
Leonardo Maugeri (Firenze, 10 aprile 1964 – Roma, 10 luglio 2017) è stato un dirigente d'azienda e saggista italiano esperto di fonti di energia, in particolare petrolio e gas naturale.
Nel 1988 si è laureato in Storia delle relazioni internazionali presso la facoltà Cesare Alfieri dell'Università di Firenze, con una tesi sull’evoluzione dei rapporti tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica nella prima distensione. Nel 1993 ha conseguito il dottorato di ricerca in relazioni internazionali presso il medesimo istituto con una tesi dal titolo L'arma del petrolio. Successivamente si è specializzato in economia internazionale e dell'energia alla London School of Economics e ha lavorato come analista per due anni alla Georgetown University. La notizia del prematuro decesso a 53 anni, dopo lunga malattia, ha suscitato notevole scalpore: la giornalista Milena Gabanelli ha scritto "Perdere Leonardo Maugeri non è solo un dolore, ma è un'enorme perdita per tutto il paese".
I suoi studi, condotti su documenti inediti presso l'archivio del dipartimento di stato statunitense nell'ambito della tesi di dottorato, gli permisero di scoprire che poco prima della tragica fine di Enrico Mattei era stato stipulato un accordo tra la società petrolifera statunitense Esso e l'Eni, quindi le cosiddette sette sorelle non potevano essere considerate come le mandanti della prematura scomparsa dell'allora presidente dell'Eni. Il pubblico ministero Vincenzo Calia della Procura della Repubblica di Pavia chiese copia del libro L'arma del petrolio, che riportava la tesi di dottorato, e gli chiese di diventare consulente per il processo aperto per accertare i fatti sul tragico evento. Le successive indagini confermarono le conclusioni a cui pervenne .
Nel 1995 divenne assistente dell'amministratore delegato dell'Eni Franco Bernabè. Nel 2000 fu nominato da Vittorio Mincato direttore strategia e sviluppo dell'Eni. Nel 2007 promosse il rilancio del centro di ricerca Istituto Donegani, con un nuovo focus sulle energie rinnovabili e un'alleanza strategica tra l'Eni e il MIT. Le divergenze di vedute rispetto a Paolo Scaroni, successore di Vittorio Mincato alla guida del gruppo Eni, segnarono l'inizio della parabola discendente della sua carriera nel gruppo. Dal 2010 al 2011 è stato amministratore delegato di Polimeri Europa (l'erede della precedente Enichem, poi diventata Enimont e oggi Versalis), la società che gestisce le attività petrolchimiche dell'Eni. Durante la gestione di Polimeri Europa, ideò e promosse (assieme a Novamont) la riconversione industriale del sito di Porto Torres. Nel 2014 fu tra i candidati per la successione di Paolo Scaroni alla guida dell'Eni, ruolo a cui venne poi designato Claudio Descalzi.
È stato visiting scholar presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT) e senior associate del Belfer Center per le scienze e affari internazionali presso la Scuola di amministrazione John F. Kennedy dell'Università di Harvard. Due saggi pubblicati durante la sua permanenza a Harvard hanno alimentato un acceso dibattito a livello internazionale. In questi saggi, egli sostenne che l'incessante crescita della produzione mondiale di petrolio era generalmente sottostimata e questo, assieme alla modesta crescita della domanda di petrolio, avrebbe portato a un crollo delle quotazioni di petrolio nel corso del decennio. Il secondo di questi studi, "The Shale Oil Boom: A U.S. Phenomenon” (2013), basato sull'analisi, la prima del suo genere, di 4.000 pozzi di shale oil, conclude che gli Stati Uniti avrebbero potuto diventare il maggiore produttore di petrolio del mondo entro il 2017. Allo stesso tempo, tuttavia, lo studio indica che la rivoluzione dello shale oil e gas non potrà essere replicata nel resto del mondo, tanto meno in Europa, a causa dell'alta intensità di perforazioni necessarie.
Le sue opinioni e le previsioni sono state riportate in una serie di articoli per i principali giornali e riviste internazionali, tra cui il New York Times, International Herald Tribune, International New York Times, Foreign Affairs, Newsweek, Science, Scientific American, The Wall Street Journal, Forbes, e The National Interest. È stato editorialista de Il Sole 24 Ore, per il quale ha curato la rubrica Global Energy.
In particolare, egli è stato uno dei principali sostenitori della teoria che il mondo non corre il rischio di rimanere senza petrolio (Vedasi: “Not in Oil’s Name” – Foreign Affairs, Luglio - Agosto 2003 – e “Oil, Never Cry Wolf: Why the Petroleum Age is Far from Over” – Science, 21–27 maggio 2004), e per tale ragione è stato attaccato in varie occasioni dai sostenitori della tesi del “peak oil”.
Nel suo libro L'era del petrolio (Feltrinelli, 2006) egli predisse l'imminente calo delle quotazioni petrolifere, come infatti si verificò nella seconda metà del 2008. Nel medesimo libro predisse lo sviluppo dell'estrazione non convenzionale di petrolio e gas, grazie all'avvento delle nuove tecnologie, come ad esempio la fratturazione idraulica. Nel libro Con tutta l'energia possibile (Sperling & Kupfer, 2008) sostenne che entro il 2020 l'innovazione tecnologica avrebbe scosso l'industria delle rinnovabili solari e alterato in modo permanente il settore dell'energia.
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