| Luna bugiarda | |
|---|---|
| Titolo originale | Liar Moon |
| Autore | Ben Pastor |
| 1ª ed. originale | 2001 |
| 1ª ed. italiana | 2002 |
| Genere | Romanzo |
| Sottogenere | Giallo storico |
| Lingua originale | inglese |
| Ambientazione | Verona, Sagràte, Lago (Italia settentrionale, Veneto); settembre - dicembre 1943 |
| Protagonisti | Maggiore Martin Bora |
| Coprotagonisti | Ispettore Sandro Guidi |
| Altri personaggi | Vittorio e Claretta Lisi; De Rosa; Nando Moser; colonnello Habermehl |
Luna bugiarda è un romanzo della scrittrice italoamericana Ben Pastor, il secondo nel ciclo dedicato al personaggio ricorrente di Martin Bora, ufficiale dell'esercito tedesco durante la Seconda guerra mondiale.
Sullo sfondo dell'occupazione nazista dell'Italia settentrionale successiva all'8 settembre 1943, narra un'indagine per omicidio condotta dal maggiore Bora con l'aiuto dell'ispettore di polizia Sandro Guidi.
Il titolo italiano del romanzo traduce letteralmente l'originale inglese (Liar Moon): entrambi rimandano alla corrispondente locuzione latina Luna mendax, citata anche nel frontespizio del volume.
La spiegazione della frase, parzialmente legata all'andamento della vicenda narrata (un'indagine in cui le cose sono molto diverse da come appaiono) è affidata alle parole di uno dei personaggi: " [...] la luna disegna una "C" in cielo, ma è una menzogna. Secondo la tradizione popolare, quando la luna forma una "C" di notte, viene da pensare che sia una luna crescente. Ma non lo è. In realtà è una luna calante [...]".
Autunno del 1943. Rientrato dalla campagna di Russia il maggiore della Wehrmacht Martin von Bora riceve una nuova assegnazione: sarà di stanza nell'Italia settentrionale a Lago, una località del Veneto.
All'inizio di settembre, poco dopo l'Armistizio, l'auto su cui si trova Martin Bora diviene bersaglio di un attacco partigiano: gravemente ferito, il maggiore perde la mano sinistra e inizia un lungo calvario fisico tenuto a stento sotto controllo dalla grande forza di volontà. Tutto questo non gli impedisce comunque di continuare a svolgere il suo lavoro, che consiste sostanzialmente nel pattugliamento del territorio e nell'occasionale appoggio ad altri reparti, SS comprese.
Una delle richieste di collaborazione che gli vengono presentate risulta particolarmente sgradita: il centurione della locale Milizia Fascista, De Rosa, lo esorta ad indagare sulla morte di Vittorio Lisi, notabile del PNF, ufficialmente stroncato da infarto ma in realtà investito da persona ignota mentre si trovava sulla sedia a rotelle nel giardino della sua casa di campagna.
Bora ha una buona esperienza investigativa, ma non vorrebbe immischiarsi in beghe locali: il centurione si comporta in modo arrogante, borioso e sgradevole, mentre la vicenda lascia intuire un retroscena piuttosto complesso: l'indagine tuttavia ha l'avallo dei superiori che per bocca del colonnello dell'aviazione Habermehl - amico personale di Bora - non mancano di ricordare quanto sia necessario per i tedeschi tenersi buoni gli inaffidabili alleati italiani che, date le circostanze, potrebbero facilmente trasformarsi in nemici. Bora si dedica così all'indagine, facendosi affiancare dall'ispettore di polizia Sandro Guidi: i due sono molto diversi per carattere e formazione, ma finiranno per sviluppare un rapporto abbastanza simile all'amicizia.
La maggiore indiziata per l'omicidio è Claretta, moglie separata della vittima, giovane, bella, forse non troppo intelligente, ma dotata di un buon movente: la gelosia e il rancore, dato che malgrado l'invalidità Vittorio Lisi era stato un impenitente donnaiolo.
Tuttavia la situazione si fa ben presto un po' più complessa: si scopre che Lisi aveva già avuto una moglie, dalla quale non aveva mai divorziato, per cui il matrimonio con Claretta non dovrebbe essere valido; ci sono indizi che lasciano supporre l'esistenza di ragazze costrette ad abortire dopo aver avuto una relazione con il maturo dongiovanni; l'uomo inoltre disponeva di un ingente patrimonio le cui origini risultano piuttosto incerte: se Lisi praticava prestiti ad usura, la cosa potrebbe aprire prospettive ben più ampie e moltiplicare i possibili colpevoli della sua morte.
Questa soluzione viene caldeggiata soprattutto dall'ispettore Guidi, che da Claretta è rimasto molto colpito: la crede innocente perché ne è innamorato; Bora invece preferisce attenersi ai fatti e agli indizi concreti.
Nel corso dell'indagine sia Bora che Guidi vengono spesso distratti dai loro programmi a causa degli altri doveri imposti dai rispettivi ruoli, alla fine però i due arrivano ugualmente alla soluzione definitiva del caso: soluzione triste e amara che rivela il nome dell'assassino, le circostanze ed i veri motivi del delitto, ma che avvizzisce senza rimedio anche le speranze e i sentimenti personali di entrambi gli investigatori.
L'edizione italiana del romanzo riporta a fine volume una Nota dell'autrice intitolata La memoria e lo specchio nella quale Ben Pastor illustra le caratteristiche dei personaggi del romanzo stesso e parla di sé: del suo rapporto con la letteratura e della sua posizione a cavallo tra due mondi e due culture: quella europea d'origine e quella statunitense d'adozione.
Il Prologo del romanzo ha luogo il 9 settembre 1943, giorno dell'attentato di cui rimane vittima Martin Bora.
La vicenda principale si dipana invece tra il 21 novembre e il 24 dicembre di quello stesso anno.