Laura Guidiccioni

Laura Guidiccioni (nata Laura de' Benedetti; Lucca, 29 ottobre 1550 – Firenze, 1597) è stata una poetessa italiana.

Attiva a Firenze nella corte di Ferdinando I de' Medici, scrisse diverse pastorali, andate perdute, musicate e messe in scena da Emilio de' Cavalieri e considerate oggi importanti anticipatrici delle prime opere in musica.

Biografia

Discendente di un'antica famiglia nobiliare, nacque a Lucca il 29 ottobre 1550 da Niccolò e Caterina de' Benedetti. Sposò il nobile Orazio Lucchesini, con il quale intorno al 1588 si trasferì a Firenze insieme alla madre, rimasta vedova.

Qui s'inserì con successo nelle attività celebrative della corte, che in quegli anni si faceva protagonista di un'intensa vivacità artistica. N'è testimonianza la sua partecipazione ai preparativi per le nozze tra Ferdinando I de' Medici e Cristina di Lorena, celebratesi nel maggio del 1589. Per l'occasione Guidiccioni scrisse la canzone a ballo O che nuovo miracolo, su musica e coreografia già composte da Emilio de' Cavalieri e interpretata, tra le altre, da Vittoria Archilei, cantante da camera con cui legò in particolar modo. Dato il suo contributo determinante nell'organizzazione delle feste nuziali, non sembra essere un caso che, solo il mese successivo alle nozze, il marito della poetessa venne investito dell'incarico di segretario della granduchessa.

Unica donna tra gli accademici presenti alla corte medicea, alcuni dei quali importanti esponenti della Camerata de' Bardi che elaborarono gli stilemi che avrebbero portato alla nascita del melodramma, divenne in breve apprezzata anche per il suo indubbio valore artistico. Anche per successive celebrazioni a corte, continuò a lavorare con Emilio de' Cavalieri su altre pastorali e canzoni, spesso interpretate sempre da Vittoria Archilei. È il caso del carnevale del 1590 per la cui occasione venne allestito, il Satiro, di cui si è perduto il testo. Nello stesso anno seguì La disperazione di Fileno, forse ispirata da l'Egloga di Fileno, Zambardo e Cardonio di Juan del Encina, di cui, invece, sopravvivono soltanto alcuni disegni dei costumi di Alessandro Allori.

Nel 1595, invece, rimaneggiò la scena della mosca cieca del Pastor fido di Battista Guarini in una pastorale che intitolò Giuoco della cieca che fu rappresentata per la prima volta a Palazzo Pitti alla presenza del cardinale Alessandro Damasceni Peretti il 29 ottobre dello stesso anno e che venne poi replicata in altre importanti occasioni ufficiali. Il successo della rappresentazione non si limitò solo ai confini dell'esecuzioni estendendosi anche all'arte visiva con diverse trasposizioni pittoriche.

Secondo una lettera di Emilio de' Cavalieri della fine del 1597, la poetessa sarebbe morta in quell'anno a Firenze. A lei venne inoltre attribuito, fino all'inizio del XX secolo, il testo de la Rappresentatione di Anima, et di Corpo, il dramma in un prologo e tre atti musicato sempre da Emilio de' Cavalieri e rappresentato per la prima volta a Roma nel 1600, che più recenti indagini musicologiche fanno risalire a padre Agostino Manni.

La sua produzione poetica è quasi del tutto andata perduta eccezion fatta per due sonetti, il Se di lacrime presente ne la Raccolta di diversi accademici sanesi pubblicata da Gismondo Santi e il Vera gloria di Trebbia, unico e raro, inserito nell'edizione bolognese del Re Torrismondo di Torquato Tasso, importante testimonianza dei rapporti avuti con il poeta, che, con molta probabilità, la ricorda in un suo sonetto. Anche la poetessa Isabella Andreini le dedicò un componimento contenuto nella raccolta Rime del 1601.

Note

  1. ↑ O'Regan, p. 594.
  2. 1 2 3 4 5 6 7 Guidiccioni, Laura, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 24 ottobre 2026.
  3. ↑ Panizza, Wood, p. 49.

Bibliografia

Controllo di autoritàVIAF (EN) 308718068 · SBN DDSV298021 · GND (DE) 1051289424