| La morte che assolve | |
|---|---|
| Paese di produzione | Italia |
| Anno | 1919 |
| Durata | 50 min |
| Dati tecnici | B/N film muto |
| Genere | drammatico |
| Regia | C. A. Lolli |
| Sceneggiatura | Francesco Serravalle |
| Casa di produzione | Raggio Film |
| Fotografia | Mario Bacino |
| Interpreti e personaggi | |
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La morte che assolve è un film muto italiano realizzato nel 1918 e distribuito nel 1919, diretto da C. A. Lolli e prodotto dalla Raggio Film di Milano. Elettra Raggio vi sostiene il doppio ruolo di Maddalena e della figlia Erica, affiancata da Ermete Novelli nell'ultima sua apparizione cinematografica: è l'unica pellicola superstite della filmografia di Raggio.

La prima proiezione documentata ebbe luogo a Roma il 15 febbraio 1919. La copia conservata fu restaurata dalla Fondazione Cineteca Italiana e presentata nel 2019 alle Giornate del cinema muto di Pordenone.
Maddalena, moglie dell'usuraio Renato Falco e madre della piccola Erica, viene scacciata dal marito ed è costretta a lavorare come domestica. Quando le sue condizioni di salute si aggravano, tenta inutilmente di ottenere l'aiuto di Falco. Maddalena assiste inoltre all'uccisione di un vicino da parte del marito e muore tra le braccia della figlia.
Erica viene soccorsa dal conte Giancarlo Della Croce, che la affida a una ricca signora americana. Falco, assolto dall'accusa di omicidio per insufficienza di prove, ma osteggiato dai vicini e tormentato da allucinazioni, abbandona il paese e diviene guardaboschi alle dipendenze del conte.
Divenuta adulta, Erica torna in Italia ed è corteggiata da Della Croce, ma è fidanzata con il giovane Marco Dickson. Dopo il rifiuto della ragazza, il conte le rivela le sue umili origini e infine la rapisce. Falco interviene per salvarla e viene ferito mortalmente; Erica lo assolve dalle colpe commesse.
Il film fu realizzato nel 1918 dalla Raggio Film di Milano, casa di produzione fondata da Elettra Raggio nel 1916. Secondo Mosconi, la società costituiva un'emanazione della Milano Film ed era sostenuta da ambienti dell'aristocrazia e della finanza milanese.
Il soggetto e la sceneggiatura sono attribuiti a Francesco Serravalle, mentre la fotografia fu affidata a Mario Bacino.
Raggio interpreta Maddalena e la figlia Erica; Novelli è Falco, mentre Ettore Piergiovanni interpreta il conte Giancarlo Della Croce.
Una brochure originale della Raggio Film attribuisce la «direzione artistica» all'avvocato C. A. Lolli e indica inoltre fra gli interpreti Emilio Piamonti, Giulia Frampolesi e Accoretti.

Le fonti non concordano sullo scioglimento delle iniziali del regista. Il repertorio di Vittorio Martinelli e le Giornate del Cinema Muto riportano Alberto Carlo Lolli, mentre Elena Mosconi e la Fondazione Cineteca Italiana indicano Carlo Alberto Lolli.
Raggio aveva già lavorato con Novelli in Automartirio nel 1917. Mosconi riconduce la collaborazione con l'attore alla tendenza di Raggio a condividere la scena e il lavoro di produzione con altri professionisti, formando gruppi di lavoro consolidati e rinunciando al cliché divistico della «solitaria stella».
Mosconi sottolinea inoltre l'attenzione di Raggio alla scelta delle ambientazioni, citando fra gli esempi la cascata utilizzata in La morte che assolve.
La morte che assolve fu l'ultima interpretazione cinematografica di Novelli.
Il film aveva una lunghezza originaria di 1300 metri e ottenne il visto di censura n. 13813. Le Giornate del Cinema Muto indicano come data del visto il 1º luglio 1918 e documentano la prima proiezione romana del 15 febbraio 1919.
Dopo il restauro il film fu pubblicato in DVD nella collana I Tesori del MIC, accompagnato da materiali fotografici e filmici relativi a Raggio, dalla trama completa e da un'intervista alla storica del cinema Elena Mosconi.
Nel 2020 La morte che assolve entrò nel catalogo in streaming della Videoteca di Morando della Cineteca di Milano, fra i film restaurati e digitalizzati dalla Fondazione Cineteca Italiana. Nello stesso anno fu segnalato anche da Esquire Italia fra i materiali messi a disposizione nel catalogo digitalizzato della Cineteca.
Prima della realizzazione di La morte che assolve, la stampa cinematografica aveva già accolto favorevolmente Raggio. Mosconi ricostruisce una ricezione che ne sottolineava soprattutto l'intelligenza, la versatilità e la distanza dai modelli divistici più convenzionali; nel 1917 La Vita Cinematografica le riconosceva un'arte naturale e la capacità di variare registro interpretativo.
Nel film Raggio adotta due registri distinti per Maddalena ed Erica. La prima è una figura dimessa e malata, resa attraverso primi piani sofferenti e movimenti lenti; Erica è invece giovane, elegante, sportiva e caratterizzata da un'andatura più rapida e nervosa. Secondo Mosconi, anche in quest'ultimo ruolo Raggio evita il modello della diva sensuale e voluttuosa.
La studiosa individua nella recitazione di Raggio un gesto immediato e non studiato, improntato alla semplicità mimica e al rifiuto delle ricercatezze artificiose della posa. L'unica pellicola con Raggio conservata permette inoltre di osservare direttamente il contrasto fra i due personaggi da lei interpretati.
Nel 2019 Frida Bonatti ha osservato che Maddalena non corrisponde all'archetipo della madre sottomessa destinata al sacrificio finale e che Erica non assume i tratti della femme fatale, ma quelli di una giovane donna moderna. Ha inoltre accostato la misura della recitazione di Raggio a quella di Eleonora Duse in Cenere del 1916, rilevando però come Raggio, diversamente da Duse, utilizzi anche il primo piano e lo sguardo in macchina.
Anche Valeria Palumbo, sul Corriere della Sera, ha sottolineato nel 2019 il carattere naturalistico della recitazione di Raggio, l'impiego dei primi piani e la distanza dai modelli della madre sottomessa e della diva fatale.

Per quanto riguarda Novelli, Mosconi osserva in La morte che assolve una recitazione trattenuta: pur conservando elementi della propria tradizione teatrale, l'attore evita una gestualità amplificata o caricaturale, mantenendosi entro un naturalismo incisivo. La studiosa mette questa prova in relazione con i giudizi della critica coeva, che già in Automartirio aveva apprezzato la sua «sobrietà di gesto».
Sul piano narrativo, Mosconi riconduce La morte che assolve alla componente familiare ricorrente nella produzione di Raggio: il finale ristabilisce infatti un legame familiare e associa il perdono di Erica al riscatto morale di Falco. Bonatti vi individua analogamente una celebrazione della famiglia e dell'amore.
Nel 1953 Raggio consegnò alla Fondazione Cineteca Italiana carte, fotografie, libretti e programmi di sala, manifesti, frammenti su pellicola in nitrato e una copia di La morte che assolve. Il film è l'unica pellicola con Raggio della quale sia conservata una copia, mutila rispetto alla lunghezza originaria.
Mosconi ritiene che la conservazione della pellicola sia stata quasi certamente favorita dalla presenza di Novelli, poiché costituiva l'ultimo documento cinematografico della sua recitazione prima della morte dell'attore.
Il restauro fu eseguito dal MicLab della Fondazione Cineteca Italiana mediante scansione in 2K del negativo originale in nitrato. Il materiale conservato misura 980 metri, rispetto ai 1300 metri indicati nella documentazione di censura; la metratura dichiarata nel visto comprendeva anche le didascalie, assenti dal negativo conservato.
Le didascalie furono ricostruite sulla base della trama depositata per il visto di censura. Per la ricostruzione cromatica furono invece studiati frammenti di altre produzioni della Raggio Film donati da Elettra Raggio alla Fondazione Cineteca Italiana.
La versione restaurata, in formato DCP, ha una durata di 50 minuti e 15 secondi e fu presentata nel 2019 alle Giornate del Cinema Muto di Pordenone.
Per l'edizione restaurata Francesca Badalini compose un nuovo accompagnamento musicale, eseguito dalla stessa Badalini al pianoforte e da Fabio Rodella al violino.