| Macchi M.15 | |
|---|---|
| Descrizione | |
| Tipo | aereo da ricognizione |
| Equipaggio | 2 |
| Progettista | Alessandro Tonini Bergonzi |
| Costruttore | |
| Data primo volo | 1918 |
| Utilizzatore principale | |
| Esemplari | circa 20 |
| Dimensioni e pesi | |
| Lunghezza | 8,57 m |
| Apertura alare | 13,47 m |
| Altezza | 3,37 m |
| Superficie alare | 42,00 m² |
| Peso a vuoto | 1 230 kg |
| Peso carico | 1 743 kg |
| Propulsione | |
| Motore | un Fiat A.12bis |
| Potenza | 320 CV (235 kW) |
| Prestazioni | |
| Velocità max | 185 km/h |
| Autonomia | 600 km |
| Tangenza | 6 000 m |
| Armamento | |
| Mitragliatrici | 1 Vickers calibro 7,7 mm fissa 2 Fiat Mod.14 Tipo Aviazione calibro 6,5 mm brandeggiabili |
i dati sono estratti dal sito Aerei Italiani | |
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Il Macchi M.15 era un monomotore biplano da ricognizione prodotto dall'azienda aeronautica italiana Aeronautica Macchi tra il 1918 e il 1922.
Realizzato in piccola serie venne impiegato nei reparti da ricognizione del Corpo Aeronautico Militare del Regio Esercito.
L'M.15 era un velivolo dall'impostazione per l'epoca classica: monomotore biposto con velatura biplana e carrello fisso.
La fusoliera, a sezione rettangolare sviluppata in altezza, era caratterizzata dalla presenza di due abitacoli aperti in tandem, l'anteriore destinato al pilota ed il posteriore all'osservatore, entrambi protetti da un parabrezza. Posteriormente terminava in un impennaggio classico monoderiva.

La configurazione alare era biplano-sesquiplana, con l'ala superiore, posizionata alta a parasole sulla fusoliera, di apertura e superficie più ampia rispetto all'ala inferiore, posizionata bassa, collegate tra loro da una serie di coppie di montanti obliqui in configurazione Warren.
Il carrello d'atterraggio era un semplice biciclo anteriore fisso posizionato sotto la fusoliera, equipaggiato con ruote di grande diametro collegate tra loro da un assale rigido, integrato posteriormente da un pattino d'appoggio ammortizzato.
La propulsione era affidata ad un motore Fiat A.12bis, un sei cilindri in linea raffreddato a liquido in grado di erogare una potenza pari a 320 CV (235 kW), racchiuso da un cofano metallico posizionato all'apice anteriore della fusoliera ed abbinato ad un'elica a due pale a passo fisso in configurazione traente che consentiva al modello di raggiungere una velocità massima di 185 km/h (115 miglia/ora).
L'armamento consisteva in tre mitragliatrici: una Vickers da 7,7 mm fissa in caccia sul lato destro del castello motore e due Fiat Mod.14 Tipo Aviazione da 6,5 mm brandeggiabili, una in postazione dorsale ed una in postazione ventrale.
Al dicembre 1919 risultano in carico al Regio Esercito tre esemplari.
Nel 1922 risulta essere assegnato alla 115ª Squadriglia del Corpo Aeronautico Militare del Regio Esercito con sede a Bologna, facente parte del 15º Gruppo stanziato a Padova. 12 esemplari vengono ordinati nel 1922. Il 22 settembre 1923 un M.15 della squadriglia viene perso per incidente con la morte di un membro dell'equipaggio.
Nel 1923 la versione Bis risulta in carico per prove presso la Direzione Superiore del Genio e delle Costruzioni Aeronautiche. Dopo l'istituzione della Regia Aeronautica, in data 1º gennaio 1924, risultano in organico da assegnare, in 18 esemplari, alla 30ª e 115ª Squadriglia non ancora però costituite. Nel maggio 1924 un M.15 Bis viene usato da Prospero Freri per lanci sperimentali con il paracadute di sua invenzione a Montecelio. In un successivo riassunto dell'organico datato 1º gennaio 1925 non risulta alcun esemplare impiegato in reparti da ricognizione. Nonostante ciò tre esemplari di M.15 Bis risultano in carico per esperimenti ancora nel 1928.