
La Land art è una forma d'arte contemporanea sviluppatasi negli Stati Uniti tra la seconda metà degli anni 1960 e gli anni 1970. Il termine indica pratiche artistiche che prevedono l'intervento diretto dell'artista sul paesaggio e sull'ambiente naturale, spesso attraverso la realizzazione di opere in aree esterne, talvolta lontane dai tradizionali spazi espositivi. Gli interventi possono utilizzare elementi naturali, come terra, pietre, sabbia, acqua e vegetazione, oppure materiali introdotti appositamente nel luogo. Le opere di Land art possono essere permanenti oppure soggette a modificazioni e deterioramento nel tempo a causa dei fenomeni naturali. In alcuni casi l'intervento è concepito in relazione ai processi di trasformazione del paesaggio e può quindi assumere carattere effimero. La documentazione fotografica e audiovisiva ha avuto un ruolo importante nella conservazione e nella diffusione di opere realizzate in luoghi difficilmente accessibili.

Negli anni Sessanta, negli Stati Uniti e in diversi paesi dell'Europa occidentale, il sistema dell'arte attraversò una fase di significativa trasformazione. La pittura e la scultura continuarono a essere pratiche artistiche di rilievo, ma numerosi artisti sperimentarono nuovi linguaggi, materiali e modalità di produzione e presentazione delle opere. Queste ricerche contribuirono a mettere in discussione i confini tradizionali tra le diverse discipline artistiche e il rapporto tra opera d'arte, spazio espositivo e realtà quotidiana. In questo periodo si svilupparono pratiche che prevedevano l'impiego di materiali e oggetti non tradizionali, l'uso dello spazio come elemento dell'opera, il coinvolgimento del corpo e dello spettatore e la realizzazione di azioni o interventi in luoghi diversi dagli spazi espositivi convenzionali.
Parallelamente, alcuni artisti concentrarono l'attenzione sui processi di realizzazione dell'opera e sulle condizioni materiali e concettuali della produzione artistica. Nello stesso contesto si affermarono diverse tendenze e pratiche artistiche, spesso contemporanee e caratterizzate da rapporti e influenze reciproche. Tra queste si possono ricordare la Pop art, Fluxus, gli Happening, la Performance art, la Body art, la Minimal art, la Process art e l'Arte concettuale. Nella seconda metà degli anni Sessanta si svilupparono inoltre la Land art e gli Earthworks negli Stati Uniti, mentre in Europa si affermarono esperienze in parte riconducibili a sviluppi paralleli, tra cui l'Arte povera in Italia.
Sebbene la Land art si sia affermata come pratica artistica negli anni Sessanta, essa presenta collegamenti con tradizioni molto più antiche di intervento sul territorio, tra cui le figure collinari, i geoglifi, i tumuli e altri monumenti realizzati direttamente sul terreno. Anche alcune opere del XX secolo sono state successivamente interpretate come precedenti della Land art. Tra queste figura Contoured Playground, progettato da Isamu Noguchi nel 1941 a New York. Noguchi non definì tuttavia la propria opera come Land art, ma come una forma di scultura. Il progetto è stato successivamente considerato significativo per lo sviluppo della Land art, dell'architettura del paesaggio e della scultura ambientale.

Il termine Land art indica un insieme di pratiche artistiche sviluppatesi principalmente negli Stati Uniti e in Europa a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta, caratterizzate dall’intervento dell’artista sul paesaggio e dall’impiego di elementi naturali o di materiali collocati direttamente nell’ambiente. Le opere possono essere realizzate in luoghi esterni agli spazi espositivi tradizionali e, in alcuni casi, possono essere difficilmente trasferibili o soggette a trasformazioni nel tempo. Tra le prime manifestazioni associate alla nascita della Land art vi è la mostra Earth Works, organizzata da Robert Smithson alla Dwan Gallery di New York nell’ottobre 1968. La mostra presentava opere di diversi artisti, alcune delle quali erano documentate attraverso fotografie anziché essere materialmente esposte nella galleria. Il titolo Earth Works faceva riferimento a opere realizzate attraverso interventi sulla terra e sul paesaggio.
Nel 1969 il termine Land Art fu utilizzato da Gerry Schum per una mostra televisiva realizzata dalla Fernsehgalerie di Berlino. La trasmissione, del 15 aprile 1969, presentava interventi di otto artisti: Richard Long, Barry Flanagan, Dennis Oppenheim, Robert Smithson, Marinus Boezem, Jan Dibbets, Walter De Maria e Michael Heizer.
Le opere erano state realizzate in diversi luoghi naturali dell’Europa e degli Stati Uniti e venivano presentate attraverso il filmato televisivo. La Land art non costituisce un movimento omogeneo caratterizzato da un unico programma teorico. Il termine viene utilizzato per riferirsi a esperienze artistiche differenti, accomunate soprattutto dall’interesse per il rapporto tra opera, spazio e ambiente e dal superamento dei limiti dello spazio espositivo tradizionale. Gli artisti associati alla Land art adottarono modalità di intervento molto diverse, dalla realizzazione di grandi modificazioni del terreno alla creazione di interventi temporanei o di opere basate sull’azione e sul movimento nel paesaggio.
Un'altra importante esposizione fu Earth Art, organizzata nel febbraio 1969 presso l'Andrew Dickson White Museum of Art della Cornell University di Ithaca, nello Stato di New York.

La Land art presenta alcune affinità con l'Arte concettuale, sviluppatasi anch'essa negli anni Sessanta. In entrambi i casi l'attenzione può essere rivolta al processo di realizzazione dell'opera, alle condizioni della sua produzione e al rapporto tra opera, spazio e contesto. Le modalità e gli esiti delle due ricerche sono tuttavia differenti e la Land art comprende esperienze artistiche caratterizzate da approcci diversi.
Gli artisti associati alla Land art utilizzano il paesaggio e gli elementi naturali come componenti dell'opera, realizzando in alcuni casi interventi di grandi dimensioni. Tra i materiali e gli elementi impiegati figurano terra, rocce, ghiaia, sabbia, acqua e vegetazione. Alcuni interventi assumono forme geometriche e vengono realizzati attraverso scavi, spostamenti o accumuli di materiali, mentre altri consistono in modificazioni temporanee del paesaggio o in azioni compiute direttamente nell'ambiente.
Le opere possono avere carattere scultoreo e tridimensionale oppure essere legate a un'azione, a un processo o a uno specifico luogo. Il rapporto con il tempo costituisce un elemento rilevante di molte esperienze di Land art: gli interventi possono essere modificati dall'azione degli agenti atmosferici, dalla crescita della vegetazione, dall'erosione e da altri processi naturali. Per questo motivo alcune opere sono soggette a trasformazione, deterioramento o scomparsa.
Alcuni artisti hanno concepito le opere come interventi destinati a essere modificati dai processi naturali, mentre altri hanno cercato di intervenire sul paesaggio attraverso pratiche legate alla memoria del luogo e alla ricostruzione della vegetazione originaria. Un esempio è Time Landscape di Alan Sonfist, realizzato a New York a partire dalla fine degli anni Sessanta, nel quale l'artista ricreò una porzione di foresta composta da specie vegetali autoctone presenti nell'area prima dell'urbanizzazione. L'opera mette in relazione la trasformazione del territorio, la memoria storica e i processi naturali.
Una parte significativa degli interventi è stata realizzata in luoghi distanti dai centri urbani e dagli spazi espositivi tradizionali. La collocazione delle opere ha posto problemi specifici di documentazione e conservazione, poiché alcune di esse sono difficilmente accessibili o non possono essere trasferite. Fotografie, filmati, disegni, progetti, testi e altri documenti sono stati utilizzati per registrare gli interventi e, in alcuni casi, costituiscono la principale testimonianza di opere temporanee o successivamente scomparse.
Il rapporto tra le opere realizzate nel paesaggio e il sistema dell'arte costituisce uno degli aspetti discussi dalla critica sulla Land art. Sebbene molti interventi siano stati concepiti al di fuori delle gallerie e dei musei, la loro documentazione e la produzione di materiali relativi alle opere ne hanno consentito la presentazione e la circolazione all'interno del sistema espositivo e collezionistico. Questa caratteristica ha contribuito a mettere in discussione la tradizionale distinzione tra l'opera come oggetto fisico e la documentazione dell'intervento. La fruizione delle opere varia inoltre in relazione alla loro collocazione e alle modalità con cui sono documentate. Alcuni interventi possono essere osservati soltanto da determinati punti del paesaggio, mentre altri richiedono l'esperienza diretta del luogo e del percorso attraverso cui vengono realizzati o osservati. La fotografia aerea e quella realizzata dal livello del terreno possono pertanto offrire rappresentazioni differenti della stessa opera.
Una forma di intervento artistico sul paesaggio sviluppatasi al di fuori della tradizione occidentale della Land art è l'arte tanbo, diffusa in Giappone a partire dalla fine del XX secolo. Consiste nella realizzazione di immagini su grandi superfici coltivate a riso mediante la disposizione di varietà di piante caratterizzate da differenti colori delle foglie. Le immagini sono visibili soprattutto durante il periodo di crescita delle piante e sono quindi soggette a trasformazione e scomparsa con il ciclo agricolo.
Nel 2011 l'artista polacco Jarosław Koziara realizzò Free Flow (Swobodny przepływ), un intervento di Land art sul confine tra Polonia e Ucraina. L'opera consisteva in due grandi figure di pesci, realizzate attraverso l'aratura e la semina dei campi, ciascuna delle quali attraversava il confine tra i due Stati. L'intervento fu concepito come una rappresentazione simbolica del superamento dei confini politici e delle divisioni territoriali. La scelta del luogo assumeva particolare significato in seguito all'ingresso della Polonia nello spazio Schengen nel 2007. L'opera fu documentata attraverso fotografie realizzate dall'alto e presentata nell'ambito del Land Art Festival del 2011.

Tra gli artisti maggiormente associati alla Land art figurano Michael Heizer, Robert Smithson, Walter De Maria, Richard Long, Dennis Oppenheim, Robert Morris, James Turrell e Christo e Jeanne-Claude. Le loro ricerche presentano tuttavia differenze significative per materiali, modalità di intervento, rapporto con il paesaggio e durata delle opere.
Anche alcuni artisti europei e italiani hanno realizzato opere che sono state messe in relazione con la Land art. Tra queste figura il Grande Cretto di Alberto Burri, realizzato a Gibellina, in Sicilia, sulle rovine della città distrutta dal terremoto del Belice del 1968. L'opera ricopre con una colata di cemento bianco una parte dell'antico centro abitato, mantenendo le strade e la struttura urbana attraverso una serie di grandi blocchi separati da fenditure. La superficie dell'opera è di circa 86.000 m². La costruzione iniziò nel 1985, fu interrotta nel 1989 e venne completata nel 2015 seguendo il progetto originario di Burri.
Alcuni progetti associati alla Land art hanno avuto tempi di realizzazione molto lunghi e sono proseguiti per diversi decenni. Charles Ross lavora dal 1971 al progetto Star Axis, mentre James Turrell ha sviluppato per decenni il progetto Roden Crater in Arizona.
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