Marcel Homet

Marcel Francois Raphael Homet (Rochefort-sur-Mer, 23 marzo 1897 – 1982) è stato un archeologo e antropologo francese.

Compì viaggi e spedizioni in varie parti del mondo, studiando e documentando popoli africani e sudamericani e cercando inoltre tracce di un'antica civiltà che riteneva collegata ad Atlantide. Sue opere sono state tradotte in varie lingue.

Biografia

Nato a Rochefort-sur-Mer nel 1897, Homet fu impiegato durante la seconda guerra mondiale come agente del SOE britannico. Il suo fascicolo personale, conservato nei National Archives britannici, è registrato nella serie Special Operations Executive: Personnel Files con la segnatura HS 9/738. Lo stesso registro archivistico registra per Homet gli alias Raphael Porche e Thomas.

Allievo di Henri Breuil secondo il necrologio di Hans-Werner Sachmann, Homet è ricordato anche dalla rivista Kadath come amico di Breuil. La scheda editoriale Ossidiane lo indica come docente di lingue arabe classiche all'Università di Algeri, poi archeologo, paleontologo, antropologo ed etnologo. Il necrologio di Sachmann sostiene inoltre che Homet ottenne diplomi in archeologia, etnologia e arabo classico, indicandolo come residente a Stoccarda nel 1972. Homet trascorse 15 anni viaggiando in Marocco, Tunisia, Egitto, Siria, Libano, Palestina e Turchia, effettuando ricerche sulla cultura e sugli idiomi di quelle popolazioni mediterranee. Secondo Sachmann, Homet ottenne dapprima un diploma di ingegnere e partecipò, con un gruppo di ingegneri belgi, a lavori preparatori per una ferrovia tra Stanleyville e le sorgenti del Nilo, trascorrendo complessivamente quindici anni in Africa.

Nel Congo ex francese studiò per primo l'origine, gli usi e i costumi dei pigmei Babinga; la scheda Ossidiane gli attribuisce inoltre il rinvenimento di graffiti preistorici nel Sahara. La presenza di Homet a Bangui è attestata da Yves Boulvert per il periodo 1932-1934; lo stesso autore registra il ritorno di Homet nell'aprile 1938 per un'inchiesta poi collegata ad Afrique noire, terre inquiète. Boulvert cita inoltre Congo: terre de souffrances tra le testimonianze usate per la storia di Bangui nel periodo coloniale.

Viaggiò attraverso gli Stati Uniti, Haiti e Venezuela; nel 1940, secondo la scheda Ossidiane, fu incaricato dalla facoltà di antropologia dell'Università di Parigi di eseguire spedizioni in Brasile, nel bacino del Rio delle Amazzoni. Nel 1948 il direttore del Museu Paraense Emílio Goeldi si impegnò a ricevere Homet e la moglie Geneviève durante il loro passaggio a Belém, prima della partenza per ricerche nel territorio allora indicato come Roraima. Il fondo del Conselho de Fiscalização das Expedições Artísticas e Científicas no Brasil, conservato dal Museu de Astronomia e Ciências Afins, documenta una spedizione archeologica ed etnografica di Marcel F. Homet nel territorio di Boa Vista, oggi Roraima, nel 1949 e 1950. Lo stesso complesso documentario comprende anche schede relative a oggetti e disegni collegati alla spedizione archeologica di Homet nel territorio di Boa Vista. Secondo Sachmann, Homet compì spedizioni scientifiche per circa tre decenni per conto dell'École d'anthropologie dell'Università di Parigi.

Durante le sue spedizioni, studiò intorno al 1950 il sito di Pedra Pintada, un colossale monolito il cui nome significa "pietra dipinta". Il sito è un monolite granitico situato presso il fiume Parimé, circa 130 km da Boa Vista, alto circa 30 m, lungo 100 m e largo 30 m, noto per la presenza di pitture rupestri, graffiti, incisioni e simboli. Secondo Nelson Joaquim Reis, Carlos Schobbenhaus e Fernando Costa, la prima divulgazione delle pitture rupestri del sito fu opera di Homet, la cui pubblicazione apparve in tedesco nel 1958 con il titolo Die Söhne der Sonne. Gli stessi autori collegano il sito alle narrazioni sul lago Parime, su Manoa e sull'El Dorado, senza attribuire tali tradizioni alla sola interpretazione di Homet. La regione di Pedra Pintada è stata inoltre collegata, in una fonte divulgativa brasiliana, a leggende e dicerie sulla presenza di una città perduta nell'Amazzonia; la stessa fonte presenta Homet come uno dei ricercatori attratti in Brasile da tali narrazioni. In Brasile Homet continuò a indagare sulla presenza nella regione dei resti di un antico popolo che riteneva discendente dalla mitica civiltà di Atlantide, obiettivo principale attribuito alla spedizione dalla scheda Ossidiane.

Un inventario dei Musées royaux d'Art et d'Histoire di Bruxelles include, tra le carte relative all'America precolombiana, ritagli di stampa su scavi di Homet a Chan Chan, in Perù.

Homet combatté anche contro la campagna di sterminio degli indios condotta in Brasile e in Venezuela: questa attività è ricordata dalla scheda Ossidiane e nel 1969 Der Spiegel pubblicò un suo testo sulla distruzione degli indigeni dell'Amazzonia. Nel 1970 Homet pubblicò anche Ein Mann kämpft gegen Schatten: Die Tragödie der brasilianischen und venezolanischen Massenmorde, dedicato ai massacri in Brasile e Venezuela.

Il necrologio di Sachmann attribuisce a Homet oltre venti libri pubblicati tra il 1934 e il 1978 e riferisce che, dopo il pensionamento, tenne conferenze su temi di antropologia, etnologia e storia delle civiltà. La rivista Kadath lo presentò come proprio "padrino" nel primo numero del 1973, nel quale Homet definì gli obiettivi e l'orientamento della nuova rivista. Tra il 1973 e il 1975 Kadath pubblicò suoi interventi su Cusco, Atlantide, Chan Chan e il complesso di Queneto, presentato dalla rivista come una "Stonehenge del Perù". Homet si spense nel 1982.

Accoglienza e critica

Congo: terre de souffrances è stato ripreso da Yves Boulvert come testimonianza sugli abusi dell'amministrazione coloniale a Bangui nel 1932; Boulvert precisa anche che Homet fu condannato per diffamazione dopo la pubblicazione del libro. Jean-Dominique Pénel ha ricordato che Barthélemy Boganda citava e raccomandava Congo: terre de souffrances ai propri sostenitori, collocando il libro tra le letture che alimentarono la sensibilità anticoloniale di Boganda. Olivier Le Cour Grandmaison ha citato lo stesso volume tra le fonti relative al lavoro forzato nell'impero coloniale francese.

La ricezione di Die Söhne der Sonne fu anche accademica e bibliografica: il volume comparve nel 1959 in una scheda di The Hispanic American Historical Review e fu poi recensito nella sezione di recensioni dell'IPEK. Nella letteratura scientifica brasiliana recente, il ruolo di Homet a Pedra Pintada è presentato soprattutto come prima divulgazione delle pitture rupestri del sito; gli studi successivi citati da Nelson Joaquim Reis, Carlos Schobbenhaus e Fernando Costa includono una campagna di scavo del 1985 e datazioni radiocarboniche comprese fra circa 3000 e 3950 anni BP, senza riprendere la lettura atlantidea dell'opera di Homet.

La rivista Kadath, alla quale Homet collaborò dal primo numero, ha riletto retrospettivamente il proprio ambiente degli anni settanta come una disciplina "marginale e contestataria", orientata allo studio delle origini remote dell'umanità e vicina allo spirito del Mattino dei maghi di Louis Pauwels e Jacques Bergier. Nello stesso testo commemorativo, la rivista afferma che in quel contesto difendeva un "realismo fantastico in archeologia" e ricorda che temi poi distinti, come l'archeoastronomia, erano allora spesso collocati nelle categorie dell'archeologia fantastica e della pseudoscienza. La stessa presentazione istituzionale di Kadath definisce oggi il proprio campo come lo studio dell'origine delle civiltà, un ambito in cui, secondo la rivista, falsificazioni e disinformazione convivono con ricerche più serie.

Opere

(elenco parziale)

Volumi

Articoli e interventi

Contributi in opere collettive

Traduzioni

Inglese
Italiano
Neerlandese
Spagnolo

Note

  1. 1 2 (FR) Marcel Homet (1897-1982), su data.bnf.fr, Bibliothèque nationale de France. URL consultato l'8 giugno 2026.
  2. 1 2 Boulvert, 1989, p. 179
  3. 1 2 3 Reis, Schobbenhaus e Costa, 2010, p. 147
  4. 1 2 3 4 5 6 7 8 I Figli del Sole, su ossidiane.it, Libreria Editrice Ossidiane. URL consultato l'8 giugno 2026.
  5. 1 2 3 (EN) HOMET, Marcel Francois Raphael, aka Raphael PORCHE aka Thomas - born 23.03.1897, su discovery.nationalarchives.gov.uk, The National Archives. URL consultato l'8 giugno 2026.
  6. 1 2 3 4 5 6 (DE) Hans-Werner Sachmann, Pionier der Paläo-SETI-Forschung: Marcel F. Homet (1897-1982), su tatjana.ingold.ch, Sagenhafte Zeiten, n. 5, 2004; riproduzione archiviata su Tatjana Ingolds Homepage. URL consultato l'8 giugno 2026 (archiviato dall'url originale l'8 dicembre 2010).
  7. 1 2 3 4 (FR) Les dernières nouvelles récentes de Kadath, su kadath.be, Kadath, 20 marzo 2023. URL consultato l'8 giugno 2026.
  8. ↑ Boulvert, 1989, p. 299
  9. ↑ Rosa, 2005, p. 51
  10. ↑ (PT) Arquivo de História da Ciência - Zenith, su zenith.mast.br, Museu de Astronomia e Ciências Afins. URL consultato l'8 giugno 2026.
  11. ↑ (PT) Wilma M. Leitão, Registros Documentais, su mast.br, Museu de Astronomia e Ciências Afins. URL consultato l'8 giugno 2026.
  12. 1 2 3 Reis, Schobbenhaus e Costa, 2010, pp. 141-143
  13. ↑ (PT) Pedra Pintada, su moiseslima.wordpress.com, RCP Brasil. URL consultato l'8 giugno 2026.
  14. ↑ (FR) Section ethnographique: inventaire final (PDF), su artandhistory.museum, Musées royaux d'Art et d'Histoire. URL consultato l'8 giugno 2026.
  15. ↑ (DE) Marcel F. Homet, Auch ich sollte ermordet werden: Professor Marcel F. Homet über die Vernichtung der Indianer am Amazonas, in Der Spiegel, n. 45, 1969.
  16. 1 2 (FR) Nos publications : l'édition numérique, su kadath.be, Kadath. URL consultato l'8 giugno 2026.
  17. ↑ Boulvert, 1989, pp. 150-151
  18. ↑ Pénel, 2022, p. 21
  19. ↑ Le Cour Grandmaison, 2019, nota 7
  20. ↑ (EN) Die Söhne der Sonne. Auf den spuren vorzeitlicher Kultur in Amazonas, in The Hispanic American Historical Review, vol. 39, n. 3, 1959, p. 486, DOI:10.1215/00182168-39.3.486.
  21. ↑ (DE) Herbert Kühn, Marcel F. Homet, Die Söhne der Sonne, Amazonas, in IPEK, vol. 23, 1970-1973, p. 234.
  22. ↑ Reis, Schobbenhaus e Costa, 2010, pp. 147-148

Bibliografia

Voci correlate

Collegamenti esterni

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