Il laicismo è un orientamento filosofico-politico volto a promuovere la laicità dello Stato e l’autonomia delle istituzioni pubbliche dalle autorità religiose, sviluppatosi principalmente nel XIX secolo.
Il termine è utilizzato anche per indicare le politiche messe in atto da uno Stato al fine di escludere la visibilità religiosa dal dominio pubblico.
Il termine laïcité fu coniato nel 1871 dall'educatore francese e poi premio Nobel per la pace Ferdinand Buisson.
Il laicismo è una posizione che sostiene l'autonomia della sfera politica e civile dalle autorità religiose; a seconda delle interpretazioni, può assumere forme più o meno rigorose di separazione tra Stato e religione. Il principio si traduce nella richiesta di uguaglianza tra le confessioni religiose e di imparzialità delle istituzioni pubbliche, senza privilegi ingiustificati per una specifica Chiesa.
Il termine "laico" deriva dal greco λαϊκός, attraverso il latino ecclesiastico laicus, e indicava chi apparteneva al popolo dei fedeli senza far parte del clero. Con la nascita del cristianesimo, poi, il termine è associato ai fedeli battezzati che non ricoprono una carica ecclesiastica. In ambito politico, il termine "laico" indica ciò che è autonomo dalle autorità religiose e non è subordinato a una confessione; il significato preciso varia in base al contesto. Il significato moderno di "laico", inteso come indipendente dalla sfera religiosa o non confessionale, si sviluppò soprattutto tra l'Illuminismo e il XIX secolo; in alcuni contesti il termine ha assunto anche connotazioni antireligiose o anticlericali.
Essere uno Stato laico non implica necessariamente un ostilità: alcune nazioni laiche stipulano concordati o prevedono finanziamenti alle confessioni religiose, purché compatibili con il proprio ordinamento e con i principi di uguaglianza e libertà religiosa. Il punto cardine del laicismo è il principio di autonomia della sfera politica e civile dalle autorità religiose e la neutralità delle istituzioni pubbliche nei confronti di ogni credo.
Il laicismo e la secolarizzazione costituiscono due soggetti distinti. La secolarizzazione si definisce come il processo storico e culturale attraverso il quale la religione perde, in misura variabile, rilevanza e influenza all'interno del contesto sociale. I due fenomeni possono apparire correlati, essi non coincidono e non sono necessariamente legati da un rapporto di causa-effetto.
Buona parte delle critiche cattoliche, rivolte al laicismo, sostiene che tale orientamento esprima un ostilità "a prescindere" nei confronti della Chiesa cattolica e delle altre istituzioni religiose. Al contrario il laicismo riconosce l'esistenza di istituzioni religiose sul territorio statale e la possibilità che queste possano esprimere orientamenti morali, politici o sociali, a condizione che tali visioni non vengano imposte per legge ai cittadini che non le condividono. In questi casi la posizione laica può sfociare nell' anticlericalismo.
Alcune tra le Chiese cristiane, tra cui quella cattolica, quella ortodossa e alcune confessioni protestanti, in particolare negli Stati Uniti giudicano restrittiva la possibilità di "permettere a tutti di esercitare solo privatamente la propria fede", ritenendola una limitazione della dimensione sociale del proprio credo. La Chiesa cattolica giudica negativamente la visione che definisce laicista in quanto fonda la propria fede sul rapporto tra la "comunità" e Dio, rivendicando di conseguenza il diritto di intervenire nel dibattito politico con funzioni di indirizzo etico. Per le Chiese protestanti la posizione è molto variegata: le varie confessioni hanno posizioni molto differenti tra di loro e oscillano da orientamenti teocratici di stampo estremista a richieste di netta separazione tra stato e chiesa.
Nel dibattito pubblico italiano non è ancora stata raggiunta una posizione comune sulla separazione dei termini laico e laicista, e di solito, nel dibattito pubblico, sono perlopiù politici e commentatori di matrice cattolica ad affermare una distinzione tra laicismo e laicità, in quanto non è ancora stata raggiunta una posizione comune sulla separazione dei due termini. Mentre alla qualifica di difensori della "laicità dello Stato" viene attribuito un valore positivo, l'uso dei termini "laicismo" e "laicista" assume spesso, al contrario, una sfumatura critica o penalizzante, sebbene sul significato preciso di queste espressioni rimangono punti di vista differenti. Non a caso alcuni dizionari della lingua italiana come il De Mauro, in accordo alla definizione storica del termine laicismo, considerano i due termini come sinonimi. Il problema maggiore da parte di chi viene tacciato come "laicista" dai credenti, è che i suffissi "-ismo" e "-ista" danno sovente una connotazione negativa, se non offensiva. I non credenti rimproverano ai credenti di voler mantenere per loro stessi la definizione di laici, ed a utilizzare per gli altri un altro termine con valenza dispregiativa.
Poiché molti di quelli che sostengono questa distinzione fra laicità e laicismo sono cattolici, per approfondire questo tema si confronti la voce Laicità e religioni.
In molti paesi europei, come la Francia, i Paesi Bassi e la Spagna (recentemente), la secolarizzazione è molto diffusa e alcune leggi statali riflettono posizioni culturalmente indipendenti e anche opposte a quelle delle religioni maggioritarie. Altri paesi come quelli scandinavi, pur avendo ordinamenti statali che assegnano un ruolo pubblico alla Chiesa di Stato (luterana) hanno ugualmente una popolazione e una legislazione "secolarizzata". Nel Regno Unito - formalmente nella sola Inghilterra vi è la religione di Stato, non in Scozia, ad esempio - la regina ha il titolo di "Difensore della Fede", è governatore supremo della Chiesa anglicana e i vescovi anglicani hanno un seggio di diritto nella Camera dei lord. Tuttavia la Chiesa è sottomessa alle leggi dello Stato. Diverso è il caso degli Stati Uniti, dove da sempre le chiese e lo stato sono nettamente separati, ma nel quale le chiese e le religioni hanno forte peso nella società. Anche negli Stati Uniti il dibattito sulla laicità dello Stato ha comunque una forte tradizione, legato però ad altri temi rispetto all'Europa, come la preghiera pubblica nelle scuole, il giuramento sulla Bibbia, l'insegnamento del creazionismo in alcuni stati o il ruolo della "religione civile" americana (ad esempio il motto In God We Trust).
In Francia la Costituzione proibisce il riconoscimento di qualsiasi religione (eccetto per alcune congregazioni preesistenti come i cappellani militari o in Alsazia-Lorena) ma consente il riconoscimento di organizzazioni religiose sulla base di criteri formali di legge esterni alla dottrina religiosa:
Il laicismo è correntemente accettato da tutte le principali religioni francesi. Fanno eccezione alcuni correnti di estrema destra reazionarie e monarchiche che desiderano l'imposizione del Cristianesimo Cattolico come religione di Stato con un ruolo civile e alcuni leader islamici che non riconoscono la superiorità della legge civile sui precetti religiosi, cosa peraltro in comune con i fedeli cristiani (vedi obiezione di coscienza).
Anche se a loro non è proibito di fare dichiarazioni su argomenti religiosi, i leader politici francesi solitamente non mostrano apertamente che alcune loro politiche possono essere direttamente ispirate da considerazioni religiose; le argomentazioni religiose in Francia sono considerate incompatibili con un dibattito politico ragionato. Certamente i politici francesi possono apertamente praticare la loro religione ma ci si aspetta che non si lascino influenzare nelle loro scelte politiche dalla loro religione "privata". Ad esempio i presidenti francesi Valéry Giscard d'Estaing, Charles de Gaulle, Jacques Chirac e Nicolas Sarkozy si sono dichiarati apertamente cattolici, pur proponendo una politica rigorosamente laica. Ad esempio de Gaulle rifiutava di fare la comunione in pubblico per non offendere i cittadini non cattolici. I francesi considerano infatti la religione una scelta privata, e ogni ostentazione pubblica è generalmente fuori luogo. Gli ufficiali di stato francesi devono essere neutrali rispetto sia agli ideali politici che alla religione ed ogni pubblica espressione di affiliazione religiosa è proibita.
Questo atteggiamento è ritenuto dai critici (spesso cattolici) come un controsenso poiché, secondo i critici, se uno ha dei valori che ritiene veri in base alla propria fede, dovrebbe essere libero di esprimerli e di metterli in pratica per la ricerca del bene comune. Furono la Rivoluzione francese e Napoleone ad emanare le prime leggi sulla laicità, ma dopo la Restaurazione, la Francia non ha pienamente separato Chiesa e Stato fino all'emanazione della legge sul secolarismo nel 1905, proibendo allo Stato di riconoscere o sussidiare religioni, pur non proibendo il riconoscimento o i sussidi a quelle già presenti prima del 1905 come la Chiesa cattolica. In aree che in quell'anno erano occupate dalla Germania e che non ritornarono alla Francia fino al 1918 sono ancora in effetto alcuni concordati di cooperazione tra Chiesa e Stato.
Il termine Laïcité è correntemente un concetto chiave della costituzione francese, in cui l'articolo I definisce la Francia come repubblica secolare ("La France est une République, une, indivisible, laïque et sociale."). Molti ritengono che essere discreti verso le altrui religioni sia una necessità insita all'essere francese. Altri invece sostengono che è un atteggiamento ipocrita e contrario alla libertà di fede. Questo concetto obbligatoriamente "privato" di religione, che in passato ha permesso l'integrazione nella società francese di popoli di religioni anche molto diverse tra loro, è stato la causa, secondo alcuni, dei recenti scontri con immigranti non cristiani, specialmente con la numerosa popolazione musulmana.
Recentemente il dibattito politico ha portato alla controversa legge che ha proibito l'ostentazione di simboli religiosi vistosi come grandi hijab, turbanti Sikh, vistose croci cristiane e stelle di David nelle scuole pubbliche. Alcuni affermano che tale legge non aiuterà l'integrazione degli stranieri, ma che ostacolarla, come hanno dimostrato le rivolte dei giovani islamici nelle periferie (banlieues), garantirà però una maggiore uguaglianza tra i cittadini a prescindere da quale sia la loro fede o se siano religiosi o no.
Il primo tentativo di totale divisione tra Stato e Chiesa è presente nella Costituzione della Repubblica Partenopea, redatta da Mario Pagano nel 1799, che non trovò mai attuazione a causa della repentina restaurazione borbonica. Essa sancì, per la prima volta in Italia, la completa responsabilità dello Stato sui diritti civili, l'istruzione aconfessionalista e la perdita di diritti politici per coloro che avessero pronunciato voti religiosi.
A partire dal Risorgimento, nonostante lo Statuto Albertino riconoscesse il cattolicesimo come religione di Stato, furono varati molti provvedimenti in favore della laicità; questi furono completamente cancellati dal fascismo con i Patti Lateranensi del 1929, rinnovati in senso secolare nel 1984. Come sottolineato dal paragrafo 4 della sentenza n.203 del 1989 della Corte Costituzionale, per la Costituzione Italiana la laicità è un "principio supremo dello Stato", che si struttura negli artt. 7, 8 e 20; "il principio di laicità, quale emerge dagli artt. 2, 3, 7, 8, 19 e 20 della Costituzione, implica non indifferenza dello Stato dinanzi alle religioni, ma garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione, in regime di pluralismo confessionale e culturale." La Costituzione infatti separa gli ambiti di religioni e Stato, garantisce la libertà religiosa (e quindi, implicitamente, il diritto a non avere alcuna fede, esplicitato dalla stessa pronuncia) e la libertà di pensiero (art. 21), negando alla religione maggioritaria (cattolica) lo status di religione di Stato.
Nei fatti, in Italia la situazione si presenta diversa, perché il cattolicesimo è fortemente presente nella sua cultura a tutti i livelli. Influisce in ciò, ovviamente, la presenza a Roma dello Stato della Città del Vaticano, con la quale l'Italia ha stipulato e rinnovato accordi di forte integrazione (Patti Lateranensi e successiva revisione col nome di Concordato) anche come recupero di rapporti e relazioni che si erano interrotte con l'annessione all'Italia dello Stato Pontificio. È importante inoltre ricordare la posizione di predominio, per quasi tutta la seconda metà del XX secolo, di un partito (Democrazia Cristiana) esplicitamente ispirato ai principi del cattolicesimo, e anche una forte tradizione di associazionismo cattolico.
La storia dell'Italia, la presenza del Vaticano, e la larga diffusione della cultura legata alla Chiesa cattolica fanno sì che nell'ordinamento civile siano state accettate, anche da parte di molti laici, norme e usanze legate alla tradizione cattolica, specialmente in un periodo nel quale il fenomeno migratorio dai paesi extracomunitari non era arrivato alle dimensioni attuali. I sostenitori del laicismo, siano essi credenti o non, considerano alcune di queste norme e usanze lesive dell'uguaglianza fra i cittadini a prescindere dalla loro aderenza a una determinata o a nessuna confessione religiosa, come stabilito nella Costituzione. Attualmente i principali temi oggetto di scontro filosofico, politico e ideologico che mettono al centro il concetto di laicità dello Stato sono l'aborto, il testamento biologico o dichiarazione anticipata di trattamento e l'eutanasia, nonché il dibattito sulla presenza del crocifisso o di altri simboli religiosi cristiani nelle scuole e, più in generale, in alcuni uffici pubblici (tribunali e ospedali), emerso in seguito a una sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo dell'autunno 2009, annullata poi nel 2011 dalla stessa corte. Il problema del consenso in un paese storicamente determinato dalla presenza all'interno del proprio territorio dello Stato della Chiesa, contro cui l'Italia dovette però combattere una guerra in epoca risorgimentale, fa sì che la maggioranza delle forze politiche tendano a non assumere posizioni contrarie al Vaticano e ai dettami della Conferenza Episcopale Italiana.[senza fonte]
Nonostante la divisione tra Stato e Chiesa presente, in Italia vigono una serie di leggi che garantiscono diversi sistemi di finanziamento della Chiesa cattolica.
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