| Le vicende della sorte | |
|---|---|
| Lingua originale | italiano |
| Genere | Dramma giocoso |
| Libretto | Giuseppe Petrosellini |
| Fonti letterarie | I portentosi effetti della madre natura, opera di Giuseppe Scarlatti su libretto di Carlo Goldoni (1752) |
| Atti | due |
| Epoca di composizione | 1761 |
| Prima rappr. | 3 gennaio 1761 |
| Teatro | Teatro Valle, Roma |
| Personaggi | |
Le vicende della sorte è un intermezzo giocoso in due atti del compositore italiano Niccolò Piccinni, su libretto di Giuseppe Petrosellini, rappresentato per la prima volta nel gennaio del 1761 presso il Teatro della Valle di Roma. Il libretto rielabora una precedente opera, I portentosi effetti della madre natura, composta da Giuseppe Scarlatti su libretto di Carlo Goldoni (1752).
L'opera fu composta in occasione del carnevale romano dell'anno 1761. Piccinni godeva di una certa fama a Roma, conseguente alla messa in scena de La Cecchina; in effetti tutte le composizioni di quel periodo riprendono il carattere giocoso e l'intreccio di tale opera, basato su agnizioni e scambi di persona. Nell'elaborare il libretto, Petrosellini prese a modello l'opera di Scarlatti e Goldoni, semplificando l'intreccio ed eliminando alcuni personaggi, ma al tempo stesso rendendo più dinamica l'azione con un sapiente utilizzo di dialoghi e un ampio uso di recitativi. La prima rappresentazione si tenne al Teatro della Valle il 3 gennaio 1761. L'anno dopo Piccinni rielaborerà l'opera per una rappresentazione a Bologna, col titolo Le avventure di Ridolfo: anche questa riprende l'opera di Goldoni, ma con un diverso intreccio e nuovi nomi per i personaggi.
Le vicende della sorte dovette godere di un discreto successo: tra 1761 e 1774 fu rappresentata a Bologna, Venezia, Trieste, Modena e di nuovo a Roma; negli altri regni europei fu allestita a Lisbona, Dresda e Braunschweig; tuttavia uscì rapidamente di repertorio in seguito alla morte del compositore. L'opera sopravvive in una partitura autografa, conservata nella Biblioteca Storica del Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli, priva della sinfonia d'apertura; altre copie, tutte databili alla seconda metà del XVIII, sono conservate a Milano, Dresda e Wolfenbüttel.
La prima rappresentazione in epoca moderna è avvenuta nell'ottobre 2025 a Bari, in occasione del centenario della fondazione del Conservatorio cittadino, intitolato al compositore e per l'inizio del triennio a lui dedicato, in occasione del terzo centenario della sua nascita.
La vicenda si svolge in un'imprecisata contea, nei dintorni del castello comitale.
Le pastorelle Cetronella e Ruspolina, uscite con le proprie greggi, sono sorprese da una fortissima tempesta: dopo aver richiamato le pecorelle, corrono a mettersi al riparo. Anche il pastore Poponcino si ritrova nel mezzo del fortunale, e assiste sgomento al crollo di una torre di cui era a guardia, colpita da un fulmine. Dalla torre in rovina fugge un giovane, che vi era imprigionato da tantissimo tempo.
Passata la tempesta, il conte Ruggiero viene a sincerarsi dei danni. Mentre passeggia nel bosco incontra Ruspolina, e le fa una corte sfacciata; la pastorella finge di accettarla, ma scappa dopo essersi fatta donare un prezioso anello di fidanzamento. Ruggiero si accorge poi del crollo della torre, e rammenta che il giovane prigioniero era Celidoro, figlio del legittimo conte, spodestato dal suo defunto padre: si mette dunque alla sua ricerca, meditando di ucciderlo per non perdere il dominio. Ruspolina, intanto, corre da suo padre, il saggio pastore Calimone, e scopre a sua volta chi sia il giovane della torre: si mette dunque in testa di maritarsi con lui.
Celidoro, nel frattempo, si aggira per i boschi stupendosi delle meraviglie del mondo; egli è ignaro di tutto, poiché è stato imprigionato nella torre quando era molto piccolo; di conseguenza non conosce nemmeno il proprio passato e la sua reale identità. Il giovane si imbatte in Cetronella: i due si innamorano a prima vista, ma la pastorella è promessa in sposa a Poponcino; tuttavia basta che Celidoro minacci di prenderlo a botte, perché il pastore ritratti immediatamente la sua proposta di matrimonio; inoltre, mostrandosi inspiegabilmente servile, Poponcino si offre di accompagnare Celidoro da Calimone, perché gli riveli la sua vera identità.
Mentre Celidoro apprende la verità e Ruggiero lo insegue, Ruspolina si aggira per i boschi alla ricerca di quello che spera sarà il suo futuro sposo; Poponcino, con mille moine, tenta di farle la corte, ma invano. Poco dopo Ruggiero riesce a sorprendere Celidoro e lo aggredisce alle spalle, ma Ruspolina riesce ad avvertire Celidoro e gli salva la vita; Ruggiero fugge via, giurando di vendicarsi. Richiamata dal baccano arriva anche Cetronella: innamorato di lei ma riconoscente a Ruspolina per averlo salvato, Celidoro dichiara di volerle sposare entrambe; le due sono così costrette a spiegargli che non è possibile maritarsi con due donne, e lo istruiscono su cosa siano galanteria e rispetto.
Ruspolina e Cetronella bisticciano su chi debba sposare Celidoro, ma vengono sorprese da Ruggiero, che mette entrambe in prigione per aver aiutato il suo rivale. Giunge Poponcino: dopo aver rimproverato entrambe per come l'hanno trattato, le perdona bonariamente e le libera. Il pastore ha intanto radunato un gruppo di cittadini fedeli al vecchio conte: Celidoro si mette in testa al battaglione e riconquista la contea, mettendo in fuga Ruggiero. Le due pastorelle celebrano la vittoria, ma chiedono a Celidoro di scegliere chi delle due sposare: il novello conte si ritrova però indeciso, perché vuole bene a entrambe.
Mentre Celidoro si arrovella, tre persone gli chiedono udienza: il primo è un vecchio mendicante, che gli chiede pietà per Ruggiero, addossando tutta la colpa al padre di quest'ultimo; Celidoro, magnanimamente, promette di non uccidere il suo rivale. Arriva poi una contadinella, che lamenta di esser stata abbandonata dall'uomo che l'aveva chiesta in moglie: Celidoro giura che richiamerà il fedifrago ai suoi obblighi e gli comanderà di sposarla. La terza visitatrice, una donna mascherata, spinge Celidoro a riflettere: egli comprende dunque che quella che ama davvero è Cetronella. La misteriosa donna si toglie il travestimento, rivelando di essere proprio Cetronella: i due si giurano eterno amore e Celidoro promette di sposarla. In quella, tuttavia, anche il mendicante e la contadinella si smascherano: sono Ruggiero e Ruspolina. Celidoro fa per avventarsi sul nemico, ma questi gli rammenta la sua promessa di non ucciderlo; allo stesso modo, Ruspolina pretende che lui la sposi. Con l'inganno, sia Ruspolina che Ruggiero hanno incastrato Celidoro.
A risolvere la questione è Poponcino: Calimone gli ha rivelato infatti che Ruspolina è la sorella perduta di Celidoro, affidatagli dal conte e da lui allevata come figlia propria. Celidoro dispone quindi che la ritrovata sorella sposi Ruggiero, mentre lui sposerà l'amata Cetronella; i cinque protagonisti celebrano quindi la gioia e la pace.