| Gatto tigre delle Ande | |
|---|---|
| Stato di conservazione | |
| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Phylum | Chordata |
| Classe | Mammalia |
| Ordine | Carnivora |
| Sottordine | Feliformia |
| Famiglia | Felidae |
| Sottofamiglia | Felinae |
| Genere | Leopardus |
| Specie | L. pardinoides |
| Nomenclatura binomiale | |
| Leopardus pardinoides (Gray, 1867) | |
| Sinonimi | |
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Felis pardinoides Gray, 1867 | |
| Areale | |
Leopardus pardinoides Leopardus t. antisuyo | |
Il gatto tigre delle Ande (Leopardus pardinoides (Gray, 1867)), noto anche come gatto tigre nord-occidentale, è un mammifero carnivoro della famiglia dei felidi, appartenente al genere Leopardus. Diffuso nelle foreste montane dell'America centrale e delle Ande settentrionali, è uno dei più piccoli felidi del continente americano. La specie fu descritta scientificamente nel 1867, ma per lungo tempo venne considerata una sottospecie del gatto tigre settentrionale (Leopardus tigrinus). Soltanto nel 2024 è stata nuovamente riconosciuta come specie autonoma, in seguito a uno studio che ha evidenziato importanti differenze morfologiche, ecologiche e nella disposizione delle macchie del mantello tra le popolazioni delle Ande settentrionali e dell'America centrale e quelle delle regioni periferiche del bacino dell'Amazzonia e della Caatinga.

Il gatto tigre delle Ande è un felide di piccole dimensioni, con una lunghezza testa-corpo compresa tra 41 e 54 cm, ai quali si aggiunge una coda lunga 24,5-34 cm. Il peso varia generalmente tra 1,8 e 3,4 kg, mentre le orecchie misurano 3-4,5 cm di altezza. Nell'aspetto generale ricorda il gatto tigre meridionale (Leopardus guttulus) e soprattutto il margay (Leopardus wiedii), dal quale si distingue per alcuni caratteri della conformazione del capo e della disposizione del pelo. Presenta invece differenze morfologiche piuttosto evidenti rispetto al gatto tigre settentrionale (Leopardus tigrinus), al quale era stato tradizionalmente attribuito. Come nel margay, la coda è lunga e folta, contribuendo a conferire all'animale un aspetto particolarmente slanciato. Anche il capo ricorda quello del margay, ma se ne differenzia per l'orientamento dei peli e per il profilo cranico. Gli occhi appaiono proporzionalmente più grandi rispetto a quelli degli altri gatti tigre, pur non raggiungendo le dimensioni relative osservate nel margay. Le orecchie sono arrotondate e relativamente piccole. Il mantello è particolarmente folto, morbido e sericeo, caratteristiche interpretate come adattamenti alle temperature relativamente basse degli ambienti montani frequentati dalla specie. Rispetto agli altri gatti tigre, la pelliccia è generalmente più soffice e densa. La colorazione di fondo varia dal giallo-rossastro al giallo-aranciato o al giallo-grigiastro. Le parti inferiori del corpo sono bianche o grigio-biancastre molto chiare. Il disegno del mantello è costituito da rosette irregolari di dimensioni medie, che possono confluire formando bande oblique. Questa disposizione ricorda quella dell'ocelot (Leopardus pardalis), sebbene le dimensioni corporee delle due specie siano notevolmente differenti. Il melanismo è relativamente frequente e sono stati documentati individui caratterizzati da una colorazione del mantello completamente nera. Una caratteristica anatomica distintiva riguarda le femmine, che possiedono un solo paio di mammelle, anziché i due paia presenti nel gatto tigre settentrionale e in quello meridionale. Il gatto tigre delle Ande è inoltre un eccellente arrampicatore. È in grado di muoversi agilmente sui tronchi e tra i rami e può percorrere brevi tratti rimanendo sospeso con il dorso rivolto verso il basso. A differenza del margay, tuttavia, non possiede la capacità di ruotare completamente l'articolazione tibio-tarsica, una specializzazione che consente a quest'ultimo di scendere dai tronchi mantenendo la testa rivolta verso il basso.
L'areale del gatto tigre delle Ande comprende le regioni montuose delle Ande settentrionali e una parte dell'America centrale meridionale. Si estende dal Perù settentrionale, a nord del río Marañón, attraverso le regioni andine fino al Venezuela occidentale e alla Cordillera de la Costa venezuelana. Popolazioni appartenenti alla medesima specie sono presenti anche nella Cordillera de Talamanca, tra la Costa Rica e il Panama occidentale. La specie è strettamente associata alle foreste nebulose montane e vive generalmente a quote superiori ai 1500 m. La maggior parte degli esemplari è stata documentata tra 2000 e 3000 m di altitudine, in ambienti caratterizzati da un clima subtropicale o temperato, temperature relativamente miti ed elevate precipitazioni. La temperatura media annua degli habitat frequentati è di circa 14,5 °C, mentre la vegetazione è costituita prevalentemente da foreste dense, con una copertura arborea elevata e una volta forestale che raggiunge mediamente i 20 m di altezza. Queste caratteristiche ambientali distinguono nettamente il suo habitat da quello del gatto tigre settentrionale, maggiormente associato a savane e formazioni vegetali più aperte. Un ulteriore elemento ecologico significativo è rappresentato dalla distribuzione dell'ocelot. Negli ambienti frequentati dal gatto tigre delle Ande, quest'ultimo è generalmente assente oppure presente con densità molto basse. È stato ipotizzato che le interazioni competitive con l'ocelot abbiano contribuito a limitare la distribuzione ecologica e geografica del gatto tigre delle Ande, favorendone l'associazione con ambienti montani nei quali la presenza del felide di maggiori dimensioni è più ridotta.
Il gatto tigre delle Ande fu descritto scientificamente nel 1867 dallo zoologo britannico John Edward Gray, che gli attribuì il nome Felis pardinoides. Nel 1903 un altro zoologo britannico, Oldfield Thomas, descrisse una forma di piccolo felide maculato proveniente dalla Costa Rica, assegnandole il nome Felis oncilla. Per gran parte del XX secolo e nei primi decenni del XXI, entrambe le forme vennero generalmente considerate sottospecie del gatto tigre, Leopardus tigrinus. Questa interpretazione fu adottata anche da importanti opere tassonomiche, tra cui Mammal Species of the World e l'Handbook of the Mammals of the World, che riconoscevano rispettivamente Leopardus tigrinus pardinoides e Leopardus tigrinus oncilla come sottospecie distinte.
Nel 2013 un gruppo di ricercatori brasiliani, attraverso l'analisi del DNA mitocondriale, dimostrò che le popolazioni centroamericane attribuite al gatto tigre presentavano differenze genetiche considerevoli rispetto alle popolazioni brasiliane. Questi risultati suggerivano che il complesso Leopardus tigrinus, tradizionalmente considerato un'unica specie ampiamente distribuita, comprendesse in realtà diverse linee evolutive distinte. Una revisione più approfondita venne pubblicata nel 2024 da Tadeu G. de Oliveira e collaboratori, che integrarono analisi morfologiche, biogeografiche ed ecologiche per chiarire la delimitazione delle diverse forme. Lo studio prese in esame oltre 1400 testimonianze della presenza dei gatti tigre, comprendenti pelli e preparati conservati in collezioni museali, fotografie di esemplari viventi e immagini ottenute mediante fototrappole. Il confronto delle caratteristiche morfologiche e della disposizione delle macchie del mantello dimostrò che le popolazioni dell'America centrale, tradizionalmente denominate oncilla, appartenevano allo stesso gruppo delle popolazioni andine precedentemente attribuite a pardinoides. Le due forme furono quindi considerate conspecifiche e chiaramente distinguibili dalle popolazioni del gatto tigre settentrionale e delle altre specie affini. Poiché il nome Felis pardinoides era stato pubblicato nel 1867, precedentemente a Felis oncilla del 1903, la regola di priorità della nomenclatura zoologica stabilisce che il nome valido della specie sia Leopardus pardinoides. Il riconoscimento della specie ha quindi comportato una ridefinizione dell'areale di Leopardus tigrinus e l'attribuzione delle popolazioni delle foreste nebulose delle Ande settentrionali e dell'America centrale meridionale a un taxon autonomo.
Nel 2026 un nuovo studio filogenomico di Jonas Lescroart e collaboratori ha ulteriormente approfondito le relazioni evolutive all'interno del complesso dei gatti tigre sudamericani. La ricerca, pubblicata sulla rivista Current Biology, ha analizzato genomi completi provenienti da esemplari recenti e da campioni museali, contribuendo a chiarire la classificazione di un gruppo la cui sistematica era rimasta a lungo controversa. I risultati hanno evidenziato la presenza di cinque specie distinte nel complesso, tra cui Leopardus pardinoides, e hanno portato alla descrizione di Leopardus tilcayo, una specie precedentemente sconosciuta delle Yungas boliviane. Lo stesso studio ha inoltre descritto la nuova sottospecie Leopardus tigrinus antisuyo, propria delle Yungas peruviane a sud del río Marañón. Queste scoperte hanno permesso di definire con maggiore precisione i rapporti evolutivi tra le popolazioni del genere Leopardus e costituiscono una base importante per la valutazione delle rispettive esigenze di conservazione.