
Marie Louise Peyrat, meglio conosciuta come Marie-Louise Arconati-Visconti (Parigi, 26 dicembre 1840 – Parigi, 3 maggio 1923), è stata una filantropa e mecenate francese.

Marie-Louise-Jeanne Peyrat nacque il 26 dicembre 1840 a Parigi. Era figlia del giornalista e uomo politico francese Alphonse Peyrat e di sua moglie, Marie Pauline Thérèse Risch. Cresciuta col culto della Rivoluzione francese inculcatole da suo padre, sarà una intellettuale di idee progressiste.
Nel corso della sua giovinezza abitò al boulevard Saint-Michel a Parigi. Fu uditrice all'École nationale des chartes, come pure alla Sorbona e all'École du Louvre · . Appassionata di storia, di filosofia e di scienze politiche, frequentò regolarmente l'Assemblée nationale per ascoltare i discorsi politici del suo tempo, associandosi progressivamente al socialismo e al repubblicanismo, come pure all'anticlericalismo.

Sempre su istigazione di suo padre, Marie si avvicinò alle idee del Risorgimento italiano, frequentando diverse personalità e uomini politici anche italiani. Fu in uno di questi incontri che conobbe il marchese Giuseppe Arconati Visconti, senatore del regno d'Italia, nato a Milano nel 1797, il quale abitava a Parigi. Questi aveva un figlio, Gianmartino.
Gianmartino Arconati-Visconti, nato l'11 novembre 1839 a Pau, era un intellettuale e un artista che aveva preso parte alle campagne d'Italia del 1859 e ad alcune battaglie per l'unificazione nazionale italiana. Marie se ne innamorò perdutamente e i due si sposarono nel novembre del 1873, malgrado il disaccordo espresso dalla famiglia Arconati; lei era infatti una repubblicana anticlericale e lui un nobile realista cattolico. Da questo matrimonio, Marie-Louise divenne marchesa Arconati-Visconti.
La coppia si portò in Italia, dove Gianmartino era aiutante di campo del re Vittorio Emanuele II di Savoia. Gianmartino morì però tre anni più tardi a Firenze, il 23 febbraio 1876, di febbre tifoidea.
Alla morte di suo marito, Marie-Louise ereditò la sua immensa fortuna, i possedimenti in Lombardia e quelli in Belgio, tra i quali spiccava il castello di Gaesbeek (presso Bruxelles), un hôtel particulier in rue Barbet-de-Jouy a Parigi e diversi palazzi a Roma e a Firenze. Tornò quindi a Parigi, occupandosi comunque attivamente anche del castello di Gaesbeek, che fece ristrutturare e abbellire, consacrando la propria fortuna come mecenate e collezionista d'arte.
Appassionata di storia dell'arte e grande bibliofila, si appassionò al collezionismo di oggetti dell'arte medievale come pure dell'arte islamica.
Tenne un salotto letterario nel suo hôtel particulier al n.16 di rue Barbet-de-Jouy sino al 1914. Il martedì riceveva gli amanti dell'arte e i collezionisti, il giovedì gli uomini politici. Ricevette personalità del mondo progressista, come Léon Blum, Georges Clemenceau, Émile Combes, Léon Gambetta, Jean Jaurès e Raymond Poincaré, che presero simbolicamente il nome di «jeudistes», dal momento che questo "club" era solito ritrovarsi appunto da lei nella giornata di giovedì. Fu durante questi incontri che la marchesa venne a conoscenza del caso del capitano Dreyfus, col quale poi manterrà una corrispondenza che è stata pubblicata nel 2017 · .
Nel corso degli incontri con gli artisti, conobbe Raoul Duseigneur, un collezionista e amante d'arte, nipote del fotografo Paul Duseigneur e di Blanchet Frères et Kléber; suo fratello era il pittore-incisore Georges Duseigneur. Raoul rimase suo compagno di vita dal 1889 alla sua morte nel 1916. Grazie a lui acquisì molte opere dell'arte medievale, del rinascimento e orientali · .
L'evoluzione della situazione politica in Francia all'inizio del XX secolo, alla vigilia della prima guerra mondiale, provocò la rottura del "club" dei «jeudistes». Le opposizioni si espressero tra i pacifisti, guidati da Jean Jaurès, ed i nazionalisti, che sostenevano il "club Arconati". Marie decise di lasciare il suo hotel particulier nel 1914 (che vendette poi nel 1920) e di trasferirsi in un piccolo appartamento di due locali appena, situato al n.3 di rue de la Santé.
Grande mecenate del suo tempo, Marie a partire dal 1892 si dedicò ad arricchire biblioteche, collezioni e musei in Francia. Donò numerosi libri alla Bibliothèque municipale de Lyon. La sua collezione d'arte passò in gran parte al museo del Louvre, dove ancora oggi esiste una "sala Arconati-Visconti".
Fondò un premio con borsa di studio dedicato alla memoria di Auguste Molinier, destinato a ricompensare la miglior tesi dell'École des chartes. Fondò altri premi, uno di scienze, uno di lettere e uno di scienze umani, lasciati all'Università di Parigi. Donò due milioni di franchi, aggiungendone poi un altro milione, per la creazione dell'Institut d'art et d'archéologie, costruito su progetto di Paul Bigot in rue Michelet e destinato ad accogliere i corsi di storia e storia dell'arte della Sorbona. A partire dal 1914 finanziò la costruzione dell'Institut de géographie di Parigi.
Ottenne la biblioteca del filologo Gaston Paris e ne fece dono allo stato francese, all'École pratique des hautes études. Fondò quindi a Strasburgo la Villa Arconati-Visconti, una struttura per ospitare studenti che, dal 2010, è gestita dal Centre régional des œuvres universitaires et scolaires dell'università di Strasburgo. In campo sociale, infine, istituì un'associazione per le vedove degli agenti di polizia uccisi in servizio.
Marie-Louise Arconati-Visconti morì il 3 maggio 1923 a Parigi. Donò il castello di Gaesbeek allo stato belga ed il resto della sua fortuna all'Università di Parigi.
Venne sepolta nel cimitero di Rives, presso la tomba di Kléber, che vi era stato sepolto nel 1916. La tomba della marchesa riporta una semplice iscrizione, «Bobette Arconati», e un verso di Villon: «Deux étions, n'avions qu'un cœur». L'Università di Parigi depose in seguito una targa sulla sua tomba con la seguente inscrizione: Alla memoria della marchesa Arconati Visconti, nata Marie Peyrat, 1840 - 1923. La cui inesauribile generosità si manifestò attraverso numerose fondazioni a favore di istituzioni pubbliche dedicate alla letteratura, alla scienza e alle arti, e a favore delle vittime del dovere cadute al servizio della città di Parigi, impegnate nella protezione di persone o beni. L'Università di Parigi, principale beneficiaria della sua cura e delle sue beneficenza, ha dedicato questo segno di venerazione e gratitudine.
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