| Leccino (o Leccio) | |
|---|---|
| Regione | Toscana |
| Caratteri botanici e agronomici | |
| Attitudine | duplice: olio e mensa |
| Portamento | espanso, con rami lunghi e penduli |
| Foglia | di media lunghezza e larghezza, mediamente allungata, ad asse longitudinale diritto |
| Autofertilità | no |
| Caratteristiche dei frutti | |
| Peso medio | medio grammi |
| Forma | ovoidale, mediamente allungata |
| Simmetria | fortemente asimmetrico |
| Colore a maturazione | nero a maturazione |
| Umbone | assente o poco pronunciato |
| Epicarpo | leggermente pruinoso, con lenticelle chiare |
| Endocarpo | di peso medio, mediamente allungato, ad apice arrotondato, con mucrone e rugosità debole |
| Resistenza | |
| Alla mosca | media |
| All'occhio di pavone | bassa |
| Alla rogna | bassa |
| Al freddo | medio bassa |
Il Leccino (o Leccio) è una cultivar di olivo originaria della Toscana, coltivata soprattutto per la produzione di olio. Individuata e descritta nella seconda metà del XIX secolo, si è affermata accanto al Frantoio e al Moraiolo come una delle tre varietà portanti dell'olivicoltura toscana, per poi diffondersi nelle altre regioni olivicole italiane e in numerosi paesi di più recente olivicoltura.
L'individuazione e la descrizione della cultivar si collocano nella seconda metà del XIX secolo, e in Toscana essa è talora confusa con il Leccio. La sua affermazione seguì quella del Moraiolo, probabile nucleo originario dell'olivicoltura toscana e dell'Italia centrale, e quella del Frantoio, che si era sovrapposto all'areale del Moraiolo; il Leccino si inserì in questo quadro per la maggiore rusticità e per la resistenza al freddo che gli veniva attribuita.
Il World Catalogue of Olive Varieties del Consiglio oleicolo internazionale registra come sinonimi Leccio, Leccino di Belmonte, Premice, Premice Silvestrone, Silvestrone, Toscano e Verolana, dichiara ignota l'origine genetica della varietà, la dice molto diffusa in Toscana e ne segnala l'introduzione più recente in Umbria e in Puglia, oltre che nei nuovi paesi olivicoli. La denominazione ricorre anche in altre razze toscane di olivo: una razza coltivata alla Fattoria del Corno di San Casciano in Val di Pesa, presentata nel 1952 e ritenuta affine per caratteri morfologici e agronomici alla Madonna dell'Impruneta e al Leccino di Belmonte, ricevette allora, in mancanza di una denominazione locale, il nome di Leccio del Corno.
La base produttiva della provincia di Firenze, stimata nel 2006 in circa quattro milioni di piante, poggiava sulle tre cultivar Frantoio, Moraiolo e Leccino; di questa terna il Leccino era la terza per presenza, ma la sua quota nei nuovi impianti era in aumento per le caratteristiche di rusticità della pianta.
L'albero è da mediamente vigoroso a vigoroso, con portamento espanso, rami lunghi e penduli e chioma abbastanza densa, e foglie di grandezza media, ellittiche, di colore verde intenso. L'infiorescenza è di dimensioni medie e porta da 18 a 20 fiori, con aborto dell'ovario molto ridotto, quantificato dal catalogo del Consiglio oleicolo internazionale intorno allo 0,8%. Il frutto è ovoidale, con peso medio talora superiore ai 2 grammi, di colore nero a maturazione, fortemente asimmetrico, con apice e base arrotondati e umbone assente o poco pronunciato; il nocciolo è di peso medio, mediamente allungato, con mucrone e rugosità debole. La maturazione è precoce e uniforme, e la forza di distacco della drupa è medio bassa, carattere che agevola la raccolta meccanica.
La varietà si propaga agevolmente per talea, con percentuali di radicazione intorno al 65%. La cultivar è autosterile: è in genere sufficiente la consociazione con Frantoio o Moraiolo per garantire un'adeguata impollinazione, e l'impollinatore più noto è il Pendolino. Fra i suoi impollinatori sono indicati anche Maremmano, Morchiaio, Piangente, Trillo e Maurino. L'entrata in produzione è medio precoce e la produttività è elevata e costante. La resa in olio varia in rapporto all'epoca di raccolta ed è compresa fra il 15 e il 18%.
L'olio si distingue per l'elevato tenore di acido oleico, intorno al 76%, mentre il contenuto totale in composti fenolici è basso, salvo che la raccolta sia anticipata. Accanto all'impiego oleario, il Leccino figura fra le cultivar impiegate in alcune produzioni tradizionali di olive da mensa, registrate per il Molise, per le Marche e per la Toscana.
Secondo il catalogo del Consiglio oleicolo internazionale, questa cultivar è mediamente tollerante al freddo e a Verticillium dahliae, poco suscettibile alla rogna dell'olivo e all'occhio di pavone e moderatamente suscettibile alla mosca delle olive. La resistenza al cicloconio era già data per acquisita nel 1952, quando il Leccino veniva annoverato fra le varietà della regione «giudicate originariamente resistenti».
Il leccino rientra fra le varietà ammesse dal disciplinare dell'olio extravergine di oliva «Toscano». Nella proposta di disciplinare pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 25 maggio 1995 la cultivar compariva sia nell'elenco delle varietà utilizzabili per la denominazione priva di menzione geografica, sia in nove delle undici menzioni geografiche aggiuntive allora previste, con quote che vanno dal 20% delle Colline Lucchesi e delle Colline della Lunigiana al 100% delle Colline di Firenze, del Montalbano e della Val di Cornia. La denominazione fu poi riconosciuta come indicazione geografica protetta, e il leccino compare fra le varietà ammesse anche nel disciplinare modificato nel 2024.
Dopo la comparsa in Puglia del complesso del disseccamento rapido dell'olivo, associato a ceppi di Xylella fastidiosa subsp. pauca, le osservazioni di campo mostrarono che le piante infette di leccino presentavano sintomi molto più lievi di quelle della cultivar Ogliarola salentina, assai più coltivata e altamente suscettibile; il confronto fra i trascrittomi delle due cultivar, pubblicato nel 2016, ricondusse questa differenza a una risposta di difesa propria del leccino, cui corrisponde una minore concentrazione del patogeno nei tessuti. Nel 2017 l'Autorità europea per la sicurezza alimentare, esaminando con una ricerca sistematica ventuno lavori, concluse che le prove sperimentali e i rilievi negli oliveti convergevano nell'indicare la tolleranza della varietà, che può essere infettata ma sviluppa sintomi più lievi e ospita popolazioni batteriche di dimensioni minori. Una ricognizione dei genotipi di olivo dell'area infetta ha mostrato nel 2024 che il carattere si trasmette alla discendenza.
Nel 2025 è stato pubblicato per la prima volta il sequenziamento completo del DNA delle varietà Frantoio e Leccino, ottenuto con tecnologia PacBio HiFi: per il leccino l'assemblaggio consta di 103 contigui, per una dimensione di 1,43 gigabasi, con 67 103 geni predetti.