Luigi Gulinelli (Copparo, 1839 – Sant'Egidio, 18 ottobre 1901) è stato un imprenditore italiano, personaggio centrale della prima industrializzazione ferrarese e costruttore del primo zuccherificio e della prima distilleria di Ferrara.

Figlio del conte Giacomo (†1880) e fratello di Giovanni (†1895), sposò Emma dalla quale ebbe Olao (1873-1930), Guendalina (1874-1958) e Oberto Giacomo. Lo stemma araldico è costituito da un solo scudo in cui vi è un leone rampante appoggiato ad una torre. Ricevuta la carica onoraria di Conti e la cittadinanza estense, Luigi e Giovanni si arricchirono grazie all'agricoltura.
Luigi Gulinelli ebbe un ruolo centrale nella prima industrializzazione nel ferrarese, a seguito delle bonifiche dei terreni agricoli e dello sviluppo di lanerie, fornaci e concimi chimici. Nel ruolo di industriale fece costruire il primo zuccherificio di Ferrara al quale fu aggiunta la prima distilleria.
La costruzione dello zuccherificio del conte Luigi nella zona di Via Nuova a Pontelagoscuro ebbe inizio nel settembre 1898 e terminò in soli 140 giorni, venendo inaugurato ufficialmente il 30 agosto dell'anno successivo, appena tre giorni dopo l'apertura dello Schiaffino. Eretto il tutto con capitale privato, il cantiere fu progettato da Pier Alfonso Barbé, uomo di fiducia dei Gulinelli, e l'ingegnere Sesto Boari, i quali affiancarono il direttore degli impianti Robert Kobbert; lo stabilimento fu il primo ad utilizzare il sistema Steffen per la lavorazione delle melasse assieme a dirigenti, operai specializzati e macchinari provenienti da Germania e Belgio, dove l'industria e le maestranze erano da tempo esperte nel settore. Allo zuccherificio venne riconosciuta sin da subito la più compiuta dignità formale rispetto alle altre fabbriche già presenti, afferenti alle recenti diffusioni della lavorazione della barbabietola, in alternativa ai più tipici grano e mais, e a quella della coltivazione della canapa. Il Gulinelli fu elogiato sia per lo stile che per la cura dei dettagli - soprattutto se paragonato allo Schiaffino - sui periodici La Rivista e La Gazzetta Ferrarese. Lavorando esclusivamente, almeno nelle intenzioni, i prodotti provenienti dai terreni di proprietà Gulinelli e da lui stesso bonificati, si esponeva così ai rischi del mercato: tale scarsa concorrenzialità portò, negli anni Dieci, a tramutare l'impresa in società anonima a capitale azionario, pur mantenendo il prestigioso nome del fondatore e dei figli. Alla morte di Luigi, passò al figlio Olao e su iniziativa di Barbé l'impianto venne dotato di impianti a vapore per la distillazione dello spirito ricavato dagli scarti della produzione saccarifera. Unendosi agli altri presenti nella città, con l'esigenza di costituire una società per la costruzione di una raffineria, il Gulinelli aprì il 5 marzo 1906 un nuovo reparto, il «primo in Italia», destinato alla fabbricazione di etere solforico, producendone giornalmente 100 ettolitri, destinato principalmente all’illuminazione e alla lavorazione della seta artificiale.
Giacomo, padre di Luigi e da poco divenuto conte, fu artefice della ristrutturazione ottocentesca del palazzo di famiglia in Corso Ercole I, «costruzione moderna ricca di terre cotte» di «esuberante eclettismo [...] (notevoli anche gli interni [...]) nell’apparato ornamentale prosegue la tradizione ferrarese della decorazione in cotto di gusto neorinascimentale inaugurata da Pividor» acquistato nel 1844 e nel quale nell'estate del 1900 avvenne lo storico incontro tra i mecenati conti figli di Luigi ed Ettore Bugatti per la fondazione dello storico marchio automobilistico che lì produsse i primi modelli nell'autofficina dei Gulinelli situata in un caseggiato liberty della proprietà, successivamente distrutto e del quale rimane la sola testimonianza di un bassorilievo. I lavori del palazzo furono affidati da Giacomo all'ingegnere Giovanni Biondini e completati da Luigi dal 1863 dando l'incarico del restauro degli interni all'ebanista Primo Roda, venendo poi venduto nel 1953 all'Opera Canonici Mattei.
Luigi nel 1818 acquistò e avviò i restauri della Delizia di Benvignante, la quale mantiene tutt'ora lo stemma dei Gulinelli al centro della torre, trasformandone la struttura aggiungendo stabili, ettari di parco ed arricchendola con le scuderie per i suoi cavalli da corsa, visitate anche da Vittorio Emanuele II, assetto rimasto sino alla distruzione dovuta ai bombardamenti del 1944 per poi passare dagli anni Novanta alle proprietà comunali quando si conservarono gli assetti esterni essendo andati persi quelli interni; acquistò ed ampliò Villa Filangeri-Gulinelli tra Sant'Egidio e San Bartolomeo in Bosco, un'ulteriore villa a Montesanto oltre a possedere altre proprietà e terreni passati in parte agli eredi.
Di proprietà della famiglia Gulinelli fece parte anche il Palazzo Saracco o Contughi-Gulinelli in via Savonarola, di origine rinascimentale e comprato negli anni Trenta dalla famiglia di Olao e Alma Anna Budini Gulinelli, ceduto alla morte di lei (1972) all'Università di Ferrara. Al marito di Anna fu poi intitolata la Fondazione Conte Olao Gulinelli.
Luigi fu ritratto seduto in poltrona dal pittore Federico Bernagozzi; è sepolto nella Certosa di Ferrara in una celletta al piano terra nella Cella di famiglia nel I° Gran Claustro «elegante e ricchissima di fregi».
La cappella venne descritta, appena dopo l'inaugurazione del Monumento di Fabi Altini nel 1870, da Luigi Napoleone Cittadella (1873) come «la più ricca di materiale [...]» tra quelle presenti in Certosa e da Reggiani (1914) «d'elegantissima architettura e ornata [...]». Coperta a cassettoni cogli sfondi a cristallo opaco, sostenuti da otto angeli che stanno sulla trabeazione; selciata a dadi prospettici di colori alternati bianco nero e berettino», dove son presenti dodici archi sostenuti da colonne e otto lunette contenenti episodi sacri in rilievo a scagliola, su invenzione di Francesco Saraceni e plasticati dal prof. Angelo Conti e Gaetano Davia. Al centro è posto il monumento con due statue allegoriche e cinque busti dell'Altini», mentre sulla facciata del piedistallo vi sono tre medaglioni con le effigi di Giacomo, Giovanni e Luigi. Altini, grazie all'intervento di Pietro Tenerani, nel 1866 aveva appunto ottenuto dai conti Giacomo e Giovanni Gulinelli la commissione di una tomba monumentale per onorare i loro avi. Sul monumentale basamento sono state rappresentate, a grandezza più che naturale, due allegorie femminili: la coronata Madre stante, con la cornucopia che vuole donare alla figlia seduta. Sporgente dal bordo del basamento, il piccolo Putto, o Genietto, rappresenta la Giustizia, dote necessaria per un'equa suddivisione di «quell'ingente patrimonio che con tanta giustizia di riparto tramandaromo agli eredi», mentre su ciascuno dei quattro angoli vi è una cicogna che becca delle serpi. Sul fronte del basamento, i sopracitati tre ritratti entro una nicchia a medaglione e sui lati due bassorilievi rappresentanti rispettivamente il genio della Morte e della Vita. L'ambiente raffinatissimo ha le pareti ricoperte di lastre marmoree con testa di agnello nell'intersezione di una croce oltre ad una Menorah ed busto femminile posto su di un alto basamento, il tutto in generale chiaroscurato dagli effetti della luce filtrata dalla copertura a lucernari.