| Lagozza di Besnate | |
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| Localizzazione | |
| Stato | |
| Comune | Besnate |
| Mappa di localizzazione | |
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La Lagozza di Besnate è un sito archeologico situato nel territorio del comune di Besnate, in provincia di Varese.
L'idronimo lagozza è una denominazione poco comune e sembra sia stata unicamente riservata a designare bacini palustri non molto estesi, cioè stagni e torbiere. È molto probabile che tale denominazione derivi dal termine dialettale lombardo lagass, cioè lagazzo.
La torbiera della Lagozza è una caratteristica area di 40.000 m2 situata a circa 1 km a nord-ovest di Besnate. Con l'allora frazione di Besnate faceva parte del comune di Arsago ed insieme venivano aggregati al Comune di Jerago nel 1872 fino al 1907.
La Lagozza era un luogo considerato malsano e inadatto a una qualsiasi utilità a causa dell'acqua stagnante che formava una vasta palude e acquitrini.
Un primo tentativo di bonifica della Lagozza risale al 1817 quando sì tentò di piantare alberi di ontani per creare un bosco, ritenendo che con lo scavo di un canale, si potesse elevare il fondo adoperando il materiale scavato. Purtroppo lo strato torboso del sottosuolo rese vano quel primo tentativo. La proprietà della Lagozza era della famiglia lombarda degli Arrigoni e nel 1875 passò al conte Carlo Cornaggia Medici Castiglioni, persona intelligente e propensa ai miglioramenti agricoli. In questo stesso anno il conte fece riprendere i lavori di bonifica iniziati più di cinquant'anni prima. L'idea era di asportare lo strato torboso del terreno per renderlo coltivabile, in tal modo, avrebbero potuto utilizzare la torba estratta come materiale combustibile ed il bacino prosciugato sarebbe stato un fertile terreno.
Questo era un procedimento già collaudato nel tempo. Infatti la vicina Lagozzetta, che copriva un'area di 10.000 m2, era stata prosciugata tra il 1872 e il 1875, con l'estrazione di uno strato torboso di circa due metri di spessore sotto il quale furono trovati molti tronchi e rami di grossi alberi caduti per cedimenti delle colline circostanti con le chiome disposte verso il centro e le radici verso i bordi esterni del bacino. Ma la loro disposizione potrebbe essere stata anche causata, secondo un'altra ipotesi, dai primitivi abitatori del luogo per elevare il fondo del bacino e ottenere una base per le loro capanne. Se venisse suffragata l'ipotesi, l'abitato sarebbe di tipo lacustre, e non palafitticolo [senza fonte], come per l'attigua Lagozza.
Nel 1875 il conte Cornaggia-Castiglioni nel corso dei lavori si bonifica, scoprì casualmente l'esistenza di un'antica stazione palafitticola, la cui civiltà venne poi detta appunto Civiltà della Lagozza. Le successive ricerche archeologiche permisero di individuare le strutture di una palafitta e di raccogliere numerosi reperti.
Il villaggio fu abitato all'inizio del III millennio a.C. e fu forse abbandonato poco dopo a seguito di un incendio
Di particolare interesse sono gli strumenti per la tessitura e i resti paleobotanici che testimoniano non solo lo sfruttamento delle risorse del bosco ma anche la coltivazione dei cereali sui declivi delle colline.
Nell'area detta Lagozzetta furono ritrovati diversi reperti tra i quali un grosso recipiente e un lungo bastone con manico curvo in legno, i quali datano l'insediamento ad un periodo di poco successivo a quello della Lagozza.
Negli anni successivi si svolsero numerosi studi del sito dal quale fu recuperato un numero notevole di reperti di questi una cospicua parte fu donata dal conte Cornaggia Castiglioni al Civico Museo Archeologico di Como, dove sono esposti. Le ricerche proseguirono intense per una ventina d’anni in concomitanza dell’estrazione della torba per poi cessare ed essere riprese quasi cent'anni dopo, nel 1953, da Ottavio Cornaggia Castiglioni (1907-1979), archeologo e nipote di Carlo, il quale intraprese nuovi scavi archeologici.
Nel 2025 si è svolta una nuova campagna di scavi promossa dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Como, Lecco, Monza-Brianza, Pavia, Sondrio e Varese al fine di promuovere la conoscenza e la valorizzazione del sito della Lagozza e che si svilupperà nei successivi anni .