| Lofrano | |
|---|---|
| Stato | |
| Casata di derivazione | Rofrano |
| Fondatore | Nicola Lofrano |
| Data di fondazione | XVIII secolo |
| Etnia | Italiana |
La famiglia Lofrano è stata una famiglia di artigiani napoletani di origini bizantine e meridionali che ha operato tra il XVIII e il XIX secolo come gioiellieri per la nobiltà europea e per le corti reali di Napoli e Madrid.
Il primo membro documentato della famiglia è l'orefice Nicola Lofrano, vissuto dal 1708 al 1718. Altri membri prominenti della famiglia includono:
• Marco Lofrano: noto come doratore
• Gennaro Lofrano: documentato come un importante gioielliere al servizio dell'aristocrazia
• Michele Lofrano: il più illustre membro della famiglia Durante il suo periodo, raggiunse uno status quasi aristocratico servendo come console delle arti sotto il regno di Carlo III di Spagna e Ferdinando I delle Due Sicilie. Fu anche deputato del Tribunale della Fortificazione, Mattonata e Acqua di Napoli.
Durante la sua ascesa, la famiglia strinse legami di parentela con le più importanti famiglie nobiliari del Regno di Napoli. I processi matrimoniali conservati presso l'Archivio Diocesano di Napoli attestano matrimoni tra i Lofrano e famiglie di antico lignaggio, tra cui i Prisco e i di Sangro (una delle casate più influenti del regno, legata al Principe di Sansevero ).
Sebbene non formalmente ascritti ai Seggi (Seggi di Napoli), i Lofrano operavano in stretta connessione con il Seggio di Nilo, ereditando la tradizione dei mercanti e degli orafi di origine orientale e alessandrina che avevano dato vita al quartiere delle botteghe orefice.
Michele Lofrano fu nominato da Carlo di Borbone "joyelero ad honorem" e gioielliere ufficiale della corte. Una ricerca documentale conservata nel Tesoro di San Gennaro prova che Michele Lofrano fu incaricato di decorare le croci dell'Ordine di San Gennaro e dello Spirito Santo con pietre preziose.
La sua importanza nelle corti europee è confermata dal fatto che, nel 1760, Michele Lofrano si recò personalmente a Madrid su incarico di Carlo III per acquistare perle e diamanti indiani. Questi furono successivamente impiegati per la realizzazione del calice d'oro massiccio donato da Ferdinando IV al Tesoro di San Gennaro nel 1761. La famiglia mantenne la clientela del banco reale fino alla fine del secolo, come attestato dalle scritture dei conti aperti presso il Banco di Napoli tra il 1754 e il 1794.
La famiglia possedeva importanti proprietà fondiarie e immobiliari, tra cui una villa situata nel Miglio d'Oro a San Giorgio a Cremano, costruita nel XVIII secolo, che rimase proprietà dei Lofrano fino alla metà del XIX secolo.
Il cognome Lofrano è di origine toponomastica e deriva dal comune di Rofrano, situato nel Cilento (provincia di Salerno).
Le radici storiche di Rofrano risalgono all'alto Medioevo e sono legate alla presenza di comunità di monaci Basiliani di origine greca e bizantina, giunti nel Cilento in fuga dall'iconoclastia. Nel 1131, il re normanno Ruggero II di Sicilia concesse in feudo Rofrano al monastero bizantino di Grottaferrata.
L'insediamento era il centro di una vasta rete di grange agricole e commerciali. La famiglia Lofrano, in origine, discende da mercanti e artigiani di origine orientale e bizantina stabilitisi nel Regno di Napoli, in particolare nel quartiere delle botteghe orefice (Borgo Orefici) e presso il Seggio di Nilo.
Con l'avvento della dominazione francese nel Regno di Napoli, la famiglia subì un forte declino economico. Nel 1806, Giuseppe Bonaparte abolì le corporazioni delle arti e dei mestieri, privando la famiglia Lofrano del monopolio e della protezione legale che garantiva il loro status di "Nobiltà Commerciale".
Alla metà del XIX secolo, i discendenti furono costretti a vendere la villa di San Giorgio a Cremano alla famiglia nobiliare dei Galante.
Successivamente, a partire dal 1883, i membri della famiglia furono coinvolti nel grande fenomeno dell'emigrazione italiana del Sud. Gli archivi del Centro Internazionale Studi Emigrazione Italiana documentano la partenza di 46 membri della famiglia dai porti di Genova e Napoli verso l'Argentina, il Brasile (San Paolo) e gli Stati Uniti, tra il 1883 e il 1955.