Luigi Albertini

Luigi Albertini
Luigi Albertini in età matura

Senatore del Regno d'Italia
Durata mandato30 dicembre 1914 –
29 dicembre 1941
LegislaturaXXIV
Sito istituzionale

Dati generali
ProfessioneGiornalista
Luigi Albertini

Luigi Albertini (Ancona, 19 ottobre 1871 – Roma, 29 dicembre 1941) è stato un giornalista, editore e politico italiano. Fu direttore del Corriere della Sera dal 1900 al 1921, guidandolo a un ruolo di primo piano tra i quotidiani italiani.

Oppositore del fascismo, negli ultimi anni della sua vita si dedicò alla compilazione di un ampio studio in tre volumi dedicato all'analisi dettagliata delle cause dello scoppio della prima guerra mondiale.

Biografia

Origini e formazione

Nacque in una famiglia della borghesia marchigiana, da Leonardo Albertini e Augusta Monchi. Il padre Leonardo e lo zio Cesare gestivano un istituto di credito locale, il Banco Albertini, che nel 1889 fallì in seguito a investimenti sbagliati nel settore dei lavori pubblici e delle aree fabbricabili. Al crollo finanziario si accompagnò anche la menomazione della reputazione pubblica della famiglia: Luigi Albertini, allora studente liceale, decise così di proseguire gli studi a Bologna, iscrivendosi alla Facoltà di giurisprudenza dell'Università di Bologna.

Nel novembre 1891 chiese il trasferimento all'Università di Torino e nel 1892, in seguito alla morte del padre, si stabilì a Torino con la famiglia. Nella città sabauda frequentò il Laboratorio di Economia Politica guidato dal professor Salvatore Cognetti de Martiis (1844-1901). Durante l'anno accademico 1893/94 conobbe Luigi Einaudi, con il quale strinse una duratura amicizia: quando, nel luglio 1900, Albertini salì alla direzione editoriale del Corriere della Sera, uno dei suoi primi atti fu chiamare Einaudi a collaborare col quotidiano (19 luglio), collaborazione che durò per tutto il tempo in cui Albertini rimase al Corriere, ovvero fino al novembre 1925.

Si laureò in giurisprudenza con una tesi su La questione delle otto ore di lavoro. Conobbe Francesco Saverio Nitti, che lo presentò a Luigi Roux, direttore del quotidiano Gazzetta Piemontese. Roux gli propose di collaborare al giornale; il giovane Albertini, che aveva deciso di puntare sulla carriera universitaria nell'ambito dell'economia politica, accettò di scrivere articoli solo per finanziarsi il prosieguo degli studi. Nel dicembre del 1894 si recò a Londra a studiare i temi e i problemi giuslavoristici nell'avanzato mercato anglosassone. Nella capitale, dove rimase otto mesi, conobbe il direttore amministrativo del Times, Frederick Moberly Bell, e si appassionò al funzionamento del sistema liberale inglese, nel quale la stampa, pur perseguendo i propri interessi, concorreva insieme agli altri attori sociali all'interesse pubblico.

Al rientro in Italia, nella tarda estate del 1895, non poté proseguire gli studi poiché la famiglia non era più in grado di mantenerlo, e dovette quindi rinunciare a un futuro impiego all'università per cercare subito un'occupazione. Riprese la collaborazione con la Gazzetta Piemontese e agli inizi del 1896 si trasferì a Roma, dove diresse la rivista delle banche popolari Credito e cooperazione.

Gli esordi al Corriere della Sera

A Roma il presidente onorario della Banca popolare di Milano, Luigi Luzzatti, futuro Ministro del tesoro nel terzo governo Di Rudinì, presentò Albertini a Ernesto De Angeli, industriale tessile e socio comproprietario del Corriere della Sera, e allo stesso direttore del quotidiano milanese, Eugenio Torelli Viollier. Su consiglio di Luzzatti, Torelli Viollier lo assunse al Corriere; Albertini si trasferì quindi a Milano, dove cominciò la sua nuova carriera.

A Milano Albertini coordinò l'organizzazione interna del giornale, regolando i rapporti tra direzione e redattori; quelli con il direttore politico Domenico Oliva (in carica dal 1º giugno 1898) restarono invece solo formali, poiché Oliva risiedeva a Roma in quanto parlamentare. Nel gennaio 1900 Albertini acquistò una piccola quota della proprietà del Corriere, un sessantaquattresimo, e in soli due anni diventò il fiduciario e il braccio destro di Torelli Viollier: quando questi morì, il 26 aprile 1900, Albertini apparve subito come il suo erede naturale. Il 13 luglio, quando la società venne rifondata, fu nominato gerente responsabile e direttore amministrativo, con un compenso pari al 5% dell'utile del Corriere.

Il matrimonio

Tra i comproprietari del Corriere vi era anche Ernesto De Angeli, che amava circondarsi di artisti affermati, tra cui il critico letterario Giuseppe Giacosa. Fu proprio nel salotto di casa De Angeli che Giacosa presentò ad Albertini la figlia Piera. L'8 settembre 1900 i due si sposarono a Colleretto Parella (TO), con Ernesto De Angeli come testimone. Poco dopo Albertini lasciò la casa in Foro Buonaparte per trasferirsi definitivamente in piazza Castello, dove rimase per tutti gli anni milanesi.

La direzione del Corriere

Luigi Albertini fu un liberale conservatore. Sotto la sua guida l'opera di riorganizzazione del giornale fu immediata e profonda: «L'industria giornalistica si basa sulla fabbricazione di un prodotto rinnovato quotidianamente», affermava Albertini. «Il primato del giornale bisogna dunque riguadagnarselo ad ogni nascere del sole: tutti i giorni e meglio di tutti gli altri».

Nel quarto di secolo della sua direzione, Albertini fu sempre presente nella vita politica del Paese, in modo combattivo e aperto: si oppose a quella che gli appariva come la demagogia di Giovanni Giolitti, appoggiò l'intervento dell'Italia nella prima guerra mondiale e criticò la politica del ministro degli esteri Sonnino. Tra gli azionisti del giornale, il rapporto più stretto fu quello con Giovanni Battista Pirelli, al punto che Albertini, alla fine del 1919, nel registrarne l'uscita dalla proprietà per far posto ai Crespi, lo definì il «più caro amico» che avesse a Milano. Con il subentro della famiglia Crespi nell'azionariato, Albertini divenne il secondo socio per importanza, con 22 quote su 60.

Nel 1921 fu tra i promotori della trasformazione del Teatro alla Scala in Ente autonomo. Nell'ottobre dello stesso anno fu designato membro della missione italiana alla Conferenza di Washington sul disarmo navale; alla partenza rinunciò formalmente alla direzione del giornale, pur restando a capo della società proprietaria. Gli succedette alla direzione il fratello Alberto, che ne assunse tutte le funzioni operative. Al ritorno dagli Stati Uniti, Luigi Albertini riprese il suo ufficio in via Solferino nel nuovo ruolo di "padre nobile", supervisionando il giornale e consigliando il fratello; nel 1923 tornò anche a scrivere, pubblicando sul Corriere editoriali di politica interna e internazionale.

L'opposizione al fascismo e l'estromissione dal Corriere

L'articolo di commiato di Luigi Albertini sul «Corriere della Sera» (28 novembre 1925)

Dopo qualche iniziale apertura verso il fascismo, Albertini ne divenne un risoluto oppositore nel 1923, contrastandolo non solo dalle colonne del Corriere ma anche dai banchi del Parlamento, di cui era senatore dal 1914. Nel 1925 fu tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti, redatto da Benedetto Croce. Il 7 maggio di quell'anno intervenne al Senato affermando:

«mi sia concesso, onorevoli senatori, di avere un'opinione opposta, di credere cioè che forse non si sia mai visto il caso di un Governo che si regga al potere in un paese costituzionale godendo di cosi ristretto consenso. [...] Del resto chi ignora che l'immensa maggioranza del Paese manifesta il suo modo di pensare non leggendo che i giornali di opposizione? [...] Questa è una verità numerica, inconfutabile. [...] Siano anche interessi di bottega ma ciò dimostrerebbe in ogni caso che il pubblico preferisce i fogli clandestini quando li trova. [...] ma la stampa clandestina è, come la storia insegna, la dolorosa conseguenza della compressione della libera stampa, costituisce cioè un segno dei tempi che corrono. Come del resto avrebbe potuto essere diversamente dopo che tutti i partiti, tutti i maggiori parlamentari e i combattenti si sono schierati contro il Governo?»

Per la sua volontà di mantenere libertà e indipendenza di giudizio, nel novembre 1925 fu estromesso dalla proprietà del giornale: sfruttando un cavillo giuridico, i Crespi inviarono agli Albertini una comunicazione di nullità del contratto di società e, messi con le spalle al muro, il 27 novembre i fratelli Albertini rinunciarono alla gerenza e cedettero tutte le quote in loro possesso, che i Crespi acquistarono diventando così proprietari unici del giornale. Il 28 novembre il direttore firmò lo storico fondo «Commiato», denunciando le ingerenze fasciste e l'estromissione della sua famiglia dalla proprietà:

«La domanda di scioglimento della società proprietaria del Corriere della Sera intimatami dai fratelli Crespi porta al mio distacco da questo giornale. Avrei avuto il diritto in sede di liquidazione di entrare in gara con essi per l'acquisto dell'azienda; ma era il mio un diritto teorico che in pratica non potevo esercitare. Non potevo esercitarlo, sia perché mi mancavano i mezzi per vincere nella gara i fratelli Crespi, possessori della maggioranza delle quote sociali, sia perché, quand'anche fossi riuscito a vincerli, la mia vittoria sarebbe stata frustrata dalla minacciata sospensione del Corriere. Abbiamo dovuto dunque, mio fratello ed io, rassegnarci alle conseguenze dell'intimazione dei signori Crespi, cedere loro le nostre quote e rinunziare alla gerenza ed alla direzione di questo giornale. [...] A tale immenso sacrificio vado incontro col cuore gonfio d'amarezza ma a testa alta. Perdo un bene che mi era supremamente caro, ma serbo intatto un patrimonio spirituale che mi è ancora più caro e salvo la mia dignità e la mia coscienza.»

Albertini ottenne una liquidazione dal giornale di 6 milioni di lire oro.

Gli ultimi anni e la morte

Dopo l'allontanamento dal Corriere, Albertini si diede nuovi obiettivi: cominciò a scrivere le proprie memorie e nel 1926 acquistò una tenuta di 1.450 ettari a Torre in Pietra, nell'Agro Romano, dedicandosi alla bonifica e alla coltivazione della terra. L'anno dopo lasciò Milano e in autunno si trasferì a Roma, in via XXIV Maggio, dove concepì e scrisse Le origini della guerra del 1914.

Fino al 1929 partecipò alle sedute del Senato fascista, votando contro il regime; nel 1935, tuttavia, durante la guerra d'Etiopia, prese parte alla "Giornata della fede" donando la propria medaglietta da senatore.

Nel dicembre 1941 contrasse una forte febbre che colpì il suo fisico, già indebolito negli anni, e morì il 29 dicembre a Roma, due mesi dopo aver compiuto 70 anni.

Il figlio primogenito, Leonardo (come il nonno), sposò Tatiana Suchotina, nipote di Leone Tolstoj. La figlia Elena, sposata con Nicolò Carandini, fu una scrittrice.

Nel 1951 la sua città natale, Ancona, eresse a suo ricordo un monumento nell'ampliamento novecentesco di Piazza Cavour: si tratta di un busto scolpito da Vittorio Morelli.

Archivio

L'archivio di Luigi Albertini, conservato dagli eredi, è pervenuto a più riprese e secondo differenti modalità (dono, deposito) all'Archivio Centrale dello Stato. Il materiale è stato ordinato in un primo tempo dalla famiglia, a cui sono seguiti successivi lavori di ordinamento e inventariazione a cura del soggetto conservatore. La documentazione è costituita da corrispondenza, diari, discorsi, appunti e ritagli stampa.

Onorificenze

Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia
— 16 marzo 1922

Opere

Lo stesso argomento in dettaglio: Opere di Luigi Albertini.

Saggi

Parte prima. L'esperienza democratica italiana dal 1898 al 1914.
Volume I. 1898-1908
Volume II. 1909-1914
Parte seconda. L'Italia nella Guerra mondiale.
Volume I. La crisi del luglio 1914, la neutralità e l'intervento.
Volume II. Dalla dichiarazione di Guerra alla vigilia di Caporetto. (Maggio 1915- Ottobre 1917).
Volume III. Da Caporetto a Vittorio Veneto: ottobre 1917-novembre 1918.

Epistolari

Note

  1. ↑ Gaspare De Caro, Albertini, Luigi, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 1, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1960. URL consultato il 25 settembre 2026.
  2. ↑ La tesi fu pubblicata nel 1894; cfr. L. Albertini, La questione delle otto ore di lavoro, in Giornale degli economisti, 1894, pp. pp. 1-23, 241-260, 351-378, 455-486.
  3. ↑ Dal 1895 il quotidiano fu denominato La Stampa.
  4. ↑ O. Barié, p. 17.
  5. ↑ O. Barié, pp. 22-23.
  6. ↑ Lasciò la direzione della rivista soltanto nel 1899. Cfr. F. de Bortoli, Poteri forti (o quasi), Milano, 2017, p. 261.
  7. ↑ O. Barié, p. 26.
  8. ↑ O. Barié, p. 59.
  9. ↑ O. Barié, p. 89.
  10. ↑ O. Barié, p. 30.
  11. ↑ E. Decleva, Luigi Albertini e Milano : un rapporto non scontato, in Nuova antologia, n. 2264, 2012, p. 52.
  12. ↑ R. Romano, CRESPI, Mario, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 30, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1984. Modifica su Wikidata
  13. ↑ “La tournée del secolo” con cui nacque l'orchestra scaligera 100 anni fa, su milanoperlascala.it. URL consultato il 18 aprile 2022.
  14. ↑ L. Benadusi, Il «Corriere della Sera» di Luigi Albertini, Roma, Aracne, 2012, p. 90.
  15. ↑ O. Barié, p. 483.
  16. ↑ «Rifiutando qualsiasi rapporto diretto con Ida Dalser, non volle "nuocere in alcun modo a Mussolini" e alle sue creature politiche: l'interventismo democratico/rivoluzionario nel 1915-1919, il fascismo, "visto come l'ultimo argine a difesa dello stato liberale e del capitalismo borghese dall'attacco del socialismo", nel 1919-1925». Cfr. E. Francescangeli, Memorie e documenti, in Mestiere di storico: rivista della Società italiana per lo studio della storia contemporanea, III/1, 2011, p. 79.
  17. ↑ Atti parlamentari della Camera dei Senatori. Discussioni. Legislatura XXVII, vol. 3, Roma, Tipografia del Senato, 1925, p. 2327.
  18. ↑ S. Lorenzetti, Rizzoli: volevano che morissi, vivo per accusarli, su Il Giornale.
  19. ↑ O. Barié, pp. 518-519.
  20. ↑ E. Biagi, Storia del fascismo, vol. 2, Firenze, Sadea-Della Volpe, 1964, p. 291.
  21. ↑ Tat'jana Michajlovna Suchotina-Albertini, su russinitalia.it. URL consultato il 2 ottobre 2020.
  22. ↑ F. Santaniello, MORELLI, Vittorio, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 76, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2012.
  23. 1 2 Fondo Albertini Luigi, su SIUSA Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. URL consultato il 25 settembre 2026.
  24. ↑ Albertini, Luigi, su Patrimonio dell'archivio storico. Senato della Repubblica.

Bibliografia

Altri progetti

Collegamenti esterni

Predecessore Direttore del Corriere della Sera Successore
Domenico Oliva 24 maggio 1900 - ottobre 1921 Alberto Albertini
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