Lupo nero

Lupo nero munito di radiocollare in Oregon, negli Stati Uniti.
Le ricerche genetiche hanno dimostrato che i lupi dal mantello nero devono la loro colorazione a una mutazione comparsa originariamente nei cani domestici. Esemplare fotografato nel parco nazionale di Yellowstone.
Illustrazione di un «lupo nero europeo» realizzata da Charles Hamilton Smith.
Illustrazione di un «lupo nero americano» di John James Audubon.
Incisione raffigurante un cosiddetto «lupo scuro», un tempo considerato una specie distinta dai lupi neri settentrionali.
Pelle di un lupo nero proveniente dalla valle del fiume Mackenzie. La funzione della pigmentazione nera non è ancora del tutto chiarita.

Il lupo nero è una variante cromatica melanica del lupo grigio (Canis lupus). Esemplari neri sono stati documentati anche tra i lupi rossi (Canis rufus), sebbene questa variante cromatica sia oggi scomparsa dalla specie. Ricerche genetiche condotte dalla Stanford University School of Medicine e dall'Università della California a Los Angeles hanno rivelato che la caratteristica colorazione dei lupi neri è dovuta a una mutazione genetica comparsa nei cani domestici e successivamente trasmessa ai lupi attraverso l'ibridazione tra cani e lupi. A parte il colore del mantello e alcune caratteristiche della pigmentazione, i lupi neri non differiscono sostanzialmente dagli altri lupi grigi.

Prime osservazioni e ipotesi

Europa

Linneo attribuì ai lupi neri europei il nome scientifico Canis lycaon, ritenendoli una specie distinta dai lupi dal mantello grigio o bianco. Georges Cuvier e altri naturalisti seguirono in larga misura questa classificazione. All'epoca i lupi neri erano considerati rari in Francia, ma relativamente comuni nell'Europa meridionale, dove, a sud dei Pirenei, sembravano addirittura superare numericamente gli esemplari delle altre varianti cromatiche. La loro presenza era segnalata anche sulle montagne del Friuli e nei dintorni di Cattaro, nell'attuale Montenegro. Lupi neri venivano inoltre descritti in Siberia, dove erano conosciuti con il nome di «lupo di montagna vekvoturiano». Il colonnello Charles Hamilton Smith riteneva erroneamente che il cosiddetto rossomak, presente nella regione del fiume Lena, in Siberia, appartenesse alla medesima varietà. In realtà, il termine russo rossomak corrisponde all'inglese wolverine, ossia al ghiottone (Gulo gulo), un mammifero appartenente alla famiglia dei mustelidi. Nell'Europa settentrionale i lupi neri erano considerati particolarmente rari. Tuttavia, il dottor Höggberg, medico di Karlstad, riferì che nel 1801 erano stati abbattuti cinque lupi neri nella provincia svedese del Värmland. Questi animali presentavano un mantello completamente nero ed erano più grandi dei comuni lupi grigi. Le loro pellicce erano considerate tanto pregiate da essere vendute a un prezzo da tre a quattro volte superiore rispetto a quello delle pellicce di lupi di altre colorazioni. Secondo una tradizione, anche l'ultimo lupo della Scozia, presumibilmente ucciso da MacQueen di Pall à Chrocain, sarebbe stato nero. Cuvier osservò che i lupi neri europei differivano poco dagli altri per dimensioni, ma li riteneva fisicamente più forti. Charles Hamilton Smith scrisse invece che i lupi neri erano generalmente meno aggressivi delle altre varietà e più inclini a incrociarsi con i cani domestici. In Serbia, il 17 novembre 2012, un lupo nero venne abbattuto sui monti Stara Planina. Nel febbraio 2025, due lupi neri, probabilmente fratelli, furono ripresi da una fototrappola installata dalla fondazione SAVE Wildlife Conservation Fund mentre attraversavano un corso d'acqua nella foresta, nella parte settentrionale del voivodato della Santacroce, in Polonia. La documentazione fotografica suscitò particolare interesse per la rarità della colorazione melanica tra i lupi dell'Europa centrale.

Asia

La presenza di lupi neri è stata occasionalmente segnalata anche in Asia. Il cosiddetto derboun, diffuso nelle montagne della penisola arabica e della Siria meridionale, veniva descritto come un piccolo lupo nero. Le popolazioni locali sembravano considerarlo più strettamente imparentato con il cane domestico che con gli altri lupi, tanto da consumarne liberamente la carne, come quella di qualsiasi altro animale selvatico, a differenza di quella dei lupi comuni, ritenuta sgradevole per il suo odore. In Tibet i lupi neri sono conosciuti localmente come chanko nagpo e vengono considerati più audaci e aggressivi degli esemplari dal mantello chiaro. Piccole popolazioni sono presenti anche nel Ladakh, dove questi animali frequentano soprattutto le zone meno elevate dei versanti montuosi.

America settentrionale

Sebbene i lupi neri americani avessero inizialmente ricevuto lo stesso nome scientifico di quelli europei, il naturalista Anselme Gaëtan Desmarest riteneva che appartenessero a una specie distinta. Storicamente, le popolazioni indigene che vivevano lungo i fiumi Mackenzie e Saskatchewan e nel Canada meridionale non sembravano considerare i lupi neri una specie differente dagli altri lupi. Nel suo libro Travels, pubblicato nel 1791, il naturalista William Bartram riferì di aver osservato esemplari neri tra i pochi lupi rossi incontrati in Florida. Li descrisse come «completamente neri», a eccezione delle femmine, che presentavano una macchia bianca sul petto. Bartram descrisse anche un «cane-lupo nero degli indiani della Florida», appartenente alle popolazioni Seminole, che appariva identico ai lupi locali, salvo per la capacità di abbaiare e per il comportamento affidabile in presenza dei cavalli. Le popolazioni indigene della Nuova Inghilterra attribuivano un valore particolarmente elevato alla pelliccia del lupo nero, considerandola equivalente a oltre quaranta pelli di castoro nordamericano. L'accettazione di una simile pelliccia in dono da parte di un capo indigeno veniva interpretata come un gesto di riconciliazione. I lupi neri degli Stati Uniti meridionali erano un tempo considerati una specie distinta da quelli settentrionali, sulla base di differenze nella colorazione e nella morfologia. Vennero pertanto denominati «lupi scuri» o «lupi nebulosi» e descritti con il nome scientifico Canis nubilus. Questi lupi erano presenti nel Territorio del Missouri e avevano dimensioni intermedie tra quelle dei lupi comuni e dei coyote. Secondo le descrizioni dell'epoca, emanavano un odore particolarmente sgradevole. Il 15 gennaio 2009, un lupo nero maschio appartenente al branco denominato Mollie's Pack, nella Pelican Valley del parco nazionale di Yellowstone, raggiunse un peso di 143 libbre, pari a circa 65 kg. All'epoca fu indicato come il lupo più pesante mai registrato nel parco.

Il biologo Adolph Murie fu tra i primi studiosi del lupo a ipotizzare che la notevole variabilità della colorazione del mantello potesse derivare dall'incrocio con i cani domestici. Nel 1944, nel suo libro The Wolves of Mount McKinley, scrisse:

«Suppongo che una parte della variabilità osservata in questi lupi possa essere derivata da incroci avvenuti in natura con i cani. Simili incroci sono stati documentati allo stato selvatico e, in cattività, il lupo si accoppia facilmente con il cane. Alcuni anni fa, a Circle, in Alaska, un lupo rimase per qualche tempo nei pressi dell'insediamento e alcuni cani furono visti in sua compagnia. Gli abitanti ritenevano che si trattasse di una femmina attratta dai cani durante il periodo riproduttivo. Tuttavia, una notevole variabilità è probabilmente intrinseca alla specie, forse sufficiente a spiegare le differenze osservate nel parco e nelle pelli esaminate. L'entità degli incroci con i cani probabilmente non è stata tale da modificare in misura significativa la composizione genetica della popolazione di lupi.»

Nel 2008, il genetista Gregory S. Barsh, professore di genetica e pediatria presso la Stanford University School of Medicine, utilizzò tecniche di genetica molecolare per analizzare le sequenze di DNA di 150 lupi provenienti dal parco nazionale di Yellowstone, esteso tra Wyoming, Montana e Idaho. Circa la metà degli animali esaminati presentava un mantello nero. Lo studio permise di identificare una mutazione genetica responsabile della colorazione nera, associata al locus K e alla proteina beta-defensina 3, già nota per il suo ruolo nella pigmentazione del mantello dei cani domestici. Dopo aver accertato che la medesima mutazione era responsabile della colorazione nera sia nei lupi dell'America settentrionale sia in quelli dell'Appennino italiano, Barsh e i suoi collaboratori cercarono di ricostruirne l'origine evolutiva. Confrontando ampie porzioni dei genomi di lupi, cani e coyote, conclusero che la mutazione fosse comparsa nei cani tra 12.779 e 121.182 anni fa, con una stima più probabile di circa 46.886 anni fa. Robert K. Wayne, biologo evoluzionista specializzato nei canidi presso l'Università della California a Los Angeles, sostenne che la mutazione fosse comparsa inizialmente nei cani. Secondo la sua interpretazione, anche qualora avesse avuto origine nei lupi eurasiatici, sarebbe stata successivamente trasmessa ai cani e, attraverso questi, introdotta nel Nuovo Mondo, dove sarebbe passata nuovamente alle popolazioni selvatiche di lupi e coyote. I lupi neri che presentano un'ascendenza canina relativamente recente tendono a conservare la pigmentazione scura più a lungo con l'avanzare dell'età. La mutazione della beta-defensina associata al locus K determina una colorazione nera dominante ed è presente in numerose razze di cani domestici.

Esiste tuttavia anche una forma di colorazione nera recessiva, presente in alcune razze canine, in particolare nei pastori tedeschi completamente neri, ma anche in alcuni Border Collie, pastori australiani e pastori belgi. Quest'ultima forma dipende da un allele recessivo del gene Agouti, associato alla mutazione R96C, che comporta la sostituzione dell'arginina con la cisteina in posizione 96 della proteina. Si ritiene che anche questo allele recessivo possa derivare da antiche popolazioni di lupi neri eurasiatici. A sostegno di tale ipotesi viene citato il caso di un lupo russo, un maschio grigio portatore eterozigote dell'allele recessivo, che generò cuccioli neri accoppiandosi con una femmina di cane da pastore nera. L'episodio fu documentato durante ricerche condotte negli anni venti del XX secolo da un biologo russo.

Successivamente è stato documentato anche un esemplare melanico di lupo indiano (Canis lupus pallipes), appartenente a una linea evolutiva che alcuni ricercatori considerano tra le più antiche del lupo. Gli autori della segnalazione, Lokhande e Bajaru, hanno osservato che la presenza di lupi indiani melanici potrebbe indicare un'origine del melanismo più complessa rispetto all'ipotesi secondo cui un singolo gene, originariamente presente nei lupi del Vecchio Mondo, sarebbe stato acquisito dai cani domestici, successivamente scomparso dalle popolazioni selvatiche di lupi e infine reintrodotto attraverso nuovi incroci con i cani. Secondo i ricercatori, la scoperta di un lupo indiano melanico mette in discussione l'ipotesi della completa scomparsa dell'allele responsabile della colorazione nera dal patrimonio genetico dei lupi del Vecchio Mondo. Potrebbe infatti indicare una recente reintroduzione attraverso l'ibridazione con i cani domestici oppure la comparsa indipendente di una nuova mutazione nelle popolazioni indiane.

Significato adattativo

I lupi neri sono più frequenti nelle regioni forestali che nella tundra. Nelle aree boscose dell'Artico canadese, per esempio, circa il 62% dei lupi presenta un mantello nero, mentre nelle regioni di tundra tale percentuale scende a circa il 7%. Questa distribuzione ha indotto i ricercatori a ipotizzare che il melanismo possa conferire un vantaggio adattativo in determinati ambienti. La funzione precisa della mutazione, tuttavia, non è stata ancora completamente chiarita. Gregory Barsh ha escluso che la principale spiegazione risieda nel mimetismo, poiché i lupi hanno pochi predatori naturali e non esistono prove che il mantello nero migliori il successo durante la caccia. Lo studioso ha invece sottolineato che le beta-defensine svolgono un ruolo nella risposta immunitaria contro le infezioni cutanee di origine virale e batterica, che potrebbero essere più comuni negli ambienti forestali, generalmente più caldi e umidi rispetto alla tundra. È stato pertanto ipotizzato che l'associazione tra la mutazione e gli habitat forestali possa determinare un aumento della frequenza del melanismo qualora le foreste si espandessero verso nord. Nei lupi, la colorazione scura del mantello sembra comportarsi come un carattere geneticamente dominante. In un caso documentato, dall'accoppiamento tra un lupo nero e uno grigio nacquero 14 cuccioli, dieci dei quali presentavano un mantello scuro.

Distribuzione

I lupi neri sono relativamente rari in Europa e in Asia, dove le occasioni di incrocio tra lupi selvatici e cani domestici si sono ridotte nel corso dell'ultimo millennio, anche in conseguenza della diminuzione delle popolazioni di lupo. La loro presenza è stata comunque segnalata occasionalmente. In Russia, per esempio, gli ibridi tra lupo e cane sono talvolta indicati con l'espressione «lupi neri». Secondo uno studio pubblicato nel 2006, il 20-25% della popolazione italiana di lupi era costituito da individui dal mantello nero. Il melanismo è molto più diffuso in America settentrionale. Nel parco nazionale di Yellowstone, nel Wyoming, circa la metà dei lupi appartenenti alla popolazione reintrodotta presenta una colorazione nera. Secondo le fonti storiche, invece, i lupi neri risultavano assenti in Francia, analogamente a quanto riportato per le popolazioni dei Pirenei. Nel Canada meridionale e nel Minnesota, la variante nera è più comune di quella bianca, sebbene i lupi dal mantello grigio rimangano complessivamente predominanti.

Note

  1. 1 2 3 4 (EN) Mark Derr, New World Wolves and Coyotes Owe Debt to Dogs, in The New York Times, 5 febbraio 2009 (archiviato dall'url originale il 9 giugno 2021).
  2. ↑ (EN) Molecular and Evolutionary History of Melanism in North American Gray Wolves.
  3. ↑ (EN) Red Wolf (PDF), su Canid Specialist Group (archiviato dall'url originale il 17 dicembre 2008).
  4. 1 2 (EN) John Richardson, William Swainson e William Kirby, Fauna Boreali-americana, Or, The Zoology of the Northern Parts of British America: Containing Descriptions of the Objects of Natural History Collected on the Late Northern Land Expeditions, Under Command of Captain Sir John Franklin, J. Murray, 1829.
  5. 1 2 3 4 (EN) Charles Hamilton Smith, The Natural History of Dogs: Canidæ Or Genus Canis of Authors. Including Also the Genera Hyæna and Proteles, W. H. Lizars e S. Highley, 1839.
  6. 1 2 (EN) Penny Cyclopaedia of the Society for the Diffusion of Useful Knowledge, C. Knight, 1833.
  7. ↑ (EN) Llewelyn Lloyd, Field Sports of the North of Europe: Comprised in a Personal Narrative of a Residence in Sweden and Norway, in the Years 1827–28, H. Colburn e R. Bentley, 1831.
  8. ↑ (EN) Robert Chambers, Domestic Annals of Scotland: From the Revolution to the Rebellion of 1745, W. & R. Chambers, 1861.
  9. ↑ (SR) Ulovio crnog vuka na Staroj planini, su Mondo, 20 novembre 2012. URL consultato il 29 novembre 2018.
  10. ↑ (SR) Lovci ustrelili vuka, su RTS, 20 novembre 2012. URL consultato il 29 novembre 2018.
  11. ↑ (EN) Rare black wolves caught on camera in Polish forest by wildlife researchers, su CNN, 9 febbraio 2025. URL consultato l'11 febbraio 2025.
  12. ↑ (PL) Alicja Bartosiak, W Polsce pojawiły się czarne wilki. "Przyrodniczy unikat", su Radio ZET, 11 febbraio 2025. URL consultato l'11 febbraio 2025.
  13. ↑ (PL) Fundacja SAVE Wildlife Conservation Fund, CZARNE WILKI, su Facebook, 4 febbraio 2025. URL consultato l'11 febbraio 2025.
  14. ↑ (EN) Richard Lydekker, The Great and Small Game of India, Burma, and Tibet, Asian Educational Services, 1996, p. 416, ISBN 81-206-1162-4.
  15. ↑ (EN) Georges-Louis Leclerc de Buffon e John Wright, A Natural History of the Globe: Of Man, of Beasts, Birds, Fishes, Reptiles, Insects, and Plants, Gray & Bowen, 1831.
  16. ↑ (EN) A. Franklin, Be[a]ware of the Dog: a post-humanist approach to housing, in Housing, Theory and Society, vol. 23, n. 3, 2006, pp. 137–156, DOI:10.1080/14036090600813760, ISSN 1403-6096 (WC · ACNP).
  17. ↑ (EN) Thomas Morton, New English Canaan: Or, New Canaan, Arno Press, 1972, p. 188, ISBN 978-0-405-03309-4.
  18. ↑ (EN) James Rennie, The Menageries: Quadrupeds, Described and Drawn from Living Subjects, Charles Knight, 1829.
  19. ↑ (EN) John Davidson Godman, American Natural History, 3ª ed., Hogan & Thompson, 1836.
  20. ↑ (EN) Brett French, Bigger is better if you're a hungry wolf, in Billings Gazette.
  21. ↑ (EN) Adolph Murie speculated on dog-wolf hybridization as the source of unusual color, su retrieverman.wordpress.com.
  22. 1 2 (EN) Black Wolf Mystery Solved, su RedOrbit.
  23. 1 2 (EN) The big black wolf is a legacy from dogs, study finds, in Los Angeles Times.
  24. ↑ (EN) Monty Sloan, The Wolf Hybrid: Identification, su Wolf Park. URL consultato l'11 maggio 2007 (archiviato dall'url originale il 3 marzo 2007).
  25. ↑ (EN) S. I. Candille, C. B. Kaelin e B. M. Cattanach, A β-defensin mutation causes black coat color in domestic dogs, in Science, vol. 318, n. 5855, novembre 2007, pp. 1418–1423, DOI:10.1126/science.1147880, PMC 2906624, PMID 17947548.
  26. ↑ (EN) Studio genetico sulla colorazione del mantello nei cani (PDF), su research.hudsonalpha.org, p. 802 (archiviato dall'url originale il 22 aprile 2016).
  27. 1 2 3 (EN) Studio genetico sulla colorazione del mantello nei cani (PDF), su research.hudsonalpha.org, p. 804 (archiviato dall'url originale il 22 aprile 2016).
  28. 1 2 (EN) Amolkumar S. Lokhande e Sameer B. Bajaru, First record of melanistic Indian wolf Canis lupus pallipes from the Indian subcontinent, in Journal of the Bombay Natural History Society, vol. 110, n. 3, 2013, pp. 220–221.
  29. 1 2 3 (EN) Wolf In Dog's Clothing? Black Wolves May Be First 'Genetically Modified' Predators, su ScienceDaily, 5 febbraio 2009.
  30. ↑ (EN) The Genetic Mystery of Black Wolves, su Science 2.0, 27 agosto 2014.
  31. 1 2 (EN) A wolf's dark pelt is a gift from the dogs, su New Scientist.
  32. ↑ (EN) Will Graves, Wolves in Russia: Anxiety Throughout the Ages, Detselig Enterprises, 2007, p. 222, ISBN 978-1-55059-332-7. URL consultato il 12 febbraio 2009 (archiviato dall'url originale il 2 agosto 2009).
  33. ↑ Marco Apollonio e Luca Mattioli, Il lupo in provincia di Arezzo, Le Balze, 2006, ISBN 978-88-7539-123-2.
  34. ↑ (EN) Barry Lopez, Of Wolves and Men, Simon and Schuster, 1978, p. 320, ISBN 978-0-7432-4936-2.

Bibliografia

  Portale Mammiferi: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Mammiferi