
La manifattura è l'attività economica consistente nella trasformazione di materie prime, semilavorati o componenti in prodotti finiti o semilavorati mediante processi produttivi appartenenti al settore secondario dell'economia. Per estensione, il termine può indicare anche lo stabilimento o l'impresa in cui tali attività vengono svolte.
Nella storiografia economica, il termine manifattura indica invece una forma di organizzazione della produzione sviluppatasi tra l'artigianato e l'industria moderna. Essa era caratterizzata dalla concentrazione dei lavoratori in un unico stabilimento, dalla divisione del lavoro e dalla produzione organizzata su larga scala, pur con un impiego ancora prevalente di lavorazioni manuali e in assenza della meccanizzazione tipica della rivoluzione industriale.
In senso più ampio, il termine può inoltre riferirsi alla produzione artigianale di particolari categorie di manufatti, come le manifatture tessili, ceramiche o dolciarie.

Le manifatture si svilupparono a partire dal Seicento al di fuori del sistema delle corporazioni e delle sue rigide regolamentazioni e controlli.Esse rimasero, tuttavia, sempre minoritarie rispetto all'economia artigianale e al Verlagssystem che ancora dominavano l'Europa.
Con la crisi economica dell’inizio del ‘600, si ebbe "il crollo quasi improvviso delle esportazioni delle principali città manifatturiere italiane dell’epoca (Milano, Venezia, Firenze, Genova, Pisa, Napoli) produsse rapidamente un impoverimento diffuso della popolazione e una grave regressione delle condizioni di vita. Allora la fine dell’indipendenza degli staterelli italiani, il dominio spagnolo e austriaco, nonché la scoperta dell’America e dell’oro degli Incas furono indicati come le cause del declino. Ma sappiamo che c’erano anche cause interne, come il blocco della imminente rivoluzione scientifica e industriale, il blocco della sperimentazione scientifica e tecnologica (simboleggiata da Galileo prigioniero a Roma del Sant’Uffizio), e la fuga dei capitali dalla manifattura".
Le uniche manifatture che riuscirono a sopravvivere e ad affermarsi furono quelle che godevano di monopolio o privilegio concesso dal sovrano, di qui le continue richieste di lettere patenti.
D'altra parte la politica economica degli stati nell'età dell'Assolutismo, ispirata ai principi del Mercantilismo, fu quella di promuovere le manifatture reali finalizzate non solo alla produzione per la Corte e l'Esercito, ma anche all'esportazione.
Uno dei settori più tipici in cui si diffusero le manifatture sovrane fu quello delle porcellane, fra cui le celebri fabbriche di Meissen, Sèvres, Capodimonte, Vienna, Berlino e Copenaghen, molte delle quali tuttora esistenti.
In Francia Colbert fra il 1663 e il 1665 fondò ben quattro manifatture di arazzi, tappezzerie e tappeti, a Beauvais, ad Aubusson, alla Savonnerie, e ai Gobelins; fondò inoltre la manifattura dei vetri e specchi di Saint-Gobain.
In Spagna la dinastia borbonica promosse decine di Real Fábricas, soprattutto di tessuti, armi, ceramiche e tabacchi. Fra le più famose la manifattura di porcellane al Buen Retiro, quella di tappezzerie a Santa Barbara, e quella di vetri e specchi a La Granja.
Nel regno di Napoli, oltre alla già citata manifattura di Capodimonte, bisogna ricordare le seterie di San Leucio.
In Austria bisogna ricordare la manifattura di panni di lana di Linz fondata da Maria Teresa, che nel 1775 impiegava 26.000 operai.
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