Lara Monica Costa (Camposampiero, 12 settembre 1987) è un'incisore e artista italiana.
Nata a Camposanpiero, in provincia di Padova, nel 1987, Lara Monica Costa manifesta precocemente un interesse per le arti grafiche e la strutturazione geometrica del segno visivo. Intraprende i primi studi istituzionali nel settore della comunicazione d'impresa, conseguendo il diploma di formazione tecnico-professionale in grafica pubblicitaria, un percorso che le consente di assimilare i concetti cardine della composizione, del bilanciamento delle masse spaziali e del contrasto cromatico puro.
Successivamente, mossa dall'esigenza di trasporre tali competenze tecniche in un alveo prettamente accademico e speculativo, si iscrive all'Accademia di belle arti di Venezia. Frequenta il corso triennale in Pittura all'interno del collettivo didattico sperimentale denominato "Atelier F", operando sotto la diretta supervisione del docente e pittore Carlo Di Raco. All'interno di questo contesto formativo, l'artista sviluppa una profonda padronanza nell'anatomia del corpo umano e nella gestione del chiaroscuro applicato alle grandi dimensioni.
Al termine del primo ciclo di studi, Costa decide di focalizzare la propria indagine estetica sulle metodologie segniche tradizionali, attratta dalla componente artigianale e alchemica della stampa d'arte. Frequenta pertanto il corso di specializzazione biennale in Grafica d'Arte presso la medesima accademia veneziana, studiando nell'atelier calcografico di Gianfranco Quaresimin. Durante questo biennio approfondisce l'uso degli acidi, i tempi di morsura e le rese formali dei differenti metalli (zinco e rame). Consegue la laurea di secondo livello in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo nel febbraio 2013 con il massimo dei voti e la lode, discutendo una tesi incentrata sulla trasposizione visiva degli archetipi culturali.
Conclusa l'esperienza accademica, Costa affianca alla pratica della libera professione artistica nel proprio atelier l'attività pedagogica, assumendo la cattedra di Discipline Grafiche e Pittoriche negli istituti superiori di secondo grado del territorio veneto. Nel 2014 il suo profilo critico viene esaminato dal comitato scientifico della rivista specialistica Grafica d'Arte di Milano, che ne dispone l'inclusione all'interno dell'Annuario degli incisori italiani, riconoscendola come una delle figure emergenti più significative nel panorama della grafica d'arte triveneta.
Nello stesso periodo viene ammessa in qualità di socia attiva all'interno dell'Associazione Nazionale Incisori Contemporanei con sede a Montebelluna. Attraverso il sodalizio, Costa prende parte a molteplici progetti espositivi a carattere collettivo, finalizzati alla salvaguardia e alla divulgazione delle tecniche di stampa originali in opposizione ai processi di digitalizzazione industriale. A partire dal 2013 la sua attività espositiva si intensifica significativamente, registrando presenze costanti in rassegne d'arte contemporanea, concorsi nazionali e progetti di interscambio culturale internazionale.
La prassi operativa di Lara Monica Costa elegge la calcografia (esplicata attraverso le tecniche dell'acquaforte, dell'acquatinta, della vernice molle e della puntasecca) a proprio medium d'elezione, non escludendo incursioni nel disegno a grafite, nella litografia, nella pittura acrilica e nella fotografia sperimentale. L'impianto formale delle sus matrici è governato da un rigoroso dualismo cromatico e strutturale: il contrasto assoluto tra il candore del supporto cartaceo (generalmente carta cotone ad alta grammatura) e la densità pastosa dell'inchiostro calcografico.
L'atto dell'incisione su lastra metallica viene configurato dall'autrice non come un espediente per la mera riproduzione seriale di un'immagine, bensì come un rituale meditativo e catartico. La resistenza fisica offerta dal metallo alla penetrazione del bulino o della punta d'acciaio, unitamente all'azione corrosiva dell'acido nitrico o del percloruro di ferro, si traduce in una metafora del trauma e della memoria. Il solco inciso diviene così l'equivalente visivo di una "traccia atavica dell'anima", dove il tempo di reazione chimica determina la profondità emotiva dello spazio rappresentato.
Dal punto di vista tematico e iconografico, la ricerca di Lara Monica Costa gravita attorno alla rappresentazione della figura umana e, in modo specifico, all'anatomia muliebre. I corpi descritti dall'artista non rispondono a criteri di verosimiglianza accademica o a intenti prettamente estetizzanti; essi si configurano come veri e propri simulacri simbolici e contenitori semiotici.
La critica specializzata individua nelle torsioni muscolari e nella plasticità monumentale delle sue figure una parziale filiazione stilistica derivata dallo studio dei maestri del Rinascimento italiano, con particolare riferimento alle soluzioni formali e dinamiche introdotte da Michelangelo Buonarroti. Questa matrice michelangiolesca viene tuttavia destrutturata e ricondotta a una dimensione lirica, onirica e fortemente introspettiva.
Un secondo e fondamentale cardine teorico della produzione di Costa è costituito dalla psicologia analitica di Carl Gustav Jung. L'indagine sul corpo si connette direttamente alle teorie junghiane sull'inconscio collettivo e sulle polarità psichiche intrinseche all'essere umano, incarnate dalle figure archetipiche dell'Anima e Animus.
Il corpo femminile impresso sulla carta diviene l'interfaccia sensibile in cui converge il microcosmo psicologico dell'individuo e il macrocosmo spirituale della collettività. Il fitto e talvolta parossistico reticolo di linee, che avvolge o dissolve i soggetti, crea un'atmosfera sospesa, evocatrice di una dimensione esoterica o rituale. Le figure paiono emergere da un fondo oscuro o riassorbite da esso, a testimonianza di un perenne processo di metamorfosi della materia grezza che aspira all'astrazione geometrica o alla trascendenza spirituale.
Nelle serie più recenti, l'indagine si estende anche allo studio delle incisioni rupestri e della simbologia preistorica (sviluppata in particolare durante periodi di residenza artistica), riconnettendo il segno calcografico contemporaneo alle prime espressioni grafiche della storia umana.