.HolocaustResearchProject.org, su holocaustresearchproject.net. URL consultato il 19 maggio 2026.
  3. ↑ (EN) EL.DE. Haus, Appellhofplatz 21, the History, su museenkoeln.de.
  4. ↑ L.D.: iniziali di Leopold Dahmen, primo proprietario. L'intero palazzo fu requisito nell'estate del 1935 dalla Gestapo.
  5. 1 2 3 Le dossier Kurt Lischka | Chemins de mémoire, su www.cheminsdememoire.gouv.fr. URL consultato il 19 maggio 2026.
  6. ↑ Brunner, pp. 45-48.
  7. 1 2 3 4 5 6 7 8 (FR) LES PROCÈS MILITAIRES 1945, su proces-1945.blog4ever.com. URL consultato il 19 maggio 2026.
  8. ↑ Klarsfeld, p. 214.
  9. 1 2 3 (EN) Bradley Graham, West German Court Sentences 3 Who Sent Jews to Death Camps, in The Washington Post, 12 febbraio 1980. URL consultato il 19 maggio 2026 (archiviato dall'url originale il 30 novembre 2024).
  10. ↑ Brunner, p. 59
  11. ↑ Klarsfeld, p. 322
  12. ↑ (EN) Peter Hellman, NAZI‐HUNTING IS THEIR LIFE, in The New York Times, 4 novembre 1979. URL consultato il 19 maggio 2026.
  13. ↑ (DE) Roland Kaufhold, Kurt Lischka oder: Vom "Ende der Gemütlichkeit", su hagalil.com, 13 aprile 2022.
  14. ↑ (DE) Dominik Reinke, Beate Klarsfeld jagte SS-Mann in Köln. Versuchte Entführung von Kurt Lischka, su www1.wdr.de, 22 marzo 2006.
  15. 1 2 (EN) A Nazi-hunting couple’s audacious scheme to take down a top SS officer, in Washington Post, 17 marzo 2024. URL consultato il 19 maggio 2026.
  16. ↑ 1979: il processo di Colonia - Memoriale della Shoah, su Mémorial de la Shoah. URL consultato il 20 maggio 2026.
  17. ↑ Avvocato che si era fatto eleggere nella politica del dopoguerra, fu ripetutamente processato, condannato e assolto negli anni 1981-87. Si proclamò innocente, vittima di omonimia. Visse a Burgstädt.

Bibliografia

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