| Lenvatinib | |
|---|---|
| Nomi alternativi | |
| E7080 | |
| Caratteristiche generali | |
| Formula bruta o molecolare | C21H19ClN4O4 |
| Numero CAS | |
| PubChem | 9823820 |
| DrugBank | DBDB09078 |
| SMILES | COC1=CC2=NC=CC(=C2C=C1C(=O)N)OC3=CC(=C(C=C3)NC(=O)NC4CC4)Cl |
| Dati farmacologici | |
| Modalità di somministrazione | Orale |
| Indicazioni di sicurezza | |
Il Lenvatinib, commercializzato in Italia con il nome Lenvima, è un farmaco appartenente alla classe degli inibitori dei recettori tirosin chinasici (RTK), altrimenti noti come inibitori del fattore di crescita dell'endotelio vascolare (VEGF).
È una piccola molecola con effetto di inibitore dei recettori tirosin-chinasici (RTK), proteine coinvolte nella sviluppo di nuovi vasi sanguigni (angiogenesi) che forniscono ossigeno e sostanze nutritive alle cellule tumorali. Bloccandone l'azione, il farmaco può quindi ostacolare l'apporto di sangue alle cellule tumorali, rallentandone la velocità di moltiplicazione.
Il farmaco è stato approvato inizialmente nel 2015 per il trattamento del carcinoma differenziato della tiroide (Differentiated Thyroid Carcinoma, DTC) (papillare/follicolare/a cellule di Hürthle), localmente avanzato o metastatico, refrattario allo iodio radioattivo.
Nel 2016, l'FDA lo ha approvato, in combinazione con everolimus, per il trattamento del carcinoma renale avanzato.
Nel 2018, è stato registrato per le forme avanzate di carcinoma epatocellulare (HCC).
Nel 2020 il suo utilizzo è stato esteso anche al trattamento del carcinoma adenoido-cistico delle ghiandole salivari (Adenoid Cystic Carcinoma, ACC), recidivo o metastatico.
Gli effetti collaterali più frequenti sono: ipertensione arteriosa, diarrea, nausea, vomito, inappetenza e perdita di peso corporeo, astenia, proteinuria, stomatite, disfonia, cefalea, sindrome mano-piede (o eritrodisestesia palmo-plantare).
Il lenvatinib può causare moderato allungamento dell'intervallo QT all'elettrocardiogramma; il concomitante trattamento con altri farmaci dotati di analoga proprietà può indurre aritmie minacciose (c.d. "Torsione di punta").