Mario Marcazzan

Mario Marcazzan (Brescia, 30 settembre 1902 – Milano, 20 marzo 1967) è stato un critico letterario italiano.

Biografia

Si laureò in Lettere e poi in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Pavia da convittore dell'Almo Collegio Borromeo. Dopo aver insegnato negli istituti magistrali «Giustina Renier Michiel» di Belluno e «Veronica Gambara» della nativa Brescia, nel 1934 fu distaccato al Ministero degli affari esteri con l'incarico di docente di Letteratura italiana presso le università di Oslo (1934-1935) e poi di Sofia (1936-1940). Rimpatriò nel 1940 per ricoprire, da titolare, il suo posto di docente nel liceo «Arnaldo da Brescia», nel quale fu anche preside per l'anno scolastico 1944-1945. Fu quindi provveditore agli studi per la provincia di Brescia e poi per quella di Milano. Dal 1952 fu titolare della cattedra di Lingua e letteratura italiana nella «Università Ca' Foscari» di Venezia fino al 1966, allorché si trasferì all'«Università commerciale Luigi Bocconi» di Milano, dove fu anche preside della facoltà di lingue e letterature straniere.

Ricoprì l'incarico di presidente della Biennale di Venezia dal 1963 al 1966 e diede vita a varie iniziative culturali, sostenendole con grande impegno. Fondò la Lectura Dantis Scaligera, che diresse fino alla morte, avvenuta a Milano il 20 marzo 1967.

Ebbe diversi figli tra cui Enrico (medico cardiologo), Grazia (docente presso il Politecnico di Milano), Giovanna (giudice).

Il «suo» romanticismo

Avviata con i due saggi su Le note manzoniane di G. Scalvini e su Ippolito Nievo e le «Confessioni», ambedue del 1942, la sua ricerca critica si concentrò in modo approfondito e sensibile sul nostro Ottocento (Nostro Ottocento, 1955) e con particolare originalità sul romanticismo lombardo (Il tempo del Conciliatore, 1962).

La sua salda coscienza religiosa, formata sull'insegnamento dell'amatissimo Manzoni, si riversò soprattutto in quel Nostro Ottocento che è considerato «il libro più suggestivo e attraente del Marcazzan, anche per la qualità dello stile, limpido e sicuro.»

Anche se il romanticismo «costituiva il punto di partenza e nello stesso tempo l'ideale territorio delle sue investigazioni», tuttavia la sua indagine fu altrettanto attenta ad altre letture, da Grossi a Giusti, da Goldoni a Saba, da Petrarca a D'Annunzio, senza dire dell'analisi critica di alcuni canti dell'Inferno, secondo un filo conduttore che intendeva stringere «in una sola "ansia di luce" tutti i rappresentanti di questo suo teatro familiare.» I suoi criteri di scelta corrispondevano «a quel suo modo tutto segreto e umile e generoso di fare ricerche: conoscere il più possibile, per presentare al lettore il minimo indispensabile e nella forma più semplice.»

Omaggi

Opere

Note

  1. ↑ Fonti: Ettore Caccia, Mario Marcazzan, in Letteratura italiana - I critici, volume quinto, Milano, Marzorati, 1970, p. 3788; Gaetano Mariani, Marcazzan, Mario, in Enciclopedia Italiana on line, ad vocem.
  2. ↑ Ettore Caccia, Mario Marcazzan, in Letteratura italiana - I critici, op. cit., p. 3782.
  3. ↑ Carlo Bo, Giudizio su Marcazzan, in Letteratura italiana - I critici, op. cit., p. 3784.
  4. ↑ Carlo Bo, Op. cit., p. 3787.

Bibliografia

Collegamenti esterni

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