| Motion Picture Association | |
|---|---|
| Abbreviazione | MPA |
| Tipo | associazione di categoria senza scopo di lucro |
| Fondazione | 1922 |
| Scopo | rappresentanza dell'industria cinematografica, televisiva e dello streaming |
| Sede centrale | |
| Area di azione | Stati Uniti, con uffici regionali in Canada, Europa, Medio Oriente e Africa, Asia-Pacifico e America Latina |
| Presidente e amministratore delegato | |
| Membri | 7 società (2024) |
| Sito web | www.motionpictures.org |
La Motion Picture Association (MPA), nota dal 1945 al 2019 come Motion Picture Association of America (MPAA), è un'associazione di categoria statunitense che rappresenta le principali case di produzione e distribuzione cinematografica degli Stati Uniti (le cosiddette major), la Amazon MGM Studios e i servizi di streaming Netflix e Prime Video. Fondata nel 1922 come Motion Picture Producers and Distributors of America (MPPDA), nacque per garantire la stabilità economica dell'industria cinematografica statunitense e si dotò di regole sui contenuti dei film, culminate nel 1930 nel Codice Hays. Nel 1968 il codice fu sostituito da un sistema volontario di classificazione dei film, gestito dalla Classification and Rating Administration (CARA).
L'associazione svolge attività di lobbying per l'industria cinematografica e televisiva, a favore di una più ampia tutela del diritto d'autore e dell'accesso ai mercati esteri, e conduce campagne contro la violazione del diritto d'autore, in particolare contro la condivisione di file tramite reti peer-to-peer e i siti di streaming illegali. Dal 2017 è guidata dall'ex ambasciatore degli Stati Uniti in Francia Charles Rivkin.

L'associazione fu fondata nel 1922 con il nome di Motion Picture Producers and Distributors of America; le società aderenti producevano allora tra il 70 e l'80% dei film realizzati negli Stati Uniti. Primo presidente fu l'ex direttore generale delle poste Will H. Hays.
Nei primi anni la MPPDA si dedicò soprattutto a un'intensa attività di relazioni pubbliche, volta a garantire la stabilità finanziaria di Hollywood e la sua capacità di attrarre investimenti da Wall Street e ad assicurare al tempo stesso che i film statunitensi avessero un «tono morale pulito». Introdusse anche un codice di comportamento che regolava la condotta degli attori fuori dal set e cercò di tutelare gli interessi del cinema statunitense all'estero invitando le case di produzione a evitare rappresentazioni razziste degli stranieri.
Fin dall'inizio Hays si dichiarò contrario alla censura pubblica e la MPPDA cercò il sostegno dell'opinione pubblica contro di essa: ampi settori della popolazione erano contrari alla censura, ma lamentavano al tempo stesso la scarsa moralità dei film. Le pratiche commerciali delle case associate, come il block booking, furono d'altra parte accusate di escludere i produttori indipendenti e di consolidare il carattere monopolistico dello studio system.
All'epoca non esisteva una censura nazionale, ma diverse leggi statali e municipali imponevano la revisione dei film, affidata di norma a commissioni locali. In molte località le pellicole venivano quindi tagliate per conformarsi alle norme sulla rappresentazione della violenza e della sessualità, con danni all'immagine delle case di produzione e un calo degli spettatori, poco interessati a film talvolta così mutilati da risultare incomprensibili. Nel 1929 oltre la metà degli spettatori statunitensi viveva in zone sottoposte a una commissione di censura.
Nel 1924 Hays introdusse «la Formula», un insieme di indicazioni con cui chiedeva alle case di produzione di sottoporre alla MPPDA le sinossi dei film in preparazione, nel tentativo di indurre l'industria ad autoregolarsi sui temi che avevano portato alla nascita delle commissioni di censura. L'iniziativa ebbe scarso successo, perché le case non erano obbligate né a inviare i copioni né a seguirne le raccomandazioni. Nel 1927 Hays promosse un elenco di Don'ts and Be Carefuls («cose da non fare» e «cose a cui prestare attenzione»), che indicava i temi suscettibili di creare problemi nelle diverse località, e istituì uno Studio Relations Department incaricato di esaminare i copioni e di consigliare le case. Anche questi tentativi furono in gran parte ignorati: alla fine del 1929 la MPPDA riceveva prima delle riprese appena il 20% circa dei copioni di Hollywood e il numero delle commissioni di censura continuava ad aumentare.
Nel 1930 la MPPDA adottò il Motion Picture Production Code, comunemente detto Codice Hays, un insieme di principi morali su ciò che era lecito mostrare nei film. A differenza dei Don'ts and Be Carefuls, il codice fu approvato dai dirigenti delle case di produzione e ne riprendeva molte indicazioni come esempi di ciò che non poteva essere rappresentato: vietava tra l'altro le «scene di passione» non essenziali alla trama, il turpiloquio, le «perversioni sessuali», la giustificazione o la rappresentazione esplicita dell'adulterio, il trattamento benevolo del crimine e dei criminali, i balli dai movimenti «indecenti» e la «tratta delle bianche», cioè la prostituzione. Il coinvolgimento dei dirigenti rese le case associate più disponibili a sottoporre i copioni, ma gli effetti della grande depressione spinsero gli studios a realizzare film capaci di attirare il pubblico più ampio possibile, anche a costo di violare il codice e di affrontare le commissioni locali.
Nel 1933 e nel 1934 la cattolica Legion of Decency, insieme a gruppi protestanti e associazioni femminili, avviò campagne di boicottaggio dei film ritenuti immorali. Per scongiurarle, la MPPDA creò un nuovo ufficio, la Production Code Administration (PCA), diretto da Joseph Breen. Diversamente dai precedenti tentativi di autoregolamentazione, le decisioni della PCA erano vincolanti: nessun film poteva essere proiettato in una sala statunitense senza il suo visto e i produttori che vi si sottraevano rischiavano un'ammenda di 25.000 dollari. Il codice fu applicato su scala nazionale a partire dal 1º luglio 1934.
Negli anni successivi all'entrata in vigore del codice Breen rimandò spesso i film agli studios per ulteriori modifiche e in alcuni casi negò il visto. Hays promuoveva intanto il nuovo orientamento dell'industria verso film edificanti e continuava a sostenere la diffusione del cinema statunitense all'estero, ottenendo tra l'altro nel 1936 la revoca del blocco imposto dall'Italia all'importazione dei film americani.
Per quasi tre anni le case di produzione rispettarono il codice. Nel 1938, però, con l'avvicinarsi della guerra in Europa e il timore di un calo degli incassi all'estero, i produttori si mostrarono meno disposti ad attenervisi e talvolta respinsero le richieste della PCA. Lo stesso anno Hays si pronunciò contro l'uso del cinema come strumento di propaganda. Nel 1945, dopo quasi 24 anni alla presidenza, lasciò l'incarico, pur restando consulente dell'associazione per altri cinque anni.
Nel 1945 la MPPDA scelse come successore di Hays Eric Johnston, già quattro volte presidente della Camera di commercio degli Stati Uniti; nel suo primo anno di mandato l'associazione assunse il nome di Motion Picture Association of America (MPAA).
Johnston creò anche la Motion Picture Export Association (MPEA), con il compito di promuovere i film statunitensi all'estero contrastando i monopoli delle case di produzione di altri paesi. Nel 1947 la MPEA sospese le esportazioni di film verso il Regno Unito dopo che il governo britannico aveva introdotto un dazio sulle pellicole statunitensi; l'anno successivo Johnston ne negoziò la revoca e le spedizioni ripresero.
Nel 1956 Johnston promosse la prima revisione importante del codice di produzione: furono ammessi temi in precedenza vietati, come l'aborto e l'uso di stupefacenti, purché trattati «entro i limiti del buon gusto», mentre furono introdotti nuovi divieti, tra cui quelli di rappresentare la blasfemia e l'eutanasia. Apprezzato dai dirigenti degli studios, Johnston sfruttò i propri legami politici per fare da tramite tra Hollywood e Washington. Morì per un ictus nel 1963, ancora in carica; per tre anni l'associazione rimase senza presidente, mentre gli studios ne cercavano il successore.

Nel 1966 l'MPAA nominò presidente Jack Valenti, già collaboratore del presidente Lyndon B. Johnson. Nel 1968 Valenti sostituì il codice di produzione con un sistema di classificazione volontaria dei film, per limitare la censura e fornire ai genitori informazioni sull'idoneità dei film per i figli; nella sua autobiografia scrisse di aver voluto garantire ai cineasti statunitensi la libertà di realizzare i film che desideravano, senza la censura esercitata dal codice in vigore dal 1934.
Nel 1975 Valenti istituì il Film Security Office, una divisione antipirateria incaricata di recuperare le copie non autorizzate dei film per impedirne la duplicazione. Negli anni ottanta chiese al Congresso di imporre nei videoregistratori dei dispositivi che impedissero la copia illegale delle videocassette e negli anni novanta sostenne l'azione delle forze dell'ordine contro la distribuzione di videocassette contraffatte. Sotto la sua presidenza fu anche eliminata la classificazione «X», ormai associata alla pornografia, sostituita nel 1990 dalla nuova categoria «NC-17».
Nel 1994 la Motion Picture Export Association of America assunse il nome di Motion Picture Association, per riflettere la dimensione globale del mercato audiovisivo. Nel 2001 Valenti creò presso l'MPAA un Digital Strategy Department, dedicato alla distribuzione digitale dei film e alla pirateria.

Dopo 38 anni alla presidenza, Valenti annunciò il proprio ritiro nel 2004 e nel settembre di quell'anno gli succedette l'ex segretario all'agricoltura Dan Glickman. Glickman si occupò soprattutto di questioni fiscali, di tutela dei contenuti e dell'accesso delle case statunitensi ai mercati internazionali; guidò l'azione di lobbying che portò a 400 milioni di dollari di incentivi fiscali federali per l'industria cinematografica e sostenne una legge che istituiva un coordinamento federale della lotta alla pirateria. Lasciò l'incarico nel 2010.
Dopo una ricerca durata oltre un anno, nel marzo 2011 l'MPAA nominò presidente l'ex senatore Chris Dodd, che si concentrò sulla tutela dei contenuti, sul commercio internazionale e sul miglioramento dell'immagine di Hollywood. Nel 2011 Dodd si recò in Cina per sollecitare il governo a contrastare la pirateria e ad aprire ulteriormente il mercato cinematografico; la composizione di una lunga controversia presso l'Organizzazione mondiale del commercio, insieme alla sua azione, contribuì all'accordo del 2012 con cui la Cina si impegnò ad ammettere un maggior numero di film hollywoodiani e ad aumentare la quota degli incassi spettante alle case statunitensi. Durante il suo mandato gli Stati Uniti firmarono inoltre più di venti memorandum d'intesa con governi stranieri sulla tutela della proprietà intellettuale.
Nel 2011 l'MPAA sostenne i disegni di legge Stop Online Piracy Act (SOPA) e PROTECT IP Act (PIPA), contro i quali nel gennaio 2012 numerosi siti web protestarono oscurando le proprie pagine, iniziativa criticata da Dodd. Dopo l'accantonamento dei due progetti, Dodd lasciò intendere che Hollywood avrebbe potuto sospendere i finanziamenti elettorali ai politici che non avessero sostenuto le future misure contro la pirateria.
Nel 2012 l'associazione avviò un programma per la diversità e il multiculturalismo (Diversity and Multicultural Outreach), volto ad accrescere la diversità nell'industria cinematografica e televisiva, sia nell'occupazione sia nella rappresentazione sullo schermo, attraverso la collaborazione con oltre venti organizzazioni multiculturali e per i diritti civili nell'organizzazione di proiezioni, festival ed eventi. Dodd insistette inoltre sulla necessità che le case di produzione adottassero le nuove tecnologie come canali di distribuzione.
Nel giugno 2017 l'MPAA sostenne la nascita dell'Alliance for Creativity and Entertainment (ACE), una coalizione di società dell'intrattenimento, tra cui le sei major, Netflix e Amazon, che si avvale delle risorse dell'associazione per contrastare la pirateria online attraverso ricerche e azioni legali. Nello stesso anno Dodd fu sostituito da Charles Rivkin, diplomatico ed ex vicesegretario di Stato per gli affari economici.
Nel gennaio 2019 Netflix aderì all'associazione, che nel settembre dello stesso anno adottò ufficialmente il nome di Motion Picture Association, già usato a livello internazionale dal 1994, insieme a un nuovo logo. Nel settembre 2024 Amazon MGM Studios e Prime Video ne divennero il settimo membro.
Nel 1968 l'MPAA istituì la Code and Rating Administration (CARA), in seguito ribattezzata Classification and Rating Administration, che da allora classifica i film proiettati e distribuiti commercialmente negli Stati Uniti per aiutare i genitori a stabilire quali siano adatti ai figli. Dalla sua introduzione, nel novembre 1968, il sistema ha subito diverse modifiche, tra cui l'introduzione della categoria PG-13 nel 1984 e la sostituzione della «X» con la «NC-17» nel 1990.
L'adesione al sistema è volontaria e le classificazioni non hanno valore legale; sono tuttavia applicate dall'industria cinematografica dopo la loro attribuzione e molte sale rifiutano di proiettare film privi di classificazione. Per i film non classificati si usa spesso, per esempio sui giornali, la sigla «NR» (Not Rated), che non è però una classificazione ufficiale.
Le classificazioni in uso sono cinque:
Nel 2006 il documentario This Film Is Not Yet Rated accusò l'MPAA di favorire gli studios associati nell'assegnazione delle classificazioni e criticò la scarsa trasparenza della procedura; in risposta l'associazione pubblicò online le proprie regole, le procedure e il sistema di ricorso. Secondo l'MPA le classificazioni sono attribuite da un gruppo indipendente di genitori. Uno studio commissionato dalla CARA nel 2015 rilevò che il 93% dei genitori statunitensi considera il sistema uno strumento utile.
| Membro | Anno di adesione |
|---|---|
| Paramount Pictures | 1922 |
| Universal Pictures | 1922 |
| Warner Bros. | 1923 |
| Walt Disney Studios | 1979 |
| Sony Pictures | 1989 |
| Netflix | 2019 |
| Amazon MGM Studios e Prime Video | 2024 |
Tra i membri originari della MPPDA figuravano le principali case dell'epoca: Paramount Pictures, Fox Film, Loew's, Universal Pictures e United Artists; seguirono Warner Bros. nel 1923, Columbia Pictures nel 1924, la Metro-Goldwyn-Mayer, nata dalla fusione di Loew's, Metro Pictures, Goldwyn Pictures e Louis B. Mayer Productions, e nel 1928 la RKO Pictures. Nel 1935 la fusione tra Fox Film e Twentieth Century Pictures diede vita alla 20th Century Fox.
Nel 1956 la United Artists lasciò temporaneamente l'associazione dopo che al film L'uomo dal braccio d'oro era stato negato il visto del codice di produzione; vi rientrò nel giugno 1957. Nel 1960 la 20th Century Fox annunciò il proprio recesso, divenuto effettivo l'anno successivo. Nel 1963 si ritirò anche la Walt Disney Productions, il cui presidente Roy O. Disney dichiarò che gli interessi della società «spesso non sembrano coincidere con quelli delle altre aziende associate all'M.P.A.A.». Nel 1966 si era aggiunta ai membri originari la Allied Artists Pictures. Nel 1975 aderì la Avco Embassy e nel 1979 rientrò la Walt Disney Productions; l'anno successivo aderì la Filmways, sostituita nel 1986, insieme alla Avco Embassy, dalla De Laurentiis Entertainment Group e dalla Orion Pictures.
Nel 1995 i membri erano la MGM, che dalla fusione del 1981 comprendeva anche la United Artists, la Paramount, la Sony Pictures, che dal 1989 controllava Columbia e TriStar Pictures, la 20th Century Fox, la Universal, la Disney e la Warner Bros. Nello stesso anno aderì la Turner Entertainment, acquisita nel 1996 dalla Time Warner. I membri scesero a sei nel 2005, quando la MGM lasciò l'associazione dopo essere stata acquistata da un consorzio guidato dalla Sony, e rimasero invariati fino all'acquisizione della 21st Century Fox da parte della Disney nel 2019.
Netflix fu ammessa nel gennaio 2019, prima società estranea ai tradizionali studios e primo servizio di streaming a entrare nell'associazione; la sua adesione mantenne invariato il numero dei membri dopo l'acquisizione della Fox da parte della Disney. Dal 1º ottobre 2024 ne fanno parte anche Amazon MGM Studios e Prime Video, che hanno riportato nell'associazione la MGM, divenuta una divisione di Amazon.
L'azione organizzata dell'associazione contro la violazione del diritto d'autore iniziò nel 1975 con la creazione del Film Security Office. Negli anni ottanta l'MPAA si oppose alla diffusione dei videoregistratori, ritenuti una minaccia per l'industria cinematografica: nel 1982, in un'audizione davanti al Congresso, Valenti affermò che il videoregistratore stava «al produttore cinematografico americano e al pubblico americano come lo strangolatore di Boston sta alla donna sola in casa». Nel 1986 l'associazione chiese al Congresso una legge che imponesse ai videoregistratori un dispositivo anticopia. I tentativi di impedire per via legale la registrazione domestica dei programmi televisivi si esaurirono di fatto quando la Corte suprema stabilì che tale copia rientrava nel fair use.
Negli anni novanta l'MPAA sostenne l'azione delle forze dell'ordine contro la produzione e la distribuzione di videocassette e laserdisc contraffatti e nel 2000 ottenne una sentenza favorevole contro alcune persone che diffondevano in rete programmi di decrittazione dei DVD (Universal City Studios, Inc. v. Reimerdes). Nel 2008, dopo il lancio di RealDVD, un'applicazione che consentiva di copiare i DVD, la RealNetworks citò in giudizio la DVD Copy Control Association e le major, accusandole di violare lo Sherman Antitrust Act; il tribunale respinse le accuse e stabilì in seguito che il programma violava il Digital Millennium Copyright Act (DMCA).
L'associazione ha continuato a sostenere le azioni delle autorità contro la distribuzione illegale online di opere protette. Insieme all'omologa britannica, la Federation Against Copyright Theft (FACT), ha finanziato l'addestramento di Lucky e Flo, due Labrador retriever capaci di individuare il policarbonato usato nella fabbricazione dei DVD.
All'inizio degli anni duemila l'MPAA concentrò i propri sforzi contro la condivisione di file peer-to-peer, dapprima con campagne informative e lettere di diffida: nei primi sei mesi del 2002 ne inviò oltre 18.000 ai fornitori di servizi Internet, perché le inoltrassero agli utenti responsabili delle violazioni. Alla fine del 2004 cambiò strategia e avviò cause contro i gestori di siti e server delle reti BitTorrent, eDonkey e Direct Connect; l'anno seguente estese le azioni legali ai singoli utenti che scaricavano e diffondevano materiale protetto.
L'associazione ebbe un ruolo anche nell'irruzione della polizia svedese contro il sito The Pirate Bay nel maggio 2006: funzionari svedesi ammisero che tra le ragioni dell'operazione vi erano la minaccia di sanzioni dell'Organizzazione mondiale del commercio e una lettera dell'MPAA.
Nel 2013 il Center for Copyright Information presentò il Copyright Alert System, nato da un accordo tra l'MPAA, la Recording Industry Association of America e cinque tra i maggiori fornitori di accesso a Internet statunitensi. Il sistema si affidava a un servizio esterno per individuare i contenuti diffusi illegalmente; gli abbonati venivano avvisati del possibile uso del loro account per violazioni del diritto d'autore e ricevevano indicazioni su come accedere legalmente ai contenuti. Chi riceveva più segnalazioni poteva essere sottoposto a «misure di mitigazione», come il rallentamento temporaneo della connessione, ma non alla disattivazione dell'abbonamento, e poteva ricorrere all'American Arbitration Association. Il sistema fu abbandonato nel gennaio 2017; secondo il consulente legale dell'MPAA non era in grado di fermare i trasgressori recidivi.
Nel dicembre 2014 i documenti sottratti nell'attacco informatico alla Sony Pictures rivelarono che la transazione con cui si era chiusa la causa vinta dall'MPAA contro il servizio di file hosting Hotfile, ampiamente riportata come una condanna a 80 milioni di dollari, prevedeva in realtà un pagamento di 4 milioni: la cifra di 80 milioni era stata registrata come importo della sentenza, insieme alla chiusura del sito, per accrescere l'effetto deterrente della causa.
Nel 2015 l'MPAA sostenne la decisione della Commissione per il commercio internazionale degli Stati Uniti (ITC) di considerare «merci» anche le trasmissioni elettroniche verso il paese, così da poter bloccare l'importazione di file digitali di prodotti contraffatti; il caso riguardava apparecchi ortodontici, ma lo stesso potere avrebbe potuto essere usato contro film e serie televisive diffusi illegalmente da siti stranieri. La Corte d'appello federale si pronunciò poi contro l'ITC.
L'MPAA segnalò all'Ufficio del Rappresentante per il commercio degli Stati Uniti il servizio di streaming Putlocker tra i principali siti dediti alla pirateria; nel 2016 il sito fu bloccato nel Regno Unito per ordine dell'Alta corte e nell'ottobre dello stesso anno cessò l'attività. Nel rapporto del 2019 sulle principali minacce di pirateria l'MPA incluse per la prima volta il servizio cinese Baidu e la società russa di scommesse 1xBet.
Dal 2022 l'associazione assegna ogni anno gli MPA Awards a persone e istituzioni che hanno contribuito a rafforzare e tutelare l'industria del cinema, della televisione e dello streaming, sia in campo creativo sia in quello politico e della lotta alla pirateria. Il Creator Award, destinato a un autore, è andato a Nikyatu Jusu (2022), Gina Prince-Bythewood (2023), J. A. Bayona (2024), Jon M. Chu (2025) e Francis Lawrence (2026). L'Industry Champion Award premia esponenti politici che hanno sostenuto il settore, come nel 2022 il governatore del New Jersey Phil Murphy e il senatore Thom Tillis, nel 2023 il deputato Hakeem Jeffries e l'allora capa del governo di Città del Messico Claudia Sheinbaum, nel 2024 Nadia Calviño e nel 2025 il capogruppo della maggioranza al Senato John Thune e i parlamentari Chris Coons e Darrell Issa. Il Creative Protector Award, istituito nel 2024, è stato assegnato alla polizia nazionale spagnola, al National Intellectual Property Rights Coordination Center statunitense (2025) e al ministero dell'interno egiziano (2026). Nel 2022 il premio alla carriera fu conferito al senatore Patrick Leahy. Nel 2024 la cerimonia si tenne per la prima volta fuori dagli Stati Uniti, a Madrid.
Secondo un'inchiesta del settimanale francese L'Express, pubblicata nel 2004, l'associazione svolgerebbe un ruolo di mediazione tra le principali major e il mondo politico statunitense, indicando anche temi e questioni da privilegiare nella scelta dei copioni.
L'MPAA ha promosso diverse campagne contro la pirateria. La campagna Who Makes Movies? del 2003 presentava lavoratori del settore cinematografico che raccontavano i danni subiti a causa della pirateria; gli spot furono proiettati nei cinema prima dei film e trasmessi in televisione. Dal 2004 l'associazione adottò lo slogan You can click, but you can't hide («Puoi cliccare, ma non puoi nasconderti»), che compariva al posto dei siti di condivisione chiusi in seguito alle sue azioni legali e su manifesti e video distribuiti ai videonoleggi. Nello stesso anno, con la FACT e l'Ufficio per la proprietà intellettuale di Singapore, diffuse lo spot You Wouldn't Steal a Car, proiettato nei cinema, che equiparava la pirateria al furto di un'automobile; inserito poi all'inizio di molti DVD senza la possibilità di saltarlo o di mandarlo avanti, suscitò critiche e numerose parodie.
Nel 2005 l'MPAA commissionò uno studio secondo cui l'industria cinematografica perdeva 6,1 miliardi di dollari l'anno a causa della pirateria e fino al 44% delle perdite sul mercato interno era dovuto alla condivisione di file da parte degli studenti universitari; nel 2008 l'associazione ridusse quest'ultima percentuale al 15%, attribuendo il dato iniziale a un errore umano, senza segnalare altri errori nello studio.
Nel 2015 le sale iniziarono a proiettare la serie I Make Movies, che contro la pirateria raccontava le storie dei lavoratori dietro le quinte del cinema e della televisione e rimandava al sito WhereToWatch dell'associazione, in seguito ribattezzato The Credits.
L'MPAA è stata accusata in più occasioni di violare a sua volta il diritto d'autore. Nel 2007 l'autore della piattaforma per blog Forest Blog sostenne che l'associazione ne aveva violato la licenza, che imponeva di inserire un collegamento al sito del progetto; l'MPAA rimosse il blog, spiegando che il programma era stato usato solo per una prova e che il blog non era mai stato reso pubblico. Nello stesso anno l'associazione distribuì alle università un programma per individuare la condivisione di file nei campus, basato su componenti della distribuzione Ubuntu rilasciati con licenza GPL, senza però renderne disponibile il codice sorgente, come la licenza richiede; informata della violazione, ritirò il programma dal proprio sito.
Nel 2006 l'MPAA ammise di aver fatto copie non autorizzate di This Film Is Not Yet Rated, il documentario dedicato all'associazione e al suo sistema di classificazione, un comportamento che Ars Technica definì ipocrita e Roger Ebert di «grande ironia». L'associazione sostenne di averne il diritto, nonostante la richiesta contraria del regista, perché il film poteva violare la riservatezza dei membri della commissione di classificazione.
L'MPA collabora con le forze dell'ordine di diversi paesi nella lotta alla pirateria attraverso i propri uffici regionali: la Motion Picture Association – Canada, l'MPA EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa), con programmi antipirateria in 17 paesi europei, l'MPA Asia-Pacific, attiva in 14 paesi asiatici, e l'MPA America Latina, attiva in due paesi latinoamericani.
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