| Maniagolibero frazione | |
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| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Comune | Maniago |
| Territorio | |
| Coordinate | 46°09′49.62″N 12°41′06.17″E |
| Altitudine | 315 m s.l.m. |
| Abitanti | 1 239 |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 33085 |
| Prefisso | 0427 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Patrono | Santi Vito, Modesto e Crescenzia |
| Cartografia | |
Maniagolibero (Manià Livri in friulano), talvolta scritto anche Maniago Libero, è una frazione storica del comune di Maniago (PN). Pur conservando la propria identità storica, il centro è oggi in continuità edilizia con l'abitato principale di Maniago.
Sorge a 315 metri di altitudine ai piedi del Monte Jouf, come il resto dell'area urbana di Maniago, nella fascia pedemontana delle Prealpi Carniche, sulla sponda sinistra del torrente Cellina.
Il toponimo Maniagolibero deriva dalla combinazione di "Maniago" e "libero", quest'ultimo a sua volta derivante da "livra", con il significato di "termina" o "finisce". Il nome indicava la porzione più occidentale e lontana dal centro principale di Maniago, al confine naturale con il greto del torrente Cellina.
La prima menzione dell’abitato, già frazione e oggigiorno quartiere occidentale di Maniago, storicamente distinto dal centro urbano principale ma ormai privo di soluzione di continuità edilizia con esso, risale al 1177 in un documento di papa Alessandro III redatto a Venezia, con il quale conferma l'accordo di protezione all'Abbazia di Millstatt dell’ordine benedettino e ai suoi possedimenti, tra cui anche "villam Maniac cum sua capella", intendendo appunto proprio Maniagolibero. Nel secolo successivo compare la prima menzione nota nella forma “Maniaco Livro”, più precisamente nel 1286, mentre in un documento del 1342 ricorre la variante "Maniaco Livri".
Tuttavia l'area su cui insiste l’attuale insediamento era già abitata o comunque frequentata almeno dal Neolitico, come il resto della pedemontana e della montagna del Friuli occidentale. Lo confermano dei ritrovamenti di frammenti di selce, punte di freccia, lame, raschiatoi, frammenti di vasi di terracotta e ossa di animali, attribuiti ad un'industria litica, rinvenuti in località "la Brussa" e nella campagna nei dintorni dell'Oratorio di San Vigilio. È invece databile all'VIII secolo a.C., durante l’età del ferro, un'ascia di bronzo rinvenuta nelle ghiaie del contermine torrente Cellina.
Durante l'età antica la zona in questione fece parte del lembo più settentrionale, prima delle Prealpi, dell'agro della colonia romana di Iulia Concordia, compreso tra i fiumi Livenza e Tagliamento. Sempre a questo periodo risalgono delle iscrizioni epigrafiche, rinvenute insieme a frammenti di anfore e di vasellame in terracotta nonché una tomba "alla cappuccina". In età romana passavano per la pedemontana maniaghese delle strade secondarie che collegavano l'area alla pianura, alla montagna e al resto della fascia pedemontana. Le iscrizioni epigrafiche rinvenute all’interno dell’abitato, di tipo funerario, riportano i nomi di individui come Caius Egnatius Veitorvius, Caius Virginius Pulcher, Caius Virginius Marcellinus e Lollia Prisca, rappresentando i primi nomi noti di persone vissute nell’area di Maniagolibero, attestando la frequentazione romana del territorio.
In età medievale, Maniagolibero apparteneva alla già menzionata abbazia di Millstatt, fondata probabilmente intorno al 1070 e amministrata dai Benedettini fino al 1469, anno in cui passò all’ordine militare di San Giorgio. Non è noto se, in questo passaggio, il villaggio continuasse formalmente a dipendere dall’abbazia, ma già all’inizio del XVI secolo era sotto la giurisdizione dei conti di Maniago. Nel 1574 la chiesa dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia fu elevata a parrocchiale con decreto di Pietro Querini, vescovo di Concordia, staccandosi per prima tra le cappelle della pieve di San Mauro di Maniago. Nel 1616 il paese fu colpito da un grande incendio che distrusse 73 edifici e provocò ingenti danni a beni e derrate, e nello stesso secolo la progressiva vendita dei beni di uso comune ridusse le risorse agricole disponibili, favorendo l’emigrazione stagionale o permanente verso la laguna di Venezia, in particolare verso Murano, dove numerosi abitanti trovarono impiego nelle vetrerie e nelle attività connesse alla lavorazione del vetro. Tale flusso migratorio perdurò fino al XIX secolo e portò alla stabile presenza a Murano di famiglie originarie di Maniagolibero, che conservarono i propri cognomi e dai cui discendenti ebbero origine anche personalità di rilevo nel settore vetraio, come Napoleone Martinuzzi, o Angelo Dalmistro, presbitero e letterato. Nel XVIII secolo gli affittuari agricoli, i “masisti”, assieme al resto della comunità del villaggio, si scontrarono con i proprietari terrieri, i conti di Maniago, per il tentativo di aumentare censi e decime. Nonostante le dispute legali e alcuni episodi di violenza, riuscirono a difendere in parte i propri diritti. Verso la fine del secolo, tra il 1781 e il 1789, la vecchia parrocchiale, ormai in stato di degrado e pericolante, fu demolita e sostituita da una nuova costruzione, edificata in posizione intermedia tra i due rioni storici del paese, Borgo e Villa, corrispondente all'attuale parrocchiale.
Nei primi anni del XIX secolo, nel 1806, Maniagolibero, assieme al resto del Friuli, precedentemente veneziano e per un breve periodo austriaco, entrò a far parte del Regno d’Italia napoleonico. Contestualmente fu istituito come comune autonomo, sostituendo l’antica istituzione plurisecolare della vicinia, mantenendo questa autonomia fino al 1811, anno in cui divenne definitivamente frazione del comune di Maniago.